Da “Wasurenamu”

17 gennaio 2013
Pubblicato da

di Valeria Ferraro

.

bisogna considerare
chi ti ha manovrato
assemblato ispezionato
curato levigato
con assoluta pietà
tutta la gente che vedi
ha stigmate
profonde come le tue
– è sopravvissuta –

*

«non preoccuparti –
nemmeno per noi
è chiara questa commistione
di nuova e vecchia vita –
non vergognarti
della tua logica imitativa»

«noi vorremmo talvolta
seguirti, nella tua sparizione»

«la sera è finita, ci resta
un po’ di quiete dispersiva
e i bambini da addormentare»

*

a volte ci hanno utilizzato
come depositi di scorie
inattive ma dotate
di inesplicabile potenza,
raccolte vive
di materiale contaminato:
memorie –

*

la finestra spalancata
alle mie spalle

posso immaginare
tutto ciò che avviene
lì dietro

piove

lo scorso inverno
eravamo in due?

da tempo non pioveva –
ogni cosa che torna
a intervalli
mi commuove

*

in quanto tempo
si raffredda una stanza

a quale velocità
ha viaggiato il mio sonno

in quanto tempo
guarisce un corpo
allenato a cadere

di quanta acqua
ha bisogno il crisantemo

a quali ordini
ubbidisce
chi mi dà ordini

in quanto tempo
si consuma il piacere
di camminare nel tempo
*

«si cercano volontari…
lo sapevi? esseri viventi
alla prova di una nuova dimensione
esperimenti garantiti,
massimo un quaranta per cento
di feriti…»

sembri un monaco
nel suo saio
sai che non posso accompagnarti
(né spegnere
questo primo gennaio
duemilanovecentosettanta)

cercano esseri viventi
cosa credevi? impazienti
di lasciare la lotta
mercenari già condannati
a una rotta ignota
soluzioni spettacolari

per popolare i deserti
di nuovi smarriti

*

come per un rito
come un’adolescente al debutto
ho voglia di vendermi –

cedere la mente fossile
che gli anni non hanno addolcito

*

la zona è stata risanata
solo io ne soffro
torniamo nel mondo
e nella storia –
incolonnati nel silenzio,
senza memoria d’altre mete
che è la felicità massima
in cui vi esprimete

.

Da Wasurenamu, Trento, Forme Libere, 2011

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8 Responses to Da “Wasurenamu”

  1. Marco Saya il 17 gennaio 2013 alle 13:12

    Molto belle, complimenti!

  2. Davide Racca il 17 gennaio 2013 alle 14:33

    splendida sospensione in queste poesie. qualcosa che viene dal futuro remoto, a conti fatti e ad apocalisse compiuta, dove consumare un pasto freddo di memorie atemporali

  3. PostNarrativa il 17 gennaio 2013 alle 22:09

    Altre Buone Letture, grazie a voi.
    Interessanti immagini evocate.
    Alla Salute!Alla Salute!
    P.N.

  4. Andrea Raos il 18 gennaio 2013 alle 14:36

    Molto belle.

    Sarei contento se l’autrice volesse dire qualcosa sul titolo.

    • valeria ferraro il 18 gennaio 2013 alle 19:47

      Gentile Andrea,

      come ultimo testo del libro un trafiletto in prosa dice: “Il 30 agosto 2997 vennero trovati alcuni circuiti funzionanti sul corpo dilaniato di un’androide dell’ultima generazione, pulsanti nell’oscurità. Contenevano testi scritti in una lingua morta, l’italiano, preceduti da una parola isolata, wasurenamu, che in giapponese significa voglio dimenticare. Nonostante la bizzarria del contenuto e la loro evidente scarsa importanza, i dati furono archiviati come memorie di un’androide. Ora riposano muti nel ventre di uno dei tanti Centri Computazionali Periferici e sono attraversati da rari impulsi elettrici che li tengono ancora in vita”.

      Wasurenamu è il primo verso di una poesia di Fujiwara no Teika:

      Voglio dimenticare.
      Non dirmi che magari
      mi stanno aspettando,
      vento d’autunno che soffi sulle vette
      dei monti di Inaba

      Grazie

      Valeria

      • Andrea Raos il 19 gennaio 2013 alle 03:42

        “wasurenamu” come immagino saprai è un verso molto importante nella poesia classica, e l’uso che ne fa teika nella poesia che citi ne è senz’altro uno dei picchi. per questo semplicemente mi chiedevo come ci sei arrivata :) grazie a te!

        • valeria ferraro il 19 gennaio 2013 alle 10:33

          Io sono arrivata a questo verso, wasurenamu, che suona come un bel quinario, grazie alla lettura delle poesie di Fujiwara no Teika splendidamente curate e tradotte da Pierantonio Zanotti in “Il ponte sospeso dei sogni”, Edizioni Ariele, 2006, dove si rende conto dei tanti meccanismi di recupero e rielaborazione degli stessi versi all’interno della poesia giapponese. Mi sembrava poi potesse andar bene come titolo di queste memorie ambientate in un lontano futuro, come uno dei tanti relitti del passato custoditi in una mente artificiale

          v.

  5. Haiku filosofico « ilpesodipende il 25 gennaio 2013 alle 11:42

    […] *Parola giapponese che vuol dire “voglio dimenticare”, è il titolo di una bella raccolta poetica di Valeria Ferraro, edita per Forme Libere, Trento, 2011, vedi qui. […]



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