Nuovo discorso sul metodo: su “Le qualità” di Biagio Cepollaro

24 maggio 2013
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[Segnalo questo intervento importante su uno dei libri di poesia più belli apparsi in questi anni. a. i.]

di Luigi Bosco

Ho letto molte volte e in modo quasi ossessivo Le qualità (La Camera Verde, Roma, 2012), l’ultima raccolta poetica di Biagio Cepollaro. L’impressione che ne ho ricavato (o meglio: ricevuto) è stata quella di trovarmi di fronte ad un’opera come se ne incontrano poche: di quelle in cui sai – mentre leggi – di poterci trovare condensato tutto quello di cui avrai bisogno da ora in avanti; di quelle che hanno sempre qualcosa da insegnare e che, ad ogni nuova lettura, si offrono come deposito alla stratificazione dell’esperienza dell’umano da cui attingere per tentare un avanzamento. [Continua a leggere qui.]

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5 Responses to Nuovo discorso sul metodo: su “Le qualità” di Biagio Cepollaro

  1. Antonio il 28 maggio 2013 alle 21:57

    Non capisco perchè la critica che dovrebbe promuovere i buoni lavori faccia di tutto per allontanare un potenziale pubblico da questi stessi – solo per narcisismo ?

  2. giorgio mascitelli il 29 maggio 2013 alle 18:30

    Gentile Antonio,
    credo che sia vero ,come lei nota, che spesso la critica per narcisismo finisca per oscurare piuttosto che illuminare i testi poetici di cui scrive. Nella fattispecie mi sembra che il saggio di Luigi Bosco non rientri in questa categoria. La densità dei riferimenti è non solo autorizzata dalla natura del testo, ma anche dall’intensità della personale lettura del critico. Più in generale la critica più consapevole ha una funzione importante nella costituzione di tradizioni di lettura ossia nel creare un ambito di ricezione problematica dei testi entro il quale hanno spesso modo di svilupparsi le sensibilità ermeneutiche dei singoli lettori. In altri termini, sul piano storico, quando trovo bello un testo per ragioni personali è anche perchè c’è stata una tradizione di lettura che ha reso possibile uno spazio interpretativo in cui si muove la mia personale lettura. Mi sembra che il lavoro di Luigi Bosco dia un contributo significativo in questo senso.

    • Antonio il 30 maggio 2013 alle 14:53

      Io suppongo,per convinzione personale,che abilità del critico sia proprio quella di estraniarsi dalle impressioni proprie,per cercare di cogliere la cifra stilistica di un testo e soprattutto ,evitare di fornire una propria interpretazione che può influenzare la lettura altrui, come invece fa il sign. Bosco fin dall’inizio ,in un certo senso riducendo e mortificando la capacità comunicativa del testo .
      Inoltre credo che anche se si è coinvolti fino ad arrivare in simbiosi con un testo e al punto di sviluppare una dialettica con lo stesso – questo capita a tutti – ,ciò non preclude che se lo scopo sia la comunicazione per un dibattito o anche per una semplice fruizione unilaterale non si posssa tentare di specchiarsi il meno possibile al proprio specchio psichico .

      Ma forse il problema è anche quello atavico della funzione letale del linguaggio ,soprattutto quando in alcuni ambiti,come la critica moderna,è assente nel senso di un codice condiviso ampiamente.

  3. Antonio il 30 maggio 2013 alle 14:56

    critica contemporanea *

  4. effeffe il 30 maggio 2013 alle 16:51

    sono d’accordo con Giorgio e dirò di più. La distrazione dei cartografi della poesia italica contemporanea nei confronti di Biagio tanto più ingiustificata se si pensa a quante esperienze condivise leghino il lavoro di Cepollaro a quello degli ufficiali, ufficialissimi, permette che chiunque abbia scritto su questa opera, da Giuliano Mesa a Mascitelli, da Andrea Inglese a Marco Giovenale, giungendo così fino a Luigi Bosco, lo abbia fatto sempre con cognizione di casa, casa con doccia, ça va de soi, piuttosto che di causa affetta da manierismi di carriera. ecco, non so se si è capito però i andava di dire una cosa così
    effeffe



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