Lettera al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio…

3 ottobre 2013
Pubblicato da

di Franco Arminio

illustri rappresentanti del popolo italiano

vi chiedo di considerare la possibilità di indire una giornata di lutto nazionale

per i morti di Lampedusa.

Sarebbe un gesto che renderebbe agli alleati europei la misura della nostra difficoltà

ad affrontare gli sbarchi di tanti sventurati.

E servirebbe anche a risvegliare il popolo italiano che accoglie queste notizie

come se fossero cose ordinarie.

Morire nel 2013 in questa maniera a ridosso delle coste italiane

è inaccettabile.

Non si può pensare anche questa volta di ridurre tutto alle solite dichiarazioni.

Parliamo tanto della nostra crisi, sarebbe il caso di ricordarsi

che ci sono situazioni ben più drammatiche della nostra.

La tragedia di Lampedusa è avvenuta dopo una giornata

assai poco decorosa

nel parlamento italiano.

Dichiarare il lutto nazionale in fondo sarebbe anche un modo per rientrare nella realtà,

per uscire dal delirio delle menzogne e degli inganni a oltranza

a cui si è ridotta la politica italiana negli ultimi decenni.

 

distinti saluti

 

franco arminio

 

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18 Responses to Lettera al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio…

  1. Andrea « currenti calamo il 3 ottobre 2013 alle 17:24

    […] Franco Arminio: Lettera al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio · Da Nazione Indiana […]

  2. véronique vergé il 3 ottobre 2013 alle 17:43

    E’un lutto che riguarda L’Europa.

    Lampedusa è diventata l’isola porta della morte.
    Chi abita Lampedusa sa leggere la fame, la stanchezza, la disesperazione negli occhi di chi passa.

    Non è più possibile. Un’isola puo contere l’immensità dell’immaginazione. Non la morte ripetitiva all’infinito.

    Il dolore e la miseria eccede il corpo dell’isola.

    Penso che non si deve paragonare la miseria di chi vive la crisi e la miseria di chi vienne in Europa portato dalla speranza.

    Il problema è lo stesso da anni:

    Come fare per aiutare l’Africa a vivere?
    Primo non speculare sulla richezza del continente,sviluppare l’educazione,
    non sfruttare il lavoro.

    Penso anche alle ragazze venute dell’Est costrette alla prostituzione; una morte del corpo e dell’anima.
    L’Europa fa poco per queste ragazze.
    Lo so è un altro argomento.
    Ma mi fa male questo silenzio ordinario.

    Oggi si parla di migranti morti in mare.
    Non è un fatto ordinario.
    82 morti sono 82 speranze annegate 82 gridi non sentiti, 82 amori persi, 82 figli mai tornati.

  3. véronique vergé il 3 ottobre 2013 alle 17:53

    Leggo che ci sono 130 vittime!

    L’Italia ha decretato un lutto nazionale.
    Spero dalla parte di François Hollande solidarità con l’Italia. Una riflessione per l’Europa.

  4. Chiappanuvoli il 3 ottobre 2013 alle 18:32

    Sottoscrivo in pieno.

  5. diamonds il 3 ottobre 2013 alle 18:49

    l’indolenza molesta che pervade la politica continuerà a tenerli a galla come fantasmi di portopalo,monumento vivente al nostro immedicabile egoismo

  6. fernanda ferraresso il 3 ottobre 2013 alle 19:19

    è inaccettabile che ancora un colonialismo travestito da giudice di pace in realtà metta a soqquadro realtà che non gli interassano se non per i beni su cui si possono artigliare le mani.INTERESSI; LURIDI INTERESSI in cui i popoli sono solo polvere, niente di utile o meglio sono utili così come carne macellata a cui inviare solidarietà e denaro, per cui rubano più di una volta e qui qualcuno può usare la notizia che è colpa loro se non c’è lavoro.INFAMIA; FRODE SCHIFO e intanto questa gente crepa e noi stiamo a guardare i balletti rosa di un sedicente governo che non si regge nemmeno sulle stampelle perché non ha gambe, le ha tagliate alla sua gente, come globalmente si fa dovunque.

  7. daniele ventre il 3 ottobre 2013 alle 20:17

    Le conseguenze tragiche di un ventennio di scelte scellerate continuano. E si riflettono ovunque e su chiunque.

  8. Antonio Lonardo il 4 ottobre 2013 alle 08:23

    CROCI LONTANE

    Lontano dal pantheon delle certezze,
    rimangono i segni delle speranze,
    andate deluse: le croci
    ne sono l’incancellabile testimonianza
    dell’annegamento definitivo dei sogni.

    Non potrebbero nuotare, le croci,
    nel mare, definitiva tomba
    di una vita di stenti
    tra i deserti di fame
    e quello dei cuori induriti.

    Croci lontane dalle case
    per a vere una preghiera
    da chi resta legato alla vita,
    anche se il sole delle speranze
    tramonta con la paura del domani.

    Sono testimoni, quelle croci,
    di un lungo, difficile viaggio,
    che doveva essere la liberazione
    da una storia, fermata
    da assurde volontà di potere.

    Sono testimoni, quelle croci,
    di fallimento di ardui progetti
    da realizzare in un futuro
    da allungare per allinearlo
    alle aspettative di vita.

    Sono testimoni, quelle croci,
    di passi falsi di bugiarda politica
    spesso usata da governi,
    intenti ad ipotetici equilibri
    con Paesi d’alto lignaggio economico.

    Sono testimoni, quelle croci,
    di storica implosione
    di un mondo a sicura deriva,
    mentre la corrente di progresso
    attende una strada da percorrere.

    Antonio Lonardo

  9. renata morresi il 4 ottobre 2013 alle 09:09

    sì, è inutile, sì, è consolatorio, sì, è solo simbolico, è tardivo, viene dalla “vergogna” e non da un pensiero lungo, lungimirante, e quanti nervi fa sentire Alfano dire “una scena che offende l’Europa” senza pensare quanto offende chi Europa non è – a me dà la nausea pure sentire “preghiamo Dio”, cosa vuoi pregare?

    ma il mare è così grande laggiù, appena a qualche metro non vedi già più niente, e ogni natante fa da appiglio, o da punto nave

    qui l’appello di Melting Pot per l’apertura di un canale umanitario: http://www.meltingpot.org/Appello-per-l-apertura-di-un-canale-umanitario-per-il.html#.Uk5jydK8BSK

  10. carlo carlucci il 4 ottobre 2013 alle 15:04

    I naufraghi (dal greco naus, nave, al pari nausea…)Virgilio così li descrisse: rari nantes in gurgite vasto….La pietas naturale per il naufrago, complice la Bossi-Fini, è scomparsa, ben tre pescherecci hanno visto ed hanno tirato via. Nemmeno in guerra. Martelli ve lo ricordate, Bossi-Fini e di qui a poco l’ex capo di Bossi-Fini sono scomparsi…Gina Lagorio fece in tempo, prima di morire, a pubblicare un piccolo libretto d’opera, ‘La memoria perduta’. Così terminava:’Figli dolcissimi strappati al latte della vita prima del giusto tempo, nella memoria dei vivi resti il suggello del sangue sparso….’

  11. dm il 4 ottobre 2013 alle 18:34

    Anche a me pare che, con tutte le evidenti contraddizioni, sia giusto che la riflessione su quei morti assuma un carattere per così dire ufficiale. Purché, mi auguro, non serva a espiare tanto facilmente quel poco di colpa metafisica, diciamo così, che tutti più o meno sentiamo d’avere. E non ci unisca troppo, politicamente, quando è evidente che non siamo tutti nella stessa barca. Ci sono alcuni che fuori e dentro il cosiddetto agone politico hanno agito e macchiandosi di una colpa che merita il disprezzo.

  12. enrico dignani il 4 ottobre 2013 alle 19:49

    Il pianeta Terra è in fermento
    sembrano probabili eventi che
    Bene o Male ci sorprenderanno
    incomprensioni brutali
    potrebbero anche rovinarci il divertimento .

    Le guance dell’Umanità
    sono fresche e sode,
    Dio le benedica!

  13. valentina_fu stalker il 4 ottobre 2013 alle 21:04

    qui c’è poco da chiacchierare, non ci sono più bandiere da abbassare, non c’è più retorica di giorni di lutto e belle parole da postare, non ci sono più lettere da scrivere a chi se n’è sempre fregato.
    qui c’è solo da aprire *corridoi umanitari* (morresi, condivido) e rimboccarsi le maniche.
    ogni parola in più e una parola consolatoria, inutile, vigliacca, vanesia, dimenticata domani.

  14. fernanda ferraresso il 4 ottobre 2013 alle 23:06

    i morti sono morti ma quelli vivi hanno bisogno di aiuto, chi glielo darà in questo o in altri paesi dove non c’è governo, dove non c’è lavoro, dove la crisi mastica tutti e non c’è di meglio che trovare un “nemico” un colpevole su cui scaricare il peso di una mancata scelta contro la guerra, contro la speculazione, contro la frode, contro ciò che è disumano e iniquo. I corridoi umanitari, per mandarli dove? Non ci sono che inferni in giro per questi luoghi.

  15. Detrito d'oltremare il 4 ottobre 2013 alle 23:54

    lasciamo parlare chi non si sveglia oggi:

    http://fortresseurope.blogspot.it/2013/10/il-disastro-siriano-la-rotta-del.html

    “Non è l’accoglienza il problema di oggi. È il diritto alla mobilità.”

    Quei morti annegati dovevano venire in traghetto o in aereo con un semplice biglietto e sbarcare tranquillamente in un porto.

    Tutto il resto è fuffa, sciacquìo di coscienza, rito apotropaico.

  16. renatamorresi il 5 ottobre 2013 alle 18:30

    Mare Chiuso (2012) è un documentario di Stefano Liberti e Andrea Segre, racconta le testimonianze dei respinti, le violazioni dell’Italia e molto dell’altro schifo di cui mai si dice. Sarà disponibile gratuitamente su Vimeo fino alla mezzanotte di domenica 6 ottobre: http://vimeo.com/76133836

  17. Mónica Flores il 14 ottobre 2013 alle 21:21

    Grazie di queste parole, così importanti Franco. Per fortuna i politici italiani hanno fatto anche se sia per una volta la cosa giusta.
    Grazie anche a te Renata per aver condiviso con noi il testo!

  18. […] Senza parole, si resta per un momento senza parole di fronte alla tragedia di Lampedusa. Ma poi bisogna trovare le parole giuste, e che non siano solo di dolore ma di promesse concrete; c’è una parola in particolare nella lettera di Arminio che vi propongo di leggere e di tenere ben stretta : Decoro. E non l’ho scritta con la maiuscola per errore ma per dare dignità a questa parola che pare essere scomparsa da ogni campo della nostra vita ultimamente. Dovremmo garantire il diritto sacrosanto, ad ogni cittadino del mondo, di spostarsi da terre sofferenti e difficili verso la possibilità di altri destini, e soprattutto di poterlo fare con ogni mezzo legale e sicuro disponibile. Insomma una vita vissuta ovunque si voglia ma vissuta con decoro. E perché la speranza di un futuro migliore non si perda più fra le onde del mare. Altro non saprei dirvi se non di leggere e riflettere sulle intense parole che seguono qui… […]



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