Convincere un gatto a curare la sua sinistra e NON la sua destra

6 febbraio 2013
Pubblicato da

a Cat

di Davide Orecchio

Apri gli occhi e ascoltami. Scendi dal morbido dove riposi. Sospendi gli oltraggi domestici, le unghie sul limone, la mascella aperta per il fiato che sa di latte. Avvicinati e resta in piedi. Se vuoi, poggia le natiche sulla coda. Non intendo parlarti dell’evaporazione e dello scoloramento di noialtri ma di te, delle tue scelte sbagliate e false convinzioni, di una coscienza miope che non asseconda la tua vera natura e condizione sociale e rotola ingenuamente negli atteggiamenti politici del gatto che sei tu.

Il tuo diritto di voto per me è sacro*. Ma sbagli a pensare d’essere “naturalmente” di destra. È una questione estetica? Un rozzo menefreghismo? Dove e quando ti sei convinto di appartenere alla schiera del senile uomogatto che sciupa le donne come tu il divano? Le vostre somiglianze non sono neppure verosimili. Lui maneggia uomini e femmine, usa il goleador, la soubrette, l’avvocato, mastica l’Italia come tabacco senza stancarsene mai, nella chiostra del suo sorriso largo sono scomparsi i miei vent’anni, i miei trent’anni e tu non possiedi esseri umani né felini, neppure possiedi il passero che agguanti – hai solo me e non mi hai trovato per ruffianeria, invece ci siamo scelti.

La solitudine che interpreti con la libertà di gesti e urina, corse brevi e riposi infiniti è il trucco che dipingi sul tuo stato di bisogno che mascheri nella carnevalata del carattere, dell’ideologia, della scelta politica. La proprietà, le tasse, la giustizia: tu non possiedi nulla! Nessun magistrato ti cerca, nessun esattore ti rincorre.

L’unico sulle tue tracce sono io e non provarci: ferma le zampe, il pensiero, il desiderio, l’immaginarti nella schiera dell’aristogatto tecnico, raccomandato, forbito curatore fallimentare di noi, amministratore della nostra anoressia, ragioniere della produzione dello zero per cento, geometra senza retta né cerchio, edificatore del castello di carte. Che c’entra con te quell’uomo bianco e astratto? A te piacciono le cose reali. Le radici, la terra, il sole, l’insetto, l’uccello, la lucertola, le mie carezze, la pancia piena, la pulizia. Come può affascinarti quel ventriloquo di Elsinor?

Siamo creature pragmatiche; tu più di me e lascia che t’illustri la tua vita, dove non sei autonomo e libero come credi, dove io ti nutro e accudisco. Il cibo che ti sfama, l’acqua che ti disseta: sapresti procurarteli da solo? E poi non sei proprio ricco. Anzi sei povero e i tuoi mezzi non ti consentirebbero l’acquisto di una scatoletta di tonno e gamberi. In realtà non hai mezzi e non hai un lavoro, né sapresti trovarlo. Non possiedi i capitali per foraggiare lo spirito d’intrapresa che qualcuno dovrebbe affittarti. Non sai pulire la lettiera: senza il mio badare annegheresti nelle tue stesse feci. L’immaginarti libero, ricco e potente, autodeterminato e pienamente per sé o per i fatti tuoi, non è altro che l’illusione scaturita da un teatro dell’inesistente.

Tu e tutti i gatti con te, senza un “noi” sareste perduti.

“Solidarietà, ospitalità e assistenza” dovrebbe essere il tuo motto. Certo è la tua necessità. Senza uno stato sociale (seppure domestico) moriresti. E non hai un solo privilegio, renditi conto, ma pochi diritti che devi difendere con le unghie, non eterni né automatici. Ragiona sul tuo prossimo voto. Individua la coalizione che possa proteggerti.

A te che ami le carezze e adori essere toccato, pettinato, massaggiato dappertutto e in abbondanza dalla testa fino ai fianchi, sotto al mento, sul collo e nei polpastrelli soffici, vorrei ricordare che le carezze sono di sinistra. Riflettici sopra. Spargi la voce.

 

* Gli animali domestici vanno alle urne. Decine di milioni di elettori. Sette milioni di cani inclini al centrosinistra per la cultura del branco, per la solidarietà, per l’altruismo. Otto milioni di gatti più vicini alla destra: per l’individualismo, per il menefreghismo. Mezzo milione di roditori – criceti, topolini d’India – nel recinto degli indecisi, della bilancia e dell’ago. Ma io amo i gatti. Soprattutto amavo la mia gatta, che oggi non c’è più. Per anni ho cercato argomenti che la convincessero a cambiare rotta politica e votare nel giusto. Inutile: è morta prima del 2013 che è adesso, quando condivido il mio fatti non foste nella speranza che altri felini si persuadano.

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18 Responses to Convincere un gatto a curare la sua sinistra e NON la sua destra

  1. Milena il 6 febbraio 2013 alle 17:08

    Sacrosanta verità, hanno il pudore di non voler mai sentirsi malati, di voler sempre cadere sulle proprie zampe anche quando hanno perso il morbido dei loro gommini. Io vivo con Ciro, Ciro vive con me, noi viviamo amandoci l’uno per l’altro e non sto esagerando-

  2. véronique vergé il 6 febbraio 2013 alle 19:01

    Il gatto di destra? Il gatto è amico della libertà, del sogno, del silenzio. Il gatto non ha senso politico, ma filosofico. I suoi occhi guardano avanti, nel sole.
    Il gatto ama la felicità. La felicità è un’idea trascurata in nostro mondo. Brutto tempo per i gatti!

  3. véronique vergé il 6 febbraio 2013 alle 19:14

    Davide, il gatto non si occupa della politica.
    Va nel suo mondo di luce, occhi guardano
    avanti. Il gatto ama la filosofia, non la politica.
    Libertà e solitudine.
    Il gatto cerca la felicità; idea trascurata in Europa.
    Brutti tempi per il gatto!

    • davide orecchio il 7 febbraio 2013 alle 01:02

      Tu hai ragione Véronique, il gatto cerca la felicità, la libertà e la solitudine. Ma anche lui deve capire che senza la necessaria felicità pubblica, la sua felicità privata sarà impossibile. Non può restare nel recinto di questa felicità personale, proprio perché la desidera. La può difendere solo con l’ambizione a una felicità più alta e collettiva, ed è il voto l’unico strumento che ha per raggiungerla. Forse io esagero, ma tra qualche settimana ci sono le elezioni. Prometto che dopo lascerò in pace i gatti

  4. diamonds il 7 febbraio 2013 alle 10:37

    la morale che ho letto io è questa(a grandi e storte linee):è inutile che i cani restino nel proprio recinto magari(metaforicamente parlando)con il solo scopo di farsi i pompini a vicenda.Ha molto più senso provare a convincere gli altri,con metodo socratico(a morsi nei casi più estremi),della bontà dalla propria causa

    http://www.youtube.com/watch?v=pbfcSEqJtMI

  5. giacomo sartori il 7 febbraio 2013 alle 10:41

    e se anche i gatti fossero anche loro ineluttabilmente e per così dire psicanaliticamente divisi, come noi umani, tra destra e sinistra?; siamo proprio sicuri che molti gatti non siano piuttosto anarchici?; e che dire di certo pantofolismo, della rassegnata e acritica passività, di molti cani?; è questa la sinistra?

    • davide orecchio il 7 febbraio 2013 alle 12:32

      forse hai ragione. le cose sono molto più complesse di quanto le abbia semplificate io. Dovrei trovare altri argomenti (che ora non ho) per un gatto anarchico, col rischio di finire io convinto da lui e non lui da me

      • giacomo sartori il 7 febbraio 2013 alle 20:39

        non voleva essere una critica, e tanto meno “contenutistica”!; la scrittura, e tutto il pezzo, sono molto belli: la “non semplificazione” è lì

  6. renata morresi il 7 febbraio 2013 alle 17:38

    giunge speranza dalle colonie feline: abbandonati, smarriti e nati liberi riuniti insieme in novello spirito comunitario…

  7. Espen il 7 febbraio 2013 alle 23:11

    Si narra che quarantaquattro gatti
    senza padrone e perciò un po’ incazzati
    indomiti marciarono compatti
    per esser dal potere reintegrati

    questa vicenda ci dimostra, infatti
    in quale mondo siamo capitati
    se siamo gatti, o cani o anche ratti
    siam tutti quanti addomesticati

    chi vuole esser solo accarezzato
    chi invece non disdegna un bel guinzaglio
    chi ruba del formaggio che è avanzato

    gatti di destra e cani di sinistra
    mangiamo avidamente e non per sbaglio
    la zuppa che il potere somministra

  8. diamonds il 9 febbraio 2013 alle 12:16

    e comunque,sempre continuando ad andare fuori tema parlando come un libro stampato,ho appena letto un’affermazione di giovanni papini che non ci lascia scampo.”è più facile confutare un ragionamento ben costrutto che un’imbecillità manifesta armata di cifre”.Baci

    http://www.uncommons.it/words/buffonate-143

    • davide orecchio il 9 febbraio 2013 alle 13:48

      be’, grazie per i baci, se non altro ;-)

  9. orsola puecher il 10 febbraio 2013 alle 13:56

    mah… però mi pare di capire che dica che voterà per Arturo
    il ⇨ gatto di Oscar Giannino

    ,\\’

  10. davide orecchio il 10 febbraio 2013 alle 15:21

    queste fusa sono emozionanti, al di là delle intenzioni di voto

  11. Dreiser Cazzaniga il 11 febbraio 2013 alle 11:05

    Il gatto è un cacciatore di piccoli rettili, piccoli roditori, uccelletti, una macchina perfetta per dilaniare carne e triturare ossicini. Crudele nei suoi giochi tortura le sue prede fino allo sfinimento, gode, apparentemente del sangue versato, del terrore che genera nella preda. Questo è il gatto; quelli che vivono in cittá nelle case degli intellettuali, con le unghie tagliate, sterilizzati, mangiando kitkat, sono pocho piú che batuffoli tiepidi da carezze, non sono gatti, sono vittime torturate dello specismo antropomirfico. Il gatto, quello dei tetti e degli orti, è un feroce individualista che strazia persino i suoi figli. Il gatto aderisce alla realtá come la concepisce un carnivoro, il sesso per il gatto è guerra; il gatto è magnificamente di destra cari miei.
    Dreiser Cazzniga

    • davide orecchio il 11 febbraio 2013 alle 14:31

      il tuo è un gatto prepolitico e presociale. Il “gatto di natura” non è né di destra né di sinistra. Ragioniamo invece su cosa succede dopo il contratto sociale, e sulle scelte che si devono fare a quel punto.



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