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	Commenti a: Sillabario – Per un manifesto sulla Scuola Bene Comune (versione 1.0) – Dalla H alla T	</title>
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		Di: Daniele Lo Vetere		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Lo Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2013 10:54:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Credo che si possa, anzi sarebbe interessante, discutere a lungo su questo argomento, cioè quanta laboratorialità e quale. 
Immagino, dal tuo accennare alla bottega 500esca (ci diamo del tu? Immagino saremo colleghi), che tu voglia dire che esistono i cambi di paradigma, esistono e sono esistite forme di apprendimento e di scuola diverse .

Tuttavia io insisterei ancora una volta sul fatto che un manifesto non dovrebbe essere prescrittivo di UNA tecnica o UN approccio, perché si rischia, come sempre, di buttare via il bambino con l&#039;acqua sporca.
Fai l&#039;esempio della didattica della scrittura. Ecco, in quel caso direi che la laboratorialità si impone da sé (e, in un certo senso, qualsiasi insegnante abbia fatto e faccia già scrivere i propri allievi, fa un laboratorio, anche se non lo sa e non lo chiama così). 
Ma io parlavo dell&#039;insegnamento della letteratura, della conoscenza di testi e valori nella storia. Credo fermamente che il nostro ripetere le interpretazioni dei critici depositate nei manuali non sia fare letteratura e che si dovrebbe puntare tutto sull&#039;educazione all&#039;interpretazione. Ma interpretare è un&#039;arte difficile, c&#039;è bisogno di grandi guide, di modelli e non si può dimenticare che un testo privo del suo contesto e della storia delle interpretazioni che ne sono state date è un testo passibile facilmente di fraintendimenti, anche gravi. 
Posso citare il caso di un collega che ha tentato di sfrondare l&#039;insegnamento della letteratura da ogni verticalità e frontalità, lavorando in forma laboratoriale, di ricerca autonoma degli allievi. E&#039; venuto fuori un gran pasticccio e un impoverimento netto dell&#039;apprendimento e delle capacità di penetrazione critica della letteratura. Povero lui, ha anche provocato una sollevazione in massa dei genitori e molti mugugni degli studenti.
Perciò: cautela, nessuna prescrittività, parliamone.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che si possa, anzi sarebbe interessante, discutere a lungo su questo argomento, cioè quanta laboratorialità e quale.<br />
Immagino, dal tuo accennare alla bottega 500esca (ci diamo del tu? Immagino saremo colleghi), che tu voglia dire che esistono i cambi di paradigma, esistono e sono esistite forme di apprendimento e di scuola diverse .</p>
<p>Tuttavia io insisterei ancora una volta sul fatto che un manifesto non dovrebbe essere prescrittivo di UNA tecnica o UN approccio, perché si rischia, come sempre, di buttare via il bambino con l&#8217;acqua sporca.<br />
Fai l&#8217;esempio della didattica della scrittura. Ecco, in quel caso direi che la laboratorialità si impone da sé (e, in un certo senso, qualsiasi insegnante abbia fatto e faccia già scrivere i propri allievi, fa un laboratorio, anche se non lo sa e non lo chiama così).<br />
Ma io parlavo dell&#8217;insegnamento della letteratura, della conoscenza di testi e valori nella storia. Credo fermamente che il nostro ripetere le interpretazioni dei critici depositate nei manuali non sia fare letteratura e che si dovrebbe puntare tutto sull&#8217;educazione all&#8217;interpretazione. Ma interpretare è un&#8217;arte difficile, c&#8217;è bisogno di grandi guide, di modelli e non si può dimenticare che un testo privo del suo contesto e della storia delle interpretazioni che ne sono state date è un testo passibile facilmente di fraintendimenti, anche gravi.<br />
Posso citare il caso di un collega che ha tentato di sfrondare l&#8217;insegnamento della letteratura da ogni verticalità e frontalità, lavorando in forma laboratoriale, di ricerca autonoma degli allievi. E&#8217; venuto fuori un gran pasticccio e un impoverimento netto dell&#8217;apprendimento e delle capacità di penetrazione critica della letteratura. Povero lui, ha anche provocato una sollevazione in massa dei genitori e molti mugugni degli studenti.<br />
Perciò: cautela, nessuna prescrittività, parliamone.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Valerio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/23/sillabario-per-un-manifesto-sulla-scuola-bene-comune-versione-1-0-dalla-h-alla-t/#comment-233281</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 23:31:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2013/02/23/sillabario-per-un-manifesto-sulla-scuola-bene-comune-versione-1-0-dalla-h-alla-t/#comment-232498&quot;&gt;renatamorresi&lt;/a&gt;.

Grazie Renata. Ottime osservazioni. Ne faremo tesoro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/02/23/sillabario-per-un-manifesto-sulla-scuola-bene-comune-versione-1-0-dalla-h-alla-t/#comment-232498">renatamorresi</a>.</p>
<p>Grazie Renata. Ottime osservazioni. Ne faremo tesoro.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Valerio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/23/sillabario-per-un-manifesto-sulla-scuola-bene-comune-versione-1-0-dalla-h-alla-t/#comment-233280</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 23:29:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Daniele e Paolo: Grazie delle osservazioni, che in parte condivido. Tuttavia la mia piccola esperienza di insegnamento mi sta convincendo che la sfida della classe ribaltata è da prendere in tutta la sua radicalità. L&#039;insegnamento integralmente attivo è una prospettiva a cui non siamo abituati perché non abbia appreso così, almeno non tutto. La classe ribaltata, del resto, non sostituisce la lezione frontale - cos&#039;è un video realizzato dal professore se non una lezione frontale registrata? - ma la mette a disposizione dell&#039;alunno che può affrontarla con i suoi tempi e i suoi modi. Quest&#039;anno insegno diverse materie ma solo una sono in grado di insegnarla in forma integralmente laboratoriale, così come l&#039;ho appresa, per l&#039;appunto: giornalismo, che uso nell&#039;ora di Approfondimento d&#039;Italiano. 
È chiaro che se non so insegnare italiano in maniera integralmente laboratoriale, è bene che continui a integrare lezioni frontali e laboratorio, altrimenti farei dei danni e basta. Tuttavia, se avessi appreso a leggere e scrivere in forma integralmente laboratoriale, avrei insegnato a leggere e scrivere così, perché è più stimolante, coinvolgente, libero. L&#039;autoformazione o la coformazione, in accademie e botteghe antiche e cinquecentesche, è quella che ha prodotto i migliori risultati, del resto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Daniele e Paolo: Grazie delle osservazioni, che in parte condivido. Tuttavia la mia piccola esperienza di insegnamento mi sta convincendo che la sfida della classe ribaltata è da prendere in tutta la sua radicalità. L&#8217;insegnamento integralmente attivo è una prospettiva a cui non siamo abituati perché non abbia appreso così, almeno non tutto. La classe ribaltata, del resto, non sostituisce la lezione frontale &#8211; cos&#8217;è un video realizzato dal professore se non una lezione frontale registrata? &#8211; ma la mette a disposizione dell&#8217;alunno che può affrontarla con i suoi tempi e i suoi modi. Quest&#8217;anno insegno diverse materie ma solo una sono in grado di insegnarla in forma integralmente laboratoriale, così come l&#8217;ho appresa, per l&#8217;appunto: giornalismo, che uso nell&#8217;ora di Approfondimento d&#8217;Italiano.<br />
È chiaro che se non so insegnare italiano in maniera integralmente laboratoriale, è bene che continui a integrare lezioni frontali e laboratorio, altrimenti farei dei danni e basta. Tuttavia, se avessi appreso a leggere e scrivere in forma integralmente laboratoriale, avrei insegnato a leggere e scrivere così, perché è più stimolante, coinvolgente, libero. L&#8217;autoformazione o la coformazione, in accademie e botteghe antiche e cinquecentesche, è quella che ha prodotto i migliori risultati, del resto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Paolo Durando		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/23/sillabario-per-un-manifesto-sulla-scuola-bene-comune-versione-1-0-dalla-h-alla-t/#comment-232655</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo Durando]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Feb 2013 15:07:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono un insegnante di lettere di 50 anni e non posso che sottoscrivere quanto osserva Lo Vetere. La lezione frontale resta, in alcuni momenti del percorso formativo, insostituibile, soprattutto nelle discipline umanistiche. Questo unanimismo contro la lezione frontale, questo clichè del &quot;laboratorio&quot; (corsi e ricorsi di certo feticismo terminologico...) altro non è, ancora ma volta, che conformismo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono un insegnante di lettere di 50 anni e non posso che sottoscrivere quanto osserva Lo Vetere. La lezione frontale resta, in alcuni momenti del percorso formativo, insostituibile, soprattutto nelle discipline umanistiche. Questo unanimismo contro la lezione frontale, questo clichè del &#8220;laboratorio&#8221; (corsi e ricorsi di certo feticismo terminologico&#8230;) altro non è, ancora ma volta, che conformismo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Daniele Lo Vetere		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/23/sillabario-per-un-manifesto-sulla-scuola-bene-comune-versione-1-0-dalla-h-alla-t/#comment-232596</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniele Lo Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Feb 2013 23:15:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Molto - di cui taccio - è condivisibile. Un&#039;osservazione critica sulla voce Flipped classroom e Classi 2.0.

Un approccio più laboratoriale e bottom-up farebbe bene alla nostra scuola, che si parla addosso troppo spesso, ma mi piacerebbe un maggior equilibrio nell&#039;enunciazione delle intenzioni. Molte altre voci di questo sillabario riescono a muoversi intelligentemente tra tradizione e innovazione, nuovi e vecchi paradigmi della conoscenza, mentre in questo caso mi pare che ci sia un po&#039; troppo feticismo nei confronti di un&#039;idea di scuola attiva e centrata sul discente. Credo che Tq non dovrebbe prendere partito pro o contro una didattica frontale o una didattica laboratoriale. Detto banalmente, ci sono grandi lezioni frontali e pessime lezioni laboratoriali. (E, naturalmente, viceversa). Detto forse meno banalmente, un insegnante di letteratura, filosofia, arte, che parli davanti a una classe, se le sue parole hanno in sé il peso specifico di letture e meditazioni non improvvisate, si offre come esempio concreto e umano da imitare. La differenza tra un esempio significativo e un esempio vuoto e retorico lo fa la quantità di vita e cultura che quel modello sa offrire. In ogni caso, prima di agire da sé, di finalizzare e concretizzare ciò che sa in produzioni di qualsivoglia genere, è necessario che lo studente abbia molto interiorizzato e guardare, ascoltare, rimuginare è il modo migliore per farlo. Diversamente si rischia di ottenere da lui la formalizzazione dell&#039;aria fritta. 
Con un laboratorio posso insegnare a scrivere e fare una comprensione del testo sul genere di quelle dell&#039;Invalsi (fondate su cognitivismo e linguistica testuale): molto meno posso sperare di insegnare il quid della letteratura, della filosofia, dell&#039;arte. Ciò senza nulla togliere all&#039;esigenza - fondamentale - di una educazione linguistica seria.

Dunque, per concludere: che il manfesto non sia esclusivo o prescrittivo di certi approcci metodologici; oppure - che sarebbe l&#039;ideale - trovare una formulazione che riesca a contemperare quanto di buono ci sia in una didattica laboratoriale con quanto di buono si dovrebbe salvaguardare di una didattica frontale.

(Sono un insegnante di Lettere di 30 anni)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molto &#8211; di cui taccio &#8211; è condivisibile. Un&#8217;osservazione critica sulla voce Flipped classroom e Classi 2.0.</p>
<p>Un approccio più laboratoriale e bottom-up farebbe bene alla nostra scuola, che si parla addosso troppo spesso, ma mi piacerebbe un maggior equilibrio nell&#8217;enunciazione delle intenzioni. Molte altre voci di questo sillabario riescono a muoversi intelligentemente tra tradizione e innovazione, nuovi e vecchi paradigmi della conoscenza, mentre in questo caso mi pare che ci sia un po&#8217; troppo feticismo nei confronti di un&#8217;idea di scuola attiva e centrata sul discente. Credo che Tq non dovrebbe prendere partito pro o contro una didattica frontale o una didattica laboratoriale. Detto banalmente, ci sono grandi lezioni frontali e pessime lezioni laboratoriali. (E, naturalmente, viceversa). Detto forse meno banalmente, un insegnante di letteratura, filosofia, arte, che parli davanti a una classe, se le sue parole hanno in sé il peso specifico di letture e meditazioni non improvvisate, si offre come esempio concreto e umano da imitare. La differenza tra un esempio significativo e un esempio vuoto e retorico lo fa la quantità di vita e cultura che quel modello sa offrire. In ogni caso, prima di agire da sé, di finalizzare e concretizzare ciò che sa in produzioni di qualsivoglia genere, è necessario che lo studente abbia molto interiorizzato e guardare, ascoltare, rimuginare è il modo migliore per farlo. Diversamente si rischia di ottenere da lui la formalizzazione dell&#8217;aria fritta.<br />
Con un laboratorio posso insegnare a scrivere e fare una comprensione del testo sul genere di quelle dell&#8217;Invalsi (fondate su cognitivismo e linguistica testuale): molto meno posso sperare di insegnare il quid della letteratura, della filosofia, dell&#8217;arte. Ciò senza nulla togliere all&#8217;esigenza &#8211; fondamentale &#8211; di una educazione linguistica seria.</p>
<p>Dunque, per concludere: che il manfesto non sia esclusivo o prescrittivo di certi approcci metodologici; oppure &#8211; che sarebbe l&#8217;ideale &#8211; trovare una formulazione che riesca a contemperare quanto di buono ci sia in una didattica laboratoriale con quanto di buono si dovrebbe salvaguardare di una didattica frontale.</p>
<p>(Sono un insegnante di Lettere di 30 anni)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Sillabario – Per un manifesto sulla Scuola Bene Comune (versione 1.0) &#124;		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/23/sillabario-per-un-manifesto-sulla-scuola-bene-comune-versione-1-0-dalla-h-alla-t/#comment-232501</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sillabario – Per un manifesto sulla Scuola Bene Comune (versione 1.0) &#124;]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Feb 2013 15:50:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Molte voci si sono recentemente levate[2] contro le imposizioni, dall’apparenza talora arbitraria[3], di compiti da svolgere a casa che, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Molte voci si sono recentemente levate[2] contro le imposizioni, dall’apparenza talora arbitraria[3], di compiti da svolgere a casa che, [&#8230;]</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: renatamorresi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/02/23/sillabario-per-un-manifesto-sulla-scuola-bene-comune-versione-1-0-dalla-h-alla-t/#comment-232498</link>

		<dc:creator><![CDATA[renatamorresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Feb 2013 13:10:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44949#comment-232498</guid>

					<description><![CDATA[propongo di aggiungere 

GENERE

da declinare come educazione alle e pratica delle pari opportunità
- nei contenuti (con lezioni di storia di, seminari, incontri, assemblee, ecc. - ho visto assemblee di istituto con il Rotary club che cantava l&#039;inno americano, non mi venite a dire che un po&#039; di coscienza della differenza è roba vetero...)
- nelle rappresentanze studentesche, dei docenti e dei genitori (sì, anche i genitori maschi devono essere invitati a partecipare alla vita della scuola) 
- nei libri di testo adottati (che non vuol dire non insegnare i vecchi misogini di cui son piene le belle lettere, ma insegnarli storicizzando e relativizzando la loro prospettiva + parlare anche delle vecchie megere che abbondano nella storia letteraria ma scarseggiano nelle antologie + non fare finta che Whitman scrivesse alla sua amata)
- nei linguaggi: della didattica, dell&#039;amministrazione e della politica (in questo stesso manifesto non si può sempre scrivere &quot;il docente&quot;, &quot;il bambino&quot;, &quot;lo studente&quot;: introdurre il principio di una tranquilla alternanza con &quot;la docente&quot;, &quot;la bambina, &quot;la studente&quot;, please)


INTERCULTURA

da declinare come educazione al e pratica del dialogo transrazziale, transetnico, transnazionale, ecc.  (che non vuol dire cultura dell&#039;ognuno-è-quello-che-è-lassamolo-fa&#039;-[finché-non-sgarra], ma apertura prospettica ed esercizio dialogico, fin da dentro: i contenuti, le rappresentanze, i libri di testo, i linguaggi, vedi sopra)

(certo, per fare tutto questo occorre, prima di tutto, formazione degli insegnanti, sensibilità delle direzioni didattiche, relazioni costruttive con le famiglie, ecc., ovvero *risorse economiche*)

(sono di corsa, perdonate la sintesi)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>propongo di aggiungere </p>
<p>GENERE</p>
<p>da declinare come educazione alle e pratica delle pari opportunità<br />
&#8211; nei contenuti (con lezioni di storia di, seminari, incontri, assemblee, ecc. &#8211; ho visto assemblee di istituto con il Rotary club che cantava l&#8217;inno americano, non mi venite a dire che un po&#8217; di coscienza della differenza è roba vetero&#8230;)<br />
&#8211; nelle rappresentanze studentesche, dei docenti e dei genitori (sì, anche i genitori maschi devono essere invitati a partecipare alla vita della scuola)<br />
&#8211; nei libri di testo adottati (che non vuol dire non insegnare i vecchi misogini di cui son piene le belle lettere, ma insegnarli storicizzando e relativizzando la loro prospettiva + parlare anche delle vecchie megere che abbondano nella storia letteraria ma scarseggiano nelle antologie + non fare finta che Whitman scrivesse alla sua amata)<br />
&#8211; nei linguaggi: della didattica, dell&#8217;amministrazione e della politica (in questo stesso manifesto non si può sempre scrivere &#8220;il docente&#8221;, &#8220;il bambino&#8221;, &#8220;lo studente&#8221;: introdurre il principio di una tranquilla alternanza con &#8220;la docente&#8221;, &#8220;la bambina, &#8220;la studente&#8221;, please)</p>
<p>INTERCULTURA</p>
<p>da declinare come educazione al e pratica del dialogo transrazziale, transetnico, transnazionale, ecc.  (che non vuol dire cultura dell&#8217;ognuno-è-quello-che-è-lassamolo-fa&#8217;-[finché-non-sgarra], ma apertura prospettica ed esercizio dialogico, fin da dentro: i contenuti, le rappresentanze, i libri di testo, i linguaggi, vedi sopra)</p>
<p>(certo, per fare tutto questo occorre, prima di tutto, formazione degli insegnanti, sensibilità delle direzioni didattiche, relazioni costruttive con le famiglie, ecc., ovvero *risorse economiche*)</p>
<p>(sono di corsa, perdonate la sintesi)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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