Il cane di Pavlov

26 febbraio 2014
Pubblicato da

di Vincenzo Frungillo

frungillo

[Fase 1.]

Il vantaggio di studiare la scienza
è vedere tutto nella sua funzione,
prepararti all’amministrazione,
lasciare la linea d’ombra dell’adolescenza.
Una cosa è importante nelle leggi:
sabotare le costanti,
metterle alla prova,
rinvenire le varianti,
ciò che resta pur se cambia.
Nelle cavie da laboratorio
si ripete il sacrificio,
l’innominato destino
di chi sorseggia il vuoto
come se fosse fonte prima.
Da lì attinge l’occhio della ragione.
Per millenni l’hanno fatto i maschi,
io sono stata la prima donna,
questo ha suscitato tanto scalpore,
sono Tatiana che distrugge il suo eroe.

Bruno non era pronto per mettersi a nudo.
Allora sono stata io a fare la prima mossa.
“Se vuoi, dopo l’aperitivo,
puoi venire a casa mia,
ti mostro le foto dei cani.”
Lui ha sorriso, ha guardato gli amici.
Aveva paura, cercava aiuto.
“Si, sarebbe bello, così capisco”.
Era proprio quello che volevo,
mostrargli ciò che dicevo.
Nel parco Bruno ha ripreso a parlare,
non si teneva, era eccitato,
e piuttosto ubriaco.
Mi ha sfiorato per due volte la mano,
credo sia stato un caso,
poi ha indicato un fiore:
“La luce che ci attraversa
illumina tanto la vita che la morte,
la loro bellezza sfiorirà tra poche ore”.
“L’hai scritta tu?”
“Non l’ha scritta nessuno.
Avessi potuto, t’avrei offerto un fiore,
spero vadano bene anche le parole”.
Mi ha indicato un altro fiore,
mi ha chiesto se conoscevo il suo nome,
gli ho risposto che erano azalee
e che nel parco poteva trovare varie piante,
oltre ai viburni e alle rose.
“Io amo la poesia,
a volte invento versi, strofe,
mi diverto, poi mi passa…”
Ho ribattuto che era meglio,
“ché niente e nessuno ne è degno”.

Gli amanti se non hanno la stessa temperatura,
sono ridicoli come i cani dopo gli amplessi.
Io e Bruno non c’eravamo ancora capiti.
E non ci saremmo mai intesi,
se io non avessi forzato il gioco.
Per questo bisogna forzare,
fare del sesso, superare le parole,
la romantica evasione,
l’ideale di una vita insieme.
Ciò che davvero conta è la carne,
e le torture, perché la carne,
come lo spirito e il piacere,
si consuma, allora bisogna affondare,
eccedere, andare oltre, provare dolore.
Io so da sempre come stanno le cose,
perché ho messo tra me e voi
l’esperienza della morte;
più volte sono morta
tra le braccia di un carnefice…
l’umiliazione ultima, prima della polvere..
Chi di voi sa di cosa sto parlando?
Siete solo buoni ad ascoltare.
Fate perizie, sindacate,
siete qui per capire come
una segretaria abbia potuto torturare, mordere!

Siamo arrivati a casa,
gli ho servito un bicchiere di vino,
lui lo sorseggiava guardandosi intorno,
gli ho chiesto di seguirmi,
gli ho preso la mano,
lui ha preso coraggio
e mi ha stretto le dita con desiderio.
L’ho portato in camera da letto.
“Ecco questo è il cane di Pavlov”.
Gi ho detto, mostrandogli la gigantografia
che ho sistemato sul mio letto.
“Uno dei suoi cani, è stato imbalsamato,
dopo l’esperimento del 1908,
alla bocca gli hanno applicato una fiala
in cui è contenuta la sua bava”.
“Non ti fa impressione,
tenerlo sul letto, come fai a dormire
con quel coso sulla testa!”
“Non dirmi che da piccolo,
a casa tua, non c’era un crocifisso?”
“Certo, ma che c’entra!?”
“C’entra un uomo, o meglio il suo cadavere,
che prima di essere stato ucciso
è stato torturato. Diciamo che il cane
è il corrispettivo di quel corpo.
Ogni epoca ha il suo dio,
e la legge per cui si muore.
Chi era il poeta che diceva
bisogna o che la scienza
annienti il cristianesimo
o che faccia tutt’uno con esso?
-lui mi ha guardata perplesso-
Ma il motivo per cui amo questa foto,
e che più m’inquieta, è che nessuno sa
se la bava contenuta nell’ampolla
sia di prima o di quarta fase,
se esista davvero l’oggetto del desiderio.
Ecco perché amo questa foto,
la tengo sul mio letto”.
“Mi sento poco bene, mi si secca la gola”.
Lui ha detto con uno strano pallore.
“Non ti preoccupare”. L’ho rassicurato.
“Tra poco tornerai a salivare”.

[Da Il cane di Pavlov (Resoconto di una perizia), Edizioni d’If, 2013, Premio Russo-Mazzacurati]

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9 Responses to Il cane di Pavlov

  1. gianni biondillo il 26 febbraio 2014 alle 13:42

    Great, Frungillo!

    • Stefano Carrino il 1 marzo 2014 alle 12:46

      Da quel banco di quella vecchia scuola di Napoli ne hai fatto di strada Enzo! Bravo e che vada sempre meglio. Un tuo vecchio amico.

  2. Il cane di Pavlov | Maga il 26 febbraio 2014 alle 15:15

    […] […]Gli amanti se non hanno la stessa temperatura,sono ridicoli come i cani dopo gli amplessi.Io e Bruno non c’eravamo ancora capiti.E non ci saremmo mai intesi,se io non avessi forzato il gioco.Per questo bisogna forzare,fare del sesso, superare le parole,la romantica evasione,l’ideale di una vita insieme. […] […]

  3. filia.f@libero.it il 26 febbraio 2014 alle 17:44

    Il cane di Pavlov è un’altra magnifica esplorazione di Frungillo nel rapporto tra bios e storia, questa volta vista nell’ottica del rapporto tra eros e scienza, o meglio apparato tecnico scientifico. La scienza che si trasforma in apparato tecnologico è parallela all’eros che si trasforma in pornografia, nelle prime c’è una dimensione dell’uomo nella sua totalità, sia nell’eros che nella scienza classica l’uomo è il fine, nella pornografia e nell’apparato tecnico è una funzione, dal tutto alla parte (non più l’uomo nella sua interezza, ma la mano che muove la macchina, l’occhio che osserva la cavia, il sesso che si eccita o è eccitato). Ma questa condizione sembra dirci Frungillo è inaggirabile non può essere rimossa, deve essere attraversata perché è la nostra condizione epocale, il nostro destino, anzi va radicalizzata, colta alla sua radice, estremizzata, lì dove c’è un ipocrita dire e non dire deve emergere la cruda realtà, è lo stesso residuo di umanità che è rimasto nel nostro essere ridotti a mera funzione a chiedercelo, per questo i due protagonisti che si incontrano, entrambi inadatti alla funzione che svolgono, si riconoscono e sono pronti al sacrificio – che passa attraverso la riproposizione di un ultimo esperimento, quello con la morte – perché entrambi comprendono che c’è più verità e amore nelle deiezioni del nostro corpo, nella bava che ci rende simili al cane incatenato degli esperimenti scientifici, che in qualsiasi ufficio o happy hour serale.

  4. Gianluca Chierici il 27 febbraio 2014 alle 11:31

    Un amico ahimè morto
    una volta mi ha detto,

    L’amore realizza l’impossibile.

    tanti auguri per questa
    tua meraviglia
    caro Vincenzo

  5. Klaus il 27 febbraio 2014 alle 15:55

    http://viomarelli.wordpress.com/2014/02/20/il-cane-di-pavlov-vincenzo-frungillo/#more-3570
    Su IL cane di Pavlov mi fa piacere segnalare questa bella recensione di Viola Amarelli. Grazie Alessandro per il post, grazie agli amici per i commenti. Sull’amore ora non saprei proprio cosa dire. Vincenzo F.

  6. mi. attivata il 2 marzo 2014 alle 19:06

    domanda: siccome non sono su Facebook , sapete se per caso Ponso lo ha già stroncato? resto in attesa della stroncatura en tais nefelais, prima di pronunciarmi. grazie

    • mi. attivata il 2 marzo 2014 alle 19:13

      non ho potuto commentare Fantuzzi:

      anche se non leggo le sue stroncature su FB,

      credo che Ponso stia proprio male,

      Tà Biblìa a volte dà di volta. meglio una pausa. no?

      • Klaus il 2 marzo 2014 alle 22:12

        Boh!



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