il Grande Rischio scienza

25 ottobre 2012
Pubblicato da

di Antonio Sparzani

Ci vorrebbe una vera Commissione Indipendente che vigilasse continuamente e attivamente sui grandi rischi connessi sia con la scienza, sia, e forse soprattutto, con i suoi variopinti portavoce, o profeti, o sacerdoti, non so, detti scienziati, e scienziate, naturalmente.
Questa faccenda della sentenza del tribunale dell’Aquila che condanna un’intera commissione per il suo operato è proprio emblematica, anche e soprattutto nel senso che i suoi rimbalzi mediatici, vicini e lontani, tendono sempre più a deformare e a non far capire quale sia il centro del problema. Tanto che viene tirato in ballo Galileo che proprio poco c’entra e perfino Giordano Bruno, che già ha subito abbastanza ingiurie perché gliene si debbano aggiungere altre.
Confesso che al primo apparire non della sentenza ma delle reazioni scandalizzate ad essa sono stato preso da una rabbia furibonda, perché ancora una volta constato amaramente che di tutto si fa per non capire, perché i giornali non dicono mai, o quasi mai, le cose importanti sull’argomento, perché si invocano princìpi universali quando qui di universale c’è proprio poco, e soprattutto perché si pronunciano giudizi definitivi prima di fermarsi a capire e a vedere.

Non riassumerò qui i fatti, perché non farei che ripetere quanto mi sembra faccia con inusitata precisione e documentazione questo articolo di giornale che credo andrebbe letto attentamente, così come andrebbe ascoltata l’intervista al prof. Boschi, presente sullo stesso link.
Mi limito a poche considerazioni generali:

1. La scienza ha ― almeno ― due grosse modalità piuttosto diverse tra loro per quanto riguarda la conoscenza della realtà che ci circonda: A. modalità descrittiva: si descrivono quanto più accuratamente possibile i fenomeni che si osservano, si cerca di esprimerli in termini formali (matematica o altro), si cerca di interpretarli secondo una qualche intuizione proveniente da altri territori, ovvero di inquadrarli in un contesto più ampio, di classificarli (tassonomia), di studiarli nei più minuti dettagli. B. modalità predittiva: dalla descrizione di quanto osservato e dalle possibili teorie nelle quali inquadrare le osservazioni, ricavare previsioni sugli avvenimenti futuri, naturalmente da verificare al passare del tempo, con la possibilità di corroborare o falsificare il costrutto teorico utilizzato.
Non sto a ricordare le riflessioni di una nutrita serie di filosofi della scienza che di questo si sono a lungo occupati, da Popper a Lakatos, a Feyerabend, cercando invece qui di limitarmi a un livello molto di base. Alla modalità A appartengono tipicamente la zoologia, la botanica, la geologia e, del tutto, la sismologia, mentre alla modalità B appartiene da sempre l’astronomia e poi via via la fisica, almeno in molte delle sue varie sottodiscipline. Perfino Talete ai tempi suoi fu in grado di prevedere un’eclissi.

2. Come tutti adesso (ma non fino alla sera del 5 aprile 2009) si sbracciano a ribadire, la sismologia, scienza dei terremoti, non ha alcuno strumento anche minimamente affidabile per prevedere il verificarsi o meno di un terremoto, in un futuro vicino o lontano, come già sottolineavo qui. NON NE HA ALCUNO.

Le cosiddette previsioni probabilistiche hanno la stessa validità della previsione di un terno al lotto, nulla di più: la cosiddetta teoria delle probabilità è un oggetto molto delicato da manovrare, esempio: se il numero 7 non è uscito da cento settimane su una determinata ruota, si tende a pensare che aumentino le probabilità che esca la centounesima settimana, ma non è così: la probabilità che esca il 7 rimane di uno su novanta e basta, occorre convincersi di questa dura realtà; naturalmente se tutti ne fossero convinti diminuirebbero le entrate dello stato che lucra su questa ed altre ignoranze dei suoi sudditi.

3. C’è una sottile idea dominante che si insinua sempre nelle stanze del potere, ed è che la popolazione vada tranquillizzata; al quale scopo collaborano, ognuno con i propri strumenti, ma, come si dice, di concerto, la politica, la “protezione civile” e la scienza. Io credo invece che questo concerto dovrebbe essere molto dissonante e che la scienza dovrebbe gridare a gran voce che nulla sa del futuro dei terremoti e che dunque un elementare principio di precauzione dovrebbe indurre a prendere tutti quei provvedimenti adatti quanto meno a minimizzare i danni nel caso che.

4. Naturalmente non è ancora pubblico il dispositivo della sentenza, e tutto va detto e giudicato dopo avere letto ogni cosa. Ma quel che mi sembra di capire dai documenti resi noti fino ad ora, dai testi pubblicati, e dalla inquietante vicenda del verbale non fatto e “aggiustato” (come dice lo stesso Boschi) dopo il sisma del 6 aprile, è che di scienziati poveri innocenti in quella commissione non ce n’era alcuno, che l’ineffabile ministro Clini nulla ha capito neppure del processo a Galileo ― si legga almeno questo ― e che meno ancora hanno capito tutti quei commentatori esteri, soprattutto scienziati che fraintendono completamente e si scagliano, prima di aver letto alcunché, a fare battaglie sbagliate.

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29 Responses to il Grande Rischio scienza

  1. Carlo il 25 ottobre 2012 alle 14:20

    la fonte dell’informazione estera sui fatti italiani sono i giornali italiani. Questo è il dramma.

  2. jan reister il 25 ottobre 2012 alle 15:31

    su 3 e 4:

    Da Linkiesta.it:Galileo non avrebbe balbettato al telefono con Bertolaso
    di Massimiliano Gallo
    “La conversazione tra il sismologo Boschi e l’ex capo della Protezione civile squaderna in modo impietoso la sudditanza della scienza alla politica, al potere che quei posti gestisce. È questo che la sentenza dell’Aquila condanna. E che rende irricevibile il ridicolo paragone fatto dal ministro Clini.”

    Su 3:
    Bruce Schneier: The Risks of Trusting Experts
    “…Needless to say, this is having a chilling effect on scientists talking to the public. […] From a security perspective, this seems like the worst possible outcome. The last thing we want of our experts is for them to refuse to give us the benefits of their expertise.”

  3. niky lismo il 25 ottobre 2012 alle 16:00

    Ma gli scienziati che accettano di far parte di una commissione amministrativa, non si assumono la RESPONSABILITA’ dei consigli che daranno, e in base ai quali verranno fatte le scelte operative? Non sanno che tali scelte vengono percepite (dai cittadini) come sagge proprio perché basate su una valutazione scientifica? Non si rendono conto di influenzare le decisioni di molte persone? E’ vero che nel caso specifico la scienza non ha in sostanza detto niente (non poteva…), ma non ha forse così avallato pedissequamente l’incosciente insipienza della politica e dell’amministrazione? Veramente vanno a dormire tranquilli la sera?

  4. Il fu GiusCo il 25 ottobre 2012 alle 20:51

    Qui ci sono scienziati/tecnici che hanno prestato la voce -la responsabilita’ verso la propria professione intellettuale e quella verso i cittadini- alla politica e ne sono rimasti bruciati. Il dispositivo di sentenza sara’ comunque tutto da leggere. Saluti.

    http://nabanassar.wordpress.com/2012/10/22/sentenza-sul-terremoto-de-laquila-ovvero-la-morte-della-scienza-come-servizio/

  5. Piùbbatenburgchebbruno il 25 ottobre 2012 alle 21:17

    Posso dire un bah?

    A me resta un certo sapore di mercoledì delle ceneri, col fuoco del re in piazza. Solo che manco il re si è bruciato (ovvero la cabina di regia politica dell’evento terremoto de L’Aquila), nè si son puniti i suoi misfatti (ovvero la spettacolarizzazione efferata dell’evento e la sua gestione meschina e rapace); bensì i primi stronzi che si è riusciti a raggiungere. Non bella gente (è raro che esista bella gente, in certi incroci tra potere accademico, istituzionale e politico), ma sicuramente non i principali responsabili della giusta rabbia della popolazione, perchè un terremoto non è prevedibile, ma una ricostruzione sì.

    D’altronde, perchè una operazione mediatica come quella che è costata queste condanne riesca, ci vogliono anche i media. Non ho visto processare giornalisti per il modo in cui si è usato il parere degli esperti a fini rassicuranti. D’altronde immagino già il coro unanime che si leverebbe in nome della libertà di stampa.

    Questa vicenda mi rammenta lo stato di eclissi della politica in cui siamo, perchè gli atti più gravi avvenuti a L’Aquila non sono necessariamente avvenuti fuori dalla legge (anzi), è inutile appendersi alle vesti larghe di mamma magistratura, si sta strappando da mò ed è piena di buchi. Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza, ma francamente mi pare che la condanna per omicidio colposo sia del tutto illogica e la pena del tutto sproporzionata alle colpe, anche perchè le persone non sono state rassicurate dalla commissione grandi rischi in persona, ma dal modo spettacolare in cui è stata rappresentata una riunione che in fondo non diceva nulla di che; chi è il regista? E condanniamo solo gli attori? I cameraman no? Chi c’era alla conferenza stampa? Andate a vedere. Diciamocelo: anche questo processo è semplice spettacolo.

    Inoltre invito a guardarsi l’intervista completa a De Bernardinis del 31 marzo e leggersi il famoso verbale della commissione grandi rischi o guardare altre interviste del giorno, o anche a leggersi i comunicati della protezione civile del 30 marzo e del 1 aprile riguardanti L’Aquila. Senza parlare della famosa telefonata di Bertolaso, ascoltatevela. Così possiamo formulare un giudizio sui giornalisti che ci chiedono di condividere la condanna sulla base di quelle prove (spero vivamente che i magistrati abbiano portato evidenze più degne, sennò siamo alla frutta).

    L’attenzione non era verso un evento futuro, ma verso gli eventi già successi, si stava verificando i danni, si son chiuse le scuole per i danni pregressi, non per i danni futuri, proprio secondo la logica per cui i terremoti non sono prevedibili. Inoltre non capisco perchè non siano stati condannati tutti coloro che parteciparono alla commissione grandi rischi rea di aver rassicurato la popolazione, ma solo gli scienziati, tagliando fuori l’assessore alla protezione civile della regione e il sindaco della città.

    Le sentenze sugli eccessi non ci salvano dalla regola, gli unici processi che aspettiamo davvero con ansia, un’ansia inconfessabile per i miti spiriti liberali, sono processi politici, pochi cazzi. E francamente sarebbe ora di rivendicarlo, perchè è ora di finirla con la confusione tra giustizia e legalità, ingiustizia e illegalità.
    Un processo politico che condannasse questi luminari per la loro servile complicità al sistema di potere vigente all’epoca del terremoto de L’Aquila mi vedrebbe in prima fila ad applaudire, e lì magari 6 anni ci starebbero, sicuramente ci starebbe l’interdizione a vita dai pubblici uffici, che di regola non è stata data a molta gente condannata per reati ben peggiori. D’altronde anche l’interdizione a vita dalle scrivanie di redazione non starebbe male a certi pennivendoli che cavalcano l’indignazione a pelo.

    Tutto ciò è il parto malato di quello stesso sistema politico che mi piacerebbe fosse sotto processo, fecondato dalla intrinseca schizofrenia di una società che riesce ad accettare la morte solo appioppandone la responsabilità penale.

  6. andrea inglese il 25 ottobre 2012 alle 22:29

    Ringrazio Sparzani per aver dato chiara espressione alla sua rabbia.
    Ne traggo alcuni spunti.
    1) La politica, e la sua estensione mediatica, funge per lo più come commutatore emozionale: quiete-narcotica versus terrore-iracondo. In attesa del G8 di Genova (per esempio) la politica serve per “diffondere terrore”. Ma a l’Aquila bisogna “tranquillizzare”.
    2) L’incredibile cecità tutt’ora vigente per l’articolazione politica-media-scienza… Non a caso, Sparzani è un fisico – dovrebbe stare dalla parte degli scienziati, strapparsi le vesti pure lui… Ma invece si pone un problema diverso, essendo un serio conoscitore (e traduttore) di Feyerabend.
    3)In un articolo apparso su “alfabeta2” e poi qui https://www.nazioneindiana.com/2012/04/18/lo-scienziato-buono-e-lo-scienziato-cattivo/, sulla scorta di Feyerabend, Bruno Latour, Ivan Illich ed altri, proponevo di smetterla di credere che l’intreccio potere-scienza, politica-scienza sia un mero accidente, che non intacca il funzionamento globale delle cose.
    Scrivevo:
    “Da un lato, ci sarebbe lo scienziato buono che lavora, nell’ottica marxiana, al di fuori e contro l’ideologia, con spirito disinteressato, liberandosi dai pregiudizi culturali e da ogni interferenza politica, economica, morale; dall’altro, ci sarebbe lo scienziato cattivo, che soccombe agli interessi materiali, compromettendosi con i poteri economici e politici, o con le proprie opinioni religiose o morali. Per mantenere in vita l’idea della Scienza, che soprattutto una certa categoria di filosofi ha contribuito a diffondere (i “gnoseo-epistemologi”, come li chiamava Feyerabend), è necessario fare, dunque, un continuo lavoro di depurazione, per liberare il paniere dalle solite, inevitabili, mele marce. Una volta svuotato il campo scientifico da ogni pressione sociale, da ogni interferenza culturale, da ogni ombra di valori, si ottengono finalmente quei tersi enunciati veritativi, che dicono il mondo “così com’è”, e impongono alla contesa di pacificarsi di fronte al peso ineluttabile dei fatti.”
    Ora la sentenza del tribunale dell’Aquila dovrebbe almeno far riflettere in questo senso. Piuttosto che immediatamente schierarsi nell’isterica partita “colpevolisti” – “innocentisti”, si potrebbe capire che quale che sia la fondatezza di una tale condanna, essa mostra come il lavoro di depurazione che vorrebbe ogni volta distinguere tra lo spassionato giudizio dello scienziato e il manipolatorio giudizio del politico, diventi – nella realtà delle istituzioni esistenti – sempre più difficile.

    • Chiappanuvoli il 26 ottobre 2012 alle 15:53

      Ringrazio anch’io Sparzani per il suo lucido articolo. I punti in questione sono proprio quelli enunciati. La sentenza del processo alla Commissione Grandi Rischi punisci proprio la negligenza di condannati non nel ruolo di scienziati ma nel ruolo politico che rivestivano in quel momento, 31 marzo 2009. Per me, un asservimento colpevole.

      Distinguere tra scienziati “buoni” e scienziati “cattivi” è difficile almeno quanto distinguere ogni altro tipo di lavoratore “buono” dal lavoratore “cattivo”, e ancora uomo “buono” e uomo “cattivo”. La commistione denaro-lavoro (nel senso più ampio immaginabile) ha corrotto, corroso, svuotato di senso persino, ogni attività, ogni opera umana. Siamo arrivati ben oltre il neoliberismo, ben oltre un mercato che si autoregola. Siamo al mercato che ci regola.
      Un esempio, L’Aquila, parole a cui ognuno di voi può dare un senso liberamente:
      Sciame sismico, storia dei terremoti aquilani, geologi aquilani esperti del territorio e non invitati alla riunione della Commissione, imprevedibilità dei terremoti, assoluta mancanza di prevenzione, prevenzione, torcia, punti sicuri dell’abitazione, borsa con oggetti personali vicino la porta di casa, non utilizzare le scale, ecc., nessun piano di evacuazione, 17 vigili del fuoco di servizio per 70.000 persone, ritardo nei soccorsi, emergenza, tende, deportazione negli alberghi sulla costa (30.000 persone), divieto di fare riunioni nelle tendopoli, militarizzazione del territorio, politica, teatrino della politica, buffone col caschetto da pompiere, new town, L’Aquila 2 (8 aprile 2009), macchina dei soccorsi, miliardi a palate, protezione civile, appalti per milioni di euro, cessi chimici, ogni singoli bene destinato al singolo terremotato viene da un appalto attribuito senza gara d’appalto, G8, la Maddalena, ritardi alla Maddalena, aeroporto di Preturo (mai più utilizzato), scandalo della Maddalena, aiuto dei grandi del Mondo, solo i tedeschi stanno ricostruendo Onna tra mille difficoltà mafioso-burocratiche per loro inconcepibili, Porta a porta, viscidume giornalistico, container, “volevate i container?”, sabbia, palazzi costruiti male, Adelchi Serena, fascismo, costruire dagli anni 50 dove non si era mai costruito, declassificazione a seconda fascia per il rischio sismico, speculazione edilizia, boom degli anni 60, speculazione degli anni 70, crolli, casa dello studente, crepe nelle mura formatesi decine di giorni prima del 6 aprile, inascoltati, morti, giovani, studenti, costruttori, ingegneri, politici locali, mafia anche se non la chiamano mafia, progetto C.a.s.e., 2.700 euro a metro quadro, dissuasori sismici, dissuasori sismici senza omologazione, 19 aree agricole, nessun servizio per gli abitanti, il 20% sarà destinato a servizi, progettisti, Calvi, Dolce, ancora protezione civile, soldi, ancora appalti, in deroga a qualsiasi legge sulla sicurezza, in deroga alla corte di conti, 1 miliardo di euro, Milano 2 amarcord, lista bianca per le ditte che costruiranno il progetto C.a.s.e., lista mai entrata in vigore, subappalti, mazzette, Progetto C.a.s.e. che cade a pezzi appena un anno dopo la costruzione, tubature che saltano, pavimenti che scoppiano, legno che si contorce, spumante, lettera del presidente, inaugurazione casette di Onna il cui merito è andato al Governo quando invece sono state costruite dalla Provincia Autonoma di Trento, altoparlanti che cacciano applausi registrati, impossibilità di manifestare, manifestazioni, Roma, botte, autostrada occupata, nessun telegiornale ne parla, restituzione delle tasse al 100%, zona italiana dove così si pagano più tasse, beffa, presa in giro, carriole, denunce, tante denunce, almeno 80, ricostruzione, ricostruzione lenta, i soldi ci sono, i soldi non ci sono, commissariamento, Prefetto Franco Gabrielli, il controllore che controlla l’istituzione che andrà a presiedere, regolamento della ricostruzione, magna magna, rubano tutti rubo anche io, connivenza dei tecnici, imprese oneste al collasso, grandi imprese ancora più grandi, scienziati, processo grandi rischi, Bertolaso, Boschi, tristezza totale, aumento del consumo di psicofarmaci del 120%, zona rossa, tutto come prima, non si muove foglia…
      Insomma, avete capito. Interessi-politica-morte.

    • Chiappanuvoli il 26 ottobre 2012 alle 15:54

      Grazie, Andrea, per aver linkato il mio articolo.

    • Piùmmacchiavelloccheggallileo il 28 ottobre 2012 alle 00:23

      ahi ahi ahi, scienza idraulica e sismologia mica sono allo stesso livello di capacità predittiva, uno sciame sismico non determina necessariamente un grande evento sismico, le procedure per prevedere questo utilizzate da giuliani non erano accettate dalla comunità scientifica, ergo, l’idraulico non poteva che dire all’inquilino impaurito: “tranquillo, non c’è nessuna evidenza del fatto che scoppieranno le tubature”, aldilà di qualsiasi analogia gettata a casaccio da buoni letterati, secondo il principio per cui non ci proteggiamo dalla tegola che ci cade in testa, anche se dovessero essere cadute tegole nella stessa città. Tra l’altro, un barlume di indeterminazione dovrebbe essere accolto con favore più dagli umanisti che dagli scientisti, ma tant’è, la perfezione ce la si aspetta sempre dagli altri; ma a questo punto mi chiedo quanti, in questo dibattito, si oppongano alla responsabilità penale dei giudici (i quali, da scienziati del diritto, dovrebbero prevedere ogni possibile errore nel proprio giudizio).

      Mi state ricordando tanto l’affaire Sokal.

      • Chiappanuvoli il 28 ottobre 2012 alle 20:14

        Lo scritto intende dire solo che gli scienziati vanno giudicati come qualsiasi altro lavoratore. Non si può mettere in mezzo annosi dibattiti sulla Scienza per mascherare quanto avvenuto. Hanno sbagliato. Tutto qui.
        Giuliani non è neanche lontanamente menzionato.

      • Chiappanuvoli il 28 ottobre 2012 alle 20:14

        Lo scritto intende dire solo che gli scienziati vanno giudicati come qualsiasi altro lavoratore. Non si può mettere in mezzo annosi dibattiti sulla Scienza per mascherare quanto avvenuto. Hanno sbagliato. Tutto qui.
        Giuliani non è neanche lontanamente menzionato.

      • Piùllogicammenossacriffici il 29 ottobre 2012 alle 01:54

        Eh no, il punto è proprio che non hanno sbagliato, perchè semplicemente non c’era la possbilità che potessero agire giustamente. In scienza, differentemente dal diritto, l’ignoranza della legge (la quale, in scienza, non è statuita per volontà umana, giova ricordarlo) è una scusante.

        Lo scritto paragona scorrettamente la sismologia all’idraulica, traendo (e suscitando) deduzioni totalmente scorrette riguardo agli eventi di cui si occupa: la sismologia non è in grado di fornire predizioni, l’idraulica sì.
        Si tratta di una di un errore molto banale nell’uso dell’analogia che svuota di contenuto tutto lo scritto.

        Gli scienziati vanno giudicati alla stregua di ogni altro lavoratore, ovvero vanno giudicati per le proprie responsabilità, non per non aver fatto ciò che era aldilà delle loro possibilità.

        Giuliani va menzionato per forza (lei compie un altro errore, omettendo un dato rilevante), in quanto è colui che materializza la possibilità di una predizione, e quindi di un dolo nella mancata predizione; tra l’altro è proprio la diffusione della predizione di Giuliani su un terremoto a Sulmona il 29 marzo che spinge i vertici politici verso la necessità di chiedere una rassicurazione scientifica autorevole.

        Il punto è che la verifica di un fatto, in scienza, segue tempi e modi assai diversi dalla sua verifica mediatica (e quindi politica), secondo la classica e banale distinzione tra logos e doxa. Il fatto scientifico deve passare attraverso un duro vaglio della comunità di studiosi, per essere accettato, tanto più duro quanto più la sua novità è rilevante (e la predicibilità dei terremoti sarebbe un fatto rivoluzionario); il fatto mediatico deve passare il vaglio di una redazione giornalistica, ed è valutato secondo criteri di ricevibilità, non di veridicità.

        Questa discrasia tra fattualità scientifica e fattualità mediatica (su cui si appiattisce anche la fattualità politica) ha stritolato gli accademici, nel momento in cui, in tempo e luogo differenti da quelli indicati da Giuliani, il grande evento da lui annunciato si verificava. Eppure questi non hanno fatto altro che dire consuete parole di rito suffragate dal consenso generale della comunità scientifica, non si vede dove sia lo sbaglio che dovrebbero pagare, se non nell’aver offerto i propri servigi a certa gentaglia (ma quella è materia per un processo politico ben fatto, non per un’accusa di omicidio colposo).

        Tutto qui un corno, insomma.

        Diciamocelo, se siamo dotati di senso critico: ritenere questi signori responsabili (colposamente) per le morti del 6 aprile 2009 significa farne i capri espiatori di una incapacità (dolosa o colposa o preterintenzionale che sia) nella programmazione del territorio lunga decenni, nonchè di una gestione dell’emergenza e della ricostruzione totalmente indegna (dolosamente). Tutte cose che suscitano giusta rabbia, ma che ricadono precisamente su ben altre responsabilità, e che richiedono ben altri tribunali, come già detto un paio di interventi fa.

        • Chiappanuvoli il 29 ottobre 2012 alle 15:03

          Piegare l’attività di scienziato alla volontà politica mi pare il massimo della colpa.

          Nessuno è stato condannato per non aver previsto il terremoto (cosa detta e ridetta in questi giorni).

          Perché tranquillizzare la popolazione sul fatto che non sarebbe avvenuto un terremoto quando, appunto, i terremoti non sono prevedibili?

          Ripeto, i condannati vanno giudicati come qualsiasi altro lavoratore che non ha adempito al suo compito, nel caso specifico, fornire informazioni veritiere, non allarmistiche, ma realistiche. Questa è negligenza.

          • Piùspessorechelarghezza il 30 ottobre 2012 alle 21:45

            Ma l’informazione l’hanno fornita i giornali, attraverso un’organizzazione mediatica impostata dalla protezione civile, lo vogliamo capire o no?
            Bona, questa gente si è limitata a dire banalità del tipo: non possiamo prevedere, non c’è alcuna certezza di eventi catastrofici, punto, in risposta a un evento preciso successo il giorno precedente a Sulmona e in una situazione di tensione diffusa.
            Ancora non mi si dice, d’altronde. perchè l’assessore alla protezione civile della regione, che ha ripetuto quelle stesse cose prima della commissione, partecipato alla commissione e poi alla conferenza stampa (a differenza di altri, poi inquisiti), non sia stato inquisito.

            Ma poi che pensa lei, che si doveva evacuare L’Aquila per vent’anni? Capisce che dire “una probabilità virtualmente prossima al 100% entro vent’anni” (ma questa formula non è nell’articolo) non vuol dire dire “il 6 aprile del 2009”? Ha una minima idea di cosa sia la teoria della probabilità? O credi che Boschi guardasse in una sfera magica?

            La previsione di Boschi si basa principalmente sulle serie storiche, in proposito: “Note that the high probability of region 34 (la regione de L’Aquila) comes from the fact that after three almost exactly spaced earthquakes (61 + 2 yr) no large magnitude activity occurred in the following 200 yr”, questo dopo aver spiegato l’utilizzo di due diverse modellizzazioni “we therefore limit our modeling to the two extreme cases of exactly periodic (Gauss) and completely random (Poisson)”, nella seconda modellizzazione non c’era previsione possibile sulla regione 34.

            In tutto ciò, non può passare sotto silenzio la confusione tra previsione e determinazione dei rischi, ovvero certezza del fatto futuro e modellizzazione della sua possibilità.
            Lo studio non può che concludersi con un generico invito alla vigilanza, perchè già era introdotto dall’affermazione che “If the physics of seismic phenomena were simple, earth-quake prediction would have been routine a long time ago.
            Unfortunately, this is not the case, and detailed modeling still appears infeasible. Practical alternatives are therefore mostly sought on semi-empirical grounds, hoping to achieve the capability of correctly describing the timing of earth-quake occurrence in a given region. Unfortunately, even the most promising semi-empirical earthquake models presented so far, i.e., the slip predictable and time predictable models, have proven to be practically effective in very few cases (…) and appear generally inapplicable”.

            La modellizzazione dettagliata è segnatamente ciò che poteva permettere una previsione del terremoto il 6 aprile del 2009, ma è chiaramente dichiarata aldilà delle possibilità.

            Non si può che dire, in soldoni, come viene detto: essendoci stata una regolarità di grandi terremoti ogni circa 61 anni, nelle serie storiche dell’aquilano, ed essendo che un grande evento ivi non avviene da 200 anni, riteniamo molto probabile, secondo un modello che prevede la regolarità dei terremoti, che avvenga un evento del genere entro i prossimi 5, 20 o 100 anni. Ora: se questo studio fosse stato fatto 40 anni fa avrebbe detto cose molto simili, in ogni caso non ci dice nulla sul 6 aprile 2009, anche in presenza di uno sciame sismico persistente, perchè non essendo conosciuta la natura delle relazioni tra sciami sismici e grandi eventi, essi non aggiungono variabili utilizzabili per il modello, questo è.

            Insomma, lei non fa che aumentare i miei dubbi sulla sentenza e sulla capacità sua e dei giudici di giudicare con competenza certo materiale, nonchè i concetti di modello e modellizzazione, rischio, probabilità, nonchè di complessità.

            E inoltre Boschi aveva ben da essere prudente, visto il precedente fallimentare del 1985 in Garfagnana, quando furono evacuate migliaia di persone per niente sulla base di una sua segnalazione.

            A proposito di previsioni e polemiche segnalo questo articolo, qui non fu inquisito nessuno, ma come vedete il tema è ricorrente:
            http://archiviostorico.corriere.it/1997/settembre/28/sismologi_Non_potevamo_allarmare_gente_co_0_97092813224.shtml

            Insomma, cerchiamo di essere meno superficiali, che stiamo parlando delle profondità della terra, e cerchiamo di capire che ci sono argomenti la cui la sede di discussione migliore non è un’aula di tribunale, nè i migliori giudici i giudici con la toga.

  7. Fernando Bassoli il 26 ottobre 2012 alle 09:26

    Negli ultimi 2 anni erano state ben 2200 la scosse nell’Area del Pollino.

    Si possono prevedere i terremoti? No. Però ci si può fare un’idea. Si possono avere dei sospetti. La sostanza però non cambia: nessuno può dire, per conto mio, con precisione quali saranno i Comuni colpiti. E non si possono certo evacuare intere regioni. Ed è per questi motivi che io la sorprendente sentenza aquilana proprio non la capisco.

  8. Mauro Baldrati il 26 ottobre 2012 alle 10:15

    Ringrazio Sparz per l’analisi, come sempre nitida e precisa. Questo enunciato, che mi trova concorde: “C’è una sottile idea dominante che si insinua sempre nelle stanze del potere, ed è che la popolazione vada tranquillizzata”, ha anche un lato B: “l’idea dominante che si insinua sempre nelle stanze del potere, ed è che la popolazione vada terrorizzata”, ovvero l’uso violento della violenza, la minaccia continua del default, il ricatto, l’enfasi dei servizi sui terremoti (quando sono già avvenuti), sulla cronaca nera. Il primo enunciato funziona come “cura” del secondo. Sono intrecciati, complementari.

    • sparz il 26 ottobre 2012 alle 18:03

      d’accordissimo, Mauro, proprio così.

  9. jan reister il 26 ottobre 2012 alle 13:06

    Segnalo anche GB Zorzoli su alfabeta2: http://www.alfabeta2.it/2012/10/25/dagli-alluntore/7

  10. Chiappanuvoli il 29 ottobre 2012 alle 19:53
    • arduino il 29 ottobre 2012 alle 23:46

      Le parole di Mercalli sono di onesto buon senso, ma confondono le responsabilità della Commissione Grandi Rischi, organo consultivo della Protezione Civile, e della Protezione Civile stessa. La Grandi Rischi espose un parere tecnico, la Protezione Civile, strumentalizzando quando detto dai tecnici nel linguaggio della scienza, ne ricavò un messaggio tranquillizante, trascurando poi di raccomandare alla popolazione gli accorgimenti utili e di eseguire le opportune esercitazioni.

      A mio modesto parere di laureato in materie scientifiche con alle spalle qualche remoto esame in scienze della Terra e di incolto su questioni giuridiche, l’unico reato che si potrebbe imputare ai sismologi è quello di inadeguata resistenza alla strumentalizzazione, qualora esistesse.

    • Piùppiazzammenossallotto il 30 ottobre 2012 alle 22:06

      Sì, Mercalli usa un pò di buonsenso, fa proposte ragionevoli per il futuro (che poi è l’unica cosa che conta) e sfiora la questione principale, ovvero che la comunicazione non la fanno gli scienziati, con un obbligo di verità, ma i giornalisti, con un obbligo di sensazionalità, nel quadro delineato da organi politici (come era la protezione civile sotto Berolaso), con un obbligo di governabilità.
      Ma glissa sul fatto che quegli scienziati siano addirittura considerati colpevoli di omicidio, ovvero responsabili per la diseducazione al fronteggiare i rischi che lui stesso evoca, per la pessima programmazione edilizia, per la cattiva organizzazione dei soccorsi, per l’evento sismico…a casa mia quelli si chiamano capri espiatori, vengono colpiti per espiare le colpe di tutti gli altri e così soddisfare gli spiriti inquieti, ripristinando l’ordine consueto del mondo (con tanti saluti alle proposte sul futuro di Mercalli).

      • chiappanuvoli il 2 novembre 2012 alle 11:04

        Mi domando perché il ruolo dello scienziato deve essere considerato sacro solo nelle sue funzioni e non profano nelle sue perversioni?
        Un tecnico di qualsiasi livello ha responsibilità soggettive negli errori che commette. Qui l’errore è di una pessima comunicazione, una comunicazione rassicurante. Se fosse stato scritto un verbale, per esempio, non ci sarebbe stato alcun modo per attribuire colpe agli imputati. Il verdetto di questo processo è coraggioso. Non è mai successo nulla di simile.

        Visto però che stiamo qui a snocciolare casi e questioni e teorie e “sciocchezze” (a mio modestissimo e rispettosissimo parere), vi invito ad andare a vedere chi sono due degli imputati: Mauro Dolce (incriminato anche per gli isolatori sismici non omologati e responsabile della costruzione dei famosi Progetti C.a.s.e.) e Gian Michele Calvi (direttore dei lavori per la costruzione del Progetto C.a.s.e., incriminato anch’esso per gli isolatori sismici).
        Affari e “scienza” quindi.
        Non si può certo dire che questi signori “prevedevano” di arricchirsi con il terremoto dell’Aquila perché “prevedevano” che si sarebbe stato. NO, QUESTO NO.
        Ma che quanto meno fossero un pochino distratti in quei giorni…
        Che non sono proprio “santi” o “scienziati modello”…

        Per saperne di più:
        http://sconfinamento.wordpress.com/2012/10/22/laquila-sei-anni-a-gian-michele-calvi/
        http://sconfinamento.wordpress.com/2012/11/01/la-grande-truffa-green-campus-al-cravino-9/
        in generale: http://sconfinamento.wordpress.com/

  11. Mónica Flores il 1 novembre 2012 alle 19:10

    Grazie di questa riflessione interessante: ho capito di più con le tue parole di quanto avevo capito fino ad oggi.

  12. arduino il 2 novembre 2012 alle 00:02

    Altro pessimo esempio di comunicazione sul processo dell’Aquila stasera nella discussione di Santoro

  13. Il fu GiusCo il 2 novembre 2012 alle 00:46

    Mi ripeto: l’ambaradan del processo mediatico e della sentenza giuridica e’ stato la logica conclusione dell’aver prestato la voce al meccanismo. Quando io sono chiamato ad esprimere un parere nell’esercizio della mia professione, mi affido sempre e solo alla carta scritta, debitamente ponderata, firmata e poi timbrata. Niente contatti col politico/politicante di turno, niente contatti con terze parti (qui: il circuito mediatico).

    Come funzionasse il sistema Bertolaso, e’ piuttosto chiaro dalle varie ricostruzioni emerse nei mesi scorsi. Allora la domanda diviene: che vantaggio aveva l’illustre tecnico a commistionarsi con politica e media? Consulenze futuribili e ben pagate? Vanita’? Ribadire la propria posizione di scienziato alpha nel circuito baronale italiano? Accreditarsi per la cooptazione politica a venire? O forse questi tecnici sono stati manipolati e infine scaricati, come anche si vuole sostenere?

    Mi aspetto di leggere nel dispositivo di sentenza che la condanna verso gli scienziati non e’ dovuta alla “mancata predizione” del terremoto dell’Aquila, ma al loro esser venuti meno al dovere professionale di indipendenza e non commistione. La popolazione sa cosa aspettarsi dai politici (rassicurazione & paura in ciclo) e dai media (scandalismo & chiacchiera); avrebbe potuto aspettarsi una parola forte ed equilibrata dagli scienziati, che invece non e’ arrivata.

    La questione, per chi fa la professione tecnica, diventa ancor piu’ come tutelarsi dal rischio di essere chiamati a rispondere civilmente e penalmente del proprio operato. La mia risposta e’ semplice: non commistione preventiva ne’ con la politica ne’ con i media + parere formulato per iscritto e reso pubblico, senza interviste.

    • sparz il 2 novembre 2012 alle 13:20

      molto lucido, caro fuGiusCo, condivido completamente.



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