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	Commenti a: Possiamo sbarazzarci dei classici italiani?	</title>
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		<title>
		Di: Renzo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Renzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2012 20:11:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Niente, i classici non si possono tradurre in italiano corrente. Siete matti? Sacri sono! Lasciamoli dormire, e continuiamo a lamentarci degli italiani caproni. 
Ma che novità! Che aria fresca! Che progressismo all&#039;altezza dei tempi!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Niente, i classici non si possono tradurre in italiano corrente. Siete matti? Sacri sono! Lasciamoli dormire, e continuiamo a lamentarci degli italiani caproni.<br />
Ma che novità! Che aria fresca! Che progressismo all&#8217;altezza dei tempi!</p>
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		<title>
		Di: marisa salabelle		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/11/24/possiamo-sbarazzarci-dei-classici-italiani/#comment-201747</link>

		<dc:creator><![CDATA[marisa salabelle]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Nov 2012 13:45:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2012/11/24/possiamo-sbarazzarci-dei-classici-italiani/#comment-201745&quot;&gt;marta riccobono&lt;/a&gt;.

cara Marta, come tu stessa hai riconosciuto, non tutti gli insegnanti sono uguali e non tutti appioppano ai loro studenti quelle letture casalinghe e quelle tremende relazioni che ti hanno tanto impressionata. Lo so bene, e tutti lo ripetono, che &quot;la sfida dell&#039;insegnante sta proprio nel trovare il modo... eccetera eccetera&quot;. E tuttavia, non basta essere appassionati della propria materia,non basta parlare con passione dei libri che si amano o dei capolavori della letteratura, non basta venire incontro agli interessi degli studenti, ovvero, forse basta per alcuni, ma ormai non basta più per la maggior parte. Non voglio far la solita vecchia prof lamentona, ma è un fatto: la lettura non è percepita come piacere se non da pochi, la lettura come obbligo viene unanimemente aborrita (chissà perché, poi: come se gli esercizi di matematica e le relazioni di chimica potessero essere assegnati solo su base volontaria, o come se un atleta potesse fare gli allenamenti solo quando ne ha voglia). Insegno da molto tempo, conosco molte strategie, se dico (e non sono certo la sola) che si incontrano sempre maggiori difficoltà, forse non è solo perché sono una vecchia parruccona che non sa far divertire i propri alunni. In ogni caso, pochissime persone leggerebbero &quot;spontaneamente&quot; Dante o Petrarca o Leopardi, e se non vi fossero un poco introdotti rischierebbero di non capirli o apprezzarli, quindi che facciamo, possiamo anche decidere di cestinarli definitivamente, oppure, se vogliamo che i nostri classici sopravvivano e non rimangano un appannaggio di pochi eletti ma siano una ricchezza di tutti, dobbiamo pur forzare un poco i nostri alunni...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/11/24/possiamo-sbarazzarci-dei-classici-italiani/#comment-201745">marta riccobono</a>.</p>
<p>cara Marta, come tu stessa hai riconosciuto, non tutti gli insegnanti sono uguali e non tutti appioppano ai loro studenti quelle letture casalinghe e quelle tremende relazioni che ti hanno tanto impressionata. Lo so bene, e tutti lo ripetono, che &#8220;la sfida dell&#8217;insegnante sta proprio nel trovare il modo&#8230; eccetera eccetera&#8221;. E tuttavia, non basta essere appassionati della propria materia,non basta parlare con passione dei libri che si amano o dei capolavori della letteratura, non basta venire incontro agli interessi degli studenti, ovvero, forse basta per alcuni, ma ormai non basta più per la maggior parte. Non voglio far la solita vecchia prof lamentona, ma è un fatto: la lettura non è percepita come piacere se non da pochi, la lettura come obbligo viene unanimemente aborrita (chissà perché, poi: come se gli esercizi di matematica e le relazioni di chimica potessero essere assegnati solo su base volontaria, o come se un atleta potesse fare gli allenamenti solo quando ne ha voglia). Insegno da molto tempo, conosco molte strategie, se dico (e non sono certo la sola) che si incontrano sempre maggiori difficoltà, forse non è solo perché sono una vecchia parruccona che non sa far divertire i propri alunni. In ogni caso, pochissime persone leggerebbero &#8220;spontaneamente&#8221; Dante o Petrarca o Leopardi, e se non vi fossero un poco introdotti rischierebbero di non capirli o apprezzarli, quindi che facciamo, possiamo anche decidere di cestinarli definitivamente, oppure, se vogliamo che i nostri classici sopravvivano e non rimangano un appannaggio di pochi eletti ma siano una ricchezza di tutti, dobbiamo pur forzare un poco i nostri alunni&#8230;</p>
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		Di: marta riccobono		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marta riccobono]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 21:44:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2012/11/24/possiamo-sbarazzarci-dei-classici-italiani/#comment-201707&quot;&gt;giuseppe zucco&lt;/a&gt;.

Grazie per la segnalazione dell&#039;articolo di Giunta! Quanto al mio commento, non volevo affatto unirmi al coro delle voci di scherno contro la presunta inutilità degli insegnanti di lettere, anzi: trattandosi di una categoria di cui probabilmente  mi troverò a far parte (sempre che riesca a sopravvivere agli anni che mi separano da un&#039;abilitazione che ormai è una specie di gioco a premi), mi chiedo e chiedo a chi ha molta più esperienza di me quale sia il modo migliore per non ritrovarsi complici di un impoverimento culturale che proviene, secondo me, dal fatto che ormai si dia molta più importanza alla trasmissione di nozioni che ad altro. Dover conoscere una determinata opera &#039;&#039;per saperne parlare&#039;&#039;, è questa la cosa che mi lascia perplessa. marisa salabelle pone giustamente l&#039;accento sul disamore dei giovani per la lettura o comunque per tutto quello che non sia immediatamente e visivamente fruibile; ma credo che stia proprio qui la sfida di un insegnate, nel trovare una cura valida a questo disinteresse. E, per ripetere quanto dicevo nel commento precedente, non credo che obbligare gli alunni a leggere un classico come compito per casa, in un tempo risicato, giusto perché poi &#039;devono consegnare la recensione&#039; sia la via migliore per suscitare il loro interesse (con questo non voglio dire che TUTTI gli insegnanti di lettere lavorano in questo modo. quelli che ho conosciuto io però sì!). La mia insegnante del liceo sosteneva che se non veniamo obbligati noi giovani non leggiamo; io le rispondevo che mi sarebbe bastato un consiglio perché le mie letture avevo il piacere di scegliermele da sola. Questo per dire che mi sento molto più legata e riconoscente a un Garcia Marquez scovato mea sponte in libreria e apprezzato parola per parola, che a un Verga fagocitato in un mese per esigenze di programma scolastico, e da allora vivamente detestato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/11/24/possiamo-sbarazzarci-dei-classici-italiani/#comment-201707">giuseppe zucco</a>.</p>
<p>Grazie per la segnalazione dell&#8217;articolo di Giunta! Quanto al mio commento, non volevo affatto unirmi al coro delle voci di scherno contro la presunta inutilità degli insegnanti di lettere, anzi: trattandosi di una categoria di cui probabilmente  mi troverò a far parte (sempre che riesca a sopravvivere agli anni che mi separano da un&#8217;abilitazione che ormai è una specie di gioco a premi), mi chiedo e chiedo a chi ha molta più esperienza di me quale sia il modo migliore per non ritrovarsi complici di un impoverimento culturale che proviene, secondo me, dal fatto che ormai si dia molta più importanza alla trasmissione di nozioni che ad altro. Dover conoscere una determinata opera &#8221;per saperne parlare&#8221;, è questa la cosa che mi lascia perplessa. marisa salabelle pone giustamente l&#8217;accento sul disamore dei giovani per la lettura o comunque per tutto quello che non sia immediatamente e visivamente fruibile; ma credo che stia proprio qui la sfida di un insegnate, nel trovare una cura valida a questo disinteresse. E, per ripetere quanto dicevo nel commento precedente, non credo che obbligare gli alunni a leggere un classico come compito per casa, in un tempo risicato, giusto perché poi &#8216;devono consegnare la recensione&#8217; sia la via migliore per suscitare il loro interesse (con questo non voglio dire che TUTTI gli insegnanti di lettere lavorano in questo modo. quelli che ho conosciuto io però sì!). La mia insegnante del liceo sosteneva che se non veniamo obbligati noi giovani non leggiamo; io le rispondevo che mi sarebbe bastato un consiglio perché le mie letture avevo il piacere di scegliermele da sola. Questo per dire che mi sento molto più legata e riconoscente a un Garcia Marquez scovato mea sponte in libreria e apprezzato parola per parola, che a un Verga fagocitato in un mese per esigenze di programma scolastico, e da allora vivamente detestato.</p>
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		Di: marisa salabelle		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/11/24/possiamo-sbarazzarci-dei-classici-italiani/#comment-201731</link>

		<dc:creator><![CDATA[marisa salabelle]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 15:01:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sarebbe l&#039;ora di finirla con questa solfa (sia detto senza offendere nessuno in particolare, ma volendo stigmatizzare un modo di pensare diffuso e abbastanza stereotipato) che &quot;la scuola ammazza la lettura&quot;, &quot;la scuola ammazza il piacere di leggere&quot; e così via. La scuola, o almeno la parte più viva e appassionata di essa, si batte come meglio può per l&#039;incoraggiamento alla lettura e per la diffusione della conoscenza dei classici, trovando grossi ostacoli nel disamore dei giovani verso tutto ciò che richieda pazienza, lentezza, concentrazione e che interrompa la connessione continua con Internet e l&#039;uso compulsivo del cellulare; nello scherno che tutta la società rivolge alla classe docente e soprattutto a quell&#039;inutile categoria che è costituita dai docenti di lettere; nell&#039;assoluta gratuità di una certa parte del lavoro scolastico che è appunto quella di leggere testi scritti da &quot;gente morta&quot; (come dicono gli studenti), cercare di capirli, di apprezzarli e di farsi insegnare qualcosa da loro. L&#039;insegnante di lettere, oggi, ha tutti contro ed è costretto a giustificare la sua stessa esistenza perché &quot;ruba le ore alle materie importanti&quot;. Dico questo non perché io creda che la classe docente sia tutta appassionata, competente e meritevole, né perché io ritenga responsabili (se non in parte) i giovani del loro atteggiamento, ma perché sarebbe opportuno che si cominciasse a ragionare in termini diversi su questo nostro lavoro, tanto amato e tanto difficile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe l&#8217;ora di finirla con questa solfa (sia detto senza offendere nessuno in particolare, ma volendo stigmatizzare un modo di pensare diffuso e abbastanza stereotipato) che &#8220;la scuola ammazza la lettura&#8221;, &#8220;la scuola ammazza il piacere di leggere&#8221; e così via. La scuola, o almeno la parte più viva e appassionata di essa, si batte come meglio può per l&#8217;incoraggiamento alla lettura e per la diffusione della conoscenza dei classici, trovando grossi ostacoli nel disamore dei giovani verso tutto ciò che richieda pazienza, lentezza, concentrazione e che interrompa la connessione continua con Internet e l&#8217;uso compulsivo del cellulare; nello scherno che tutta la società rivolge alla classe docente e soprattutto a quell&#8217;inutile categoria che è costituita dai docenti di lettere; nell&#8217;assoluta gratuità di una certa parte del lavoro scolastico che è appunto quella di leggere testi scritti da &#8220;gente morta&#8221; (come dicono gli studenti), cercare di capirli, di apprezzarli e di farsi insegnare qualcosa da loro. L&#8217;insegnante di lettere, oggi, ha tutti contro ed è costretto a giustificare la sua stessa esistenza perché &#8220;ruba le ore alle materie importanti&#8221;. Dico questo non perché io creda che la classe docente sia tutta appassionata, competente e meritevole, né perché io ritenga responsabili (se non in parte) i giovani del loro atteggiamento, ma perché sarebbe opportuno che si cominciasse a ragionare in termini diversi su questo nostro lavoro, tanto amato e tanto difficile.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Giovanni		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/11/24/possiamo-sbarazzarci-dei-classici-italiani/#comment-201721</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giovanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 10:22:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ci sono ancora molti professori, universitari e non, che riescono ad appassionare gli studenti e non credo che i classici vengano ormai snobbati da editori e lettori: basti pensare al successo della collana Mammut della Newton. Il problema, semmai, è che i docenti non sono più messi in condizione di lavorare serenamente e le operazioni editoriali di recupero dei capisaldi letterari si preoccupano molto del marketing e poco della curatela...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono ancora molti professori, universitari e non, che riescono ad appassionare gli studenti e non credo che i classici vengano ormai snobbati da editori e lettori: basti pensare al successo della collana Mammut della Newton. Il problema, semmai, è che i docenti non sono più messi in condizione di lavorare serenamente e le operazioni editoriali di recupero dei capisaldi letterari si preoccupano molto del marketing e poco della curatela&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giuseppe zucco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/11/24/possiamo-sbarazzarci-dei-classici-italiani/#comment-201707</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 00:10:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[vi segnalo qui un articolo di claudio giunta che tocca alcuni temi proposti da matteo e entra in fitto dialogo con il commento pubblicato da marta riccobono:

http://www.leparoleelecose.it/?p=7577#more-7577]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>vi segnalo qui un articolo di claudio giunta che tocca alcuni temi proposti da matteo e entra in fitto dialogo con il commento pubblicato da marta riccobono:</p>
<p><a href="http://www.leparoleelecose.it/?p=7577#more-7577" rel="nofollow ugc">http://www.leparoleelecose.it/?p=7577#more-7577</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Marta Riccobono		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/11/24/possiamo-sbarazzarci-dei-classici-italiani/#comment-201703</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marta Riccobono]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Nov 2012 21:54:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Magari andrò fuori tema (nell’articolo stesso scrivi d’altra parte che “non vale la pena avviare la solita tirata sulla scuola che ammazza la lettura”), ma credo che una riflessione sulla momentanea necrosi dei classici della letteratura italiana non possa prescindere da una riflessione sul modo in cui questi classici vengono studiati, o meglio veicolati, nelle scuole secondarie superiori. Nel pezzo ci si concentra soprattutto sull’istruzione universitaria, per di più ad indirizzo umanistico; però, se vogliamo considerare l’importanza della tradizione letteraria italiana quale causa generante di un sentimento di identità nazionale, dobbiamo per necessità soffermarci sull’istituzione che, rivolgendosi democraticamente (almeno si spera) a tutti i giovani cittadini, dovrebbe più di ogni altra farsi veicolo di un’italianità che affonda le proprie radici nella storia letteraria del Paese. Quanto influisce il modo di insegnare la letteratura italiana nelle scuole superiori sul rapporto che gli studenti, futuri membri attivi di una comunità culturalmente definita, instaurano con i classici? E ancora: quanto sono responsabili i docenti di licei e istituti vari della lenta agonia di questi testi? Me lo chiedo perché di recente, per esperienza personale, mi è capitato di constatare che l’insegnamento della letteratura italiana nella scuola superiore è sempre più aridamente sottomesso alle logiche aziendali di una programmazione ministeriale ipertrofica, in ossequio alla quale viene di norma “spiegato” ai ragazzi un determinato autore e viene poi assegnata come compito per casa la lettura integrale della sua opera più nota. Di solito i ragazzi hanno un mese di tempo per portare a termine la lettura, poi dovranno consegnare una recensione che, se gli va bene, potranno rivendersi anche per l’imminente compito in classe. Inutile stare qui a calcolare quanto grande sarà l’influenza di Wikipedia sugli esercizi che verranno consegnati. Ma se la lettura di un classico smette di essere uno strumento che ci permette di comprendere la realtà e diventa soltanto l’ennesimo compito da svolgere per ottenere un voto qualsiasi, non dovrebbe stupire più di tanto il fatto che il dialogo con i classici risulti attualmente interrotto. Ecco, forse se i classici hanno smesso di parlarci è perché sono sempre meno le persone che, a scuola, ci insegnano ad ascoltarli. Persone che si mettano lì, pazientemente, a raccontare che dietro ad ogni classico c’è stato un uomo, con una storia personale e un modo di vedere il mondo che lo hanno portato a scrivere in una certa maniera l’opera che adesso ci guarda minacciosa dallo scaffale più alto della libreria. Magari rassicurando gli allievi circa il fatto che non è obbligatorio trovarsi d’accordo con il pensiero di un determinato autore si eviterebbe anche l’effetto Corazzata Potemkin, ché non sarebbe male. Quindi, al di là della constatazione di una situazione culturale desolante, ti chiedo: esiste la possibilità di aprire un dialogo che ci permetta di guadare il pantano nel quale stiamo lentamente affogando? E se sì, che ruolo ha o dovrebbe quantomeno avere la scuola secondaria superiore, pubblica, laica e soprattutto italiana?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Magari andrò fuori tema (nell’articolo stesso scrivi d’altra parte che “non vale la pena avviare la solita tirata sulla scuola che ammazza la lettura”), ma credo che una riflessione sulla momentanea necrosi dei classici della letteratura italiana non possa prescindere da una riflessione sul modo in cui questi classici vengono studiati, o meglio veicolati, nelle scuole secondarie superiori. Nel pezzo ci si concentra soprattutto sull’istruzione universitaria, per di più ad indirizzo umanistico; però, se vogliamo considerare l’importanza della tradizione letteraria italiana quale causa generante di un sentimento di identità nazionale, dobbiamo per necessità soffermarci sull’istituzione che, rivolgendosi democraticamente (almeno si spera) a tutti i giovani cittadini, dovrebbe più di ogni altra farsi veicolo di un’italianità che affonda le proprie radici nella storia letteraria del Paese. Quanto influisce il modo di insegnare la letteratura italiana nelle scuole superiori sul rapporto che gli studenti, futuri membri attivi di una comunità culturalmente definita, instaurano con i classici? E ancora: quanto sono responsabili i docenti di licei e istituti vari della lenta agonia di questi testi? Me lo chiedo perché di recente, per esperienza personale, mi è capitato di constatare che l’insegnamento della letteratura italiana nella scuola superiore è sempre più aridamente sottomesso alle logiche aziendali di una programmazione ministeriale ipertrofica, in ossequio alla quale viene di norma “spiegato” ai ragazzi un determinato autore e viene poi assegnata come compito per casa la lettura integrale della sua opera più nota. Di solito i ragazzi hanno un mese di tempo per portare a termine la lettura, poi dovranno consegnare una recensione che, se gli va bene, potranno rivendersi anche per l’imminente compito in classe. Inutile stare qui a calcolare quanto grande sarà l’influenza di Wikipedia sugli esercizi che verranno consegnati. Ma se la lettura di un classico smette di essere uno strumento che ci permette di comprendere la realtà e diventa soltanto l’ennesimo compito da svolgere per ottenere un voto qualsiasi, non dovrebbe stupire più di tanto il fatto che il dialogo con i classici risulti attualmente interrotto. Ecco, forse se i classici hanno smesso di parlarci è perché sono sempre meno le persone che, a scuola, ci insegnano ad ascoltarli. Persone che si mettano lì, pazientemente, a raccontare che dietro ad ogni classico c’è stato un uomo, con una storia personale e un modo di vedere il mondo che lo hanno portato a scrivere in una certa maniera l’opera che adesso ci guarda minacciosa dallo scaffale più alto della libreria. Magari rassicurando gli allievi circa il fatto che non è obbligatorio trovarsi d’accordo con il pensiero di un determinato autore si eviterebbe anche l’effetto Corazzata Potemkin, ché non sarebbe male. Quindi, al di là della constatazione di una situazione culturale desolante, ti chiedo: esiste la possibilità di aprire un dialogo che ci permetta di guadare il pantano nel quale stiamo lentamente affogando? E se sì, che ruolo ha o dovrebbe quantomeno avere la scuola secondaria superiore, pubblica, laica e soprattutto italiana?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: virginialess		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/11/24/possiamo-sbarazzarci-dei-classici-italiani/#comment-201693</link>

		<dc:creator><![CDATA[virginialess]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Nov 2012 14:08:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Coltivo anch&#039;io la non troppo vivace speranza di cittadini capaci (e desiderosi) di leggere un classico fornito dei convenienti apparati. 
Trovo infatti poco convincenti, con tutto il rispetto, le operazioni &quot;alla Baricco&quot;che peraltro mi sembrano in crescita. Mi riferisco alla filosofia in pillole: &quot;pedanti&quot; speculatori ammanniscono, sforbiciati e compressi ad usum insipienti, consolatorie sinossi sul vivere felici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Coltivo anch&#8217;io la non troppo vivace speranza di cittadini capaci (e desiderosi) di leggere un classico fornito dei convenienti apparati.<br />
Trovo infatti poco convincenti, con tutto il rispetto, le operazioni &#8220;alla Baricco&#8221;che peraltro mi sembrano in crescita. Mi riferisco alla filosofia in pillole: &#8220;pedanti&#8221; speculatori ammanniscono, sforbiciati e compressi ad usum insipienti, consolatorie sinossi sul vivere felici.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giacomo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/11/24/possiamo-sbarazzarci-dei-classici-italiani/#comment-201691</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giacomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Nov 2012 11:54:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Complimenti, una bella chiave di riflessione su una questione -deo gratias- sempre aperta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Complimenti, una bella chiave di riflessione su una questione -deo gratias- sempre aperta.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Matteo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/11/24/possiamo-sbarazzarci-dei-classici-italiani/#comment-201685</link>

		<dc:creator><![CDATA[Matteo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Nov 2012 00:33:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Penso per esempio a un&#039;edizione tascabile del Principe, assai diffusa, con discutibile &quot;traduzione&quot; in italiano contemporaneo (sì, un po&#039; alla Bruno Vespa) a fronte, a certe operazioni editoriali di Baricco, ad alcune parafrasi che da utilissimi apparati di servizio tendono a sostituirsi al testo, o ancora a certi appelli a pubblicare edizioni semplificate dei testi. Giulio, spero si comprenda dall&#039;articolo che non intendo proporre approcci elitari ai classici, riservati ai pochi eletti. Al contrario: se fa bene diamonds a ricordarci lo stato di semianalfabetismo in cui versa gran parte della popolazione italiana, non vedo perché si debba rinunciare a lavorare, a lottare se vuoi, per invertire la tendenza. Non voglio rinunciare a credere che si possa vivere in un paese in cui i cittadini possiedano un bagaglio di istruzione che consenta loro di leggere un classico, in una buona edizione economica ricca di apparati indispensabili a comprendere una lingua e un immaginario sicuramente diversi e lontani da quelli odierni. Le proposte di &quot;traduzioni&quot; e riduzioni mi pare che rinuncino a questa possibilità e vadano nella direzione opposta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Penso per esempio a un&#8217;edizione tascabile del Principe, assai diffusa, con discutibile &#8220;traduzione&#8221; in italiano contemporaneo (sì, un po&#8217; alla Bruno Vespa) a fronte, a certe operazioni editoriali di Baricco, ad alcune parafrasi che da utilissimi apparati di servizio tendono a sostituirsi al testo, o ancora a certi appelli a pubblicare edizioni semplificate dei testi. Giulio, spero si comprenda dall&#8217;articolo che non intendo proporre approcci elitari ai classici, riservati ai pochi eletti. Al contrario: se fa bene diamonds a ricordarci lo stato di semianalfabetismo in cui versa gran parte della popolazione italiana, non vedo perché si debba rinunciare a lavorare, a lottare se vuoi, per invertire la tendenza. Non voglio rinunciare a credere che si possa vivere in un paese in cui i cittadini possiedano un bagaglio di istruzione che consenta loro di leggere un classico, in una buona edizione economica ricca di apparati indispensabili a comprendere una lingua e un immaginario sicuramente diversi e lontani da quelli odierni. Le proposte di &#8220;traduzioni&#8221; e riduzioni mi pare che rinuncino a questa possibilità e vadano nella direzione opposta.</p>
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