Impegno

24 gennaio 2013
Pubblicato da

di Antonio Sparzani

Ebbene sì, non ve lo aspettavate, ma alla mia veneranda età ho deciso di impegnarmi in politica, non si può più — lo sento — esimersi da un così pressante dovere. E per chi non volesse crederci ecco qua il mio programma, chiaro e dettagliato, vedete un po’.

Non cosmo un tazio, non defello un stocco,
non respetto una ghidia impiastroccata,
quando póllano i gari del malocco
e sciamano le scuffie all’impazzata;

desto si fila il maloréte accosto
e si agghinda di appoppe perlinate,
ma senza vallio non gli vale il mosto
e le stanghe son fesse e sderenate.

Quando verrà, quando verrà l’ascessa
che manda un turzo a gellinare il bobo;
almen rimasse con l’appura dessa

e si sfatasse un po’ per il mar savio,
che dirrine non fa, ma sente il lobo
drezzare per la gora con aggravio.

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15 Responses to Impegno

  1. Gianni Montieri il 24 gennaio 2013 alle 08:58

    eh eh eh. Sono con te Sparz (ora però non fare come tutti che non rispondi più al telefono eccetera :-) )

  2. jan il 24 gennaio 2013 alle 09:44

    Ma è il programma di Fosco Maraini!

  3. Lucio Angelini il 24 gennaio 2013 alle 10:03

    Clap clap. :-)

  4. Baldrus il 24 gennaio 2013 alle 12:32

    Grande Sparz!

  5. diamonds il 24 gennaio 2013 alle 12:46

    l’importante è tenere il timone verso la croce del sud:

    “Ma nondimen, rimossa ogni menzogna, / tutta tua vision fa manifesta; / e lascia pur grattar dov’è la rogna”(Dante.Da qualche parte)

    http://www.youtube.com/watch?v=jpN2X3cvxPk

    • sparz il 24 gennaio 2013 alle 13:12

      Paradiso XVII, 127-129, canto di Cacciaguida, grazie del suggerimento…

  6. daniele ventre il 24 gennaio 2013 alle 13:38

    Il lonfo non vaterca né gluisce.

    Sparz, non stare a sentire chi ti ha mal suggerito (qui: https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/12/07/preludio-al-sonetto/) sulla metrica -mettendo tazio alla fine hai dissolto la rispndenza delle rime, e poi:

    non cosmo un tazio non defello un stocco

    era stupendo

    • sparz il 24 gennaio 2013 alle 16:15

      grazie Daniele, hai ragionissima, non so come mi fossi lasciato convincere allo scambio.

  7. fm il 24 gennaio 2013 alle 19:43

    Immagino che l’aver subdolamente indotto il buon Sparzani a commettere un cotale *errore* (e, per giunta, all’interno di un contesto di totale “disimpegno”, dove l’unico intento dichiarato era quello di “sgarrupare le forme date per vedere l’effetto che fa” – cfr. l’intero thread), sia anche la ragione (o una delle ragioni?) che ha spinto la Redazione a cancellare il mio link dal blogroll nazionale (in fondo, che vuoi che sia il “rilancio” di un centinaio di post indiani in quattro anni?).

    Se le cose stanno così, non posso che essere pienamente d’accordo con la decisione e chiedere umilmente scusa: sperando che almeno il buon Sparzani, non fosse altro che per ragioni di prossimità anagrafica voglia e possa perdonare la maldestra uscita del reprobo (le *tare* culturali, ne sono ben consapevole, sono e restano inemendabili).

    Saluti.

    fm

  8. fm il 24 gennaio 2013 alle 19:47

    Ancora perdono (ah, le tare…): dopo “anagrafica” ci va una virgola (dal latino *virgula*, diminutivo di *virga*).

    fm

    • daniele ventre il 24 gennaio 2013 alle 23:17

      eddài, nulla di più serio del gioco, nevvero?

  9. fm il 25 gennaio 2013 alle 00:49

    A volte, per dare inizio a un *gioco* (una delle attività di cui, malauguratamente, stiamo perdendo il senso – e il segno), basta poco, veramente poco: ad esempio, sostituire i pronomi coi nomi – a maggior ragione quando i nomi sono visibili, ben presenti.

    I *nomi* sono come il *rosso* – il colore che annulla le distanze.

    I *pronomi*, soprattutto in presenza dei *nomi*, le distanze le annunciano, le impongono, se ne nutrono, scavano solchi profondi, incolmabili – sempre più spesso.

    E’ scritto nelle loro lettere – nel vuoto e nella lontananza che ne testimoniano e giustificano l’esistenza – e l’utilizzo. Oggi più di ieri (e meno di domani – si spera).

    E allora, nell’attesa, non si può non chiedersi: “haec fierent si testiculi uena ulla paterni uiueret in nobis?”.

    Buone traduzioni.

    fm

    • daniele ventre il 25 gennaio 2013 alle 14:02

      A volte per trasformare il *gioco* in un focolaio di tensioni basta non comprendere la connotazione di un pronome.

      ci vuole la luce violenta di un rogo
      per accostare l’abisso di volti che migrano

      pinge duos anguis: ‘pueri, sacer est locus, extra
      meiite.’ discedo.

  10. francesca il 25 gennaio 2013 alle 10:22

    O Sparzus,

    ci voleva proprio una lettura così stamattina! Torno ai miei tè praticamente solfeggiando.

  11. francesco forlani il 25 gennaio 2013 alle 14:57

    e sciamano le scuffie all’impazzata
    t’anna rà (traduzione: te la devono dare, la candidatura)
    effeffe



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