<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Zero Dark Thirty. La cancellazione dell’alterità del nemico e l’esibizione della tortura	</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/2013/02/11/zero-dark-thirty-la-cancellazione-dellalterita-del-nemico-e-lesibizione-della-tortura/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/11/zero-dark-thirty-la-cancellazione-dellalterita-del-nemico-e-lesibizione-della-tortura/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 06 Mar 2013 15:50:31 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>
		Di: Andrea Raos		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/11/zero-dark-thirty-la-cancellazione-dellalterita-del-nemico-e-lesibizione-della-tortura/#comment-233024</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Mar 2013 15:50:31 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44884#comment-233024</guid>

					<description><![CDATA[Grazie andreaingle&#039;, bene che ti sia piaciuto il mio kommento. A chi volesse approfondire consiglio comunque la lettura di &quot;Enhanced Interrogation Techniques. Theory and Practice&quot; di Kemper Boyd (Harvard UP).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie andreaingle&#8217;, bene che ti sia piaciuto il mio kommento. A chi volesse approfondire consiglio comunque la lettura di &#8220;Enhanced Interrogation Techniques. Theory and Practice&#8221; di Kemper Boyd (Harvard UP).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/11/zero-dark-thirty-la-cancellazione-dellalterita-del-nemico-e-lesibizione-della-tortura/#comment-233014</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Mar 2013 13:15:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44884#comment-233014</guid>

					<description><![CDATA[Andrearà, analisi molto bella. Spero che qualche lettore o spettatore del film abbia voglia di leggerla. E concordo anche su quanto dici rispetto alla &quot;donna in carriera&quot;. Ne emerge giustamente un ritratto più ambiguo e problematico rispetto alla lettura che ne ho fatto io.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Andrearà, analisi molto bella. Spero che qualche lettore o spettatore del film abbia voglia di leggerla. E concordo anche su quanto dici rispetto alla &#8220;donna in carriera&#8221;. Ne emerge giustamente un ritratto più ambiguo e problematico rispetto alla lettura che ne ho fatto io.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Andrea Raos		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/11/zero-dark-thirty-la-cancellazione-dellalterita-del-nemico-e-lesibizione-della-tortura/#comment-232603</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Feb 2013 03:30:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44884#comment-232603</guid>

					<description><![CDATA[Visto settimana scorsa.
	L&#039;ho trovato un film molto complesso e dico subito che tutto sommato mi è piaciuto, in parte nonostante e in parte proprio grazie ai numerosi problemi (non tutti risolti) che mi sembra porre.
	Il primo punto che mi sembra importante è la genesi del film. Mi viene da pensare che sarebbe stata un&#039;opera di più semplice lettura se non fosse stata, in un certo senso, battuta sul tempo dalla realtà che si proponeva di descrivere. Come si sa, il film era già in avanzato stadio di progettazione (sceneggiatura e pre-produzione erano complete e stavano per iniziare le riprese) e doveva essere sulla infruttuosa caccia a UBL – proprio quando lo stesso UBL è stato ucciso. Questo ha ovviamente imposto un radicale ripensamento della struttura del film e si può pensare che dal progetto originario sarebbe uscito qualcosa di molto più simile a “Hurt Locker”: semplificando, il lento e anti-narrativo sprofondamento di un individuo nell&#039;ossessione e nell&#039;alienazione causate dallo stato di guerra permanente, accerchiata, in cui gli US hanno vissuto questi ultimi anni.
	La mia impressione è che sia stata la “realtà” a imporre a Bigelow un punto di vista molto più sfumato sulla storia che racconta. 
	Vorrei concentrarmi su tre punti:

	1. La rappresentazione della donna;
	2. La rappresentazione della tortura;
	3. La rappresentazione del nemico.
	
1. Dice anche Inglese nella recensione qui sopra che ZDT è &lt;i&gt;anche&lt;/i&gt; un film su una donna che riesce dove gli uomini falliscono. Eppure, ripensando per esempio alle foto delle donne torturatrici di Abu Ghraib, che Bigelow avrà naturalmente visto, questo punto appare subito molto fragile. Di conseguenza, quello che io ho trovato interessante è il modo ben poco trionfalistico con cui è descritto questo apparente successo della parità di genere. Anche per la donna di ZDT, come per l&#039;uomo di Hurt Locker, il “successo” coincide con la distruzione delle vite altrui ma anche e soprattutto della propria (per inciso, vista dagli US dove mi trovo adesso, l&#039;aspetto più impressionante di questa parabola ossessiva è proprio la sua assoluta quotidianità, che Bigelow come già – ancora – in Hurt Locker mostra alla perfezione). Il pianto muto della protagonista, nella scena conclusiva, esprime la semplice e fondamentale domanda “Ne è valsa la pena [per una donna]?”. La risposta a me non sembra essere né un sì né un no netti (anche se tendenti al no, almeno mi è parso). È questo il primo livello a cui il film resta volutamente ambiguo.

2. Il secondo livello ambiguo è anche quello che più (letteralmente) salta agli occhi, cioè quello della rappresentazione della tortura. Su cosa Bigelow abbia “voluto dire” in merito il dibattito è stato ed è vivissimo (Moore è solo la punta dell&#039;iceberg). Parlo naturalmente del risultato filmico, visto che “nella realtà” la regista a domanda ha esplicitamente risposto di essere contraria alla tortura.
	Penso che la questione vada scomposta su vari piani. La prima cosa da precisare è che è falso ciò che ho letto anche in diversi commenti qui, ossia che “gli Stati Uniti hanno praticato la tortura”. La CIA l&#039;ha fatto, non gli US, e la cosa è stata fin da subito oggetto di una colossale guerra tra agenzie (l&#039;FBI, per esempio, si è sempre dichiarato contrario). Questo mi sembra importante perché il film non parla di ciò che “gli US hanno fatto”, ma di ciò che ha fatto una sua parte contro il parere di altre (questo non è detto a chiare lettere nel film, ma – penso – perché è evidente per uno spettatore statunitense mediamente avvertito – qui si aprirebbe la questione dell&#039;universalità del film, forse non così universale come potrebbe sembrare).
	Poi, ho letto da qualche parte un&#039;affermazione che trovo giusta, ossia che la parte sulla tortura nel film ha il ruolo di una specie di test di Rorschach: lo spettatore vi vede ciò che vuole vedere (anche Helena, citando Brecht, dice qualcosa di simile). Io credo che Bigelow abbia voluto innanzitutto “ripulire” l&#039;occhio dello spettatore americano dalle più famose scene di tortura recenti, quelle contenute in non ricordo quale stagione della serie TV “24”. Lì, nel mondo perfetto dei peggio conservatori, tutto era così meravigliosamente semplice: dài due ceffoni all&#039;arabo, punti la pistola alla tempia di suo figlio, e lui subito ti confessa piangendo dov&#039;è nascosta la bomba (per inciso, già all&#039;epoca le polemiche erano state furibonde). In ZDT le cose sono per fortuna più complesse: la tortura inizialmente sembra funzionare, poi forse no, poi di nuovo sì ma poco e male... Alla fine, il film mostra che non già lo stesso risultato, ma più e meglio, si sarebbe potuto ottenere fin da subito con più tradizionali tecniche investigative. 
	Su questo punto, l&#039;espediente narrativo (che di narrazioni stiamo parlando è fondamentale ripeterlo, perché cosa sia successo “davvero” non lo sa né Bigelow né nessuno, è tutt&#039;ora tutto classified) credo abbia l&#039;obiettivo di rivolgersi a un pubblico più vasto della sinistra e dei liberal americani, che queste cose le sapevano già. Da qui penso derivi anche il punto di vista “sospeso” di Bigelow sulle scene di tortura. Questa naturalmente è solo la mia opinione, e i dibattiti su questo punto specifico sono tutt&#039;ora molto accesi. Ma sappiamo che Bigelow, dichiaratamente liberal e contraria all&#039;uso della tortura, ha studiato arti visive con, tra gli altri, Bruce Nauman e Vito Acconci; insomma, se ha deciso di rappresentare la violenza in quel preciso modo, si potrà almeno concederle che FORSE sapeva cosa stava facendo.
	Noto solo, di passaggio, che su questo punto negli US la polemica non è stata tanto tra esperti di cinema, quanto tra esperti di intelligence pro o contro il rispetto dei diritti umani nell&#039;interrogare i sospetti terroristi; non mi sembra una differenza da poco, né un piccolo merito per un “semplice” film destinato al grande pubblico.

3. Legata al “ne è valsa la pena?” del punto 1. credo sia legata anche la questione della rappresentazione del Nemico. Che in ZDT non è né l&#039;Islam (scivolone per me troppo didascalico, da questo punto di vista, la scena dell&#039;agente della CIA che, musulmano, prega sul tappetino prima di parlare con la protagonista) né gli arabi o gli stranieri. Il nemico nel film è uno solo, UBL (e i suoi complici). Ossessione, quindi, della protagonista e di un Paese intero, che si risolve, dopo più di 10 anni e migliaia di morti, nei pochi fotogrammi di un barbone grigio riversati su un telefonino.
La mia impressione è che ZDT abbia appunto voluto “guarire” il Paese da questa ossessione, facendogliela omeopaticamente rivivere, attraversare, fino a mostrarne la vanità ultima. Si vede anche qui tutta la differenza con un ottimo film di qualche anno fa, “Syriana”, che didascalicamente (ancora una volta) mostrava agli US (ma in quel caso più ai già convertiti, temo) che anche gli arabi sono esseri umani come gli altri. Ma guarda un po&#039;... Ma era un po&#039; di anni fa, e quello specifico discorso era forse più necessario di quanto non lo sia ora, quando le ferite statunitensi e le conseguenti paranoie riguardo agli arabi sembrano stare lentamente rimarginandosi (e i droni autorizzati a volare sul territorio nazionale infatti spareranno su tutti, non solo su di loro).

Questi gli aspetti che più mi hanno interessato di questo film, che comunque non mi è sembrato il migliore della regista, forse perché sottoposto a tensioni (della storia e dell&#039;attualità) troppo violente. Forse, l&#039;unica parte che ho trovato davvero “bella” è stato quel breve momento di sospensione in cui Maya guarda i navy seals giocare come dei ragazzini, prima di partire per la missione finale. Lì ho ritrovato per pochi istanti quello sguardo ironico ma al tempo stesso profondamente affettuoso, non a priori giudicante, sul mondo maschile, che è quanto amo più di lei – da certi momenti di Point Break a molte parti di The Weight of Water, che forse non è il suo film più famoso ma di certo nemmeno il peggiore, di certo il suo più intelligentemente e lucidamente sospeso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto settimana scorsa.<br />
	L&#8217;ho trovato un film molto complesso e dico subito che tutto sommato mi è piaciuto, in parte nonostante e in parte proprio grazie ai numerosi problemi (non tutti risolti) che mi sembra porre.<br />
	Il primo punto che mi sembra importante è la genesi del film. Mi viene da pensare che sarebbe stata un&#8217;opera di più semplice lettura se non fosse stata, in un certo senso, battuta sul tempo dalla realtà che si proponeva di descrivere. Come si sa, il film era già in avanzato stadio di progettazione (sceneggiatura e pre-produzione erano complete e stavano per iniziare le riprese) e doveva essere sulla infruttuosa caccia a UBL – proprio quando lo stesso UBL è stato ucciso. Questo ha ovviamente imposto un radicale ripensamento della struttura del film e si può pensare che dal progetto originario sarebbe uscito qualcosa di molto più simile a “Hurt Locker”: semplificando, il lento e anti-narrativo sprofondamento di un individuo nell&#8217;ossessione e nell&#8217;alienazione causate dallo stato di guerra permanente, accerchiata, in cui gli US hanno vissuto questi ultimi anni.<br />
	La mia impressione è che sia stata la “realtà” a imporre a Bigelow un punto di vista molto più sfumato sulla storia che racconta.<br />
	Vorrei concentrarmi su tre punti:</p>
<p>	1. La rappresentazione della donna;<br />
	2. La rappresentazione della tortura;<br />
	3. La rappresentazione del nemico.</p>
<p>1. Dice anche Inglese nella recensione qui sopra che ZDT è <i>anche</i> un film su una donna che riesce dove gli uomini falliscono. Eppure, ripensando per esempio alle foto delle donne torturatrici di Abu Ghraib, che Bigelow avrà naturalmente visto, questo punto appare subito molto fragile. Di conseguenza, quello che io ho trovato interessante è il modo ben poco trionfalistico con cui è descritto questo apparente successo della parità di genere. Anche per la donna di ZDT, come per l&#8217;uomo di Hurt Locker, il “successo” coincide con la distruzione delle vite altrui ma anche e soprattutto della propria (per inciso, vista dagli US dove mi trovo adesso, l&#8217;aspetto più impressionante di questa parabola ossessiva è proprio la sua assoluta quotidianità, che Bigelow come già – ancora – in Hurt Locker mostra alla perfezione). Il pianto muto della protagonista, nella scena conclusiva, esprime la semplice e fondamentale domanda “Ne è valsa la pena [per una donna]?”. La risposta a me non sembra essere né un sì né un no netti (anche se tendenti al no, almeno mi è parso). È questo il primo livello a cui il film resta volutamente ambiguo.</p>
<p>2. Il secondo livello ambiguo è anche quello che più (letteralmente) salta agli occhi, cioè quello della rappresentazione della tortura. Su cosa Bigelow abbia “voluto dire” in merito il dibattito è stato ed è vivissimo (Moore è solo la punta dell&#8217;iceberg). Parlo naturalmente del risultato filmico, visto che “nella realtà” la regista a domanda ha esplicitamente risposto di essere contraria alla tortura.<br />
	Penso che la questione vada scomposta su vari piani. La prima cosa da precisare è che è falso ciò che ho letto anche in diversi commenti qui, ossia che “gli Stati Uniti hanno praticato la tortura”. La CIA l&#8217;ha fatto, non gli US, e la cosa è stata fin da subito oggetto di una colossale guerra tra agenzie (l&#8217;FBI, per esempio, si è sempre dichiarato contrario). Questo mi sembra importante perché il film non parla di ciò che “gli US hanno fatto”, ma di ciò che ha fatto una sua parte contro il parere di altre (questo non è detto a chiare lettere nel film, ma – penso – perché è evidente per uno spettatore statunitense mediamente avvertito – qui si aprirebbe la questione dell&#8217;universalità del film, forse non così universale come potrebbe sembrare).<br />
	Poi, ho letto da qualche parte un&#8217;affermazione che trovo giusta, ossia che la parte sulla tortura nel film ha il ruolo di una specie di test di Rorschach: lo spettatore vi vede ciò che vuole vedere (anche Helena, citando Brecht, dice qualcosa di simile). Io credo che Bigelow abbia voluto innanzitutto “ripulire” l&#8217;occhio dello spettatore americano dalle più famose scene di tortura recenti, quelle contenute in non ricordo quale stagione della serie TV “24”. Lì, nel mondo perfetto dei peggio conservatori, tutto era così meravigliosamente semplice: dài due ceffoni all&#8217;arabo, punti la pistola alla tempia di suo figlio, e lui subito ti confessa piangendo dov&#8217;è nascosta la bomba (per inciso, già all&#8217;epoca le polemiche erano state furibonde). In ZDT le cose sono per fortuna più complesse: la tortura inizialmente sembra funzionare, poi forse no, poi di nuovo sì ma poco e male&#8230; Alla fine, il film mostra che non già lo stesso risultato, ma più e meglio, si sarebbe potuto ottenere fin da subito con più tradizionali tecniche investigative.<br />
	Su questo punto, l&#8217;espediente narrativo (che di narrazioni stiamo parlando è fondamentale ripeterlo, perché cosa sia successo “davvero” non lo sa né Bigelow né nessuno, è tutt&#8217;ora tutto classified) credo abbia l&#8217;obiettivo di rivolgersi a un pubblico più vasto della sinistra e dei liberal americani, che queste cose le sapevano già. Da qui penso derivi anche il punto di vista “sospeso” di Bigelow sulle scene di tortura. Questa naturalmente è solo la mia opinione, e i dibattiti su questo punto specifico sono tutt&#8217;ora molto accesi. Ma sappiamo che Bigelow, dichiaratamente liberal e contraria all&#8217;uso della tortura, ha studiato arti visive con, tra gli altri, Bruce Nauman e Vito Acconci; insomma, se ha deciso di rappresentare la violenza in quel preciso modo, si potrà almeno concederle che FORSE sapeva cosa stava facendo.<br />
	Noto solo, di passaggio, che su questo punto negli US la polemica non è stata tanto tra esperti di cinema, quanto tra esperti di intelligence pro o contro il rispetto dei diritti umani nell&#8217;interrogare i sospetti terroristi; non mi sembra una differenza da poco, né un piccolo merito per un “semplice” film destinato al grande pubblico.</p>
<p>3. Legata al “ne è valsa la pena?” del punto 1. credo sia legata anche la questione della rappresentazione del Nemico. Che in ZDT non è né l&#8217;Islam (scivolone per me troppo didascalico, da questo punto di vista, la scena dell&#8217;agente della CIA che, musulmano, prega sul tappetino prima di parlare con la protagonista) né gli arabi o gli stranieri. Il nemico nel film è uno solo, UBL (e i suoi complici). Ossessione, quindi, della protagonista e di un Paese intero, che si risolve, dopo più di 10 anni e migliaia di morti, nei pochi fotogrammi di un barbone grigio riversati su un telefonino.<br />
La mia impressione è che ZDT abbia appunto voluto “guarire” il Paese da questa ossessione, facendogliela omeopaticamente rivivere, attraversare, fino a mostrarne la vanità ultima. Si vede anche qui tutta la differenza con un ottimo film di qualche anno fa, “Syriana”, che didascalicamente (ancora una volta) mostrava agli US (ma in quel caso più ai già convertiti, temo) che anche gli arabi sono esseri umani come gli altri. Ma guarda un po&#8217;&#8230; Ma era un po&#8217; di anni fa, e quello specifico discorso era forse più necessario di quanto non lo sia ora, quando le ferite statunitensi e le conseguenti paranoie riguardo agli arabi sembrano stare lentamente rimarginandosi (e i droni autorizzati a volare sul territorio nazionale infatti spareranno su tutti, non solo su di loro).</p>
<p>Questi gli aspetti che più mi hanno interessato di questo film, che comunque non mi è sembrato il migliore della regista, forse perché sottoposto a tensioni (della storia e dell&#8217;attualità) troppo violente. Forse, l&#8217;unica parte che ho trovato davvero “bella” è stato quel breve momento di sospensione in cui Maya guarda i navy seals giocare come dei ragazzini, prima di partire per la missione finale. Lì ho ritrovato per pochi istanti quello sguardo ironico ma al tempo stesso profondamente affettuoso, non a priori giudicante, sul mondo maschile, che è quanto amo più di lei – da certi momenti di Point Break a molte parti di The Weight of Water, che forse non è il suo film più famoso ma di certo nemmeno il peggiore, di certo il suo più intelligentemente e lucidamente sospeso.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Sandro		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/11/zero-dark-thirty-la-cancellazione-dellalterita-del-nemico-e-lesibizione-della-tortura/#comment-232490</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2013 17:23:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44884#comment-232490</guid>

					<description><![CDATA[concordo film patriottico intelligentemente e raffinatamente patriottico, e come tutti i film patriottici anche un film di propaganda....però non capisco perchè, visto che l’autore dell’articolo si aspettava un film patriottico, poi si inquieti per la negazione dell’altro che vi è contenuta, la propaganda non prevede di curarsi delle ragioni altrui quindi notare quest’aspetto e farne altro rispetto al patriottismo mi sembra questo si ingenuo.
Per quanto riguarda la tortura, aldilà dell’analisi di Zizek che io condivido, quello che dice il film è esattamente che: la tortura è legittima…lo dice la logica, oserei dire l’etica del film, in ogni fotogramma sia in quelli dedicati alla tortura sia in quelli che descrivono la caccia e la cattura si capisce che tutto viene fatto per un bene superiore al quale sottostà qualsiasi altra considerazione e questo bene è la morte del cattivo!
del resto quello che dice Moore più che sottile a me pare una indiretta conferma della tesi di zizek visto che sostiene che non è tanto la logica intrinseca del film a condannare la tortura ma l’etica di chi lo guarda…e stiamo freschi altra bella ingenuità negare la forza della manipolazione propagandistica.
Per finire quel dettaglio che l’autore cita, in modo piuttosto contorto devo dire, come la prova che la condanna della tortura è evidente e cioè il collare che viene messo ad un certo punto al torturato ai miei occhi appare in modo del tutto logico come quello che è....un ennesimo espediente per umiliarlo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>concordo film patriottico intelligentemente e raffinatamente patriottico, e come tutti i film patriottici anche un film di propaganda&#8230;.però non capisco perchè, visto che l’autore dell’articolo si aspettava un film patriottico, poi si inquieti per la negazione dell’altro che vi è contenuta, la propaganda non prevede di curarsi delle ragioni altrui quindi notare quest’aspetto e farne altro rispetto al patriottismo mi sembra questo si ingenuo.<br />
Per quanto riguarda la tortura, aldilà dell’analisi di Zizek che io condivido, quello che dice il film è esattamente che: la tortura è legittima…lo dice la logica, oserei dire l’etica del film, in ogni fotogramma sia in quelli dedicati alla tortura sia in quelli che descrivono la caccia e la cattura si capisce che tutto viene fatto per un bene superiore al quale sottostà qualsiasi altra considerazione e questo bene è la morte del cattivo!<br />
del resto quello che dice Moore più che sottile a me pare una indiretta conferma della tesi di zizek visto che sostiene che non è tanto la logica intrinseca del film a condannare la tortura ma l’etica di chi lo guarda…e stiamo freschi altra bella ingenuità negare la forza della manipolazione propagandistica.<br />
Per finire quel dettaglio che l’autore cita, in modo piuttosto contorto devo dire, come la prova che la condanna della tortura è evidente e cioè il collare che viene messo ad un certo punto al torturato ai miei occhi appare in modo del tutto logico come quello che è&#8230;.un ennesimo espediente per umiliarlo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/11/zero-dark-thirty-la-cancellazione-dellalterita-del-nemico-e-lesibizione-della-tortura/#comment-232427</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Feb 2013 17:51:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44884#comment-232427</guid>

					<description><![CDATA[forse su questo mi sbaglio completamente, ma penso che il problema dei cittadini statunitensi nei confronti dell&#039;era Bush e dell&#039;attuale presidenza Obama non si risolva a livello di esplicita intenzione di un regista. Conta poco che la Bigelow ci abbia messo o meno un gran punto di domanda. Conta di più se ce lo metterà o meno lo spettatore del film, per altro non per forza statunitense. Ora su questo io ho una mia idea, non certo certezze granitiche. Ma di certo mi pare molto opinabile qualsiasi certezza granitica sul fatto che integrare che &quot;siamo un paese democratico e che esercita la tortura&quot; sia qualcosa di così non problematico sul lungo periodo. (E dico questo non rivolto a te, in quanto non mi sembra ti sei espressa graniticamente su questo.) 
Per il resto ricordo che, al di là di tutto, nello specifico trovo il film della Bigelow mostruosamente sintomatico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>forse su questo mi sbaglio completamente, ma penso che il problema dei cittadini statunitensi nei confronti dell&#8217;era Bush e dell&#8217;attuale presidenza Obama non si risolva a livello di esplicita intenzione di un regista. Conta poco che la Bigelow ci abbia messo o meno un gran punto di domanda. Conta di più se ce lo metterà o meno lo spettatore del film, per altro non per forza statunitense. Ora su questo io ho una mia idea, non certo certezze granitiche. Ma di certo mi pare molto opinabile qualsiasi certezza granitica sul fatto che integrare che &#8220;siamo un paese democratico e che esercita la tortura&#8221; sia qualcosa di così non problematico sul lungo periodo. (E dico questo non rivolto a te, in quanto non mi sembra ti sei espressa graniticamente su questo.)<br />
Per il resto ricordo che, al di là di tutto, nello specifico trovo il film della Bigelow mostruosamente sintomatico.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: helena janeczek		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/11/zero-dark-thirty-la-cancellazione-dellalterita-del-nemico-e-lesibizione-della-tortura/#comment-232425</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Feb 2013 17:09:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44884#comment-232425</guid>

					<description><![CDATA[La &quot;perdita dell&#039;innocenza&quot; è una delle chiavi di lettura, ma in parte ha sempre collimato con un &quot;è accettabile che noi inseguiamo i nostri interessi facendo questo e diventando questo?&quot; Sicuro che togliere il punto di domanda sia un guadagno? Io non lo so.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La &#8220;perdita dell&#8217;innocenza&#8221; è una delle chiavi di lettura, ma in parte ha sempre collimato con un &#8220;è accettabile che noi inseguiamo i nostri interessi facendo questo e diventando questo?&#8221; Sicuro che togliere il punto di domanda sia un guadagno? Io non lo so.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/11/zero-dark-thirty-la-cancellazione-dellalterita-del-nemico-e-lesibizione-della-tortura/#comment-232423</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Feb 2013 16:24:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44884#comment-232423</guid>

					<description><![CDATA[a Helena
&quot;A differenza degli altri film di “guerra sporca” non è tanto la disumanizzazione del nemico a passare come un dato di fatto ineluttabile, ma la propria.&quot;
Sono d&#039;accordo. E che piaccia o meno, a me sembra un oggettivo guadagno almeno sul piano della memoria pubblica. Piano che a me interessa in questo caso, ben più della semplice espressione individuale di un&#039;opinione pro o contro la guerra. La domanda &quot;cosa ci facciamo qui?&quot; per me è parte della retorica più generale della &quot;perdita d&#039;innocenza&quot;. Pensavamo di essere buoni e bravi, ma arrivati qui finiamo con l&#039;usare allegramente il napalm. Ma io insisto che questa retorica che pure ha una sua funzione critica si appoggia molto spesso a una constatazione: siamo diventati cattivi perché il nemico, in ogni caso, era molto cattivo. Non i civili vietnamiti, ma i vietcong armati del &quot;Cacciatore&quot; o quelli di cui parla Kurtz-Brando, che in un villaggio avevano tagliato un braccio a tutti gli abitanti perché - se ben ricordo - erano colpevoli di intelligenza con il nemico statunitense.
Ora se non altro non si potrà più utilizzare il mito dell&#039;innocenza perduta: prima di partire, innocente e, arrivato nell&#039;inferno della guerra, &quot;corrotto&quot;. Ora non c&#039;è nessuna innocenza originaria su cui indulgere. 
Assumere &quot;pubblicamente&quot; di essere democratici e pro-tortura non è faccenda così facile, come molti pretendono sia. Credo che Moore abbia ragione su questo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a Helena<br />
&#8220;A differenza degli altri film di “guerra sporca” non è tanto la disumanizzazione del nemico a passare come un dato di fatto ineluttabile, ma la propria.&#8221;<br />
Sono d&#8217;accordo. E che piaccia o meno, a me sembra un oggettivo guadagno almeno sul piano della memoria pubblica. Piano che a me interessa in questo caso, ben più della semplice espressione individuale di un&#8217;opinione pro o contro la guerra. La domanda &#8220;cosa ci facciamo qui?&#8221; per me è parte della retorica più generale della &#8220;perdita d&#8217;innocenza&#8221;. Pensavamo di essere buoni e bravi, ma arrivati qui finiamo con l&#8217;usare allegramente il napalm. Ma io insisto che questa retorica che pure ha una sua funzione critica si appoggia molto spesso a una constatazione: siamo diventati cattivi perché il nemico, in ogni caso, era molto cattivo. Non i civili vietnamiti, ma i vietcong armati del &#8220;Cacciatore&#8221; o quelli di cui parla Kurtz-Brando, che in un villaggio avevano tagliato un braccio a tutti gli abitanti perché &#8211; se ben ricordo &#8211; erano colpevoli di intelligenza con il nemico statunitense.<br />
Ora se non altro non si potrà più utilizzare il mito dell&#8217;innocenza perduta: prima di partire, innocente e, arrivato nell&#8217;inferno della guerra, &#8220;corrotto&#8221;. Ora non c&#8217;è nessuna innocenza originaria su cui indulgere.<br />
Assumere &#8220;pubblicamente&#8221; di essere democratici e pro-tortura non è faccenda così facile, come molti pretendono sia. Credo che Moore abbia ragione su questo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: helena janeczek		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/11/zero-dark-thirty-la-cancellazione-dellalterita-del-nemico-e-lesibizione-della-tortura/#comment-232420</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Feb 2013 15:23:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44884#comment-232420</guid>

					<description><![CDATA[Aggiungo: il cinema (e la letteratura) americano a partire dal Vietnam aveva, grosso modo, sempre lo stesso centro. Attraverso la storia di singoli o di unità militari che ne diventavano esempio, metteva in scena la domanda &quot;cosa ci sta facendo a noi, questa guerra?&quot; &quot;Che cosa diventiamo finendo maciullati senza capirne la ragione, bruciando i civili con il napalm, vivendo sospesi tra noia e paranoia?&quot; E&#039; il loro specifico, il loro limite, visto che in questa prospettiva per i vietnamiti o gli iracheni c&#039;è al massimo il ruolo secondario e indistinto delle vittime innocenti (mostrarli, però, anche solo così però è stato e resta importante).
Ora qui abbiamo persino un nemico con nome, mostrato con il volto massacrato, in primo piano. Mostrato mentre mangia. Ma per converso la domanda &quot;che cosa significa per noi torturare un uomo e passargli un piatto di olive e hummus&quot; non viene più posta.
A differenza degli altri film di &quot;guerra sporca&quot; non è tanto la disumanizzazione del nemico a passare come un dato di fatto ineluttabile, ma la propria.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aggiungo: il cinema (e la letteratura) americano a partire dal Vietnam aveva, grosso modo, sempre lo stesso centro. Attraverso la storia di singoli o di unità militari che ne diventavano esempio, metteva in scena la domanda &#8220;cosa ci sta facendo a noi, questa guerra?&#8221; &#8220;Che cosa diventiamo finendo maciullati senza capirne la ragione, bruciando i civili con il napalm, vivendo sospesi tra noia e paranoia?&#8221; E&#8217; il loro specifico, il loro limite, visto che in questa prospettiva per i vietnamiti o gli iracheni c&#8217;è al massimo il ruolo secondario e indistinto delle vittime innocenti (mostrarli, però, anche solo così però è stato e resta importante).<br />
Ora qui abbiamo persino un nemico con nome, mostrato con il volto massacrato, in primo piano. Mostrato mentre mangia. Ma per converso la domanda &#8220;che cosa significa per noi torturare un uomo e passargli un piatto di olive e hummus&#8221; non viene più posta.<br />
A differenza degli altri film di &#8220;guerra sporca&#8221; non è tanto la disumanizzazione del nemico a passare come un dato di fatto ineluttabile, ma la propria.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: helena		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/11/zero-dark-thirty-la-cancellazione-dellalterita-del-nemico-e-lesibizione-della-tortura/#comment-232419</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Feb 2013 14:55:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44884#comment-232419</guid>

					<description><![CDATA[L&#039;ho visto, mi sono anche addormentata (non durante il waterboarding). Condivido quel che scrive Girolamo, ma forse andrei oltre. Il film è raccontato da un punto di vista sostanzialmente vuoto, funzionale; perché non sappiamo nulla della protagonista- non ne conosciamo né il nome, né la storia, né le emozioni o il &quot;disturbo&quot; più profondo. Degli altri personaggi della Cia ancora meno. Figuriamoci degli arabi.
Il che evita il rischio di &quot;umanizzare&quot; i torturatori. Ma se questi sono soltanto interscambiabili attori chiamati a fare il dirty job, ciascun spettatore potrà, dopo un tempo soggettivamente variabile, ritrovarsi sulle  proprie posizioni di partenza rispetto all&#039;uso della tortura in particolare e l&#039;esercizio del potere fuori dal diritto in generale.
Il che potrebbe anche essere una virtù brechtiana (vedete voi di dare il vostro giudizio, io regista non vi imbecco), ma non so. Mi pare piuttosto una certa dose paraculismo estetico-politico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ho visto, mi sono anche addormentata (non durante il waterboarding). Condivido quel che scrive Girolamo, ma forse andrei oltre. Il film è raccontato da un punto di vista sostanzialmente vuoto, funzionale; perché non sappiamo nulla della protagonista- non ne conosciamo né il nome, né la storia, né le emozioni o il &#8220;disturbo&#8221; più profondo. Degli altri personaggi della Cia ancora meno. Figuriamoci degli arabi.<br />
Il che evita il rischio di &#8220;umanizzare&#8221; i torturatori. Ma se questi sono soltanto interscambiabili attori chiamati a fare il dirty job, ciascun spettatore potrà, dopo un tempo soggettivamente variabile, ritrovarsi sulle  proprie posizioni di partenza rispetto all&#8217;uso della tortura in particolare e l&#8217;esercizio del potere fuori dal diritto in generale.<br />
Il che potrebbe anche essere una virtù brechtiana (vedete voi di dare il vostro giudizio, io regista non vi imbecco), ma non so. Mi pare piuttosto una certa dose paraculismo estetico-politico.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: girolamo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/11/zero-dark-thirty-la-cancellazione-dellalterita-del-nemico-e-lesibizione-della-tortura/#comment-232396</link>

		<dc:creator><![CDATA[girolamo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Feb 2013 14:38:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44884#comment-232396</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2013/02/11/zero-dark-thirty-la-cancellazione-dellalterita-del-nemico-e-lesibizione-della-tortura/#comment-232389&quot;&gt;lorenzo galbiati&lt;/a&gt;.

Per il montaggio, l&#039;uso della macchina, la misura nella recitazione di quasi tutti gli attori, per la media distanza che mantiene tra l&#039;oggetto narrato e il punto di vista della regia, per la scansione dei tempi filmici. Aspetti che ho liquidato in fretta col riferimento alle candidature agli Oscar: il testo essendo scritto per il sito di un collettivo politico, mi interessava di più parlare di altro (non era una &quot;recensione&quot;, insomma).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/02/11/zero-dark-thirty-la-cancellazione-dellalterita-del-nemico-e-lesibizione-della-tortura/#comment-232389">lorenzo galbiati</a>.</p>
<p>Per il montaggio, l&#8217;uso della macchina, la misura nella recitazione di quasi tutti gli attori, per la media distanza che mantiene tra l&#8217;oggetto narrato e il punto di vista della regia, per la scansione dei tempi filmici. Aspetti che ho liquidato in fretta col riferimento alle candidature agli Oscar: il testo essendo scritto per il sito di un collettivo politico, mi interessava di più parlare di altro (non era una &#8220;recensione&#8221;, insomma).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-05-10 14:45:23 by W3 Total Cache
-->