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	Commenti a: Wittgenstein &#8211; Un monologo	</title>
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		<title>
		Di: UH 'rbano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/#comment-242427</link>

		<dc:creator><![CDATA[UH 'rbano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Aug 2013 15:22:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/#comment-241304&quot;&gt;alfredo&lt;/a&gt;.

sono inderogabilmente d&#039;accordo con AR, perché 2 o 3 brutture squisitamente formali ci sono davvero(ma &#039;sta cosa dei lombi e derrida/algeria/boh?): inscusabili, ma penso ormai lo riconoscerà la stessa autrice.

forse mera svista, succede.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/#comment-241304">alfredo</a>.</p>
<p>sono inderogabilmente d&#8217;accordo con AR, perché 2 o 3 brutture squisitamente formali ci sono davvero(ma &#8216;sta cosa dei lombi e derrida/algeria/boh?): inscusabili, ma penso ormai lo riconoscerà la stessa autrice.</p>
<p>forse mera svista, succede.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Roberto Franco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/#comment-241625</link>

		<dc:creator><![CDATA[Roberto Franco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jul 2013 10:50:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/#comment-241500&quot;&gt;Sonia Caporossi&lt;/a&gt;.

Sonia Caporossi usa qui una forma poetica, sebbene in qualche modo particolarmente precisa, cristallina difficile da fraintendere in ognuna delle proposizioni che costituiscono il testo. La sua è una critica del linguaggio (e, contemporaneamente della concezione occidentale del linguaggio) considerato come un processo fondamentalmente tautologico, incapace di validare o invalidare  se stesso dall’esterno definendo (per affermazione o negazione) un ineffabile altro da sé, cioè un indicibile, cioè per sua stessa definizione qualcosa che non può essere detto. Le forme della poesia o della metafora sfuggono ancor più all’ossessione definitorio-tautologica che lei coglie – e qui la particolare originalità - nell’intera storia del pensiero occidentale, da Platone alla contemporaneità. Sonia scava sarcasticamente nel dedalo di tic e illusioni ottiche che caratterizza a suo vedere  l’idolatria del totem tautologico nelle sue varie forme e  sviluppi. Un monologo coraggioso, tutt’altro che vago o autoindulgente]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/#comment-241500">Sonia Caporossi</a>.</p>
<p>Sonia Caporossi usa qui una forma poetica, sebbene in qualche modo particolarmente precisa, cristallina difficile da fraintendere in ognuna delle proposizioni che costituiscono il testo. La sua è una critica del linguaggio (e, contemporaneamente della concezione occidentale del linguaggio) considerato come un processo fondamentalmente tautologico, incapace di validare o invalidare  se stesso dall’esterno definendo (per affermazione o negazione) un ineffabile altro da sé, cioè un indicibile, cioè per sua stessa definizione qualcosa che non può essere detto. Le forme della poesia o della metafora sfuggono ancor più all’ossessione definitorio-tautologica che lei coglie – e qui la particolare originalità &#8211; nell’intera storia del pensiero occidentale, da Platone alla contemporaneità. Sonia scava sarcasticamente nel dedalo di tic e illusioni ottiche che caratterizza a suo vedere  l’idolatria del totem tautologico nelle sue varie forme e  sviluppi. Un monologo coraggioso, tutt’altro che vago o autoindulgente</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Sonia Caporossi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/#comment-241500</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sonia Caporossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2013 15:03:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/#comment-241456&quot;&gt;virginialess&lt;/a&gt;.

Concordo anch&#039;io, avete visto bene. Non c&#039;è alcun tentativo mimetico dello stile di Wittgenstein, e Wittgenstein è solo un espediente narrativo - non per moda, ma per comunanza di interessi - per parlare di metafora e analogia come fondamenti del linguaggio senza la coercizione veritativa che dovrebbe essere propria del trattato filosofico. Vi è qui peraltro immaginata una pagina di diario; ma non vorrei aggiungere ulteriori chiavi interpretative, in quanto si tratta di un esperimento per natura un poco spiazzante, come tutte le ibridazioni, e preferisco che l&#039;interpretazione rimanga aperta così che io possa assorbirne le indicazioni, delle quali anzi vi ringrazio tutti di cuore, perché mi sono estremamente utili e feconde.
Sonia Caporossi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/#comment-241456">virginialess</a>.</p>
<p>Concordo anch&#8217;io, avete visto bene. Non c&#8217;è alcun tentativo mimetico dello stile di Wittgenstein, e Wittgenstein è solo un espediente narrativo &#8211; non per moda, ma per comunanza di interessi &#8211; per parlare di metafora e analogia come fondamenti del linguaggio senza la coercizione veritativa che dovrebbe essere propria del trattato filosofico. Vi è qui peraltro immaginata una pagina di diario; ma non vorrei aggiungere ulteriori chiavi interpretative, in quanto si tratta di un esperimento per natura un poco spiazzante, come tutte le ibridazioni, e preferisco che l&#8217;interpretazione rimanga aperta così che io possa assorbirne le indicazioni, delle quali anzi vi ringrazio tutti di cuore, perché mi sono estremamente utili e feconde.<br />
Sonia Caporossi</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: virginialess		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/#comment-241456</link>

		<dc:creator><![CDATA[virginialess]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2013 07:09:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/#comment-241455&quot;&gt;Vincenzo Cucinotta&lt;/a&gt;.

Concordo. E in generale, anche a prescindere dal Wittgestein &quot;modaiolo&quot;, l&#039;approccio della Caporossi ha poco a che fare sia con le modalità argomentative che con le finalità speculative del pensatore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/#comment-241455">Vincenzo Cucinotta</a>.</p>
<p>Concordo. E in generale, anche a prescindere dal Wittgestein &#8220;modaiolo&#8221;, l&#8217;approccio della Caporossi ha poco a che fare sia con le modalità argomentative che con le finalità speculative del pensatore.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Vincenzo Cucinotta		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/#comment-241455</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2013 05:43:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non avendo il tempo di addentrarmi sui contenuti propriamente filosofici dello scritto, mi limito a fare un&#039;umilissima domanda: ma perchè Wittgenstein? 
Insomma, ho l&#039;impressione che la Caporossi non resista neanche lei alla &quot;moda&quot; di citare il nome di Wittgenstein, che in effetti si vende molto bene. Un giornalista c&#039;ha fatto un blog fortunato, e non mancano tante opere di fiction, dalla narrativa alla cinematografia, che ne utilizzano il nome come una specie di etichetta (forse un  marchio DOC?).
Naturalmente, la citazione è strettamente correlata alla pertinenza del riferimento: a tutta prima, ma rileggerò con maggiore attenzione, mi pare che la pertinenza sia abbastanza carente, come risulta chiaramente almeno sulla forma argomentativa. Chi ha letto le &quot;Ricerche filosofiche&quot;, sa bene che lo stile di Wittgenstein è asciutto e va dritto a seguire geniali sviluppi logici, mentre la Caporossi usa argomentazioni molto discorsive, in modo che i due stili sembrano stare agli antipodi: sarebbe stato chiedere troppo alla Caporossi, che si fosse imposta una certa omogeneità stilistica con lo stracitato Wittgenstein?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non avendo il tempo di addentrarmi sui contenuti propriamente filosofici dello scritto, mi limito a fare un&#8217;umilissima domanda: ma perchè Wittgenstein?<br />
Insomma, ho l&#8217;impressione che la Caporossi non resista neanche lei alla &#8220;moda&#8221; di citare il nome di Wittgenstein, che in effetti si vende molto bene. Un giornalista c&#8217;ha fatto un blog fortunato, e non mancano tante opere di fiction, dalla narrativa alla cinematografia, che ne utilizzano il nome come una specie di etichetta (forse un  marchio DOC?).<br />
Naturalmente, la citazione è strettamente correlata alla pertinenza del riferimento: a tutta prima, ma rileggerò con maggiore attenzione, mi pare che la pertinenza sia abbastanza carente, come risulta chiaramente almeno sulla forma argomentativa. Chi ha letto le &#8220;Ricerche filosofiche&#8221;, sa bene che lo stile di Wittgenstein è asciutto e va dritto a seguire geniali sviluppi logici, mentre la Caporossi usa argomentazioni molto discorsive, in modo che i due stili sembrano stare agli antipodi: sarebbe stato chiedere troppo alla Caporossi, che si fosse imposta una certa omogeneità stilistica con lo stracitato Wittgenstein?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: virginialess		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/#comment-241430</link>

		<dc:creator><![CDATA[virginialess]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jul 2013 16:05:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se ricordo bene il testo di Garrone, il silenzio di Wittgenstein su certi argomenti richiamerebbe comunque una superiore coscienza critica... Essi vengono soltanto accennati, guardati attraverso (durchschauen). 
In parole povere, standocene sul determinato e guardando attraverso le possibilità dei fenomeni, ci rivolgiamo &quot;obliqui&quot; all&#039;esperienza nella nostra ricerca di senso. 
Azzarderei un pezzetto sulla &quot;totalità&quot;che, insomma, continua a tentarci.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se ricordo bene il testo di Garrone, il silenzio di Wittgenstein su certi argomenti richiamerebbe comunque una superiore coscienza critica&#8230; Essi vengono soltanto accennati, guardati attraverso (durchschauen).<br />
In parole povere, standocene sul determinato e guardando attraverso le possibilità dei fenomeni, ci rivolgiamo &#8220;obliqui&#8221; all&#8217;esperienza nella nostra ricerca di senso.<br />
Azzarderei un pezzetto sulla &#8220;totalità&#8221;che, insomma, continua a tentarci.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: nazione indiana / allongée sur le vide / witt gen stein &#171; anfratture		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/#comment-241391</link>

		<dc:creator><![CDATA[nazione indiana / allongée sur le vide / witt gen stein &#171; anfratture]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jun 2013 19:43:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/</a>  [&#8230;]</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ar		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/#comment-241376</link>

		<dc:creator><![CDATA[ar]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jun 2013 13:23:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/#comment-241366&quot;&gt;daniele ventre&lt;/a&gt;.

Signor Ventre, io non so bene cosa lei consideri insulto... ma credo proprio che lei sia sulla cattiva strada... lei ha solo paura dell&#039;ironia e della satira... da cui persone intelligenti sanno difendersi... e controbattere... e lei non è uno stupido... lo diventa quando per dar sfoggio di sé traduce da una lingua che non conosce e si espone al ridicolo… è stato lei, che, privatamente mi ha riempito di insulti e minacciato di denunciarmi, fino a minacce di ben altro tenore... mi fermo qui... io non credo di aver mai usato un linguaggio come quello che lei ha usato in privato con me... quanto alla signora SC se lei (D. V.) mi spiega, con l&#039;acume di cui dispone, il significato di questa frase su Derrida: “questo suo atteggiamento analitico – critico terroristico (da buon algerino!)”,  ma la prego non mi dica che è filosofia o letteratura… e dimentichi Derrida… , ne possiamo riparlare… però se lei censura i miei interventi… e mi muove accuse di trolleraggio o altro, quando io ho sempre usato il mio blog con nome e cognome… e muovendomi in una direzione ben precisa, perché il “troll” più pericoloso è l’articolista…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/#comment-241366">daniele ventre</a>.</p>
<p>Signor Ventre, io non so bene cosa lei consideri insulto&#8230; ma credo proprio che lei sia sulla cattiva strada&#8230; lei ha solo paura dell&#8217;ironia e della satira&#8230; da cui persone intelligenti sanno difendersi&#8230; e controbattere&#8230; e lei non è uno stupido&#8230; lo diventa quando per dar sfoggio di sé traduce da una lingua che non conosce e si espone al ridicolo… è stato lei, che, privatamente mi ha riempito di insulti e minacciato di denunciarmi, fino a minacce di ben altro tenore&#8230; mi fermo qui&#8230; io non credo di aver mai usato un linguaggio come quello che lei ha usato in privato con me&#8230; quanto alla signora SC se lei (D. V.) mi spiega, con l&#8217;acume di cui dispone, il significato di questa frase su Derrida: “questo suo atteggiamento analitico – critico terroristico (da buon algerino!)”,  ma la prego non mi dica che è filosofia o letteratura… e dimentichi Derrida… , ne possiamo riparlare… però se lei censura i miei interventi… e mi muove accuse di trolleraggio o altro, quando io ho sempre usato il mio blog con nome e cognome… e muovendomi in una direzione ben precisa, perché il “troll” più pericoloso è l’articolista…</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ezio Saia		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/#comment-241372</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ezio Saia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jun 2013 11:07:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Kant elabora un circolo virtuoso che dà una fondazione alla verità &quot;sensata&quot;, ma la dà fondando il &quot;sensato&quot; sul &quot;non sensato&quot;, anche se su &quot;un non sensato&quot; problematico. L&#039;idea rivoluzionaria di Kant ci dice che non si ha senso senza attività di non senso,

Ciò che Kant non coglie è che l’indagine sulla domanda metafisica va rinviata al senso della domanda in se stessa indipendentemente dalla distinzione tra il metafisico e il non metafisico e, più in generale, al senso del teorizzare.
 Diamo per scontato che sia l&#039;uomo a interrogarsi, ma di certo sappiamo solo che la domanda si pone e si ripropone, che sicuramente risuona dentro di noi singoli individui, che noi sentiamo questa domanda e ne comprendiamo il senso. Diamo per scontato che coercitivamente dobbiamo ascoltarla e affaticarci per dare una risposta e non ci spingiamo oltre. Non sappiamo chi è il soggetto che s’interroga, non sappiamo chi pone la domanda. Non sappiamo se è essa stessa a porsi, se siamo noi a porcela o qualcuno esterno a noi. 

Eppure la tradizione filosofica ci dice che siamo noi a interrogarci. Ma interrogare se stessi non è forse schizofrenico? Sembra quasi che qualcosa ci imponga questa conclusione e che questo qualcosa sia la forma linguistica della domanda. Sembra che sia il linguaggio a imporci un paradigma da cui non possiamo uscire e ci conduca come soggetto autonomo lungo un solco già tracciato. Il contesto semantico esige che, essendoci una domanda, ci sia, oltre il contenuto della domanda, un essere che domanda e un essere a cui la domanda è posta. Ma è proprio questo paradigma a portarci nel circolo vizioso; noi domandiamo nella forma della nostra domanda, noi rispondiamo in quella stessa forma di cui solo siamo capaci e l&#039;oggetto della domanda è proprio quell&#039;essere inscindibile e unitario che non può essere né domandato né afferrato dalla risposta. E’ più semplice pensare che non siamo noi a riproporre la domanda, e che questa si ripropone da sola con incredibile autorità. Constatiamo che non siamo liberi di rinunciare e cacciarla, che la domanda risuona in noi e c&#039;interroga con prepotenza; che si pone con determinazione, INDIFFERENTE all&#039;inquieto disagio che essa stessa ci infligge. Ma - e questo è fondamentale - se la domanda è soggetto, se il linguaggio ci conduce a un soggetto schizofrenico, non possiamo attribuire quella schizofrenia a quel singolo mortale che è ognuno di noi, quando sia la domanda, sia il linguaggio lo precedono. Domanda e linguaggio agivano prima che ogni &quot;noi&quot; singolo mortale venisse vissuto dal linguaggio e dalla domanda.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Kant elabora un circolo virtuoso che dà una fondazione alla verità &#8220;sensata&#8221;, ma la dà fondando il &#8220;sensato&#8221; sul &#8220;non sensato&#8221;, anche se su &#8220;un non sensato&#8221; problematico. L&#8217;idea rivoluzionaria di Kant ci dice che non si ha senso senza attività di non senso,</p>
<p>Ciò che Kant non coglie è che l’indagine sulla domanda metafisica va rinviata al senso della domanda in se stessa indipendentemente dalla distinzione tra il metafisico e il non metafisico e, più in generale, al senso del teorizzare.<br />
 Diamo per scontato che sia l&#8217;uomo a interrogarsi, ma di certo sappiamo solo che la domanda si pone e si ripropone, che sicuramente risuona dentro di noi singoli individui, che noi sentiamo questa domanda e ne comprendiamo il senso. Diamo per scontato che coercitivamente dobbiamo ascoltarla e affaticarci per dare una risposta e non ci spingiamo oltre. Non sappiamo chi è il soggetto che s’interroga, non sappiamo chi pone la domanda. Non sappiamo se è essa stessa a porsi, se siamo noi a porcela o qualcuno esterno a noi. </p>
<p>Eppure la tradizione filosofica ci dice che siamo noi a interrogarci. Ma interrogare se stessi non è forse schizofrenico? Sembra quasi che qualcosa ci imponga questa conclusione e che questo qualcosa sia la forma linguistica della domanda. Sembra che sia il linguaggio a imporci un paradigma da cui non possiamo uscire e ci conduca come soggetto autonomo lungo un solco già tracciato. Il contesto semantico esige che, essendoci una domanda, ci sia, oltre il contenuto della domanda, un essere che domanda e un essere a cui la domanda è posta. Ma è proprio questo paradigma a portarci nel circolo vizioso; noi domandiamo nella forma della nostra domanda, noi rispondiamo in quella stessa forma di cui solo siamo capaci e l&#8217;oggetto della domanda è proprio quell&#8217;essere inscindibile e unitario che non può essere né domandato né afferrato dalla risposta. E’ più semplice pensare che non siamo noi a riproporre la domanda, e che questa si ripropone da sola con incredibile autorità. Constatiamo che non siamo liberi di rinunciare e cacciarla, che la domanda risuona in noi e c&#8217;interroga con prepotenza; che si pone con determinazione, INDIFFERENTE all&#8217;inquieto disagio che essa stessa ci infligge. Ma &#8211; e questo è fondamentale &#8211; se la domanda è soggetto, se il linguaggio ci conduce a un soggetto schizofrenico, non possiamo attribuire quella schizofrenia a quel singolo mortale che è ognuno di noi, quando sia la domanda, sia il linguaggio lo precedono. Domanda e linguaggio agivano prima che ogni &#8220;noi&#8221; singolo mortale venisse vissuto dal linguaggio e dalla domanda.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ezio Saia		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/06/26/wittgenstein-un-monologo/#comment-241370</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ezio Saia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jun 2013 11:04:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi è molto piaciuto questo tuo monologo poetessa filosofa. Il migliore che tu abbia scritto: almeno secondo me. La cifra della prosa poetico-filosofica ti abita e si sente a casa sua. Il vocabolario, la sintassi, il divagare, gli approdi di pensiero e linguistici, l’aggettivo che non ti aspetti. 
Ma veniamo agli argomenti trattati. Parli di metafisica e di linguaggio, di Wittgenstein e di Derrida e questi sono argomenti sui cui, se pur da dilettante, ho meditato molto.
Domanda Metafisica. La forma generale del teorizzare ci dice che non c&#039;è altra forma con cui esprimere una qualsiasi domanda e che quindi la domanda stessa diviene la condizione dell&#039;impossibilità della risposta; un&#039;impossibilità che noi leggiamo come &quot;non senso&quot;. Essere è vivere, è respirare ed è anche e inevitabilmente, essere a disagio, interrogarsi e cercare risposte. Purtroppo tutto deve avvenire con il linguaggio, 
La struttura del linguaggio, la metafisica convogliata, è quella dell’informazione, dei modelli, delle teorie. Non ci porta verità ma perde il mondo mentre lo conquista. Tu sembri sostenere che la poesia ci può dare ciò che con il linguaggio (Quello delle teorie, l’unico che abbiamo) non si può dire e ti appelli al linguaggio poetico, anzi alla metafora. Il linguaggio è quello dell’uomo informatico quello selezionato dall’uomo conquistatore e sopravvivente, quello in cui si è prefigurato il destino dell’uomo conquistatore. Ma noi abbiamo solo quello. 
Se il linguaggio che abbiamo a disposizione è quello dell’informazione, se esiste solo quel linguaggio, se esiste quel qualcosa che indichiamo come verità, allora quel qualcosa, quella verità dobbiamo convogliarla usando l’arma del nemico ossia il linguaggio di verità. Non solo metafora ma ironia, comicità, grottesco, ecc.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è molto piaciuto questo tuo monologo poetessa filosofa. Il migliore che tu abbia scritto: almeno secondo me. La cifra della prosa poetico-filosofica ti abita e si sente a casa sua. Il vocabolario, la sintassi, il divagare, gli approdi di pensiero e linguistici, l’aggettivo che non ti aspetti.<br />
Ma veniamo agli argomenti trattati. Parli di metafisica e di linguaggio, di Wittgenstein e di Derrida e questi sono argomenti sui cui, se pur da dilettante, ho meditato molto.<br />
Domanda Metafisica. La forma generale del teorizzare ci dice che non c&#8217;è altra forma con cui esprimere una qualsiasi domanda e che quindi la domanda stessa diviene la condizione dell&#8217;impossibilità della risposta; un&#8217;impossibilità che noi leggiamo come &#8220;non senso&#8221;. Essere è vivere, è respirare ed è anche e inevitabilmente, essere a disagio, interrogarsi e cercare risposte. Purtroppo tutto deve avvenire con il linguaggio,<br />
La struttura del linguaggio, la metafisica convogliata, è quella dell’informazione, dei modelli, delle teorie. Non ci porta verità ma perde il mondo mentre lo conquista. Tu sembri sostenere che la poesia ci può dare ciò che con il linguaggio (Quello delle teorie, l’unico che abbiamo) non si può dire e ti appelli al linguaggio poetico, anzi alla metafora. Il linguaggio è quello dell’uomo informatico quello selezionato dall’uomo conquistatore e sopravvivente, quello in cui si è prefigurato il destino dell’uomo conquistatore. Ma noi abbiamo solo quello.<br />
Se il linguaggio che abbiamo a disposizione è quello dell’informazione, se esiste solo quel linguaggio, se esiste quel qualcosa che indichiamo come verità, allora quel qualcosa, quella verità dobbiamo convogliarla usando l’arma del nemico ossia il linguaggio di verità. Non solo metafora ma ironia, comicità, grottesco, ecc.</p>
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