Migreurop e la carta dei campi chiusi per stranieri

28 dicembre 2013
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[Dal sito Migreurop: osservatorio di frontiere pubblico questo intervento, che chiarisce gli intenti dell’osservatorio militante e fornisce un aggiornamento sulle campagne contro la detenzione dei migranti nei campi chiusi.]

393. E’ questo il numero di campi chiusi per stranieri che appaiono sul sito closethecamps.org, online da oggi. Recensiti nei paesi dell’Unione europea (UE), quelli candidati all’adesione all’UE, elegibili alla politica europea di vicinato (PEV) o ancora negli Stati che collaborano alla politica migratoria europea, questi campi erano tutti operativi tra il 2011 e il 2013.

Queste cifre non rivelano che la detenzione nei campi chiusi [1] (dove la privazione della libertà delle persone straniere è totale), luoghi emblematici delle numerose violazioni dei diritti fondamentali delle popolazioni migranti.

Da oltre 10 anni, Migreurop recensisce e documenta questo fenomeno. Al fine di far luce su questa realtà complessa e multipla e sensibilizzare il maggior numero di persone possibile, la rete ricorre, tra l’altro, alla cartografia. La “Carta dei Campi”, la cui quinta edizione è stata pubblicata nel 2012, permette di illustrare l’evoluzione e la moltiplicazione dei luoghi di detenzione degli/delle stranieri/e.

Al di là del suo lavoro di raccolta e diffusione di informazioni, Migreurop intende mobilitare tutti coloro che si oppongono ai meccanismi di detenzione ed allontanamento dei/delle migranti e ne difendono i diritti fondamentali.
La campagna Open Access Now, lanciata nel 2011 per chiedere un accesso incondizionato della società civile e dei giornalisti ai centri di detenzione per stranieri/e ha permesso di mettere in evidenza l’opacità che continua a caratterizzare questi luoghi di detenzione  : difficoltà – per le associazioni, i/le ricercatori/trici, i/le familiari ed amici/che dei/delle detenuti/e e tutti/e i/le cittadini/e – di accedere alle informazioni su questi dispositivi, i contatti a volte difficili con le persone detenute, gli ostacoli alle azioni di sostegno e le iniziative di rivendicazione e sensibilizzazione su questo tema.

Da questa constatazione è nata, in seno alla rete Migreurop, l’idea di lavorare alla realizzazione di una banca dati e alla creazione di una « Cartografia dinamica della detenzione degli/delle stranieri/e » al fine di promuovere l’accesso del maggior numero di persone possibile alle informazioni riguardanti la detenzione amministrativa e le sue conseguenze sulla vita ed i diritti delle persone migranti.

Questo progetto partecipativo e ambizioso è stato presentato pubblicamente il 6 dicembre 2013 nel quadro dell’incontro internazionale “La detenzione degli/delle stranieri/e in Europa e al di là : quali orizzonti ?” organizzato da Migreurop e l’Observatoire de l’Enfermement des Etrangers (OEE, Francia).

Oggi, nell’ambito del progetto dell’antiAtlas des frontières e della mostra che si terrà dal 13 dicembre al 1° marzo a “La Compagnie” a Marsiglia, la rete mette in linea il sito e conta sul contributo di tutti/e per alimentare questa iniziativa contro “L’Europa dei campi”.

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3 Responses to Migreurop e la carta dei campi chiusi per stranieri

  1. Mónica Flores il 10 gennaio 2014 alle 20:07

    Grazie mille per questo testo, Andrea. È un’informazione preziosa.

  2. malosmannaja il 13 gennaio 2014 alle 09:57

    solo un commento!
    uau… e magari poi si trovano decine di commenti in calce ad una lirica che innesca una querelle poetica.
    povera nazione indiana…
    : ))
    speriamo che sia solo perché di fronte a fatti del genere si è così sdegnati da restare tutti senza parole. per contro, a giudicare dall’aria che tira, temo che sia perché la stragrande maggioranza degli abitanti dei paesi europei, stritolati da euro e austerity, si prestano sempre più al gioco della “guerra tra poveri” individuando in chi è ancora più disperato di loro, il nemico-migrante-capro-espiatorio su cui sfogare le proprie frustrazioni.
    comunque, restano fondamentali l’informazione e la conoscenza in merito ai campi di detenzione per stranieri. cliccare il link di “closethecamps” e osservare la cartina centrata sull’europa è già istruttivo (potrebbe, ma bisogna voler far funzionare il cervello, aiutare a comprendere che non è un problema della sola italia “abbandonata dall’europa”).
    riflettevo, negli ultimi tempi, su come un malinteso “ideale europeista” abbia paralizzato non solo in italia, ma in gran parte d’europa le sinistre. non so come la vedi tu, andrea, ma io ho tragicamente l’impressione che i popoli d’europa, intesi come cultura, arte, tradizioni e così via siano oggi molto meno vicini di vent’anni fa. l’ideale europeista tanto sbandierato – e, almeno da me, che mi sento abitante del mondo, largamente condiviso – si è ridotto ad un mero strumento al servizio del liberismo finanziario che ha unito soltanto il mercato dei capitali. ciò ha determinato per noi comuni mortali sfracelli economici che vanno dalla crisi del debito privato (più che pubblico), alla distruzione senza appello della domanda interna e alla *cinesizzazione* della condizione dei lavoratori (qualora riescano a sfuggire alla disoccupazione dilagante).
    è emblematico l’esempio di ciò che accade nel paesino dell’ex ridente nord-est dove sono medico di base: le tre fabbrichette principali della zona sono tutte e tre fallite, una è stata rilevata da una multinazionale cinese che ha ri-assunto, oltre a manodopera cinese, circa un 30% dei precedenti operai (credo che li stiano usando come *tutors*, visto che è una fabbrica a medio-alta tecnologia… poi gli daranno il benservito?). beh, uno degli operai che hanno ri-assunto (con uno stipendio ridotto di oltre il 30%) è un mio paziente ed è venuto da me disperato a chiedere che gli rilasciassi un certificato di *accesso ai sanitari* (soffre di calcolosi renale e deve bere almeno tre litri di acqua al giorno) visto che *durante tutto l’orario di lavoro non lo lasciano andare al bagno*. verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere…
    in tutto questo le sinistre in tutta europa restano inerti/paralizzate, incapaci sia di leggere i meccanismi economici della crisi (finché ci si accompagna ai “monti”, a agli “abbiamo una banca!” che ti aspetti???) sia di comprendere il malessere che attraversa trasversalmente tutta popolazione (dai lavoratori, ai pensionati, al ceto medio) così che viene lasciato campo libero alle destre, ai populismi e a una drammatica recrudescenza dei nazionalismi xenofobi.
    se proprio non ci piace la parola “nazionalismo”, possiamo chiamarlo “sovranismo” oppure “fuffi”, che poco cambia, ma siamo sicuri che nel contesto dell’economia finanziaria del nuovo millennio non si sia creato un fronte di battaglia dove si scontrano da un lato gli interessi *internazionali* (capitali, euro, multinazionali del farmaco, dell’energia, del tabacco etc etc?) e dall’altra gli interessi *nazionali* (lavoro, stato sociale, scuola, sistema sanitario)?
    la xenofobia, in questo, non c’entra niente (anzi), ma se le sinistre non arrivano a comprenderlo in tempo (e siamo in zona cesarini!!) non serve nostradamus (nostramalos???) per prevedere tempi bui di guerre tra poveri.
    hai letto, per esempio, del patto transatlantico? in caso, ti lascio il link http://www.monbiot.com/2013/11/04/a-global-ban-on-left-wing-politics/
    se cominciamo a chiederci chi ci può proteggere dai mali dell’ultraliberismo e della globalizzazione finanziaria, l’unica risposta che mi convince è “lo stato nazionale”, non certo le *privatizzazioni* o il vagamente masochistico slogan *ancora più europa/rigore*.
    vabbè. cheddire ancora? aggiungerei che, almeno in italia, la gestione dei Cie è stata praticamente subappaltata a privati (il che, facendo un parallelo che mi riesce bene, essendo medico, con il problema della sanità subappaltata ai privati già spiega parecchie cose).
    scusa se l’ho fatta lunga, ma come al solito, scrivere è donare pensieri che mica si è obbligati a *scartare*!
    : ))))

  3. andrea inglese il 21 gennaio 2014 alle 21:08

    malos, forse una possibile risposta ad alcuni tuoi interrogativi in questo nuovo pezzo: https://www.nazioneindiana.com/2014/01/21/questeuropa-si-fonda-sui-confini-intervista-a-sandro-mezzadra/



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