5 Responses to Da “Parodie”

  1. francesco forlani il 28 ottobre 2013 alle 12:06

    Caro Daniele risponderò a una tua osservazione di qualche giorno fa a proposito della “congiura del silenzio” in atto a parere non solo tuo ma anche di altri poeti a noi cari su certe produzioni esterne a determinati movimenti, gruppi, rizomatiche formazioni che qui e altrove si percepiscono come comunità. Ci sono a parer mio tre errori di fondo. il primo è quello di pensare in termini quasi di complotto- vedi congiura- qualcosa che secondo me in maniera più spontanea accade. Negli anni novanta in Italia, il gruppo 93 ha intelligentemente e con sicuri limiti che ogni esplorazione e cartografia conseguente porta naturalmente con sé, recensito poeti e poetiche. Che si trattasse delle riviste baldus e Altri luoghi, o di rassegne come Milanopoesia, Ricercare,- qui cito pochi esempi. Quel che posso dire è che il gruppo 63 , i nuovissimi, e tutto quello che è seguito ha fatto un lavoro importante, direi militante nel mondo della letteratura definendo un campo. Se si volesse capire con un solo colpo d’occhio la portata e i nomi del campo basterebbe leggere il bellissimo, e lo dico con cognizione di causa, omaggio fatto a Pagliarani su Alfabeta 2 qualche tempo fa. http://www.alfabeta2.it/wp-content/uploads/2012/04/PAGLIARANI-Elio_per_tutti-tutti_per_Elio.pdf . Se a questi poeti aggiungi quanti presenti nelle diverse manifestazioni legate al cinquantenario del gruppo 63 la lista della spesa è quasi completa. Il primo errore è quello di considerare l’immensa cartografia che ne deriva comme il frutto di una selezione a monte, simpatia antipatia, bravi non bravi, compilata da qualcuno sul modello di certe antologie che sono state oggetto di dispute e maleparole anche qui su nazione indiana e che con il senno di poi non solo non rinnego ma rivendico, essendone stato uno dei più polemici avversari, ma con l’errore di fondo che commetti anche tu, ovvero di credere “davvero” che quelli fossero convocazioni alla gloria eterna della letteratura di ricerca,e il giudizio insindacabile.

    Secondo errore. La aensazione che ho è che si stia in piena sindrome P38. La prendo a prestito dal Pino tripodi, dal suo libro settantasette. La P 38 di cui il protagonista parla a un agente della Digos è la proposizione 38 dell’Etica di Spinoza (libro III)

    Se qualcuno, avendo cominciato a odiare una cosa amata, arriverà al punto che il suo
    Amore sia completamente annullato, egli tratterà quella cosa – a parità di condizioni – con Odio maggiore che se non l’avesse mai amata, e con un Odio tanto maggiore quanto maggiore era stato in precedenza l’Amore.

    Tra critici- critici, critici- poeti e poeti- poeti è quanto accade e sta accadendo in questi anni. Il mondo, quel mondo di cui sopra e a cui fai riferimento, credo, ti ignora? Ovvero non ti ama? L’amore iniziale che ha portato all’attenzione verso quello stesso mondo si trasforma in un odio maggiore, come dice Baruch. La mia domanda è, quell’odio vale la pena? Non far parte di quel mondo, ovvero non riceverne attenzione, inficia la propria produzione letteraria, il progetto poetico a cui si sta lavorando? Il silenzio si traduce in ostracismi editoriali? Non mi sembra proprio anche perché come hanno scritto nel thread relativo alle considerazioni di Giulio, sempre qui su NI, si tratta di un mondo che se poca voce in capitolo ha per accedere al potere (vd bianche einaudi o specchi mondadori) ritengo che ne abbia ancor meno per impedire di accedere alle cose.

    terza e ultima considerazione. a me sembra che destini poetici come il tuo, il mio e di tanti altri, penso in primis a un’impresa come La camera verde, di Roma, si possano considerare come felici dell’inappartenenza e tutto sommato in grado di offrire una risposta alle domande di senso ( per chi e per cosa scrivere poesie aujourd’hui?) che ognuno di noi si fa. un abbraccio effeffe

  2. francesco forlani il 28 ottobre 2013 alle 12:24

    poesie molto belle queste
    dit en passant
    eccetto il finale p38
    effeffe

  3. viola il 28 ottobre 2013 alle 13:26

    tra ecumenismo ed irenismo, Francesco; io per me pratico il distacco: non leggo più chi non mi interessa, e qui e altrove ormai son tanti…)); anche perché troppo si scrive

    per il resto buone poesie sì

  4. francesco forlani il 28 ottobre 2013 alle 15:18

    no viola, io pratico, frequento, leggo quanti te compreso diventano di volta in volta mia comunità. ed è una comunità ogni volta differente, sia che si tratti di alfabeta, nazione indiana o dih incontri come quelli organizzati da biagio, e quant’altro. a me sembra che lo stesso faccia tu e daniele lo istiss. va bene così? Certo, va bene così. effeffe

  5. francesco forlani il 28 ottobre 2013 alle 15:31

    viola bella sta cosa dell’irenismo. all’inizio pensavo che fosse una citazione de gregoriana, ” Irene al quarto piano è lì tranquilla che si guarda nello specchio e accende un’altra sigaretta.”
    effeffe



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