Necrologio del comico

7 marzo 2013
Pubblicato da

di Marco Mantello

cigbrolly

Certo che lo fu. Il governo di un blog
costruire una rete di relazioni
dove tutti potevano argomentare
i vaffanculo al comico. E chiamarlo re.

C’era un numero, un formato
e una chiara organizzazione del dato.
Ogni campo stringeva le maglie
in base a regole di maggioranza
mentre fuori proiettavano The Fog

A non essere deliberati mai
erano i caratteri, i disegni, gli smile.
Si insomma in una parola: i mezzi
li stabiliva il programmatore
con una netta ostilità al colore

Sulle icone e nei commenti al post
adottarono un sistema tris-binario
per il pieno rispetto della legalità
permettendo alla parola ‘insieme’
di elaborare programmi e fini
e di redigerli da soli, addirittura.

‘Scriveremo le parole in libertà
sotto rigida dittatura’:
era quella l’ideologia
era quella l’oggettività.

Tutto il resto lo faceva il comico
anche le voci urlate, o le colazioni al bar
convertite in un ‘mi piace’. O in un tweet.
Perchè era brutto dire: la gerarchia.

Dopo di che ci si conosceva, dai!
nella realtà quella vera
si attraversavano gli stretti a nuoto
e i parlamenti in bici
(‘E una multa a chi non lo fa
quando viene a lavoro in auto’)

Il comico ormai, era bagnato fradicio,
in quel mare di camerati, compagni
capiufficio, mobbizzati, imprenditori
di se stessi , amici di amici e
studenti fissi. Eppure continuava a urlare
scortato da pessimi blues
e da rappate sull’acqua pubblica.

Poi, alla fine, ritornò la democrazia
e si tramutò in comizio.
Ogni livido sugli anni persi
ogni forma di potere espresso
corrisposero a un decreto legge
con la foto di una ragazza in calce
il suo viso normale, che non sapeva di attrice
nè di svastica, scudo crociato, falce…

‘Chiudeteli tutti! Giù!’
strilla il comico dal palco
Ha gli occhi chiusi. Non li guarda nemmeno più
sa che ci sono. La maggioranza, là sotto, ride
Sembrano tutti così felici
mentre abbassano gli ombrelli in piazza
e si prendono la pioggia in faccia
come fosse un nuovo modo di salutare
o di obbedire a un ordine

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33 Responses to Necrologio del comico

  1. Chiappanuvoli il 7 marzo 2013 alle 15:10

    Brividi d’auto-Re.
    Foto-grafia con-te-mporanea.

    I sogni finiscono dove agiscono gli esseri umani.

    Complimenti a Marco.

  2. marco il 7 marzo 2013 alle 16:58

    piacevole, parla al passato del futuro – la finzione starebbe nel fatto che tutti sappiamo che quel futuro non si avvererà.

    Davvero?

  3. diamonds il 7 marzo 2013 alle 17:58

    il coccodrillo della satira(o hal 9000-the director cut)

    http://www.youtube.com/watch?v=faHIcYhEQMY

  4. marco mantello il 7 marzo 2013 alle 18:05

    Sinceramente della satira non so che farmene, prefeirei parlare di contenuti…o dle fatto che il comico si sia aoutoproclamato oggi custode della democrazia attribuendosi il merito di avere incanalato a rabbia e la violenze sulla strada parlamentare…Siamo all’autodeificazione…Al di là delle indubbie manipolaizoni dei titoli del corriere la doamnda nel merito è: otto milioni di potenziali terroristi avrebbero votato per il blog di Grillo sostituendo al ‘mi paice’ la scheda elettorale? Dopo il liceo potenao fare qualcosa di meglio, secondo me.

  5. viola il 7 marzo 2013 alle 18:19

    …));

  6. diamonds il 7 marzo 2013 alle 18:37

    tuttavia..tuttavia,per tentare un approccio serio alla faccenda,e so che sul punto in questione potreste non volermi molto bene,bisogna considerare che stando alle magnifiche documentazioni audiovisive che ogni tanto fuori orario ci propone e a quel poco che sappiano(sono del 1968)bisognerebbe capire se i giovani che si lasciavano indottrinare dai gerenti del partito comunista negli anni 70/80,fermo restando che almeno nelle intenzioni era tutto al servizio di uno scopo alto,fossero meno eterodiretti e meno alienati di quanto possono oggi apparirvi gli aderenti al movimento 5 stelle.E meno pericolosi,qualora fossero arrivati dove avevano voglia di arrivare.Di sicuro quando una passione sfiora il fanatismo,e ai nostri giorni anche certe posizioni insospettabili non possono non essere ascritte in quella categoria,non c’è molto da essere allegri

    http://paetulus.com/audio/Tom%20Waits%20-%20Blue%20Valentine/07%20-%20Whistlin'past%20The%20Graveyard.mp3

  7. marco mantello il 7 marzo 2013 alle 18:53

    A me sembra che storicamente il paragone più calzante sia questo:

    -una legge elettorale redatta da anche da liberali, che attribuisce maggioranze abnormi a chi vince le elezioni

    -l’annullamento del coflitto politico nel nome del ‘siamo socialisti, rivoluzionari, anche un po’ fascisti primo periodo, ma sopratutto crediamo che non esistano idee di destra o di sinsitra, solo buone o cattive’

    -la solidariteà corporativa, nel nome della cooperazione fra le classi sociali, ovvero l’annullamento del conflitto politico attraverso la formual politica del consenso della maggioranza, più che l’ascesa di una società civile a società politica, che è un’altra cosa, prorpio storicamente.

    Ora si può essere anticomunisti quanto si vuole, ma il paragone fra le situazioni storiche dell’altro ieri e i rischi di deriva plebisictaria di oggi resta forse un altro: quello con il fascismo. Solo che al dittatore tradizioenal ech efa il biuffone, si sostituisce il comico, anzi il blogo del comico, e il dominio dei ‘mi piace’, o della piazza con gli ombrelli abbassati.

  8. enrico dignani il 8 marzo 2013 alle 14:22

    Il Grillo suona la grancassa e si vede l’arcobaleno: Arrendetevi!

  9. undadoaventifacce il 8 marzo 2013 alle 15:08

    La passata di zirogna ce la siamo già fatta a suo tempo, è inutile mettersi a lagnare, non si può addossare al M5S quella che è la struttura del tessuto politico nel quale si muove (antidemocratica e fondata su un concetto di partecipazione collettiva assimilabile a quella di una platea di spettatori televisivi), nè tantomeno fare una colpa ai suoi fondatori e capi di esservisi saputi muovere bene.
    Non mi pare che il M5S sia meno democratico del PDL o del PD (avete mai chiesto a un militante di base del PD notizie riguardo a cosa fanno i suoi capi? Non sanno niente, anche loro esprimono il loro mi piace e tanto basta), mi pare che sia la società ad essere sempre meno democratica, per motivi interni al sistema politico (e in primis lo svuotamento del parlamento operato dalla “vocazione maggioritaria” del sistema) ed esterni (emersione di centri decisionali superiori alla sfera del politico e autonomi da essa).
    In tutto ciò prendersela con uno dei tre grandi agglomerati di autismo politico che si contendono il terreno al grido di “ne sopravviverà soltanto uno” ha poco senso (e non ditemi che Bersani fa proposte ragionevoli, è solo alla canna del gas, è ben diverso), prendersela con tutti e tre è ancora possibile: c’è un quarto partito che è il vero vincitore delle elezioni, con 3 milioni di voti di scarto (mica briciole), ed è quello del non voto, che nel 2008 fu invece terzo partito.
    Siamo ancora vivi e siamo di più, nel grande conteggio delle masse contrapposte, su col morale.

  10. marco mantello il 8 marzo 2013 alle 16:34

    Io non ho mai sentito dire da nessuno, in modo espresso, che intende raggiungere il 100% dei voti e poi autosciogliere il suo moviemnto, mantenendo suppongo il blog…Non sono un ammiratore del pd, ma credo che un meccanismo come quello delle primarie sia forse diverso da un mi piace su facebook…Quanto al non voto, non credo che sia un partito

  11. enrico dignani il 8 marzo 2013 alle 18:34

    non andare fisicamente a votare è non aver partecipato al sistema, non averli autorizzati.

    • daniele ventre il 13 marzo 2013 alle 15:48

      esatto

  12. marco mantello il 8 marzo 2013 alle 18:50

    A cosa di grazia? Chi?

  13. undadoaquarantottofacce il 8 marzo 2013 alle 21:29

    Ma nessuno punta realmente al 100% dei voti, si punta al 54% dei seggi ottenendo il 21,4% dei consensi, niente male, come democraticità (e non dite che è questa legge elettorale, perchè il Mattarellum è peggiore)…il meccanismo delle primarie è totalmente figlio del berlusconismo, nel suo proporre la scelta tra figurine carismatiche da proporre per la guida del paese (nell’illusione che un uomo solo guidi il paese) in una cornice in cui il discorso verte sulle figurine stesse piuttosto che sui concetti che le dette figurine (non) esprimono, più “mi piace” di così si muore.
    Il non voto non è un partito, semplicemente certifica l’esistenza di una fascia di popolazione che per qualunque motivo non si riconosce nell’offerta politica esistente; il fatto che ciò non meriti più di un cenno alla chiusura dei seggi e nessun riconoscimento politico è indice di quanto sia scarsamente democratico il sistema. Quegli 11 milioni e rotti di non-voti hanno diritto al riconoscimento della loro non rappresentanza con un congruo numero di seggi non assegnati.

    Insomma: siamo in un sito di letterati, quindi tentare di ragionare secondo ciò che la democrazia rappresentativa dovrebbe essere è lecito, no? Per questa società se non voti in maniera abbastanza conformista o non voti (magari perchè sei l’unico depositario di quell’idea del mondo che ti frulla in testa, chissà) il tuo parere non ha diritto di rappresentanza.
    Il principio di “governabilità” è profondamente antidemocratico, il sistema elettorale a doppio turno proposto dal PD pure, il maggioritario propinato da Segni e Occhetto più che mai; è troppo tardi lamentarsi ora, dopo che il parlamento è già stato svuotato di senso (e non da Grillo).

  14. enrico dignani il 9 marzo 2013 alle 11:13

    il manganello con lo stipendio dice che il delinquere autorizzato dal voto non è delinquere, gli elettrodomestici signor lei questo mi fanno credere.(Arrendetevi!)

  15. undadoaquarantottofacce il 9 marzo 2013 alle 13:02

    undadoaquarantottofacce il 8 marzo 2013 alle 21:29
    Il tuo commento è in attesa di moderazione.

    Ma nessuno punta realmente al 100% dei voti, si punta al 54% dei seggi ottenendo il 21,4% dei consensi, niente male, come democraticità (e non dite che è questa legge elettorale, perchè il Mattarellum è peggiore)…il meccanismo delle primarie è totalmente figlio del berlusconismo, nel suo proporre la scelta tra figurine carismatiche da proporre per la guida del paese (nell’illusione che un uomo solo guidi il paese) in una cornice in cui il discorso verte sulle figurine stesse piuttosto che sui concetti che le dette figurine (non) esprimono, più “mi piace” di così si muore.
    Il non voto non è un partito, semplicemente certifica l’esistenza di una fascia di popolazione che per qualunque motivo non si riconosce nell’offerta politica esistente; il fatto che ciò non meriti più di un cenno alla chiusura dei seggi e nessun riconoscimento politico è indice di quanto sia scarsamente democratico il sistema. Quegli 11 milioni e rotti di non-voti hanno diritto al riconoscimento della loro non rappresentanza con un congruo numero di seggi non assegnati.

    Insomma: siamo in un sito di letterati, quindi tentare di ragionare secondo ciò che la democrazia rappresentativa dovrebbe essere è lecito, no? Per questa società se non voti in maniera abbastanza conformista o non voti (magari perchè sei l’unico depositario di quell’idea del mondo che ti frulla in testa, chissà) il tuo parere non ha diritto di rappresentanza.
    Il principio di “governabilità” è profondamente antidemocratico, il sistema elettorale a doppio turno proposto dal PD pure, il maggioritario propinato da Segni e Occhetto più che mai; è troppo tardi lamentarsi ora, dopo che il parlamento è già stato svuotato di senso (e non da Grillo).

    Suvvia, non capisco quale parte di ‘sto ciò sia risultata offensiva talmente da non meritare pubblicazione (senza tirare in ballo di democrazia e mazzi, questa è casa vostra, sebbene si possa comunque considerare scorrettezza intellettuale il congelare la risposta altrui al proprio argomentare, come se il proprio argomentare avesse chiuso la discussione con una qualche evidenza)

  16. Dinamo Seligneri il 9 marzo 2013 alle 14:54

    Ma veramente qualcuno pensa che il boccolato e i suoi avranno prima o poi la maggioranza (del 100% perfino secondo gli ultimi desideri) in parlamento?
    Io penso che del M5s, dall’aria che tira, rimarrà a brevissimo solo il blog di Grillo-Casaleggio (se non lo chiudono prima).
    Dico questo perché mi sa tanto che contro il raid mediatico che inizia a scatenarglisi addosso e l’intelligenza politica di chi politico lo è veramente (nell’accezione alta del termine) Grillo non potrà fare molto più che contrattare una resa con buonuscita… se gli va di lusso.

    Quindi, per favore, sti grillini la finissero di slogheggiare come i fascisti perché erano ridicoli nel ventennio e rimangono ridicoli oggi. Ammantarsi di tutta quella retorica espone ad una facile ironia… il satiro Grillo dovrebbe saperlo…

  17. marco mantello il 9 marzo 2013 alle 17:38

    Una domanda ai gestori di nazione indiana che ospitano il mio pezzo: perché c’è un commento di ‘undadoaventifrecce’ in attesa di moderazione? L’unica cosa di cui pregherei il ‘dado’ è magari di uscire dall’anonimato, mi piacrebbe sapere con chi sto parlando, ecco, nel merito dell’intervento, nessuno è un fan delle primarie, o della classe politica italiana, continio però a credere, e lo ripeto, che il meccanismo delle primarie sia più trasparente di un blog, il tuo anonimato perlatro lo conferma. Non capisco più dove vuoi parare: il sisema fa schifo, il m5s cerca dia ttuare un cambiamento e queindi questo è un bene in sè? Non si rischia di postulare che un eventuale cambiamento storico, sia in sè e per ciò solo un miglioramento dello status quo?

  18. helena janeczek il 9 marzo 2013 alle 21:08

    Scusate, il commento del Dado era in moderazione perché non mi sono accorta che ci fosse finito.

  19. […] OGGI ON LINE… Una poesia di Marco Mantello […]

  20. malosmannaja il 10 marzo 2013 alle 12:56

    possiamo essere d’accordo su alcune cose. ma “il comico” scritto con vago disprezzo e supponenza discriminatoria (del tipo, “io sono un uomo di cultura e lui invece non lo chiamo nemmeno per nome: è solo il comico”), proprio non lo capisco. pensiamo forse noi di essere meno comici?
    : ))

  21. marco mantello il 10 marzo 2013 alle 13:51

    beh al di là dell’occasione per cui la poesia è stata scritta, e dei rifermenti al presente, per me il comico è una figura che oltrepassa i personaggi storici, questa poesia l’ho scritta pensando a un bel libro di manganelli, dove la voce narrante è ‘il buffone’, il libro si chiama encomio del tiranno. Ecco ad sempio, e riferendoci al potere delle ‘immagini’ e al fatto che col passare degli anni e delel epoche scadono, diventano vecchie agli occhi dei cosiddetti posteri, mi coplisce rivedere filmati d’epoca di mussolini che fa comizi, le sue pose sono comiche, così mi sembrani, e anche quelel di hitler, al di là delle parodie di chaplin…Quindi proporrei anche una chiave di lettura ulteriore, per questa poesie, sicuramente legata alal figura di grillo, cioè di un comico che si fa, a mio avviso dittatore. Poi certo, potremmo allargare il discorso alle maschere dell’intellettuale, o del poeta stessa…Arroganza però non ne vedo in tutto questo, di fronte a un vaffanculo day a una serie di ‘mezzi’ non consoni alal democrazia che secondo me infinciano il m5s, opporre una poesia e psotarla non causalment ein rete, e s un blog,forse è un modo per sollevare un dibatitto su queste nuove forme di ptoere, su queste gerarchie decentrate, su questo narcissismo imperante che tenderà a creare, nel futuro, ma forse già adesos, tanti piccoli aspiranti comici, o didttaotir, tante picocle sette. Questo èer me è anche un tema letterario, ecco.

  22. marco mantello il 10 marzo 2013 alle 13:53

    ‘alle maschere dell’intellettuale, e del poeta stessO’, volevo dire…

  23. undadoaquarantottofacce il 10 marzo 2013 alle 18:14

    non vorrei deviare la discussione sulla annosa questione dell’anonimato (ma sarebbe più giusto definirlo pseudonimato, visto che da più di un anno ho comunque scelto di mantenere un nome riconoscibile, ancorchè suscettibile di variazioni sul tema che da un lato mi diverte mettere e dall’altra possono richiamare al punto di vista che si assume nel muovere l’argomentazione, per esempio, in questo caso, un punto di vista democratico radicale un pò all’antica), comunque il mio nome anagrafico non aggiungerebbe nulla alla discussione, nel senso che non è un nome conosciuto aldilà di una ristretta cerchia di amici, situata peraltro in zone estremamente periferiche della geografia culturale italiana (scrivo dalla Sardegna, e non da una città).

    il mio discorso va a parare sul fatto che attualmente la situazione è quella che è, pessima, non per colpa del M5S; il M5S è solo un figlio del suo tempo e del suo spazio, antidemocratico (ma non necessariamente fascista) esattamente come gli altri. personalmente mi colloco tra quelle persone che, messe di fronte a una scelta ultimativa tra il dominio della trojka europea, quello dell’autoritarismo cialtrone di Berlusconi, e quello della nerd supremacy in salsa antimaterialista offerto da Grillo e Casaleggio, risponde con un apparentemente illogico: “no, grazie”.

    Personalmente, se devo ragionare di elezioni e democrazia rappresentativa, non posso che essere radicalmente a favore di un proporzionale puro senza soglie di sbarramento (sono 630 i deputati) 1/630 dei voti e te ne pigli uno), in un parlamento in cui, per l’appunto, si ricominci a parlare e la si smetta con la logica infantile per cui i governi che ottengono voti contrari dal parlamento se ne vanno portandosi via il pallone (leggi: voti di fiducia a ruota libera); un parlamento che sia davvero plurale (perchè, per fare degli esempi, il Partito Comunista dei Lavoratori e Forza Nuova hanno ottenuto più di 1/630 dei voti), dove il ricatto mafioso del “voto utile” sia spazzato via per sempre, sostituito possibilmente dal “voto consapevole”, in un’ottica in cui l’offerta politica sarebbe destinata a farsi più variegata e frammentata (esattamente come variegata e frammentata è la società e gli interessi che esprime).

    E’ un discorso utopista? Certo. Però…(continuo poi che mi sta arrivando il treno diretto alla capitale del viceregno)

  24. helena janeczek il 10 marzo 2013 alle 21:57

    Nessun problema. Un dado a venti facce è meno anonimo di un nome tipo Mario Rossi (o Monti, così per caso).
    Per tutto il resto, trovo coerente il tuo discorso “utopista”. L’unica cosa che mi pare una pretesa impraticabile (ma se non sbaglio dicevi così per estrema esemplificazione) è l’idea che un meccanismo rappresentativo come il voto possa tenere conto anche del non-voto.
    La democrazia è (o sarebbe) un insieme imperfettissimo di pratiche codificate e non; diffidare da chiunque sappia quale sia quella veramente vera. Non riunciare possibilmente a nessuna (o farlo con piena consapevolezza). Secondo me.

  25. marco mantello il 12 marzo 2013 alle 15:07

    Rileggendo il tuo commento -dadoaventifrecce- un’altra cosa che aggiungerei alle ambiguità sull’astensione è questa: non capisco in che cosa a tuo avviso consista la distinzione che fai fra ‘antidemocratico’ e ‘fascista’. Non credo sia solo una sottigliezza, sostenere che se qualcosa è antidemocratico non è necessariamente fascista (magari adesso qualcuno tira fuori il ‘comunismo reale e pol pot’ e non ne usciamo più e il discorso si spsota sui massimi sistemi, ma insomma spero di essermi spiegato, restando alla storia della nostra penisola, almeno). Sono d’accordo invece, sul proporzionale, certo che si.

  26. marco mantello il 12 marzo 2013 alle 15:08

    ovviamente poi certo, le democrazie occidentali sono pervase dell’elemento oligarchico e questo per me è un male, da sempre, quindi non è che sto propugnando una difesa d’ufficio della ‘classe politica’ in senso elitista, per essere più chiari…

  27. marco mantello il 12 marzo 2013 alle 17:21

    Prima volevo dire: dadoaquarantottofacce, e non come ho scritto ‘aventifrecce’…

  28. Mónica Flores il 13 marzo 2013 alle 20:53

    “Sembrano tutti così felici
    mentre abbassano gli ombrelli in piazza
    e si prendono la pioggia in faccia
    come fosse un nuovo modo di salutare
    o di obbedire a un ordine.”

    Questa immagine l’ho vista pochi minuti fa nella piazza di San Pietro…identica….fa paura la somiglianza!

  29. undadoaquarantottofacce il 14 marzo 2013 alle 12:03

    (riprendo da su)…però è un discorso utopista immanente, non sognatore. E’ un programma politico, non una poesia; l’utopia vera della democrazia sfocia inevitabilmente nell’utopia anarchica, attraverso un passaggio mezzano nell’utopia della democrazia diretta, ma una democrazia realmente rappresentativa rimane il massimo compromesso con la realtà che la razionalità politica democratica può concedersi prima di arrendersi senza condizione allo status quo, alla concezione principesca del potere; in questo il voto utile (un tempo si diceva “turiamoci il naso”), il parteggiamento per uno dei grandi conglomerati maggioritari, non è contemplabile, sono parodie di democrazia, queste, dove l’anteposizione del mezzo (la conquista del potere) sostituisce il fine (il perseguimento nel piano immanente di un’idea di convivenza tra gli uomini e tra l’uomo e l’ambiente) soffocandolo senza pietà.

    Dire che antidemocratico non è necessariamente dire fascista è tentare di ristabilire un minimo di rispetto per i concetti storici e per le parole, la parola “fascista” è ora che ritorni a definire chiaramente il tipo di governo autoritario cui fu dedicata, senza estendersi indebitamente e confusamente a qualunque tipo di governo autoritario: Luigi XIV non fu fascista, tantomeno Reagan, eppure ambedue hanno condotto governi (diversamente) antidemocratici. L’insieme del fascismo è elemento dell’insieme antidemocratico, non viceversa.
    Nello specifico, il M5S non ha quasi nulla di espressamente fascista, aldilà di una certa violenza retorica tribunizia che però è appunto tribunizia (e quindi moooolto più antica del fascismo, tant’è che un modo diffuso per riferirsi spregiativamente a Grillo, da prima che scendesse in politica, è Savonarola) e dell’immagine potente ed inquietante di un uomo solo che tiene in pugno masse sterminate riunite davanti a lui (ma anche ciò è caratteristico del tribuno), le quali a lui sembrano consegnarsi (e al riguardo consiglierei la lettura di “Massa e Potere” di Elias Canetti). Forse una somiglianza è nei ceti sociali a cui si rivolge, ma questo presupporrebbe che la situazione sociale in Italia non fosse mutata negli ultimi 100 anni, cosa che mi sento di escludere del tutto.

    Il M5S non è bellicista, non ha costituito gruppi paramilitari per coadiuvare la celere nella repressione dei movimenti sociali (anzi, in alcuni casi si è collocato, pur con prudenza, dalla parte giusta della barricata, a differenza di altri), non si propone come movimento eversivo dell’ordine costituzionale vigente, bensì come movimento restaurativo e protettivo dello stesso (partendo da un fatto reale: questo ordine è già stato rovesciato di fatto); il M5S, aldilà della retorica, è di fatto un movimento riformista (dove l’insieme del riformismo si interseca con l’insieme antidemocratico senza intersecarsi con l’insieme del fascismo), sebbene non si comprenda che tipo di riforme intenda operare, essendo un movimento costruito sulla falsariga dei partiti a vocazione maggioritaria cui si contrappone (poichè il PD e il PDL sono arrivati assai prima nel proporre l’annullamento del conflitto politico-sociale nella brodaglia interclassista di una falsa concordia sociale e scelte politiche travestite da necessità tecniche e storiche immodificabili).

    Se guardiamo bene, ciò che più ci inquieta del M5S, aldilà della sua programmatica oscurità di intenzioni (che in ogni caso, di fronte alle intenzioni chiarissime degli avversari non può che rappresentare, per i più, una speranza), è fuori dal M5S: sono i tanti elettori che lo hanno votato a scatola chiusa grazie a una conoscenza televisiva del fenomeno, quelli che parlano di Grillo esattamente come 20 anni fa si parlò di Berlusconi, quelli per cui ancora una volta la scelta elettorale si riduce alla scelta del re-sacerdote garante della prosperità da sacrificare agli dei in caso di annata cattiva, poichè questa è l’essenza antropologica del presidenzialismo, e questo sistema è stato presidenzializzato di fatto (Berlusconi ha già vinto e il PD è un parto della sua vittoria, mica le elezioni azzerano la storia, e infatti Berlusconi fu un parto della vittoria precedente di Craxi).

    Insomma, per come la vedo io siamo già nel deserto, dentro un sistema con forti tendenze totalitarie, non so se il M5S migliorerà, peggiorerà o quantomeno chiarirà qualche cosa, ma so che non vale la pena fasciarsi la testa ora come se ce l’avesse rotta il M5S. Era già rotta da tempo.
    Non rimane che prendere in mano la propria Guida Galattica per Autostoppisti e leggere la voce M5S, ma solo dopo aver letto sulla copertina l’avvertenza: DON’T PANIC, come suggeriscono in questo titolo:

    http://www.senzasoste.it/nazionale/don-t-panic-fermare-l-isteria-sfruttare-il-contesto

  30. marco mantello il 14 marzo 2013 alle 20:50

    D’accordissimo sul rapporto fra mezzi e fini, e sul nichilismo di un potere che diventa fine in sè, per quanto legittimato, cioè sull’ultima parte del tuo intervento…Meno su alcuni punti. te li espongo. Sostenere che il m5s sia riformista mi pare dle tutto improprio, se consideriamo i principi fondamentali della nsotra costituzione, pretendere una rimozione per così dire naturale del sistema dei partiti e come mi pare di aver capito dei sindacati è un atto del tutto incompatibile non solo con la forma repubblicana, ma con il sistema di democrazia rapprensentativa e industriale previsto dalla carta, e con numerose libertà inviolabili, fra cui quella di associazione. Or aho cpaito che sei attneto alle distinzioni ma non dirmi che il fatto che il m5s voglia arrvare eccco se non a un’abolizone, a una sorta estinzione spontanea di partiti e sindacati, sia ‘riformismo’. Dire ‘riformista’ di uno Stavorgin che tira il naso a tutto e tutti nel nome della lotta agli ‘sprechi’ e dle mito del curricullum, senza un briciolo di programma economico, senza una visione di insieme, vedere del riformismo in una folla virtuale che più che agita da una ‘scarica’ attraverso il contatto fisico sembra invece agita dall’assenza di contatto fisico, materiale, al di là del mucchio di parole e parole che vagano nell’etere del blog, mi par, ti ripeto, non consono alla situaizone storica che stiamo cercando di esaminare

    Sul piano linguistico, continuo a ritenere che l’aggettivo fascista abbia di fatto un uso più ampio della sua origine storica. Quanto a qul la il fascismo italiano ha avuto molto a che fare con l’abolizone di fatto dell alibertà sindacale, e con la crezioen di fatto di un partito unico, e con al formula politica del consenso della piazza (cui oggi si sostiuisce il blogo, e il vincolo di mandato impsoto pe ri parlamentari, ma sul vinclo di mandato e le sue origini storich eil discorso sarebbe lungo). Come vedi si possono fare ‘comparazioni’ fra diverse situazioni storiche e usare l’aggetitvo fascist ain modo più ampio dalla sua origine storica, il che nons ignifica sempre, a mio parere, decontestualizzare in modo improprio, trasfernedo esperienze dle passato al presente.. Mi spiego meglio: va benissimo non decontesutalizzre rispetto al passato e infatti nessuno ha parlato di fascismo a propsotio dell’antica Roma, ancorché le dittature fasciste abbiano a loro volta decontestualizzato simboli del passato. Ritengo che sia una decontestualizzazione imporopria, per esempio, accostare Reagan a luigi XiV come tu fai, in base a espressioni diverse da fascismo (autoritario). In quest’ultimo senso, non condivido nemmeno la distinzione che a tratti riprendi, fra sistemi ‘autoritari’ e ‘totalitari’. Questa distinzione, utilzzata a suo tempo da politici italiani di destra per distinguere il fascismo dal nazismo (magari dopo aver letto qualche pagina della solita arendt, per mettersi a posto con la coscienza), sembra spesso postulare che un potere ‘legittimato’ sia qualche cosa di conettualmente distinto dalla ‘violenza’, quasi che il potere non possa essere stato, sul paino dlele concrete esperienze storiche, a sua volta qualche cosa di strumentale, rispetto al mantenimento di un dato ordine, e a essere strumentale sia stata invece, sempre e solo la violenza di cui il potere si serve. Voglio dire: i ‘concetti’ e le ‘astrazioni’ si annidando anch edietro le espressioni ‘totalitario’ e ‘autoritario’, e il loro usi e abusi…

    L’insieme del fascismo è elemento dell’insieme antidemocratico, non viceversa.
    Nello specifico, il M5S non ha quasi nulla di espressamente fascista, aldilà di una certa violenza retorica tribunizia che però è appunto tribunizia (e quindi moooolto più antica del fascismo, tant’è che un modo diffuso per riferirsi spregiativamente a Grillo, da prima che scendesse in politica, è Savonarola) e dell’immagine potente ed inquietante di un uomo solo che tiene in pugno masse sterminate riunite davanti a lui (ma anche ciò è caratteristico del tribuno), le quali a lui sembrano consegnarsi (e al riguardo consiglierei la lettura di “Massa e Potere” di Elias Canetti). Forse una somiglianza è nei ceti sociali a cui si rivolge, ma questo presupporrebbe che la situazione sociale in Italia non fosse mutata negli ultimi 100 anni, cosa che mi sento di escludere del tutto.

    Il M5S non è bellicista, non ha costituito gruppi paramilitari per coadiuvare la celere nella repressione dei movimenti sociali (anzi, in alcuni casi si è collocato, pur con prudenza, dalla parte giusta della barricata, a differenza di altri), non si propone come movimento eversivo dell’ordine costituzionale vigente, bensì come movimento restaurativo e protettivo dello stesso (partendo da un fatto reale: questo ordine è già stato rovesciato di fatto); il M5S, aldilà della retorica, è di fatto un movimento riformista (dove l’insieme del riformismo si interseca con l’insieme antidemocratico senza intersecarsi con l’insieme del fascismo), sebbene non si comprenda che tipo di riforme intenda operare, essendo un movimento costruito sulla falsariga dei partiti a vocazione maggioritaria cui si contrappone (poichè il PD e il PDL sono arrivati assai prima nel proporre l’annullamento del conflitto politico-sociale nella brodaglia interclassista di una falsa concordia sociale e scelte politiche travestite da necessità tecniche e storiche immodificabili).

    Se guardiamo bene, ciò che più ci inquieta del M5S, aldilà della sua programmatica oscurità di intenzioni (che in ogni caso, di fronte alle intenzioni chiarissime degli avversari non può che rappresentare, per i più, una speranza), è fuori dal M5S: sono i tanti elettori che lo hanno votato a scatola chiusa grazie a una conoscenza televisiva del fenomeno, quelli che parlano di Grillo esattamente come 20 anni fa si parlò di Berlusconi, quelli per cui ancora una volta la scelta elettorale si riduce alla scelta del re-sacerdote garante della prosperità da sacrificare agli dei in caso di annata cattiva, poichè questa è l’essenza antropologica del presidenzialismo, e questo sistema è stato presidenzializzato di fatto (Berlusconi ha già vinto e il PD è un parto della sua vittoria, mica le elezioni azzerano la storia, e infatti Berlusconi fu un parto della vittoria precedente di Craxi).

    Insomma, per come la vedo io siamo già nel deserto, dentro un sistema con forti tendenze totalitarie, non so se il M5S migliorerà, peggiorerà o quantomeno chiarirà qualche cosa, ma so che non vale la pena fasciarsi la testa ora come se ce l’avesse rotta il M5S. Era già rotta da tempo.
    Non rimane che prendere in mano la propria Guida Galattica per Autostoppisti e leggere la voce M5S, ma solo dopo aver letto sulla copertina l’avvertenza: DON’T PANIC, come suggeriscono in questo titolo:

  31. marco mantello il 14 marzo 2013 alle 20:55

    Si scusate, nel posto precedente, ho aggregato per errore alla mia rispsota a dado anche una parte del suo intervento (che stavo appunto rileggendo mentre scrivevo)

    Ripsoto solo la mia risposta, eccola:

    D’accordissimo sul rapporto fra mezzi e fini, e sul nichilismo di un potere che diventa fine in sè, per quanto legittimato, cioè sull’ultima parte del tuo intervento…Meno su alcuni punti. te li espongo. Sostenere che il m5s sia riformista mi pare dle tutto improprio, se consideriamo i principi fondamentali della nsotra costituzione, pretendere una rimozione per così dire naturale del sistema dei partiti e come mi pare di aver capito dei sindacati è un atto del tutto incompatibile non solo con la forma repubblicana, ma con il sistema di democrazia rapprensentativa e industriale previsto dalla carta, e con numerose libertà inviolabili, fra cui quella di associazione. Or aho cpaito che sei attneto alle distinzioni ma non dirmi che il fatto che il m5s voglia arrvare eccco se non a un’abolizone, a una sorta estinzione spontanea di partiti e sindacati, sia ‘riformismo’. Dire ‘riformista’ di uno Stavorgin che tira il naso a tutto e tutti nel nome della lotta agli ‘sprechi’ e dle mito del curricullum, senza un briciolo di programma economico, senza una visione di insieme, vedere del riformismo in una folla virtuale che più che agita da una ‘scarica’ attraverso il contatto fisico sembra invece agita dall’assenza di contatto fisico, materiale, al di là del mucchio di parole e parole che vagano nell’etere del blog, mi par, ti ripeto, non consono alla situaizone storica che stiamo cercando di esaminare

    Sul piano linguistico, continuo a ritenere che l’aggettivo fascista abbia di fatto un uso più ampio della sua origine storica. Quanto a qul la il fascismo italiano ha avuto molto a che fare con l’abolizone di fatto dell alibertà sindacale, e con la crezioen di fatto di un partito unico, e con al formula politica del consenso della piazza (cui oggi si sostiuisce il blogo, e il vincolo di mandato impsoto pe ri parlamentari, ma sul vinclo di mandato e le sue origini storich eil discorso sarebbe lungo). Come vedi si possono fare ‘comparazioni’ fra diverse situazioni storiche e usare l’aggetitvo fascist ain modo più ampio dalla sua origine storica, il che nons ignifica sempre, a mio parere, decontestualizzare in modo improprio, trasfernedo esperienze dle passato al presente.. Mi spiego meglio: va benissimo non decontesutalizzre rispetto al passato e infatti nessuno ha parlato di fascismo a propsotio dell’antica Roma, ancorché le dittature fasciste abbiano a loro volta decontestualizzato simboli del passato. Ritengo che sia una decontestualizzazione imporopria, per esempio, accostare Reagan a luigi XiV come tu fai, in base a espressioni diverse da fascismo (autoritario). In quest’ultimo senso, non condivido nemmeno la distinzione che a tratti riprendi, fra sistemi ‘autoritari’ e ‘totalitari’. Questa distinzione, utilzzata a suo tempo da politici italiani di destra per distinguere il fascismo dal nazismo (magari dopo aver letto qualche pagina della solita arendt, per mettersi a posto con la coscienza), sembra spesso postulare che un potere ‘legittimato’ sia qualche cosa di conettualmente distinto dalla ‘violenza’, quasi che il potere non possa essere stato, sul paino dlele concrete esperienze storiche, a sua volta qualche cosa di strumentale, rispetto al mantenimento di un dato ordine, e a essere strumentale sia stata invece, sempre e solo la violenza di cui il potere si serve. Voglio dire: i ‘concetti’ e le ‘astrazioni’ si annidando anch edietro le espressioni ‘totalitario’ e ‘autoritario’, e il loro usi e abusi…

  32. marco mantello il 14 marzo 2013 alle 21:30

    Ecco forse dal finale della poesia non emerge questo: che non c’è solo, nel m5s, la ‘piazza fisica e materiale’ con il capo sul palco, c’è qualcosa di virtuale, che agisce e irreggimenta forse da prima, dell’incontro o contatto fisico, e dalla formazione più o meno esoterica della minoranza consapevole (i parlamentari sottoposti a vincolo di blog, più che di mandato)



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