In territorio nemico, a Milano. (Con un estratto dal romanzo).

20 aprile 2013
Pubblicato da

Libreria Popolare,
via Tadino 18, Milano

Conversazioni in libreria

Martedì 23 aprile, ore 21
In territorio nemico
di SIC (Scrittura Industriale Collettiva)
Minimum Fax, 2013.

Ne discutiamo con Jacopo Galimberti (uno dei 115 autori),
Alessandro Broggi, Paolo Giovannetti, Italo Testa, Paolo Zublena.

E con Gregorio Magini e Vanni Santoni, i due fondatori di SIC.
Coordina Antonio Loreto

SIC – Scrittura Industriale Collettiva indica un metodo di scrittura collettiva ideato da
Gregorio Magini e Vanni Santoni, la comunità aperta che lo utilizza e il gruppo di 115 scrittori, coordinato dai due fondatori, che ha realizzato il romanzo In territorio nemico.

Ne abbiamo parlato recentemente su Nazione Indiana qui e qui.

In territorio nemico

[Un estratto dal libro]

[…] «I Comandi tedeschi», disse Maiolica, «risiedono prevalentemente nella zona compresa tra piazzale Loreto, Stazione Centrale e Porta Venezia. Ma il controllo sistematico del territorio si estende anche a Lambrate e all’Ortica».
Lo Sturmbannführer Karl Gunther Bock scese gli scalini della Casa dello Studente, presso viale Romagna, dove si trovava uno dei due presidi tedeschi di Città Studi. Si passò le mani sulla pancia, sulla pelle nera della giacca, aggiustò il berretto, studiò il passo.
«L’obiettivo, dopo essere uscito dalla Casa dello Studente, percorre a piedi via Pascoli, sul lato destro, per raggiungere la sede del comando aeronautico in piazza Balbo. Tutta la zona attorno è terreno minato, per intendersi».
Il maggiore incrociò un anziano, che al solo vederlo si immobilizzò per il terrore. Lo scostò dal marciapiede con una spallata. Se esiste davvero un cielo, pensò, mio fratello Helmut è lassù.
«Quindi agiremo proprio in via Pascoli. Uno di voi farà da palo sull’altro lato della strada mentre Cicinìn aspetterà il suo cenno da dietro l’angolo di via Plinio».
Era un po’ in ritardo. Teneva la cartellina sottobraccio, e in mano un foglio sgualcito: una lettera, appena giunta dalla Germania.
«Tocca a me», disse Adele.
Helmut Bock, Sturmscharführer delle Waffen-SS, Croce di Ferro di prima classe, disperso sul fronte russo. Karl Gunther sentiva che lo spirito di suo fratello Helmut, dall’alto, chiamava vendetta. Si fermò, si appoggiò al muro. Chiuse gli occhi, respirò lentamente.
«I quattro di via Botticelli, al Rizzoli, all’alba dell’Epifania, sedici e diciotto anni, fatti a pezzi e ammassati sulla neve; quelli del Campo Giuriati di via Ponzio; il 14 gennaio i nove del Fronte della Gioventù; due settimane dopo, nello stesso campo sportivo, i cinque della terza Gap».
Riprese il cammino. La guerra è persa, pensò. Sulla strada non c’era nessuno. Helmut, ho invidia per te, pensò ancora. Cercava di formulare i pensieri in modo chiaro, come ad agevolare un ipotetico ascolto da parte del fratello morto.
«Ciapa anche tu una pistola», disse Cicinìn. «Non è mica detto che riesco a fare centro al primo colpo».
Karl immaginò Helmut cercare i passi dei compagni che lo avevano preceduto nei sentieri gelati dell’Asia. «La morte non è niente», gli disse. «Il tuo sangue che filtra nella terra nutre una fonte sotterranea che un giorno darà vita a un fusto ancora più forte del nostro».
Nel chiudere la porta, Adele sentì che qualcosa la tratteneva. Si voltò e vide gli occhi grigi di Maiolica dietro la soglia.
Bock si tastò la pancia. Era già la terza volta, quel giorno. Che cosa significano, si chiese, i due bozzoli che mi sono spuntati? Cosa c’entrano con il tormento che ho dentro?
Adele tirò la maniglia con forza, la resistenza cedette e la porta si chiuse. Cicinìn la guardava. Cercava di non farlo, ma ogni volta che finiva il pensiero, tornava ad alzare lo sguardo verso di lei.
Quando la temperatura raggiunge trenta gradi sotto lo zero, il cuoio congela.
Adele mostrava una maschera di ghiaccio mentre camminava; il rumore dei tacchi sul marciapiede era perentorio.
Bock tastò nuovamente i bozzi sulla pancia. Se ci fosse un modo di impedire ai medici di metterti le mani addosso, pensò, allora potrebbe essere anche questa una morte dignitosa. Il Reich avrebbe dovuto eliminare gli ospedali. La malattia non è degna dell’uomo.
Cicinìn poggiò le spalle al muro, tossì e fece un respiro profondo. Palpò la pistola sotto la giacca per sentirne la freddezza rassicurante. L’Attrice, dall’altro lato della strada, gli appariva come una pazza, una donna che aveva perso la ragione e attendeva chissà cosa.
Karl Gunther immaginò ognuno degli ultimi passi di suo fratello Helmut, passi sempre più brevi, muscoli sempre più rigidi, gli abeti sopra la testa pronti a spezzarsi.
Cicinìn sbirciò oltre l’angolo: l’SS, alle 8.17, due minuti in ritardo, era dove doveva essere.
Vide cedere il piede di Helmut; tutt’uno col ghiaccio ormai, la vista che puntava al cielo diafano.
«Karl, fratello mio», disse Helmut, «se puoi sentirmi da qualche parte, raccogli il mio pensiero e restituisci il mio amore alla piccola Trude che mi attende al focolare».
Il giovane svoltò in via Pascoli e puntò il maggiore, biondo e altero, che lo osservò come incuriosito.
Quando il sangue abbandona il cuore è come se gli dei ritirassero la loro benedizione. Il ghiaccio e la fiamma, pensarono i due fratelli, si incontrano solamente sul limite della vita, e dopo questo, dopo il nazionalsocialismo, non esiste più nulla.
Cicinìn premette il grilletto, ma non accadde niente. Il maggiore respirò. Il ragazzo guardò la pistola. Bock restò immobile nel freddo. Adele scattò in avanti, strappò la pistola dalla mano di Cicinìn ed esplose due colpi che centrarono l’ufficiale al ventre. Bock cadde in ginocchio e s’accasciò sul fianco perdendo la cartellina. Ne uscirono delle lettere, una catenina d’oro e alcune foto. Adele lo finì con un colpo in fronte. […]

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9 Responses to In territorio nemico, a Milano. (Con un estratto dal romanzo).

  1. jacopo galimberti il 20 aprile 2013 alle 20:33

    “Il ghiaccio e la fiamma, pensarono i due fratelli, si incontrano solamente sul limite della vita, e dopo questo, dopo il nazionalsocialismo, non esiste più nulla.”

    a cosa si fa riferimento?

    p.s. un libro stupendo.

    • SIC il 20 aprile 2013 alle 21:18

      mi sa che devi chiedere all’unico meta-evoliano di estrema sinistra, uno dei due fondatori… ;)

  2. elisa il 21 aprile 2013 alle 10:09

    Siete OTTO uomini, ahi!

  3. jacopo galimberti il 21 aprile 2013 alle 11:24

    elisa, hai ragione!

  4. SIC il 21 aprile 2013 alle 13:07

    galimba proprio te! che usi anche “lettrice” alternato a “lettore” nei saggi per Carmilla! ;)

  5. Ala il 24 aprile 2013 alle 23:54

    molto interessante In territorio nemico, la prossima volta scegliere meglio relatori, bene Broggi e Giovannini ma il resto insomma, davvero…

  6. Ala il 24 aprile 2013 alle 23:55

    anche Testa (Giorgio?) è stato valido

  7. In territorio nemico | Scrittori precari il 25 aprile 2013 alle 00:04

    […] estratto. Per saperne di più vi invitiamo a leggere inoltre l'assaggio sul sito dell'editore e l'estratto uscito su Nazione Indiana. Infine sul sito della SIC trovate (in continuo aggiornamento) la […]

  8. Emanuela Borgogelli il 1 maggio 2013 alle 19:14

    Ho letto il libro e non l’ho trovato granché . I personaggi sono poco definiti, le motivazioni psicologiche che li caratterizzano pure. Forse i troppi autori si sono concentrati solo sui fatti. È’ un po’ monocorde. Che dire di Aldo? TREMENDO, un imbecille imbranato. Coraggio, riprovate con più impegno!

    E. Borgogelli



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