I poeti appartati: Anna Santoro

30 dicembre 2013
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Poesie

di

Anna Santoro

Fare mattoni con parole

usarle come pezzi di cemento

concrete – pazientemente poste

le une accanto alle altre

a (de)costruire senso

 

Parole da toccare, assaporare

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Tu dici che posso lasciare l’inverno 

           rivestirmi  con  pelle di seta ed

           entrare nel sole.

           Così vado al mercato a

           cercare raggi di luna e latte d’asina 

           trovo solo rospi cresposi e veline lacerate (dal

           mio stesso rossore).

           Ho paura del sole – dei suoi doni (dei  tuoi) – delle

           note che il mare conserva.

           Ho paura delle cartoline  perché nulla

           accade a chi è chiusa nel

           vento sulla montagna stregata.

           Ho  paura della tua cravatta perché

           amo le  cravatte

           – quelle gialle e turchine un poco gualcite -.

           Ma anche io amo i treni – lo sai – perché non è detto se

           parti o se arrivi (ci sono più salite o discese  in

           questa città ? )

           E’ vero fa caldo Ma io

           ho messo cubetti di ghiaccio nel

           colletto  della  camicia 

           : non devo dormire.

 

           Tra tanto tempo sarò una vecchina ferma sul

           limite del  bosco  con un

           gatto giovane e affamato che mi

           racconti le avventure della notte…

           Ora  il sole entra nella mia camera bianca e

           a  tradimento affiorano colori di cose che

           avrei voluto riservare per me.

           I  cubetti di ghiaccio servono a  poco  si 

           sciolgono sulla pelle e

           lasciano esili tracce.

 

                                           **********************************

Fare mattoni con parole

usarle come pezzi di cemento

concrete – pazientemente poste

le une accanto alle altre

a (de)costruire senso

 

Parole da toccare, assaporare

 

                              **********************

 

piccole storie serrate l’una all’altra

pietre e pietrisco a fabbricare ostacolo

e riparo

Nell’immensità di un cielo scuro

strisce di luce da un remoto altrove

saettano – avviso di rinnovate risatelle

e passettini

note di melodia remota e vicinissima

 

                              **********************

Avresti potuto leggero

salire le scale – alla sua porta

incantarti a vederla

apparire – entrare

nelle sue braccia aperte

bere con lei vino gelato

narrarle di cose mai viste

regalarle collane

e cogliere la voglia di te

nel suo rossore – mentre fuori piove

 

avresti potuto scegliere

braccia strette ai tuoi fianchi

capelli umidi di passione

grano verde per il domani

rendere buona la vita

di piccoline e piccolini sconosciuti

scegliendo sogni e desideri

che aprissero al sorriso

 

Sei andato alla guerra

e quel crudele furore soddisfatto

rimarrà a immiserire le tue mani

quando racconterai

– perpetuando questa

folle catena di dolore –

 

cosa sia la guerra

per un uomo d’onore

 

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Pensieropugno scoppia e ammicca

a quel superstite nucleo indefinibile

accarezzato ancora in me

 

Tantotutto è squallore di mediocrità presenti

il coro smaliziato mi ammonisce

a curvare visioni percezioni desideri

e insulta la capacità di respirare

e di volare – così chino il capo

e confesso inopportuna onnipotenza

di memorie accarezzate dolorose

nate dallo sguardobugia dei mattini

                                                  

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Se riesci a immaginare una grande

camera bianca pulviscolosa in soppiatti

o scostumati prepotenti raggi

luce accecante strane zone d’ombra

se la guardi senza misurarla considerando

ogni dettaglio e non accetti insidie

da presunzioni di ingannevole contezza

e accogli il pieno in quello spazio vuoto

 

se esegui senza accettare vertigine da altezza

o da luogo chiuso e ti lasci scivolare

in buchi neri da toccare e seguirne curve lisce

contorni imprevedibili

se ti poni in ascolto abbracciando forte il corpo

per ricordare che tu sei ora – qui

ma anche più complessa e misteriosa

se intanto sorridi accettando rughe

di concentrazione o disappunto

 

allora forse percepirai variabile la soglia

tra rumori e suoni – inesistente l’ombra

senza luce e impossibile

ogni forma in luce senza ombra

 

                                         ************************

 

Se le parole fossero

le cose – e se dicendo “pietre”

pietre avessi

e se dicendo “bastoni

bastonanti” questi davvero

colpissero le loro facce lisce

 

quante gliene avrei date

in questi anni

 

Ma la parole sono convenzioni

e l’arte una finzione

 

sebbene

                                     

 

                      *********************************************

 

Piccola figlia di mio figlio

fagiolina non ancora pensata

ranocchietta dolcissima

raggino di sole

uccellina dalle ali potenti

 

se ti penso

ti vedo protetta da amore

non posso pensare il dolore

 

ti vedo tenera e forte

non posso immaginare la morte

 

ti vedo minuscola e bella

non posso concepire la guerra

 

Così non posso accettare

bambine e bambini

con altri destini

 

                               ******************************

 

Delucidato il diluvio

di parole

invalidate le illazioni

dei cretini

prescritte le premonizioni

dei pollicultori

tirati giù striscioni e pestati

sotto i piedi

spaludati i paladini menzogneri

non resta che picchiarli

senza inibizioni

 

                                        ***************************

 

Se potessi tagliuzzare i tuoi pensieri

e col dito farne ricciolini

come con la pasta degli gnocchi

 

se potessi mordere i tuoi sguardi

– quelli che non hanno per oggetto me –

frantumarli come vetro infranto

 

se potessi contenerti come un cesto

di fragole e lamponi

e gioire di edeniche visioni

 

Se potessi amarti

 

                                        ***************************

 

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2 Responses to I poeti appartati: Anna Santoro

  1. diamonds il 30 dicembre 2013 alle 18:12

    “distribuiti a smentire
    la miniera del tempo, gli strati
    sovrapposti e mobili, i pozzi
    del corpo che celano mappe
    antichissime di gesti felici
    che non trovano luce. Lete
    a sorsi.”

    (inventario dell’occhio- Andrea inglese)?

    http://www.youtube.com/watch?v=yKmZ2W7NjpA

  2. Marco Di Pasquale il 31 dicembre 2013 alle 10:49

    Interessante il sorriso sempre dolente di questa poesia del minuscolo, evocatrice di Caproni, delle piccole cose, delle invenzioni della fantasia un po’ infantile, un po’ sognatrice e fiabesca, di uno spirito totalmente onesto e disincantato.



indiani