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	Commenti a: L&#8217;anomalia Ponge	</title>
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		<title>
		Di: elle		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[elle]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Dec 2012 22:36:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2012/11/27/lanomalia-ponge/#comment-201726&quot;&gt;Lorenzo Mari&lt;/a&gt;.

Perdonate ma (a parte il caso Szymborska, caso unico di successo editoriale in poesia (sarà il nobel sarà che era &quot;facile&quot;) non vedo questo grande entusiasmo per Bonnefoy preferito a Ponge. Preferito da chi? Temo che non serva metterli l&#039;uno contro l&#039;altro, nel frattempo anche Bonnefoy è scomparso dalla distribuzione
Io vedo che finalmente si è avuta a disposizione l&#039;opera completa di un poeta che era per lo più misconosciuto dai lettori italiani se non fosse stato per i libri legati all&#039;arte... 
dall&#039;altra parte ci sono invece solo due bellissimi libricini, di cui uno introvabile, lo stato di quasi tutta la poesia straniera. 

A dare una occhiata ai miseri scaffali di poesia delle librerie italiane, anche le maggiori, viene da piangere: poesie dell&#039;obbligo scolastico e un po&#039; di Neruda Hikmet per gli adolescenti innamorati che non leggono Moccia
Il resto, chi lo conosce?
E perchè mentre tutti cantano in inglese se propongo agli amici la lettura di un poeta straniero mi dicono: - Ah, no! la poesia in traduzione non si può leggere... Globe trotter estivi che svengono alla vista di un testo a fronte!
Raramente darei la colpa alla scuola (sorella insegnante) ma stavolta un po&#039; sì, eh..]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/11/27/lanomalia-ponge/#comment-201726">Lorenzo Mari</a>.</p>
<p>Perdonate ma (a parte il caso Szymborska, caso unico di successo editoriale in poesia (sarà il nobel sarà che era &#8220;facile&#8221;) non vedo questo grande entusiasmo per Bonnefoy preferito a Ponge. Preferito da chi? Temo che non serva metterli l&#8217;uno contro l&#8217;altro, nel frattempo anche Bonnefoy è scomparso dalla distribuzione<br />
Io vedo che finalmente si è avuta a disposizione l&#8217;opera completa di un poeta che era per lo più misconosciuto dai lettori italiani se non fosse stato per i libri legati all&#8217;arte&#8230;<br />
dall&#8217;altra parte ci sono invece solo due bellissimi libricini, di cui uno introvabile, lo stato di quasi tutta la poesia straniera. </p>
<p>A dare una occhiata ai miseri scaffali di poesia delle librerie italiane, anche le maggiori, viene da piangere: poesie dell&#8217;obbligo scolastico e un po&#8217; di Neruda Hikmet per gli adolescenti innamorati che non leggono Moccia<br />
Il resto, chi lo conosce?<br />
E perchè mentre tutti cantano in inglese se propongo agli amici la lettura di un poeta straniero mi dicono: &#8211; Ah, no! la poesia in traduzione non si può leggere&#8230; Globe trotter estivi che svengono alla vista di un testo a fronte!<br />
Raramente darei la colpa alla scuola (sorella insegnante) ma stavolta un po&#8217; sì, eh..</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/11/27/lanomalia-ponge/#comment-203389</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Dec 2012 13:42:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Vita del testo&quot; negli Oscar, ecco un&#039;operazione benefica da più punti di vista, economica e sicura per Mondadori, d&#039;intelligenza editoriale, e di attualità culturale... troppo benefica probabilmente...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Vita del testo&#8221; negli Oscar, ecco un&#8217;operazione benefica da più punti di vista, economica e sicura per Mondadori, d&#8217;intelligenza editoriale, e di attualità culturale&#8230; troppo benefica probabilmente&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Giulio Mozzi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/11/27/lanomalia-ponge/#comment-203371</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giulio Mozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Dec 2012 13:00:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qualche anno fa, Andrea, Antonio Riccardi mi disse che pensava di riprendere &quot;Vita del testo&quot; negli Oscar. Ma chi s&#039;è visto s&#039;è visto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche anno fa, Andrea, Antonio Riccardi mi disse che pensava di riprendere &#8220;Vita del testo&#8221; negli Oscar. Ma chi s&#8217;è visto s&#8217;è visto.</p>
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		<title>
		Di: lorenzo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/11/27/lanomalia-ponge/#comment-201742</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 21:11:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Più che all’opera, come traguardo di compiutezza formale, è interessato al processo di elaborazione di una forma.&quot; (Inglese)

In effetti, &quot;illuminante&quot;. Ricorda un po&#039;, come dire, una famosa sentenza di Giulio Carlo Argano su Klee e Leonardo Da Vinci: 

&quot;nella loro riflessione non hanno di mira l’oggetto dell’arte ma piuttosto il modo del suo prodursi, non la forma, ma la formazione come processo&quot;

(Giulio Carlo Argan prefazione a Paul Klee, Teoria della forma e della figurazione, Feltrinelli, pag. X).

ave, 
Lorenzo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Più che all’opera, come traguardo di compiutezza formale, è interessato al processo di elaborazione di una forma.&#8221; (Inglese)</p>
<p>In effetti, &#8220;illuminante&#8221;. Ricorda un po&#8217;, come dire, una famosa sentenza di Giulio Carlo Argano su Klee e Leonardo Da Vinci: </p>
<p>&#8220;nella loro riflessione non hanno di mira l’oggetto dell’arte ma piuttosto il modo del suo prodursi, non la forma, ma la formazione come processo&#8221;</p>
<p>(Giulio Carlo Argan prefazione a Paul Klee, Teoria della forma e della figurazione, Feltrinelli, pag. X).</p>
<p>ave,<br />
Lorenzo</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Francesca Ippoliti		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/11/27/lanomalia-ponge/#comment-201741</link>

		<dc:creator><![CDATA[Francesca Ippoliti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 20:50:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chez le pin, il y a une abolition de ses expansions successives (chez le pin des bois spécialement), qui corrige heureusement, qui annule la malédiction habituelle aux végétaux: devoir vivre éternellement avec le pois de tous ses gestes depuis l&#039;enfance. - A cet arbre plus qu&#039;à d&#039;autres il est permis de se séparer de ses développements anciens. Il a une permission d&#039;oublie. Il est vrai que les développements suivants ressemblent beaucoup aux anciens caducs. Mais qu&#039;à cela ne tienne. La joie est d&#039;abolir et de recommencer. Et puis c&#039;est toujours plus haut que cela se passe. Il semble qu&#039;on ait gagné quelque chose.

Francis Ponge, La rage de l&#039;expression, 1952]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chez le pin, il y a une abolition de ses expansions successives (chez le pin des bois spécialement), qui corrige heureusement, qui annule la malédiction habituelle aux végétaux: devoir vivre éternellement avec le pois de tous ses gestes depuis l&#8217;enfance. &#8211; A cet arbre plus qu&#8217;à d&#8217;autres il est permis de se séparer de ses développements anciens. Il a une permission d&#8217;oublie. Il est vrai que les développements suivants ressemblent beaucoup aux anciens caducs. Mais qu&#8217;à cela ne tienne. La joie est d&#8217;abolir et de recommencer. Et puis c&#8217;est toujours plus haut que cela se passe. Il semble qu&#8217;on ait gagné quelque chose.</p>
<p>Francis Ponge, La rage de l&#8217;expression, 1952</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: antonio bux		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/11/27/lanomalia-ponge/#comment-201740</link>

		<dc:creator><![CDATA[antonio bux]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 19:21:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Più che all’opera, come traguardo di compiutezza formale, è interessato al processo di elaborazione di una forma.&quot;

Passaggio che sintetizza tutto, direi. Quando ho scoperto Ponge, è stato per me più che illuminante, forse il solo autore che esprimesse un certo modo di lavorare per come lo cercavo di intendere prima ancora di leggerlo. E spero presto di avere un&#039;edizione più possibile completa e riedita in italiano, anche se, dati i presupposti già qui sopracitati, la vedo dura. 

Grazie,

Bux, A.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Più che all’opera, come traguardo di compiutezza formale, è interessato al processo di elaborazione di una forma.&#8221;</p>
<p>Passaggio che sintetizza tutto, direi. Quando ho scoperto Ponge, è stato per me più che illuminante, forse il solo autore che esprimesse un certo modo di lavorare per come lo cercavo di intendere prima ancora di leggerlo. E spero presto di avere un&#8217;edizione più possibile completa e riedita in italiano, anche se, dati i presupposti già qui sopracitati, la vedo dura. </p>
<p>Grazie,</p>
<p>Bux, A.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Davide Castiglione		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/11/27/lanomalia-ponge/#comment-201737</link>

		<dc:creator><![CDATA[Davide Castiglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 18:04:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie per questo illuminante saggio. Su Ponge (in relazione all&#039;umorismo) ho letto qualcosa di veramente illuminante in Semiotica della poesia di Riffaterre (un accademico che certo non mancava di coraggio e rigore), e per me e&#039; stata una lettura entusiasmante. Aggiungo che Sereni, nelle sue Letture preliminari, parla di Ponge. E&#039; un peccato pero&#039; che - a quanto ne so - dalla sua posizione di manager editoriale della Mondadori non sia riuscito a farlo tradurre in Italia. I lungimiranti ci sono, ma non hanno scalfito la nostra spessa nebbia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per questo illuminante saggio. Su Ponge (in relazione all&#8217;umorismo) ho letto qualcosa di veramente illuminante in Semiotica della poesia di Riffaterre (un accademico che certo non mancava di coraggio e rigore), e per me e&#8217; stata una lettura entusiasmante. Aggiungo che Sereni, nelle sue Letture preliminari, parla di Ponge. E&#8217; un peccato pero&#8217; che &#8211; a quanto ne so &#8211; dalla sua posizione di manager editoriale della Mondadori non sia riuscito a farlo tradurre in Italia. I lungimiranti ci sono, ma non hanno scalfito la nostra spessa nebbia.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/11/27/lanomalia-ponge/#comment-201734</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 16:42:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A Lorenzo Mari,
sono d&#039;accordo sull&#039;abdicazione accademica nei confronti della poesia straniera contemporanea. Non mi è facile capire fino in fondo perché. Ma è evidente che occuparsi di poesia contemporanea, anche all&#039;interno dell&#039;ambito universitario, risulti rischioso. Analizzare testi poetici è particolarmente difficile, e più difficile, in ogni caso, che analizzare testi narrativi. Di conseguenza, costruirsi una cartografia poetica non è facile: il margine di errore diventa maggiore che nei casi di cartografia romanzesca. Di conseguenza, molti studiosi rinunciano a considerare la poesia. Lo vedo nel caso che conosco un po&#039; meglio: l&#039;ambito della francesistica. Sono pochi e rari gli studiosi che si avventurano sul territorio della poesia contemporanea francese. E anche del secondo novecento si tende a ripresentare ciò che è già ampiamente conosciuto in Italia.
I critici universitari potrebbero avvantaggiarsi, però, della critica militante, capace di prendere quei rischi che essi non prendono, in parte comprensibilmente. Ma non sembrano esistere dialoghi tra critica universitaria e militante. Il fronte è frammentato. Di qui anche il disinteresse della case editrici, che non sono sollecitate da progetti nati e radicati al di fuori di esse.
Il risultato peggiore è poi quello che tu indichi: mancando un quadro più ampio, una visione più articolata della poesia straniera, si finisce allora per andare in ordine sparso, ognuno alla ricerca di verifiche della propria idea di poetica. Invece di tradurre l&#039;altro, si replica lo stesso. Un provincialismo ammantato di sguardo lungimirante. 
Poi ci sono casi e filoni fortunati: la serie di antologie mondadoriane della poesia statunitense, curate da Ballerini e Vangelisti. Ci sono stati ottimi titoli nella collana &quot;arte poetica&quot; di Sossella. Detto questo, Ponge rimane un ingiustificabile buco. 

A Giulio Mozzi,
perché Mondadori ripubblichi &quot;Vita del testo&quot; e Einaudi &quot;Il partito preso delle cose&quot;, ci vorrebbe qualcuno di sufficientemente autorevole (ai loro occhi) che spiegasse ai direttori di collana l&#039;importanza di quei testi. Dubito che queste persone ci siano. O meglio ci sono, ma non sono quelle ai loro occhi autorevoli. E quindi: continuare con Bonnefoy e Jaccottet...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Lorenzo Mari,<br />
sono d&#8217;accordo sull&#8217;abdicazione accademica nei confronti della poesia straniera contemporanea. Non mi è facile capire fino in fondo perché. Ma è evidente che occuparsi di poesia contemporanea, anche all&#8217;interno dell&#8217;ambito universitario, risulti rischioso. Analizzare testi poetici è particolarmente difficile, e più difficile, in ogni caso, che analizzare testi narrativi. Di conseguenza, costruirsi una cartografia poetica non è facile: il margine di errore diventa maggiore che nei casi di cartografia romanzesca. Di conseguenza, molti studiosi rinunciano a considerare la poesia. Lo vedo nel caso che conosco un po&#8217; meglio: l&#8217;ambito della francesistica. Sono pochi e rari gli studiosi che si avventurano sul territorio della poesia contemporanea francese. E anche del secondo novecento si tende a ripresentare ciò che è già ampiamente conosciuto in Italia.<br />
I critici universitari potrebbero avvantaggiarsi, però, della critica militante, capace di prendere quei rischi che essi non prendono, in parte comprensibilmente. Ma non sembrano esistere dialoghi tra critica universitaria e militante. Il fronte è frammentato. Di qui anche il disinteresse della case editrici, che non sono sollecitate da progetti nati e radicati al di fuori di esse.<br />
Il risultato peggiore è poi quello che tu indichi: mancando un quadro più ampio, una visione più articolata della poesia straniera, si finisce allora per andare in ordine sparso, ognuno alla ricerca di verifiche della propria idea di poetica. Invece di tradurre l&#8217;altro, si replica lo stesso. Un provincialismo ammantato di sguardo lungimirante.<br />
Poi ci sono casi e filoni fortunati: la serie di antologie mondadoriane della poesia statunitense, curate da Ballerini e Vangelisti. Ci sono stati ottimi titoli nella collana &#8220;arte poetica&#8221; di Sossella. Detto questo, Ponge rimane un ingiustificabile buco. </p>
<p>A Giulio Mozzi,<br />
perché Mondadori ripubblichi &#8220;Vita del testo&#8221; e Einaudi &#8220;Il partito preso delle cose&#8221;, ci vorrebbe qualcuno di sufficientemente autorevole (ai loro occhi) che spiegasse ai direttori di collana l&#8217;importanza di quei testi. Dubito che queste persone ci siano. O meglio ci sono, ma non sono quelle ai loro occhi autorevoli. E quindi: continuare con Bonnefoy e Jaccottet&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giulio Mozzi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/11/27/lanomalia-ponge/#comment-201730</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giulio Mozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 14:35:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel frattempo, magari, qualche editore potrebbe provare a ripubblicare &quot;Vita del testo&quot;: l&#039;antologia pubblicata nel 1971 nello &quot;Specchio&quot; Mondadori - con traduzioni di Bigongiari, Ungaretti, Risset, Erba.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel frattempo, magari, qualche editore potrebbe provare a ripubblicare &#8220;Vita del testo&#8221;: l&#8217;antologia pubblicata nel 1971 nello &#8220;Specchio&#8221; Mondadori &#8211; con traduzioni di Bigongiari, Ungaretti, Risset, Erba.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lorenzo Mari		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/11/27/lanomalia-ponge/#comment-201726</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 13:18:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una volta detto che il confronto tra Ponge e Bonnefoy è davvero illuminante - grazie! - mi pare che oltre agli automatismi intellettuali, alle limitatezze di corporazione, alle miopie critico-teoriche vadano aggiunte ben più evidenti miopie (e impossibilità) editoriali. La ricezione della poesia straniera in Italia mi pare infatti vicina allo zero, se si accosta a quelle che sono le politiche di traduzione: se da una parte le cosiddette &quot;grandi case editrici&quot; (ma esisteranno ancora?) scelgono una rosa stringatissima di nomi, che da Bonnefoy va a Szymborska, stop, d&#039;altra parte chi ha la capacità di portare avanti discorsi diversi porta avanti scelte che hanno il pregio di essere militanti (come nel caso di Ponge), ma che hanno il difetto - spesso - di riproporre in diversa lingua gli stessi schemi interpretativi adottati nel caso della tradizione italiana, aumentandone il provincialismo anziché diminuirlo. Non c&#039;è, nè allo stato delle cose ci può materialmente essere, una visione articolata e completa (che potrebbe essere comunque fortemente militante). E credo che una ragione per questa desolazione critica e editoriale stia anche nell&#039;abdicazione totale dell&#039;accademia verso tutta la poesia straniera contemporanea, o anche solo della seconda metà del 900.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una volta detto che il confronto tra Ponge e Bonnefoy è davvero illuminante &#8211; grazie! &#8211; mi pare che oltre agli automatismi intellettuali, alle limitatezze di corporazione, alle miopie critico-teoriche vadano aggiunte ben più evidenti miopie (e impossibilità) editoriali. La ricezione della poesia straniera in Italia mi pare infatti vicina allo zero, se si accosta a quelle che sono le politiche di traduzione: se da una parte le cosiddette &#8220;grandi case editrici&#8221; (ma esisteranno ancora?) scelgono una rosa stringatissima di nomi, che da Bonnefoy va a Szymborska, stop, d&#8217;altra parte chi ha la capacità di portare avanti discorsi diversi porta avanti scelte che hanno il pregio di essere militanti (come nel caso di Ponge), ma che hanno il difetto &#8211; spesso &#8211; di riproporre in diversa lingua gli stessi schemi interpretativi adottati nel caso della tradizione italiana, aumentandone il provincialismo anziché diminuirlo. Non c&#8217;è, nè allo stato delle cose ci può materialmente essere, una visione articolata e completa (che potrebbe essere comunque fortemente militante). E credo che una ragione per questa desolazione critica e editoriale stia anche nell&#8217;abdicazione totale dell&#8217;accademia verso tutta la poesia straniera contemporanea, o anche solo della seconda metà del 900.</p>
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