Dialoghi per l’anno che verrà

31 dicembre 2013
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Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere

Vend. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Pass. Almanacchi per l’anno nuovo?
Vend. Sì signore.
Pass. Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Vend. O illustrissimo, sì, certo.
Pass. Come quest’anno passato?
Vend. Più più assai.
Pass. Come quello di là?
Vend. Più più, illustrissimo.
Pass. Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Vend. Signor no, non mi piacerebbe.
Paas. Quanti anni nuovi sono passati dacchè voi vendete almanacchi?
Vend. Saranno vent’anni, illustrissimo.
Pass. A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
Vend. Io? Non saprei.
Pass. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Vend. No in verità, illustrissimo.
Pass. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Vend. Cotesto si sa.
Pass. Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Vend. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Pass. Ma se avestge a rifare la vita che avete fatta nè più nè meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Vend. Cotesto non vorrei.
Pass. Oh che altra vita vorreste rifare? La vita c’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Vend. Lo credo cotesto.
Pass. Nè anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Vend. Signor no davvero, non tornerei.
Pass. Oh che vita vorreste voi dunque?
Vend. Vorrei una vita così come Dio me la mandasse, senz’altri patti.
Pass. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?
Vend. Appunto.
Pass. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascono è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato che il bene; se a patto di riavere la vita di prima con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Vend. Speriamo.
Pass. Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.
Vend. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Pass. Ecco trenta soldi.
Vend. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

Giacomo Leopardi

“Dicono che repetita iuvant;
che il primo bacio è insipido, ma è il secondo che conta;
che il bis d’un minuto radioso
s’insaporisce d’un miele che ci sfuggì quella sera …
Ma l’anno che ritorna col suo rauco olifante
a soffiarci dentro le orecchie
l’ennesima Roncisvalle,
e ingrossa i fiumi, impoverisce gli alberi;
l’anno che nello specchio del bagno consegna
a uno svogliato rasoio la barba sempre più bianca;
l’anno che cresce su sé con l’ingordigia dei numeri,
sgranando sul calendario
il recidivo blues del Mai più …
chi oserebbe dire che meriti la festa del Benvenuto?
chi potrebbe giurare che non sia peggio degli altri?
Il male si moltiplica e repetita non iuvant.
Eppure … Eppure nella tombola arcana del Possibile
fra i dadi e il caso la partita è aperta;
gonfiano fiori insoliti il grembo d’una zolla;
lune mai viste inonderanno il cielo,
due ragazzi in un giardino
si scambieranno i telefoni, i nomi,
stupiti di chiamarsi Adamo ed Eva;
verrà sotto i balconi
un cieco venditore d’almanacchi
a persuaderci di vivere …
Crediamogli un’ultima volta”.

Gesualdo Bufalino

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9 Responses to Dialoghi per l’anno che verrà

  1. Romano A. Fiocchi il 1 gennaio 2014 alle 15:42

    Sono anni che ogni capodanno rileggo il dialogo di Leopardi in una vecchia edizioni delle Operette Morali pubblicata da Fabbri, I Classici del Pensiero. Questa volta l’ho fatto attraverso le pagine web di Nazione Indiana.
    Grazie, Francesco Forlani.

  2. francesco forlani il 1 gennaio 2014 alle 16:55

    a te
    effeffe

  3. diamonds il 1 gennaio 2014 alle 17:35

    Scrivici sempre quando ti senti strambo,e lanciaci ancore cosi`

  4. Lalo Cura il 1 gennaio 2014 alle 19:00

    effeffe, se vuoi che l’anno che è venuto sia più migliore di quello che se n’è andato e più peggiore di quello che verrà tra 364 juorni, devi scrivere il romanzo che non scriverai

    lc

  5. francesco forlani il 1 gennaio 2014 alle 20:06

    se mi piacerebbe davvero lo facessi veramente
    effeffe

  6. véronique vergé il 1 gennaio 2014 alle 20:09

    Grazie per l’intelligenza dei dialoghi.
    Ma ho ancora l’ingenuità di credere che la riva del nuovo anno è bella: tutto puo accadere:una creazione, un amore, un’amicizia, un viaggio, un dono. Tutto puo cambiare nella bellezza.

    Buon anno a tutti e in particolare a chi dà vita a Nazione Indiana.

  7. Lalo Cura il 1 gennaio 2014 alle 22:14

    anch’io ne approfitto per ringraziare giacomo e gesualdo sperando di rivederli più spesso su ni, magari tra i redattori

    https://www.youtube.com/watch?v=l_7dMJirJLk

    lc

  8. Gaetano Calabrese il 5 gennaio 2014 alle 19:56

    Amici, grazie del post: così ben congegnato per il testo immortale, la poesia di Bufalino, la splendida lettura e video di effe effe !
    = Buon Anno di cuore a tutti, Gaetano dall’Irpinia :-)=

  9. Giulio Mozzi il 10 gennaio 2014 alle 14:24


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