Grazie, signora Merkel

26 settembre 2013
Pubblicato da
claas

Normandia. Una trebbiatrice Claas, tedesca, nel cuore di una notte d’agosto

di Davide Orecchio

Angela Merkel, id est il potere nei nostri anni. Il potere che non decide, che decide di non decidere. Il potere, al limite, di veto. Il (non) potere dei nostri anni, di cui Merkel è il vertice, spinge il laissez-faire all’estremo: un lassismo che asseconda la realtà mediocremente, senza intervenire. Un potere forte della propria debolezza.

Non prende alcun rischio.

Si ripara dalla contaminazione che deriva dalle scelte.

La paragonano per durata alla Thatcher, ma quella decideva (seppure distruzioni).

I suoi padri politici hanno fondato l’Europa (Adenauer) e riunificato la Germania (Kohl). Merkel asseconda il mercantilismo nazionalista delle élite tedesche, altro non fa.

Non è sola in Europa.

I poteri che nascono dal voto si astengono dalla responsabilità del potere. I poteri che nascono dal voto democratico hanno irresponsabilmente paura e rappresentano la paura di chi li vota. Merkel avrà governato la Germania per oltre dieci anni senza aver deciso alcunché; e questo è pazzesco, no?

Come potere in realtà Merkel è un fantasma.

E i decisori sono i non eletti.

Anche i decisori sono fantasmi.

I poteri democratici europei si sono convinti della fine della storia, e hanno rinunciato a fare la storia.

Merkel è solo la capoclasse in una scuola di vigliaccheria diffusa.

Tutti si ritirano.

Dunque prima che cadesse il Muro erano in grado di fare il presente, e quindi la storia, solo contro l’avversario, col carburante dell’ideologia.

Come se la storia debba essere per forza una guerra.

Come se non ci possa essere storia senza conflitto.

L’ultimo gesto storico loro è stato il conio di una moneta intangibile e immateriale che non hanno saputo difendere, sostanziare di istituzioni e diritti.

Adesso lasciano fare, lasciano accadere. E il presente, ossia la storia, prende la strada oligarchica del forte contro il debole.

Non c’è più un presente pubblico, nostro.

C’è solo una moltitudine di presenti privati.

Una moltitudine di salvadanai vuoti, mezzi pieni, pieni, pienissimi.

Per paradosso la Cancelliera è figlia di un voto tribale germanico incapsulato dell’organismo Standort Deutschland, ma incide sulle vite di donne e uomini da Cipro ad Amburgo.

Nessuno è all’altezza della situazione. Non gli elettori tedeschi. Non gli eletti tedeschi. Meno che mai noialtri.

***

Gli asparagi, le fragole, l’uovo cotto nell’acqua, la crusca, il minestrone, la pasta di crusca, il sugo senza soffritto, l’hamburger, il passato è in esubero, cinque anni senza timballi, le fragole, gli asparagi, il presente è precario, l’odore della cucina materna, l’odore della cucina paterna, sei anni senza lasagne, il dolce va bene ma solo di frutta, il futuro è insolvente, le mani del primario sulla cicatrice che taglia l’addome, che racconta il viaggio nel passato in esubero, la cicatrice è la strada che l’addome mostra al primario che tasta e il primario accelera e prescrive gli asparagi, le fragole, l’uovo cotto nell’acqua, la crusca, il minestrone, la pasta di crusca, il sugo senza soffritto, l’hamburger e

il primario

è in esubero, il primario è al gratin, la cicatrice aglio e olio, la crusca bruciata viva a Rouen, l’uovo cotto nell’acqua assassinato a Brest, gli asparagi processati a Norimberga, dichiarati colpevoli, impiccati e in un bunker a Berlino: la cicatrice sull’addome suicida, senza respiro, un culo di sacco. Ciò che resta dell’addome sopravvive. La cicatrice sta nel libro di storia, nel memoriale.

***

Dopo l’incidente di Maria Antonietta i francesi non hanno perso un colpo né un giorno nello sfornare pane. L’hanno sfornato buono, caldo, croccante in particolare a Parigi. A tutte le ore i francesi sfornano pane così da evitare ricadute asburgiche o nostalgie borboniche. Sulla boulangerie s’impernia giustamente la democrazia francese. Laggiù portano il pane sotto l’ascella perché libertà, eguaglianza e fratellanza sono difficili da incartare.
(Dedicato a Bernardo Bertolucci, per un uso corretto del pane come metafora o simbolo)

***

Poi venne il fidanzato ostia, che si offriva al vittimario. E non era né carne né pesce. E si lasciava ingoiare. Solo una volta le disse: potresti per cortesia diventare onnivora, così da non saziarti solo di me?

***

Un uomo. Uno scrittore. Orfano del mondo, vedovo. Beneficiario di una figlia e di qualche libro diseredato. Un giorno vince il premio Nobel. E quel giorno sua figlia muore. Allora l’uomo propone, non si sa bene a chi: “Restituisco il Nobel, ridatemi mia figlia”. Ma il Nobel gli resta, e la figlia resta morta. Poi l’uomo terrà, in un transatlantico, una conferenza sulla “sincronia del dolore e della gioia, del coltello e della carezza” e le darà per titolo: “Non sono uno scrittore, ma un flipper”.

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17 Responses to Grazie, signora Merkel

  1. daniele ventre il 26 settembre 2013 alle 19:32

    stupendo :) (esempio di lungo intervento critico-argomentativo)

  2. Chiappanuvoli il 27 settembre 2013 alle 00:20

    Avrei detto “Una moltitudine di salvadanai vuoti, mezzi vuoti, oppure pieni, pienissimi.”
    Il masochista che è in me, spalleggiato dall’instancabile ottimista sempre più sopito in me, dice: “Divertente, cazzo!”

  3. Lombardini il 27 settembre 2013 alle 10:49

    Ogni tanto anche qui a NI fa capolino, sebben timidamente, oh quanto timidamente, la critica all’attuale sistema Euro-Ue, che sta gettando nella miseria (via riduzione dei salari, aumento della disoccupazione funzionale alla prima, inasprimenti fiscali senza sosta, riduzione dei servizi pubblici, svendita all’estero dei beni dello Stato – dei nostri beni) milioni di persone. L’Euro è il vero responsabile di questo stato di cose, assieme alle politiche di austerità; ma non dimentichiamo che anche senza austerità (tra l’altro patentemente nociva, altro che austerità espansiva, crudele e mentecatto neologico ossimorico ad usum delphini)saremmo lo stesso nella bratta delle compressioni salariali, già potentemente praticate dalla grande madre Germania la quale, negli ultimi dieci anni, ha ridotto i salari reali del 10% a fronte di un continuo aumento della produttività. Ciò perché era l’unico modo per essere competitivi in un sistema basato su un’unica moneta e vista la struttura dei trattati UE basati non sulla solidarietà tra i membri ma sulla competizione fraticida; perché, come disse anche Fassina (testuale): “Se non si più svalutare la moneta (in situazioni di crisi), si deve svalutare il salario” (leggi: ridurlo, anche via aumento della disoccupazione). E c’è chi, ancora, difende l’Euro, “perché se non ci fosse, chissà che fine avremmo fatto”… questo soprattutto a sinistra. Cupio dissolvi.

  4. davide orecchio il 27 settembre 2013 alle 18:26

    Se costruisci una casa senza finestre, poi diventa una prigione. Così com’è adesso questa configurazione euro ci strangola. Perché ne abusano i sistemi nazionali forti contro i sistemi deboli. Ma è una follia e un tradimento, visto che la configurazione euro era nata per una prospettiva sovranazionale politica e sociale. Io non sono per il passo indietro. Non sono per il referendum abrogativo. Per uscire da questo o da quello. Come cittadino europeo sento il dovere e il diritto di pretendere il passo avanti. L’Europa non è solo il trattato di Maastricht. È anche la Carta dei diritti di Nizza, o Lisbona 2000 sull’integrazione delle donne nel mondo del lavoro, sull’innovazione. Da quasi 10 anni la Commissione europea è presieduta da un signore che è stato di tutto: marxista, comunista, socialista, conservatore e membro del Ppe. È stato di tutto e non ha fatto nulla. Ha lasciato fare (anche lui!). Quello che manca è una classe dirigente europea davvero europeista.

    Cessione della sovranità, un governo europeo, una moneta unica: abbiamo solo l’ultimo elemento e quindi è un disastro. Ma io sono per sostanziare i primi due elementi a partire dall’interesse delle donne e degli uomini europei che vivono del proprio lavoro, della propria pensione, o che cercano un lavoro o che lo hanno perso; a partire dalla solidarietà transnazionale tra queste persone, che non credo troverebbe carburante in un ritorno all’Europa delle nazioni e delle monete.

  5. dario il 28 settembre 2013 alle 09:11

    ma le barbabietole si mietono con quell’affare li? mi pare più una mietitrebbiatrice da frumento, ma non son un tecnico…comunque complimenti per il pezzo.

    • davide orecchio il 28 settembre 2013 alle 12:25

      Forse hai ragione. Nel dubbio ho modificato la didascalia. Grazie

      • giacomo sartori il 29 settembre 2013 alle 23:15

        l’agronomo conferma, le barbabietole non si mietono (sarebbe un po’ come mietere delle carote, o dei rapanelli, o delle patate, tanto per intenderci)
        a parte questo, molto bello

  6. Domenico Lombardini il 28 settembre 2013 alle 15:53

    Gentile Davide, tu dici “ Io non sono per il passo indietro. Non sono per il referendum abrogativo”; il problema non sussiste, dato che il referendum, da costituzione, non può abrogare accordi internazionali. Ti dici anche “come cittadino europeo…”, credimi, tu non sei cittadino europeo; ben che vada, tu sei un cittadino italiano. La cittadinanza europea è un’entità metafisica, una cosa da fighetti che viene sbandierata, soprattutto dagli ordini di propaganda della Ue, con organi di comunicazione ad hoc, gruppi su Facebook, ecc. Parli poi di “passo in avanti…” e poi ” L’Europa non è solo il trattato di Maastricht. È anche la Carta dei diritti di Nizza, o Lisbona 2000 sull’integrazione delle donne nel mondo del lavoro, sull’innovazione”. Credimi, queste non sono che la cosmetica dei diritti civili, una pellicola d’oro a coprire il sostrato, permettimi, fecale di cui è fatta l’architettura europea. E poi: “Quello che manca è una classe dirigente europea davvero europeista.” Bisogna intenderci cosa si intende per “europeista”. Io lo sono, nel senso di aspirare a un continente europeo nel quale ogni 80 non dobbiamo far fronte alle volontà egemoniche della Germania (e alle velleità della Francia). Poi dici “Cessione della sovranità, un governo europeo, una moneta unica: abbiamo solo l’ultimo elemento e quindi è un disastro”. In realtà, anche il primo punto lo abbiamo ampiamente ottenuto, e a un prezzo pesante, ossia quello di non poter ad esempio spendere i nostri denari per far riprendere l’economica in una situazione di crisi, e anzi dobbiamo stare all’interno di parametri tanto draconiani quanto irrazionali perché svincolati da qualsiasi logica economica. (Per non parlare del fatto che la nostra carta costituzionale è oramai carta straccia). Forse con “Cessione della sovranità, un governo europeo” tu fai riferimento a un’unione fiscale, alla cosiddetta “unione di trasferimento”, ossia a una federazione di stati entro la quale, quando un membro è in difficoltà, avvengono dei flussi di denaro automatici (cosa che accade in tutte le nazioni, in Italia – con tutti i problemi che ci sono col sud – come negli USA), da dove questi denari ci sono a dove, per situazioni di crisi, vengono a mancare (sussidi per i disoccupati, aiuti per il reinserimento al lavoro ecc.). Non ti rendi conto della colossale velleità di tale pia speranza? Pia e velleitaria, perché la Germania dovrebbe sacrificare, secondo le stime, fino al 10% del proprio PIL per “finanziare” tale progetto! Ti sembra una cosa possibile sul pianeta terra? Ti sembra minimante proponibile al contribuente ed elettore tedesco? Ma se ci sono politici tedeschi che cavalcano propagande, simili a quelle della nostra Lega Nord, contro il finanziamento dei Land meno ricchi! e dovrebbero dare i loro denari a noi, a noi terroni del sud d’Europa? Questa non è pia speranza è, permettimi, imbecillità cieca e colpevole. Ora, per come stanno le cose, l’Euro e l’architettura dei trattati sono funzionali allo spolpamento dei paesi del sud europeo, Francia inclusa, a vantaggio quasi esclusivo della Germania, la quale, tuttavia, si troverà a breve a chiedersi a quali partner potrà vendere i propri beni, quando verrà meno la nostra domanda (e sta già acadendo).
    Nemmeno io sono per un passo indietro; infatti, sono per passare a nuova moneta, chiamala Lira, Fiorino, Berluschino, Epifanino, Renzino, come ti pare, con la quale aver la possibilità di fare una reale politica economica e industriale, e per evitare che le crisi le paghino i lavoratori (perché, in una crisi, se non si può svalutare la moneta, per far riprendere un po’ l’economia bisogna per forza di cose svalutare il lavoro, e ridurre i salari): una cosa di sinistra, come si può ben vedere.

    • virginialess il 29 settembre 2013 alle 17:52

      Sul perché e come siamo entrati nell’euro si può filosofeggiare ad libitum. Come pure su ciò che l’Europa avrebbe potuto/dovuto essere.
      Il ripristino di una moneta “nostra”(da svalutare subito!) non lo vedo così “arzillo”, né capace di favorire” una reale politica economica e industriale” ed “evitare che le crisi le paghino i lavoratori”.
      L’energia per le industrie, tanto per dire un’ovvietà, la pagheremmo di più, e l’inflazione a due cifre, che ricordo benissimo, non è “coperta” dalle indicizzazioni degli anni ’80.
      L’inevitabile aumento dei prezzi graverebbe sui soliti lavoratori a basso reddito.

  7. Domenico Lombardini il 28 settembre 2013 alle 16:22

    Ho sbagliato qui: ” per far riprendere un po’ l’economia bisogna…”: avrei dovuto scrivere “per riprendere competitività rispetto agli altri paesi bisogna…”.

    • davide orecchio il 30 settembre 2013 alle 17:05

      ebbene sì, mi sento cittadino europeo (l’abbattimento delle frontiere doganali e la moneta unica hanno aumentato la mia mobilità nel continente e mi hanno dato questa convinzione senz’altro velleitaria, se non imbecille e cieca). La cessione di sovranità la intendo proprio nel senso degli Stati Uniti d’Europa, e di organismi rappresentativi democratici ed effettivi (non l’ibrido istituzionale della Commissione e del Consiglio europeo). Sono per la cessione di sovranità perché sono cresciuto negli anni 80 italiani dell’irresponsabilità, ho visto il quasi default del ’92 con la nostra Lira/Liretta e sto invecchiando nella catastrofe irresponsabile-ricattatoria degli ultimi anni e di questi giorni. Sono per un governo europeo (non tedesco-europeo. Europeo) perché anche le crisi sociali e industriali meritano quel tipo di governo lì, una mediazione sovranazionale, sovraterritoriale, un argine politico alla scacchiera liquida delle delocalizzazioni su cui gioca il capitale globalizzato che se ne infischia dei territori, degli stati-nazione. Naturalmente è molto difficile fare questi ragionamenti adesso, nel presente del governo in crisi, col fantasma del “commissariamento Ue” agitato da tutti. Francamente del contribuente tedesco m’interessa poco. Credo interessasse poco anche a Kohl, quando spese miliardi di marchi per riunificare la Germania. Credo che interessasse poco del contribuente americano (già spolpato dalla WWII) anche agli Stati Uniti, quando riempirono di soldi l’Europa col piano Marshall seppure in funzione anticomunista. Questo per dire che i progetti politici possono essere più potenti del pensiero penitenziario, del Truman Show Fmi/Bce e delle dottrine economiche. Sono i progetti politici che rilanciano il Pil, e non il contrario. Ma certo che è un’utopia! Si ragiona con piccoli cervelli (io, qui), eppure le “pie speranze” li innaffiano e tengono in vita. Kant si considerava cittadino del mondo e auspicava la pace perpetua; sarà stato un fighetto anche lui. Spinelli architettava un’Europa libera e unita dal confino delle isole pontine, mentre tedeschi francesi e italiani si massacravano l’un l’altro: ma quanto sono importanti, questi maestri “velleitari”!

  8. jan reister il 30 settembre 2013 alle 11:16

    Non capisco. E’ un mash-up? Di che cosa?

    • davide orecchio il 30 settembre 2013 alle 16:57

      è una ratatouille fatta con gli ingredienti che avevo, barbabietole incluse

  9. Domenico Lombardini il 30 settembre 2013 alle 20:51

    Mentre voi cittadini europei vi godete la libertà di movimento (tutta di dimostrare, tra l’altro, con le evidenti barriere linguistiche) soggiornando e lavorando aboard, qui, in Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia ci sta Salvatore (chiamiamolo così, per semplicità). Chi è Salvatore? È una persona poca istruita, ha al massimo un diploma di scuole media superiore, non ha mica un PhD!, ha una conoscenza rudimentale di una lingua straniera, e fa un lavoro che può essere il manovale, il commerciale, il rappresentante, il piccolo commerciante. Lui da questa Europa ha avuto in premio solo la deflazione salariale, il contenimento dei consumi interni, un’economia che può farcela solo orientandosi pesantemente all’export. E questo giù prima dell’odierna crisi. Perché lo scopo della Ue È la deflazione dei salari. E per essere competitivi sull’export devi contenere i salari, appunto, come hanno fatto molto bene in Germania, e avere un’inflazione molto bassa. Se fai un’unione monetaria – ma voi cittadini europei queste cose non le sapete – tra paesi con economie così disomogenee e, soprattutto, con tassi d’inflazione così differenti, accadrà, inevitabilmente, che il paese con inflazione più bassa diverrò sempre più competitivo rispetto a quello con inflazione più alta. Ed è ciò che è successo (http://goofynomics.blogspot.it/2012/08/le-aporie-del-piu-europa.html). La creazione della cittadinanza europea senza un paese o una nazione di riferimento è l‘annientamento della cittadinanza tout court.
    Anni 80: ah!, tu sei tra quelli che credo che Craxi & Co. abbiamo fatto raddoppiare il nostro debito pubblico a furia di ruberie, regalie e mercimoni vari? Mi spiace, e lungi da me difendere una classe politica corrotta (che non ne ha, tra l’altro), ma il nostro debito, scorporato dagli interessi, sarebbe sui livelli di quello tedesco. Solo che qui, in Italia, hanno avuto la geniale idea di rendere indipendente la Banca d’Italia. Cosa vuol dire? Prima del cosiddetto divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia, quest’ultima era obbligata ad acquistare i titoli di stato “residuali” ossia quelli che rimanevano non acquistati dopo ogni asta. In tal modo lo Stato controllava e imponeva un tasso d’interesse, che era inevitabilmente piccolo. Dopo il “divorzio”, tutto questo venne a mancare, e i tassi schizzarono, con inevitabili conseguenze a lungo termine sullo stock di debito italiano (http://keynesblog.com/2012/08/31/le-vere-cause-del-debito-pubblico-italiano/ ; http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=891110&chId=30).
    Tu sei (scusa se rido e ti canzono) per gli stati uniti d’Europa! Ma scusa, tutto punta velocemente e violentemente verso l’esatto contrario: depauperamento, colonizzazione e annessione delle economie del sud, politiche per l’aumento della disoccupazione (per avere una manodopera più arrendevole e a buon prezzo)… E mi fate ridere voi (sei anche tu di sinistra, vero? E ceeerto che lo sei!, chi non lo è? – d’altronde, anche chi vota Berlusconi è di sinistra: non vuole forse anche lui ospedali, scuole, servizi pubblici?) comunistacci europeisti che portate innanzi il vessillo del liberismo e della libera circolazione dei capitale (ah, scusa, anche delle persone), quando è proprio la libera circolazione dei capitale ad aver promosso e di fatto provocato (assieme all’Euro, che ha tolto via il problema dei rischio di cambio) l’attuale crisi (http://goofynomics.blogspot.it/2013/06/postfazione-europa-kaputt-di-am-rinaldi.html). Ma voi, comunistacci impenitenti, siete per i diritti civili che mamma Europa di dispensa e ci insegna, a noi, retrogradi terroni omofobi del sud.
    No ti nascondo che questa tua asserzione: “Francamente del contribuente tedesco m’interessa poco”, mi inquieta nella sua insipienza: ti faccio notare che l’Europa è egemonizzata pesantemente dalla Germania; ed essendo questa una nazione in cui si conducono elezioni, ed essendo altresì un paese, questo sì, che persegue il proprio interesse nazionale, è del tutto normale che sia per il mantenimento dello status quo. Cos’è questo status quo? Il mantenimento dell’euro, che ha permesso alla Germania un Surplus commerciale PARI E SUPERIORE A QUELLO DELLA CINA (ante Euro ciò era esattamente al contrario, ossia la Germania aveva un deficit della bilancia commerciale – e noi eravamo positivi). Non è la Cina che ci sta mangiando, ma abbiamo una Cina in Europa e nessuna la vede. Il mantenimento dell’Euro anche per non essere ripagata, essendo la Germania un creditore netto nei confronti degli altri paesi europei, con una moneta meno forte. Infatti, se noi uscissimo dall’Euro, si stima che la nostra moneta si deprezzerebbe naturalmente del 15 massimo 30% (nell’arco di 1-2 anni), e con tale moneta deprezzata pagheremmo poi il nostro debito; tutto il debito, avendo istantaneamente tutto “rinominato” nella nuova moneta (in base alla Lex Monetae, in base al quale uno Stato sovrano sceglie liberamente quale valuta usare. Ne consegue che i contratti regolati dal diritto nazionale possono essere semplicemente riconvertiti nella nuova unità di conto, senza che alcuna delle parti contraenti possa eccepire questa conversione come motivo di recesso dalle obbligazioni contrattuali (né avrebbe particolare interesse a farlo; e questo vale per i depositi bancari, e per i mutui).

    La tua è una triste utopia, che non vuole più nessuno in Europa, e soprattutto da chi comanda in Europa. L’utopia triste del più Europa è una deriva irrazionalistica, in quanto non supportata dalla Storia e dallo studio delle forze in campo; è un detestabile millenarismo, che si rifugia nei sicuri fasti degli Stati Uniti d’Europa, per non vedere, cosa più colpevole, le tragedie umane del presente.

    Ma le domande vere sono: Cosa ci guadagneremmo da questi Stati Uniti d’Europa? Il costo politico di tale operazione è proponibile (stando sempre nel pianeta terra, in cui la caduta di un grave segue le leggi della fisica)? Perché un continente costituito da nazioni differenti, ciascuno ricco della propria diversità, e con la propria moneta, non può convivere pacificamente (non abbiamo fatto i trattati per evitare le guerre, ma abbiamo smesso di muoverci l’un l’altro guerra e quindi abbiamo fatto i trattati)?

    • davide orecchio il 30 settembre 2013 alle 21:07

      Neanche tu hai l’aria particolarmente felice, anzi.

  10. Francesca il 30 settembre 2013 alle 22:48

    Angie, svelata così bruscamente dalla tua scrittura asciutta quasi non mi è sembrata lei. Allora mi sono divertita a fare due passaggi di riscrittura definizionale di questa frase:
    “Come potere in realtà Merkel è un fantasma.”
    ed eccola riapparire quale sono assuefatta a vederla (anche nella cattiva forma c’è il tradimento dell’idea originaria di Europa unita):
    “Come legittimazione ad emanare disposizioni vincolanti per i destinatari, dato, concesso, assegnato, a ciò che è istituito dall’uomo ed è regolato da leggi e normative civili o religiose, in opposizione a ciò che è naturale o a un individuo, in quanto membro della società, inteso nelle sue qualità particolari e nelle funzioni che svolge in seno a essa con attività svolta con mansioni specifiche relative a una carica, a un ufficio che ha lo scopo di rappresentare un complesso di persone, un’intera collettività di una situazione di un certo ambito, colta nel suo complesso superiore ai motivi, fatti personali, che riguardano strettamente una persona in una situazione di un certo ambito, colta nel suo complesso, Merkel esprime, rappresenta, ha efficacia, validità, in quanto conforme alle norme stabilite, un’ idea che si va formando nell’opinione corrente di un soggetto, specialmente per mezzo della sua presentazione attraverso i mezzi di comunicazione di massa foggiata, ideata, inventata dalla complesso delle facoltà intellettive e psichiche dell’uomo e dei contenuti derivanti dall’esercizio di tali facoltà, che manca di quanto può essere ritenuto importante, necessario, utile, di un rapporto di somiglianza, di affinità, di uguaglianza, di simmetria con una situazione di un certo ambito, colta nel suo complesso.”
    Familiare quanto il burocratese, eh? Ma per niente rassicurante

  11. davide orecchio il 1 ottobre 2013 alle 00:47

    Colta nel suo complesso come la descrivi tu, mi raggela; mi rassicura sempre meno. Ma ti ringrazio, Francesca, per il complesso delle tue facoltà intellettive, psichiche e di rappresentazione di Angie.



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