Ciao Gabriele

13 febbraio 2013
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Gabriele Basilico Ho appena saputo che Gabriele Basilico non c’è più. Ve lo dico con le lacrime agli occhi. L’ultima volta che ci siamo parlati era al Festival della Fotografia Europea dello scorso anno. Come al solito ci siamo detti di vederci più spesso e come al solito non l’abbiamo fatto.

Era nato a Milano nel 1944. Laureato al Politecnico di Milano era per noi giovani studentelli di architettura l’occhio perfetto.

Quando pubblicai il mio Metropoli per principianti, nel 2008, molti mi contestarono l’assenza di fotografie. “Le uniche che vorrei sarebbero quelle di Basilico” rispondevo, vezzoso. Neppure un anno appresso lo conobbi, proprio ad una mostra di sue fotografie, a Lucca. “Se me lo chiedevi te le davo volentieri le mie foto” mi disse. L’idea che Basilico mi leggesse era inconcepibile per me, troppo onore, troppa responsabilità,  troppo tutto!

“Dobbiamo fare una cosa assieme prima o poi”, mi disse, un’altra volta, allo Spazio Oberdan, a Milano. Era un uomo generoso, è tutta colpa mia, della mia ignavia, se non se ne è mai fatto nulla.

Scusate, non riesco a dire molto di più. Qui sotto allego una sua fotografia che ho scaricato da qui.

Ciao Gabriele, e scusami.

 

Gabriele_Basilico_.

 

 

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8 Responses to Ciao Gabriele

  1. rodolfo il 13 febbraio 2013 alle 17:23

    L’ho appena saputo anch’io e sono addolorato. Sono stato giovane fotografo con un personale sistema mitologico e lui ne faceva parte. Quando raggiungi una certa età e cominci a perdere i riferimenti è come se si staccasse un pezzetto di te…Muori un poco anche tu.

  2. Mónica Flores il 13 febbraio 2013 alle 18:26

    Mi dispiace tanto, davvero…

  3. jacoponinni il 13 febbraio 2013 alle 20:14

    Un fotografo unico. Da Beirut a Milano, ha raccontato il dolore silenzioso delle metropoli.

  4. Francesca Valente il 13 febbraio 2013 alle 21:14

    Commozione.

  5. Manuela Raganati il 13 febbraio 2013 alle 21:34

    Ci sono persone che non dovrebbero lasciarci mai…

  6. db il 14 febbraio 2013 alle 01:52

    non si può parlare di uno (in più morto) senza parlare di sé ?

  7. mauro baldrati il 14 febbraio 2013 alle 09:17

    Era un punto di riferimento per tutti noi fotografi. E’ proprio il caso di dirlo: un Maestro.

  8. diamonds il 14 febbraio 2013 alle 18:53

    in punta di piedi sopra le macerie non perdeva la concentrazione.Una prece chicana

    http://austintownhall.com/wp-content/uploads/2009/01/beirut-la-llorona.mp3



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