Ave Bernhard: cantus responsorius

3 aprile 2014
Pubblicato da

black cat bone - www.behance.net

di Martial Pyrrhus e Lucretius Porphirogenitus

1 Ave Bernhard

… morte le gore, morte le campagne,
morta la morte e morta la rimorte
(un sole nero in pieno giorno guarda
sul golgota due morti ed un rimorto),
rimorti i morti e i non ancora nati,
morti i sepolti, morti gli esumati,
gli agnelli divorati, con le cagne
morte già prima di averli sbranati …

.

2 Zwei lagen in ihrem eigenen Blut

Così, Porfirogenito, ritenti
uno che non è detto agli strumenti
rinunci del poeta ma li trova
alla portata ormai della gentuccia

che ha rimosso lo stile e si contenta
di saper imitare lo stilema
e scrive poesie da deficènti
con la camera del telefonino

la chiamano la camera d’alletto
stanno a virgilio che non hanno letto
come a trotzky o bin laden sta dalema
oppure come a putin matteorenzi.

Stamani un operaio sul terrazzo
cantava a bassa voce, con affetto
un motivetto di terra lontana

per poco mi commuove ma poi attacca
a discorrere con un suo compagno
d’esser dal tempo dalle male lacche

stato costretto a vendere a un ragazzo
rumeno cui augurava mille morti
la cara BMW (sarà questa la crisi, dimmi tu)

a quel testa di cazzo (blaterava)
che presto farà fonderle il motore
maledetta la mia vitaccia dura.

Tale il tuo sax a me, poeta illuso,
mio gemello, mia autocaricatura.

.

3 Brüderlichen Schwachsinn …

Selfportait dai mille
cristalli, in Alphaville:

sopra e sotto cristiani
respiranti, si favoleggia,
anche loro, once
upon a time, e inoltre:

di animali e di piante
una ridicola morìa;

di suole di monaci
un incessante scalpiccio;

di suore gli incesti
col superiore, spacciati
per altro, e una preghiera
che sale, che sale,
ai beati, in bisbigli;

nuovi nati già morti, con figli;

il cane e il suo latrato;

la capra e il suo belato;

un brulicare di seppellitori.

C’è inoltre, extramoenia,
un cimeterino di campagna,
la somma delle grazie, se ci capiti.

(Suonavo ieri un giro di chitarra,
serrato come un cappio, sbrindellato,
affilato come una scimitarra)
(non mi ascoltavo) (nessuno lo ascoltava)

.

4 Nacht

Di notte, esaurita la voglia di ascoltare,
non tornerà il silenzio.
C’è una cappa di rombo che perdura
ed il cane, s’è un cane, che non smette
di uggiolare è un annuncio di sventura.
Ci siamo abituati. Ci giriamo su un fianco
e il letto è già un calanco dove scendere
la promessa è che lì finisce il suono.

.

5 Crossroards

Dunque: di là per sordi,
mentre nell’aldiquà c’è un gran frastuono,
compendio dei lamenti. Pure il cane
si lecca la ferita e non sa stare
senza piagnucolare. Gli acufeni
come la musica celeste delle sfere?
Pioggia di neri sangui che ticchettano
sui guanciali del sonno, l’abitacolo
di chi non tiene voce non è memore
di quei grandi frastuoni. Se disabiti,
cessa quel delicato gorgheggiare,
piomba ancora chi bussa,
accanto a te che dormi, lo spavento
che non conosce fine, dall’infanzia
a questa fine bassa. La fantasima
bussa e ribussa, chissà chi se la tira,
la funicella. Se tu. Se l’altro mondo.

.

6 Dante

Hai mai guardato gli occhi di una gatta?

Ciclici, labirintici. Io, convinto
che si nasce alla furia
dolce o sbandata del concepimento,

non lascio chi mi guardi che mi veda
oltre l’estate, risalendo alla foce,
del mille novecento trenta nove.

Un M.CM.XXX.IX, Dante è già pronto
a fare i conti sul suo calepino.
L’eterno gli serviva per vendetta

e, salmisìa, per allegorìa.
Come la tavola pitagorica
o le parole crociate il suo mondo è perfetto.

Non seppe mai imparare da una gatta.

.

7 Springfood

Lovely lovely
Flower time
Springtime springtime
Skinny line
Roaring roaring
Teethy alarm
Catfood catfood
In my mind.

(cibo per gatti, dai tempi dei king crimson,
alimento per anime dementi,
carcere e carcerato, carceriere,
faccia a faccia, per casa, struscialetto,
anime belle, anime fioriere,
amici dei nemici, con i denti
sguainati, la coda in su, miao e grrr …)

(i k.c. furono e sono, benedetti,
jazzisti medievali e progressivi,
furetti agnostici, nani maledetti
del bosco velenoso dei ’70 …)

.

8 De Catularum Dignitate

Ver iucundum
dies secundus
lapis albus
mons albanus
turnus over
niger albus
est obama
albus niger
augustinus
cuius de civitate dei
quasi fuit de deitate
civis liber fuit martial
saluberrimus porphirogenito
alter ridens alter flens
se non credit sic ut ens
talis lucifer ita martius
numquam se vehi vult altius.

.

9 Distinguere la tenebra dalla tenebra

Altero stilo
et nigro et rubro
Bernhardus fingit.

Mutatis oculis
ad unum,
et nigro et nigro.

Spectros Martial
in spiritus mutat, et feles
in aves. Felina
voce aves. Volant
ex sepulcris, erectis
auribus, sepulti.

Abbiatevi le grazie e i miagolii,
animelle gentili, vi crescano
orecchie a punta, vibrisse sconcertate
che vi guidino miti ed orientate
nel salto dalla pietra, per le scale
saturate da armonici inauditi
dalla gran massa viva, tranne che
dai gatti, fin lassù, nelle alte sfere
da cui precipitare, o se vi accomoda,
dentro le quali sedere stabiliti.

.

10 Nil

Felis non est
felici cattae catus
par necnon felix
leo feli leoni
atque non idem est
fel niger feli
tu quid intelligis?
Nil, Porphirogenite, egomet.

.

11 Paint it, black

Nulla pur’io, Marzial …vel etiam minus.
Te lo confermo, e chiamo a testimomi
Virgilio e Dante, Càtulo e Augustino,
e poi Bernhard che maledice il meo
essere il nullo e l’uno, la tua
infelicitate, e se non dice
de Dei la civitate cilestrina,
una, bina e quaterna, nonché trina,
dice per interposto la disposta
superficie spaziata, riflettente
sulla pancia di nubi in movimento
il nero degli avelli, dei porcili,
il sudiciume, ahinoi, lo sperdimento
di spiriti azzoppati, corpi vili,
paesi extramondani, cosmi nani,
etc. etc.

.

12 Qui pro lì

Di questa tua risposta
serberò i testimomi
refuso felicissimo
verace disoccultazione.

.

13 Eva

Ecco, il gatto è scoperto, come il gioco.
Foglia di fico in emme.
Mamme, testicoli, e molti mesti tomi.
A migliaia, a milioni.
Tapino Freud e le sue fissazioni,
gli spostamenti, le rimozioni.

Dicesi grip la forza di aderenza
dei copertoni sulla pista in gara.
A Napoli l’ingrippo è l’insolvenza
del fatto, lo squagliamento
del senso.

*

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(i dispari si devono al Porfirogenito
i pari al Pirro
scritto tra il 4 e l’8 luglio 2013
per la nuova edizione di

Ave Virgilio – carme
di Thomas Bernhard
pubblicata dall’editore Guanda
nei Quaderni della fenice
nella traduzione di Anna Maria Carpi)

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14 Responses to Ave Bernhard: cantus responsorius

  1. carlo carlucci il 3 aprile 2014 alle 09:24

    La spietata e desolata sincerità di Bernhard è oggi quanto di più avremmo bisogno oggi in Italia dentro la morsa (grip) del misero Renzi. Siamo nella quintessenza del banale (tragico)e il (ri-)proporre l’appassionata, dolente, lucidissima voce del poeta austriaco è quanto di più avremmo bisogno. Grazie Andrea.

  2. diamonds il 3 aprile 2014 alle 12:31

    “Fidatevi, essere morti è molto più facile che morire. Se sei una che in vita riesce a guardare un sacco di televisione, allora essere morta sarà una passeggiata. Anzi, direi che guardare la tele e stare su Internet sono un ottimo allenamento… per la morte.”

    Dannazione(C. P.)

    https://www.youtube.com/watch?v=zCIjIZ50a_Q

  3. Eugenio il 3 aprile 2014 alle 16:33

    ci si era persa (io, me l’ero persa) la prima edizione della traduzione del carme, tradotta da anna maria carpi e pubblicata da guanda più di dieci anni fa. fortuna volle che non si sia perduto il treno delle riedizione, e che si sia dunque potuto leggere l’ave vergil nella versione carpi, che per uno che non legge in lingua originale -mi si dice- è una gran fortuna. ma che cos’ha bernhard di così irresistibile, oltre ad essere spietato con se stesso (che è poi, credo, il carattere che dà, da solo, la patente al poeta, certificandone lo strappo dall’io e dalle sue affezioni, l’accesso all’anima del mondo e dunque la familiarità con la sua solenne e impassibile crudeltà)? la sua forza litanica? la sua preghiera al contrario? il suo attaccamento ritmico? la sua risata furibonda? al suo biondo cospetto, di certo, moltissima poesia contemporanea impallidisce assai.

  4. Eugenio il 3 aprile 2014 alle 16:52

    ci si era persa (io, me l’ero persa) la prima edizione della traduzione di ‘ave vergil – carme’, tradotto da anna maria carpi e pubblicato da guanda più di dieci anni fa. fortuna volle che non si sia perduto il treno delle riedizione, e che si sia dunque potuto leggere un testo irrinunciabile come l’ave vergil nella versione carpi, che per uno che non legge in lingua originale -mi si dice- è una gran fortuna. ma che cos’ha bernhard di così irresistibile, oltre ad essere spietato con se stesso (che è poi, credo, il carattere che dà, da solo, la patente al poeta, certificandone lo strappo dall’io e dalle sue affezioni, l’accesso all’anima del mondo e dunque la familiarità con la sua solenne e impassibile crudeltà)? la sua forza litanica? la sua preghiera al contrario? il suo attaccamento ritmico? la sua risata furibonda? al suo biondo cospetto, di certo, moltissima poesia contemporanea impallidisce assai.

  5. davide orecchio il 3 aprile 2014 alle 18:49

    Non so chi ringraziare di più. Se Martial Pyrrhus o Lucretius Porphirogenitus. Spero di poterli conoscere, un giorno ;-).

  6. daniele ventre il 4 aprile 2014 alle 14:34

    E’ stupendo.

  7. Eugenio il 5 aprile 2014 alle 11:10

    pirro incarica porfirogenito di ringraziare andrea inglese
    entrambi ringraziano davide orecchio, diamonds, carlo carlucci e daniele ventre per la lettura, e con loro anna maria carpi
    stupenda è la sua resa del poeta; p.&p. hanno chiacchierato su quella poesia; d’altro canto (canto?)cosa è appunto la poesia se non memoria potente dell’antico (anche di un antico recente, che non è il vecchio)con gli sbrindellamenti e la dis/grazia dell’oggi? mangiamo gli spettri della storia e sputiamo versi disgraziati

  8. dario giugliano il 5 aprile 2014 alle 11:53

    Davvero bello, complimenti!

  9. Emmanuel Di Tommaso il 6 aprile 2014 alle 14:17

    Ringrazio Porfirogenito e Pirro per aver sputato questi versi disgraziati, e per l’invito a gustare lo spettro di Bernhard. Il testo musicale offre al lettore cadenza d’inganno, predisponendo ogni cosa per un finale classico, e risolvendosi invece poi in una chiusa strana e inquietante: l’impressione è che lo spirito di Bernhard ritorni al mondo, a lampi, non come presenza, sulle note di “Flash of the blade” degli Iron Maiden.

    • porfirogenito porfirogenito il 7 aprile 2014 alle 09:53

      Emmanuel, apprezzo la distinzione tra spettri e spiriti. ….sbaglio, o ne parlava Agamben in ninfe?
      …gli iron maiden: roba da ventenni (e tu sei un ventenne) o da ottantenni. dubito che piacessero a bernhard, anche se oggi sarebbe un ottantenne, o giù di lì.
      Grazie dunque al giovane poeta, e anche a Dario Giugliano.

      • Emmanuel Di Tommaso il 9 aprile 2014 alle 15:22

        Esattamente, Eugenio. Agamben in Ninfe, ma anche Fanon in Pelle nera, Maschere Bianche. Un abbraccio.

  10. carlo carlucci il 8 aprile 2014 alle 08:48

    Siamo arrivati non so come a colmare il gap…..vecchio/nuovo, nuova musica/poesia, musica/letteratura…siamo entrati percettibilmente/impercettibilmente nella no man’land….grazie a tutti.

  11. Eugenio il 8 aprile 2014 alle 18:23

    a carlo carlucci:
    … ecco che cosa va inteso per déréglement, per déraillement des sens. Non è una azione, solo una ubbidienza.
    cito, senza autorizzazione, dalla introduzione di un professore che ha insegnato a parma ad un libro bellissimo su rimbaud

  12. Eugenio il 8 aprile 2014 alle 22:09

    mi scrive Anna Maria Carpi, la traduttrice dell’Ave Vergil di Bernhard:

    Caro Eugenio,
    letto con molto piacere. Posso inoltrare a qualche amico dell’area? Le accludo un mio commento. Non so bene come inserirlo in coda a quelli già arrivati, non sono una nativa dig. La prego di farlo lei se le sembra il caso.
    Un caro saluto
    Cari pyrrhus & porphirogenitus,
    il Responsorio mi lascia di sasso. Sono andata a rivedere Ave Vergil da me tradotto nel 91, e di nuovo rimango di sasso. Sarà perché ho negli occhi le gocce dilatanti che mi ci ha messo stamattina l’oculista? Allora l’ho tradotto in totale incoscienza e forse è stato bene, ma me ne rendo conto leggendo voi che rispondete a B. come in una (grottesca) funzione di chiesa da un oggi multistrato, il ’60 della composizione, l’80 della pubblicazione in tedesco e i più di trent’anni successivi, fino al significativo salto mortale nella simulazione del latino, una classicità qui berciante che piove sulle “anime fioriere”, i “cosmi nani” e il “tapino Freud” – se ho capito la vostra intenzione. A parte questo e che ammiro la fattura dei vostri versi, anch’io penso che ci vorrebbe un nuovo B. Chissà che non sia in qualche culla del 2014?
    Anna Maria Carpi



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