Tre poesie

15 aprile 2013
Pubblicato da

Annovi

di Gian Maria Annovi

Da Italics, Aragno/I domani, 2013.

LA GLORIOLA

                                                                        La gloriola...
                                                                       O povero fanciullo!
                                                                          Giovanni Pascoli

la neonata dentro il cassetto
forse dimenticata nella credenza
o dietro la pila dei giornali di ieri
ha certamente fame

(morirà, probabilmente)

tu invece sopravvivi
al cadere dei tronchi di pino
nella legnaia
alla lezione su Dante
nel fienile:

la gloria della lingua
(pare)
non piange per farsi nutrire

ma se la gloria è gloria
(dunque)
sappia dire la gloria delle cose

ad esempio
il nome per dire
l’ossatura delle piante:
legnanza o legnagione o
legnosura oppure semplicemente
un segno inciso sulla corteccia del cervello
illeggibile se non ti spaccano la testa coi manganelli

sappia dire le cose nuove

ad esempio
il nome dei suoi nuovi cittadini
il nome del paese che ha confini
di corpi affogati e vulcani:

(questo paese ha un nome
impronunciabile)

lingua che cede e cade dalle gengive

che dica l’assoluto tremore
di questa donna: sulla barca che sbanda
di notte col neonato schiacciato
tra le cosce
che non respira

                                                           --

la lingua che ti riceve sull’isola
tra lampàre e turisti e sirene
non ha la grazia né la gloria
di una madre:

dici il tuo nome
poi dici: water dici
ti manca la parola per dire sete
(dice la tua disperazione)

allora ti danno pane ti danno
parecchia televisione
e impari a dire:

mia figlia galleggia nel mare

                                                           --

lingua perduta in assoluta
sommessa rabbia:

cunîn ripete alla badante
polacca: fanciulla del dialetto
adesso che l’alzheimer le
ha sepolta la voce nel cervello:
vuole dire coniglio

mai ha saputo del latino cuniculus
e che a Coney coniglio è rabbit

cosa che s’insabbia
tra pannolini e rifiuti
lunaparkolo semi-russo
pendula appendice e
penisola nella bocca:

incompresa lingua che interra

Un file (non incluso nel volume) con la lettura di questi stessi testi da parte dell’autore è scaricabile e ascoltabile a questo link: https://www.dropbox.com/s/nt0f4nyxd6z14lw/Italics.wav.

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4 Responses to Tre poesie

  1. véronique vergé il 15 aprile 2013 alle 10:41

    La lingua porta dell’oblio per chi ha un solo nome: memoria dell’esilio. Tutta la conoscenza della lingua dei libri esploda nei frammenti.
    Miseria lingua.

    La poesia è in capacità di rigirare la lingua nella piaga.

  2. f. il 15 aprile 2013 alle 15:49

    Un poeta eccellente, una scrittura superba.

  3. Chiappanuvoli il 15 aprile 2013 alle 20:16

    A cambiar dell’oggetto nel mero ologramma stivaliota italico, la magia e l’eleganza annoviani trovano altra forma. Cinica, efferata violenza, barbarie: tratti tipici della nostra contemporaneità.

  4. Andrea Breda Minello il 15 aprile 2013 alle 21:48

    Il migliore poeta della sua generazione. Aggiungere altro sarebbe pleonastico.



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