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	Commenti a: Cara controcultura	</title>
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		<title>
		Di: daniele ventre		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/08/31/cara-controcultura/#comment-243019</link>

		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Sep 2013 08:52:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2013/08/31/cara-controcultura/#comment-243001&quot;&gt;mauro baldrati&lt;/a&gt;.

Tuttavia in quei film di fantascienza qualcuno reagisce. Noi invece alla lunga non facciamo che guardare filmati di paesaggi verdi, in attesa del compiersi del suicidio culturale, sociale e politico. 

La versione post-post-post-paleo-neo-trans-avanguardista dell&#039;anziano investigatore interpretato da Edward G. Robinson nella distopia di Soylent Green (guarda caso, 1973).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/08/31/cara-controcultura/#comment-243001">mauro baldrati</a>.</p>
<p>Tuttavia in quei film di fantascienza qualcuno reagisce. Noi invece alla lunga non facciamo che guardare filmati di paesaggi verdi, in attesa del compiersi del suicidio culturale, sociale e politico. </p>
<p>La versione post-post-post-paleo-neo-trans-avanguardista dell&#8217;anziano investigatore interpretato da Edward G. Robinson nella distopia di Soylent Green (guarda caso, 1973).</p>
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		<title>
		Di: mauro baldrati		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/08/31/cara-controcultura/#comment-243001</link>

		<dc:creator><![CDATA[mauro baldrati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Sep 2013 12:12:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A parte l’aspetto del collezionismo, sul quale non entro nel merito se non per rimarcare che è un trend che esiste da sempre, la controcultura non è da considerare in senso troppo trasversale: la fine degli anni Sessanta è “altro” rispetto ai successivi, primi anni Settanta, che sancirono l’inizio di un reflusso, di una controriforma, che a sua volta si differenzia dalla seconda metà dei Settanta, quando tutto divenne duro, e forse disperato. 

Forse è proprio questo il punto, al di là di studi e ricerche per “spiegare”: la morte sociale e politica che seguono gli attacchi di una reazione liberista ultradecennale che ha messo a ferro e fuoco il paese. La disperazione, la rassegnazione, si contrappongono alla vitalità, alla conflittualità, al coraggio di quel periodo (che io faccio concludere con gli anni Settanta), e a nulla servono i distinguo e le critiche sulle ingenuità o le contraddizioni (sulle quali molti si accaniscono, con una sorta di desiderio di vendetta). Moda, pubblicità, intrattenimento, estetica, persino la politica, in qualche modo guardano con desiderio a fatti, periodi, stili, personaggi che appartenevano a una speranza, a un ideale. E’ la forza di questi eterni revival. Nostalgia, forse. Ma è come in certi film di fantascienza, quando i cittadini del futuro mondo distrutto dalle guerre guardano i filmati dei paesaggi verdi, coi fiori e le acque che scorrono. Nostalgia per quello che ci siamo giocati, che abbiamo regalato agli squali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A parte l’aspetto del collezionismo, sul quale non entro nel merito se non per rimarcare che è un trend che esiste da sempre, la controcultura non è da considerare in senso troppo trasversale: la fine degli anni Sessanta è “altro” rispetto ai successivi, primi anni Settanta, che sancirono l’inizio di un reflusso, di una controriforma, che a sua volta si differenzia dalla seconda metà dei Settanta, quando tutto divenne duro, e forse disperato. </p>
<p>Forse è proprio questo il punto, al di là di studi e ricerche per “spiegare”: la morte sociale e politica che seguono gli attacchi di una reazione liberista ultradecennale che ha messo a ferro e fuoco il paese. La disperazione, la rassegnazione, si contrappongono alla vitalità, alla conflittualità, al coraggio di quel periodo (che io faccio concludere con gli anni Settanta), e a nulla servono i distinguo e le critiche sulle ingenuità o le contraddizioni (sulle quali molti si accaniscono, con una sorta di desiderio di vendetta). Moda, pubblicità, intrattenimento, estetica, persino la politica, in qualche modo guardano con desiderio a fatti, periodi, stili, personaggi che appartenevano a una speranza, a un ideale. E’ la forza di questi eterni revival. Nostalgia, forse. Ma è come in certi film di fantascienza, quando i cittadini del futuro mondo distrutto dalle guerre guardano i filmati dei paesaggi verdi, coi fiori e le acque che scorrono. Nostalgia per quello che ci siamo giocati, che abbiamo regalato agli squali.</p>
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		<title>
		Di: Paolo Tonini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/08/31/cara-controcultura/#comment-242999</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo Tonini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Sep 2013 08:23:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2013/08/31/cara-controcultura/#comment-242953&quot;&gt;Silvia Contarini&lt;/a&gt;.

Gentile Silvia, forse la conservazione e la valorizzazione dei frammenti del passato (libri riviste documenti volantini carte manoscritte) non risponde a un bisogno di mummificazione. E&#039; al contrario prendersi cura delle cose che altrimenti andrebbero dimenticate: se nessuno se ne fosse preso cura forse oggi non potremmo neanche immaginare che ci fu un Movimento &#039;77 simile a Fiume dannunziana, alla Comune di Parigi o alla rivolta dei contadini in Germania nel 1525 (c&#039;erano i volantini anche nel 1525), che ci sono momenti in cui la storia si ferma, il meccanismo si inceppa, qualcosa di assolutamente impreveduto accade e mette a soqquadro il mondo: sono i momenti in cui le persone mettono in pratica la loro libertà per soddisfare direttamente i propri bisogni e desideri e sono disposte per questo a mettere in gioco la vita. In barba a ogni potere costituito. Che poi ovviamente va sempre a finir male e la storia viene raccontata da chi vince. Ma l&#039;importante è sapere che possiamo farlo, che in ogni momento liberarsi è possibile. Questo forse è il bisogno a cui corrisponde un certo collezionismo.
E poi i soldi i soldi. Alla fine si parla di questo catalogo solo per i prezzi. C&#039;è un mercato internazionale che fa da riferimento e solo chi non ne sa nulla se ne stupisce. Con piacere ascolto i lamenti di chi oggi vorrebbe arraffare tutto: ma la disattenzione va pagata. Che se hai buttato via quel giornale non puoi sperare adesso di andare a riprendertelo con due lire. E poi se davvero ti interessa esistono le fotocopie le ristampe le biblioteche pubbliche. Perché pretendi di possedere l&#039;oggetto? Quello che conta è l&#039;idea. Se a qualcosa questo catalogo serve, oltre che a pagare il mio lavoro, è di mostrare che nelle cose che avresti gettato o che ancora hai in cantina o in un angolo della memoria ci sono delle idee. E le idee non sono mai apparse al mondo senza un corpo. Anche per questo è nato il blog TOCCARE LE IDEE http://touchingideas.blogspot.it/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/08/31/cara-controcultura/#comment-242953">Silvia Contarini</a>.</p>
<p>Gentile Silvia, forse la conservazione e la valorizzazione dei frammenti del passato (libri riviste documenti volantini carte manoscritte) non risponde a un bisogno di mummificazione. E&#8217; al contrario prendersi cura delle cose che altrimenti andrebbero dimenticate: se nessuno se ne fosse preso cura forse oggi non potremmo neanche immaginare che ci fu un Movimento &#8217;77 simile a Fiume dannunziana, alla Comune di Parigi o alla rivolta dei contadini in Germania nel 1525 (c&#8217;erano i volantini anche nel 1525), che ci sono momenti in cui la storia si ferma, il meccanismo si inceppa, qualcosa di assolutamente impreveduto accade e mette a soqquadro il mondo: sono i momenti in cui le persone mettono in pratica la loro libertà per soddisfare direttamente i propri bisogni e desideri e sono disposte per questo a mettere in gioco la vita. In barba a ogni potere costituito. Che poi ovviamente va sempre a finir male e la storia viene raccontata da chi vince. Ma l&#8217;importante è sapere che possiamo farlo, che in ogni momento liberarsi è possibile. Questo forse è il bisogno a cui corrisponde un certo collezionismo.<br />
E poi i soldi i soldi. Alla fine si parla di questo catalogo solo per i prezzi. C&#8217;è un mercato internazionale che fa da riferimento e solo chi non ne sa nulla se ne stupisce. Con piacere ascolto i lamenti di chi oggi vorrebbe arraffare tutto: ma la disattenzione va pagata. Che se hai buttato via quel giornale non puoi sperare adesso di andare a riprendertelo con due lire. E poi se davvero ti interessa esistono le fotocopie le ristampe le biblioteche pubbliche. Perché pretendi di possedere l&#8217;oggetto? Quello che conta è l&#8217;idea. Se a qualcosa questo catalogo serve, oltre che a pagare il mio lavoro, è di mostrare che nelle cose che avresti gettato o che ancora hai in cantina o in un angolo della memoria ci sono delle idee. E le idee non sono mai apparse al mondo senza un corpo. Anche per questo è nato il blog TOCCARE LE IDEE <a href="http://touchingideas.blogspot.it/" rel="nofollow ugc">http://touchingideas.blogspot.it/</a></p>
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		<title>
		Di: Michele Nigro		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/08/31/cara-controcultura/#comment-242959</link>

		<dc:creator><![CDATA[Michele Nigro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Sep 2013 14:19:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il post evidenzia una domanda che mi pongo da tempo. Tutti noi, oggi, viviamo la storia di domani: ma quando avviene il passaggio da vita a storia? Mi permetto di affermare che ad essere messe &quot;sotto teca&quot; sono le forme e non i contenuti. Il problema &quot;etico&quot; nasce quando ad essere &quot;conservata&quot; è l&#039;intenzione di fare controcultura (da qui la domanda scomoda &quot;Si è esaurito del tutto lo spirito della controcultura?&quot;). Bel post, grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il post evidenzia una domanda che mi pongo da tempo. Tutti noi, oggi, viviamo la storia di domani: ma quando avviene il passaggio da vita a storia? Mi permetto di affermare che ad essere messe &#8220;sotto teca&#8221; sono le forme e non i contenuti. Il problema &#8220;etico&#8221; nasce quando ad essere &#8220;conservata&#8221; è l&#8217;intenzione di fare controcultura (da qui la domanda scomoda &#8220;Si è esaurito del tutto lo spirito della controcultura?&#8221;). Bel post, grazie.</p>
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		<title>
		Di: davide orecchio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/08/31/cara-controcultura/#comment-242958</link>

		<dc:creator><![CDATA[davide orecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Sep 2013 13:01:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questi reperti mi ricordano, per analogia, la palla da baseball in Underworld e quello che scrive DeLillo, ossia più o meno che inizi a raccogliere cimeli quando devi colmare un vuoto, la perdita di qualcuno o qualcosa. I memorabilia sono anche il sintomo di un atteggiamento &quot;funebre&quot; e perciò nostalgico rispetto a un&#039;epoca: il collezionista di reliquie è convinto che quel mondo che lui raccoglie sia morto, e i fossili che mette insieme servono a operare piccole e illusorie resurrezioni. Forse, in questo caso, più che di storicizzazione della controcultura anni 60-70, parlerei di un atteggiamento antiquario per il quale il passato è un cadavere, non influenza più il presente, per il quale il passato non è più presente se non sotto forma di teca. L&#039;album delle foto color seppia offre risvegli fittizi, una recita storica che si apre e chiude con l&#039;album stesso. Invece un&#039;epoca, se è stata importante, dovrebbe vivere in noi spiritualmente (se posso usare il termine), intellettualmente. Questo catalogo commerciale risponde a un bisogno esistenziale memorialistico, ma sono d&#039;accordissimo con te sul fatto che dovremmo recuperare in modo critico quella stagione uccisa dal palinsesto storico egemone (accaduto) e narrativo (raccontato durante e dopo) dello scontro armato. L&#039;egemonia degli anni di piombo, del terrorismo e della strategia della tensione ha oscurato e ucciso il resto che c&#039;era. Esanimi ed esausti, noi posteri abbiamo applicato una prospettiva teleologica a un&#039;intera stagione, abbiamo impresso nella nostra cronologia psicostorica le pietre miliari della violenza in cammino (Piazza Fontana, Piazza della Loggia ecc. fino a Moro e Piazza Bologna) come se quell&#039;intera stagione fosse solo un percorso verso la battaglia finale. In questo siamo stati molto aiutati dal discorso pubblico istituzionale su quegli anni, dalle versioni nauseanti degli ex e post terroristi e dalle memorie strazianti delle vittime: memorie di guerra. Anche la nostra è stata la memoria collettiva di una guerra. Ed è chiaro che, se un intero periodo lo ricordi solo per i suoi fatti di sangue, poi desideri che non ritorni mai più. Che muoia. Che diventi, appunto, un catalogo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questi reperti mi ricordano, per analogia, la palla da baseball in Underworld e quello che scrive DeLillo, ossia più o meno che inizi a raccogliere cimeli quando devi colmare un vuoto, la perdita di qualcuno o qualcosa. I memorabilia sono anche il sintomo di un atteggiamento &#8220;funebre&#8221; e perciò nostalgico rispetto a un&#8217;epoca: il collezionista di reliquie è convinto che quel mondo che lui raccoglie sia morto, e i fossili che mette insieme servono a operare piccole e illusorie resurrezioni. Forse, in questo caso, più che di storicizzazione della controcultura anni 60-70, parlerei di un atteggiamento antiquario per il quale il passato è un cadavere, non influenza più il presente, per il quale il passato non è più presente se non sotto forma di teca. L&#8217;album delle foto color seppia offre risvegli fittizi, una recita storica che si apre e chiude con l&#8217;album stesso. Invece un&#8217;epoca, se è stata importante, dovrebbe vivere in noi spiritualmente (se posso usare il termine), intellettualmente. Questo catalogo commerciale risponde a un bisogno esistenziale memorialistico, ma sono d&#8217;accordissimo con te sul fatto che dovremmo recuperare in modo critico quella stagione uccisa dal palinsesto storico egemone (accaduto) e narrativo (raccontato durante e dopo) dello scontro armato. L&#8217;egemonia degli anni di piombo, del terrorismo e della strategia della tensione ha oscurato e ucciso il resto che c&#8217;era. Esanimi ed esausti, noi posteri abbiamo applicato una prospettiva teleologica a un&#8217;intera stagione, abbiamo impresso nella nostra cronologia psicostorica le pietre miliari della violenza in cammino (Piazza Fontana, Piazza della Loggia ecc. fino a Moro e Piazza Bologna) come se quell&#8217;intera stagione fosse solo un percorso verso la battaglia finale. In questo siamo stati molto aiutati dal discorso pubblico istituzionale su quegli anni, dalle versioni nauseanti degli ex e post terroristi e dalle memorie strazianti delle vittime: memorie di guerra. Anche la nostra è stata la memoria collettiva di una guerra. Ed è chiaro che, se un intero periodo lo ricordi solo per i suoi fatti di sangue, poi desideri che non ritorni mai più. Che muoia. Che diventi, appunto, un catalogo.</p>
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		<title>
		Di: Lalo Cura		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/08/31/cara-controcultura/#comment-242957</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lalo Cura]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Sep 2013 10:52:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sì, andrebbe riflettuto, certo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sì, andrebbe riflettuto, certo&#8230;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Silvia Contarini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/08/31/cara-controcultura/#comment-242953</link>

		<dc:creator><![CDATA[Silvia Contarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Aug 2013 18:02:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2013/08/31/cara-controcultura/#comment-242948&quot;&gt;sparz&lt;/a&gt;.

A domanda difficile, risposta esitante… 
Forse bisognerebbe separare due aspetti. Il primo è la radicalità (culturale, politica, intellettuale), caratteristica di quei tempi ma non di questi. Sull’assenza di radicalità, su conformismo, normalizzazione, moralismo etc., andrebbe riflettuto, certo; ma forse oltre a riflettere, bisognerebbe ricominciare a praticare; è quello che suggerisci, no? Per quanto mi riguarda, la radicalità mi manca (compresa la mia), soprattutto in campo culturale. 
L’altro aspetto è il rapporto col passato; io temo molto la “sindrome del reduce”, la nostalgia da compagni di scuola (come eravamo bravi noi, che bei tempi i nostri mentre oggi…). Mi piacerebbe che quegli anni, oltre a costituire il patrimonio memorialistico di chi li ha vissuti, diventassero anche oggetto di analisi di chi può e sa metterli a debita distanza: ne risulterebbe un bel confronto, utile a tutti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/08/31/cara-controcultura/#comment-242948">sparz</a>.</p>
<p>A domanda difficile, risposta esitante…<br />
Forse bisognerebbe separare due aspetti. Il primo è la radicalità (culturale, politica, intellettuale), caratteristica di quei tempi ma non di questi. Sull’assenza di radicalità, su conformismo, normalizzazione, moralismo etc., andrebbe riflettuto, certo; ma forse oltre a riflettere, bisognerebbe ricominciare a praticare; è quello che suggerisci, no? Per quanto mi riguarda, la radicalità mi manca (compresa la mia), soprattutto in campo culturale.<br />
L’altro aspetto è il rapporto col passato; io temo molto la “sindrome del reduce”, la nostalgia da compagni di scuola (come eravamo bravi noi, che bei tempi i nostri mentre oggi…). Mi piacerebbe che quegli anni, oltre a costituire il patrimonio memorialistico di chi li ha vissuti, diventassero anche oggetto di analisi di chi può e sa metterli a debita distanza: ne risulterebbe un bel confronto, utile a tutti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: diamonds		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/08/31/cara-controcultura/#comment-242949</link>

		<dc:creator><![CDATA[diamonds]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Aug 2013 09:19:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[da poco guardando un derby toro-juve di quegli anni tra i cartelloni pubblicitari ho visto che &quot;le ore&quot; era uno degli sponsor dell&#039;evento e ho pensato proprio che una scansione adeguata per decodificare quel particolare momento storico mancava. Con questa recensione hai iniziato a colmare la lacuna

http://www.youtube.com/watch?v=SqaIY1kuckg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da poco guardando un derby toro-juve di quegli anni tra i cartelloni pubblicitari ho visto che &#8220;le ore&#8221; era uno degli sponsor dell&#8217;evento e ho pensato proprio che una scansione adeguata per decodificare quel particolare momento storico mancava. Con questa recensione hai iniziato a colmare la lacuna</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=SqaIY1kuckg" rel="nofollow ugc">http://www.youtube.com/watch?v=SqaIY1kuckg</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sparz		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/08/31/cara-controcultura/#comment-242948</link>

		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Aug 2013 09:08:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bellissimo, Silvia, grazie, per me anche emozionante, dato il non banale coinvolgimento di quei tempi. 
Noto tra parentesi che accanto a PotOp, Re Nudo, LC ecc. manca vistosamente il &quot;Quotidiano dei Lavoratori&quot;, organo quotidiano di Avanguardia Operaia, uscito negli anni intorno al 1971 per un bel po&#039;.
Sono d&#039;accordissimo con quello che dici e con le domande che ti fai. Sta di fatto che una riflessione seria su quegli anni ancora manca, o forse una &quot;riflessione seria&quot; implicherebbe necessariamente una vera esperienza vissuta che riprenda, ancorché in chiave &quot;aggiornata&quot;, quei valori e quelle esigenze? Che dici?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissimo, Silvia, grazie, per me anche emozionante, dato il non banale coinvolgimento di quei tempi.<br />
Noto tra parentesi che accanto a PotOp, Re Nudo, LC ecc. manca vistosamente il &#8220;Quotidiano dei Lavoratori&#8221;, organo quotidiano di Avanguardia Operaia, uscito negli anni intorno al 1971 per un bel po&#8217;.<br />
Sono d&#8217;accordissimo con quello che dici e con le domande che ti fai. Sta di fatto che una riflessione seria su quegli anni ancora manca, o forse una &#8220;riflessione seria&#8221; implicherebbe necessariamente una vera esperienza vissuta che riprenda, ancorché in chiave &#8220;aggiornata&#8221;, quei valori e quelle esigenze? Che dici?</p>
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