Le isolatitudini di Massimo Maugeri

8 luglio 2013
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Nella bella e partecipata prefazione, Valerio Evangelisti scrive  a proposito del romanzo Trinacria Park di Massimo Maugeri :”esiste sul serio una verità siciliana? Si direbbe di sì. Per scoprirla, però, occorre liberarsi delle incrostazioni menzognere che si sono accumulate sull’“isola inesistente” nel corso di decenni, se non di secoli. Dopo si potrà affermare che l’isola esiste per davvero.. ” Per riuscire nella cosa, aggiungo io,  l’autore è ricorso a un dispositivo narrativo tanto sempice quanto efficace. Duplicare l’isola in un’isola in miniatura e soprattutto filtrare la realtà attraverso lo specchio di una telecamera. Non voglio qui svelare alcunchè, quartadicopertinizzare il mio intervento che vuole essere una semplice introduzione all’estratto che ho chiesto a Massimo di pubblicare e mi limito dunque a dire due cose.  Dalla parte dello stile l’autore è riuscito a trovare i toni giusti, i colori linguistici nei fittissimi e numerosi dialoghi, in misura di dire oltre che raccontare le varie vicende, quasi seguendo alla lettera la tecnica a specchio del Caravaggio. Dall’altra sembra risuonare in modo costante pagina dopo pagina, come un vento inarrestabile, il rumore di una telecamera accesa, la sola in grado di dirigere uno scudo – ancora uno specchio – tutto moderno capace come quello offerto da Atena a Perseo di annientare Medusa. Una cinepresa che ricorda quella pirandelliana di Serafino Gubbio Operatore, la sola che possa tenere testa alla realtà senza esserne pietrificati dalla sola visione. effeffe

Capitolo undici

da Trinacria Park
di
Massimo Maugeri

«Bentornati. È sempre Marina Marconi che vi parla dagli studi televisivi di TPN, Trinacria Park Network. Oggi abbiamo con noi il direttore artistico del parco, Gregorio Monti. Lo conoscete tutti, quindi non mi perderò in dettagli: attore, autore e regista di teatro, critico letterario e, in un’occasione, persino attore cinematografico».
«Attore cinematografico una volta sola. Ha fatto bene a sottolinearlo».
«Una volta sola… però a Hollywood».
«Pecca una volta e sarai considerato peccatore per sempre».
«Ma come, dottor Monti, mica è un peccato recitare a Hollywood!».
«Lasciamo perdere».
«Invece direi di approfondire e di entrare subito nel vivo dell’intervista. Credo che ai nostri telespettatori possa interessare, dato che in questi giorni anche alcuni quotidiani ne hanno parlato. Del resto in quell’unico film ha recitato al fianco di una nota signora italiana del grande schermo internazionale: Gloria Auteri. Non è mica da tutti, no? Per chi non lo sapesse, dico che Gloria Auteri era la madre del nostro direttore, Monica Green».
«Pur non avendo mai amato Hollywood, sono sempre stato in ottimi rapporti con Burt Green e Gloria Auteri. Anzi, diciamo che ero considerato un amico di famiglia. Comunque Gloria ha cominciato con il teatro e ha esordito con me sul palcoscenico».
«Lei è stato l’ultimo ad aver visto i Green vivi. In un’intervista ha dichiarato che questo fatto, più l’amicizia che la legava alla famiglia, l’ha spinta ad accettare la proposta di Monica Green».
«Esatto».
«E ora lei è il direttore artistico del Trinacria Park».
«Così dicono. E così pare».
«Sarà una bella esperienza».
«Vedremo».
«Non mi sembra molto convinto».
«Io non sono mai molto convinto per natura. Anzi, non sono mai convinto di niente. È nel mio carattere».
«Per lei che è siciliano però, scusi se glielo dico, dovrebbe essere esaltante poter gestire la direzione artistica di un megaprogetto come quello del Trinacria Park. O no?».
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«Nemmeno l’esaltazione rientra nel mio carattere. Vede, signorina, lascio la convinzione e l’esaltazione agli stupidi e agli ignoranti. In ogni caso sono molto contento di poter svolgere la funzione che mi è stata offerta. Il progetto è ambizioso e io sono uno di quelli che non si tira indietro e che ha sempre considerato l’ambizione come uno strumento per andare avanti e migliorare. Ma mi creda, la mia sicilianità non c’entra nulla».
«Ma come… un siciliano doc come lei che torna in Sicilia dopo tutti questi anni per una cosa così importante…».
«Sento odore di provocazione. Ho la sensazione che lei stia deliberatamente tentando di portarmi su terreni che in genere evito di calpestare. Comunque… un “siciliano doc”, come mi ha definito lei, non lascia mai la Sicilia. Nemmeno per un attimo. Ci rimane sempre ancorato, con il cuore e con la mente».
«Però era da tempo che non tornava. Voglio dire, lei ha vissuto al Nord e all’estero per gran parte della sua vita».
«Signorina, stia attenta. Un siciliano vero non potrà mai allontanarsidalla Sicilia. Dico sul serio. Potrà essere distante centinaia di chilometri, ma avrà la Sicilia sempre dentro di sé».
«Ma non è un luogo comune, questo?».
«No. Non lo è».
«Mi dica, allora: ha mai avuto nostalgia in questi anni? Le sono mancati alcuni luoghi? Magari le vie dove passeggiava da ragazzo?».
«Certo che ho provato un senso di nostalgia per i miei luoghi! Mi sono mancati, sì. Ma non li ho mai sentiti distanti».
«E le persone?».
«Tra luoghi e persone di Sicilia preferisco i primi».
«Che vuol dire?».
«Lo sa benissimo che voglio dire. Ho visto che tiene nella cartella la copia di un noto ritaglio di giornale…».
«Si riferisce a questo?».
«Esatto».
«È un suo vecchio articolo in cui sostiene che la Sicilia senza siciliani sarebbe quasi come una pianta senza parassiti. È un’affermazione di più di vent’anni fa: lo pensa ancora?».
«Vede, per via di quell’articolo sono stato odiato. Era un’evidente provocazione che non è mai stata capita fino in fondo. Il risultato è che mi sono fatto molti nemici e mi sono beccato parecchi insulti. Comunque lei mi chiede se lo penso ancora. La risposta è no. Oggi toglierei quel “quasi”».
«Addirittura».
«Non c’e dubbio. Io sono uno di quelli che se incontra un siciliano fuori dalla Sicilia cambia strada».
«Perché?».
«Perché non sono ipocrita».
«Lo sa che sono siciliana anch’io?».
«Sì. Mal comune, mezzo gaudio».
«Queste sono affermazioni spiazzanti. Mi scusi ma ci tengo a dire che, da siciliana, ho sempre considerato i miei conterranei come persone accoglienti e affettuose».
«Il popolo siciliano è accogliente e affettuoso, signorina. Soprattutto nei confronti di chi viene da fuori. Non c’è dubbio. Il problema sta nella reciprocità dell’affetto tra conterranei, come li ha definiti lei. Quello che voglio dire è che alcuni siciliani si vogliono bene di un affetto letale. Si vogliono così bene che finiscono con lo stritolarsi nel loro reciproco abbraccio».
«Anche il suo può essere un abbraccio letale?».
«Da questo punto di vista sono un siciliano sui generis».
«Ne è sicuro?».
«Certo. Ora le faccio io una domanda sui siciliani. Lo sa qual è l’impegno principale di un siciliano?».
«Me lo dica lei».
«Non quello di portarsi avanti, ma quello di evitare di essere sopravanzato dai suoi conterranei».
«Va be’… questa non mi pare una prerogativa dei soli siciliani».
«Si fidi, signorina. Esiste un certo tipo di siciliano che baratterebbe senza problemi il proprio successo con l’insuccesso altrui».
«Lei è mai stato sopravanzato?».
«No. Ma per non essere sopravanzato ho deciso di lasciare la Sicilia, altrimenti sarei potuto rientrare anch’io nella categoria. Ho lasciato la Sicilia solo con il corpo, però. Non con la mente né con il cuore».
«Però, mi scusi, se parla così poi non si può lamentare se la contestano o se arrivano persino a odiarla e a insultarla. Voglio dire… un po’ se la cerca!».
«Non so se me la cerco. In ogni caso non mi lamento. Bisogna avere il coraggio di dire ciò che si pensa. Naturalmente dopo aver pensato a ciò che si sta per dire. La verità è che i siciliani sono i primi a parlar male della Sicilia, ma guai se lo fa qualcun altro. Io invece dico di amare la Sicilia. La Sicilia è bella, anche se dorme. È una bella addormentata in mezzo al mare. In ogni caso, amo la Sicilia e detesto certi siciliani. Lo sostengo da sempre e continuerò a sostenerlo. Il prezzo che ho dovuto pagare è quello di aver girato i teatri di tutto il mondo per sentirmi acclamare ovunque… tranne che in Sicilia».
«Però, in fin dei conti, è siciliano anche lei. O no?».
«Lo sa in cosa lo sono molto?».
«Scommetto che me lo sta per dire».
«Nell’essere individualista. Sono un fottuto individualista».
«C’è chi dice che è l’uomo moderno a essere individualista».
«Da questo punto di vista le assicuro che i siciliani sono molto moderni… e io sono tra questi».
«Mi scusi, ma allora perché ha accettato la direzione artistica del Trinacria Park?».
«L’ha detto lei stessa. Perché sono legato a Monica Green da un affetto di antica data. Poi perché il progetto è interessante e rappresenta una sorta di sfida. Ma anche perché, non lo nego, l’assegnazione della direzione artistica del progetto Trinacria Park a Gregorio Monti ha fatto rodere, e farà rodere, il fegato a molti. E questa, per me, è moneta non quantificabile. L’idea di gente che sbava pronunciando il mio nome mi fa arricriàri. Vado proprio in sollucchero».
«Ho l’impressione che lei, in fin dei conti, stia solo recitando una parte».
«Tutto è possibile».
«Parliamo del parco. A suo avviso il Trinacria Park potrà davvero con tribuire al rilancio della Sicilia?».
«Non lo so. Sono un uomo di cultura e di teatro, non un economista».
«Lei è un uomo di teatro, uno dei più importanti a livello internazionale. Però le è rimasto il nomignolo di “Vittorio Gassman del Sud”».
«Marina Marconi, scusami se passo a darti del tu, ma tu chiamami di nuovo Vittorio Gassman del Sud e io telefono in diretta a Monica Green e ti faccio licenziare in tronco. Guarda che sono un vecchio incazzoso».

«Di questo me n’ero accorta. Parliamo più in dettaglio del Trinacria Park e del suo coinvolgimento nel progetto in qualità di direttore artistico. Sul Corriere dell’altro ieri è uscito un articolo a sua firma dove sostiene, in soldoni, che il Trinacria Park può far benissimo a meno di Hollywood».
«Certo che ne può fare a meno! Guarda che anch’io, come la Green, ho amicizie hollywoodiane. Ciò non toglie che la marca Hollywood, come dico sempre, non mi piace. E non mi piace la sudditanza psicologica nei confronti del grande schermo americano. Questo lo sannotutti».
«Ma allora come mai Monica Green si è rivolta proprio a lei per questo incarico? Voglio dire, la Green, che è sostenuta dai vertici della Graskon Pictures, ritiene i contatti con Hollywood es senziali per la buona riuscita del progetto Trinacria Park…».
«Vuoi sapere perché? Perché sono un numero uno. E perché si fida di me».
«Bene, passiamo ad altro. Nei giorni scorsi ha avuto modo di esprimere, seppur velatamente, un certo rammarico per la scelta di alcuni attori. Lei ha parlato di scelta, ma tra le righe si legge la parola imposizione ».
«Ti sei costruita una bella rassegna stampa. Complimenti!».
«Diciamo che rientra tra i miei compiti».
«E tu sei brava a fare i compiti…».
«C’è qualche nome che le è stato effettivamente imposto?».
«Partiamo dal presupposto che io sono uno di quelli che non si fa imporre nulla da nessuno. Nella fattispecie, se ci fosse stato qualcosa che non mi garbava davvero me ne sarei andato sbattendo la porta. Se così non è stato significa che: o è tutto a posto, oppure ho deciso di adeguarmi».
«Quale delle due?».
«Mi sono adeguato perché è tutto a posto».

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