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	Commenti a: ‘O Strega! : Unastoria ( Coconino Press/ Fandango ) di Gipi	</title>
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		<title>
		Di: Daniele Barbieri		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 May 2014 15:31:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2014/05/27/o-strega-unastoria-coconino-press-fandango-di-gipi/#comment-249665&quot;&gt;effeffe&lt;/a&gt;.

Be&#039;, è lì. Adesso anche in nuova edizione, appena uscita (dove Gipi non è più - come era prima - l&#039;ultimo autore affrontato).
Buona lettura :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/05/27/o-strega-unastoria-coconino-press-fandango-di-gipi/#comment-249665">effeffe</a>.</p>
<p>Be&#8217;, è lì. Adesso anche in nuova edizione, appena uscita (dove Gipi non è più &#8211; come era prima &#8211; l&#8217;ultimo autore affrontato).<br />
Buona lettura :)</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: effeffe		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/05/27/o-strega-unastoria-coconino-press-fandango-di-gipi/#comment-249665</link>

		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 May 2014 06:49:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Daniele, mi piacerebbe leggere la tua breve storia della letteratura a fumetti, ecco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Daniele, mi piacerebbe leggere la tua breve storia della letteratura a fumetti, ecco</p>
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		<title>
		Di: Daniele Barbieri		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/05/27/o-strega-unastoria-coconino-press-fandango-di-gipi/#comment-249647</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniele Barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 May 2014 18:06:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2014/05/27/o-strega-unastoria-coconino-press-fandango-di-gipi/#comment-249640&quot;&gt;francesco forlani&lt;/a&gt;.

Caro Francesco
capisco e rispetto la tua posizione. Ma dal mio punto di vista, nella straordinaria capacità narrativa di Gipi ci sta anche il fatto che il suo segno grafico (a differenza di quello di altri ottimi disegnatori) è straordinariamente funzionale al racconto. Non lo è del tutto, è vero; ma questo potrebbe essere detto anche dello stile di scrittura di straordinari romanzieri, come Proust, o persino Cesare Pavese, del cui &quot;Il compagno&quot;, anni fa mi divertivo a leggere le pagine seguendo il ritmo delle parole come se fossero versi (i versi grossomodo tredecasillabi di &quot;Lavorare stanca&quot;), e funzionava. Ora, io non credo che Pavese abbia nascosto intenzionalmente quel ritmo nelle sue frasi; e in questa autonomia dello stile sento un qualcosa in più, non in meno; perché resta sempre possibile al lettore non accorgersene affatto, e leggere quelle parole in maniera unicamente funzionale al racconto.
Io credo che ci sia sempre dell&#039;&quot;in più&quot;, nei romanzi di fatto; ma è quando quell&#039;&quot;in più&quot; diventa invadente e non si spiega nella logica complessiva, che il romanzo ha dei falli.
Non trovo che questo accada in Unastoria, anche se certe immagini sono autonomamente suggestive. Se accettiamo il principio di fondo che un romanzo possa essere anche &quot;per immagini&quot; (e il punto è tutto lì - però ammettendo Gipi tra i dodici finalisti, la giuria ha già accettato il principio) allora il principio di coerenza complessiva funziona allo stesso modo: e uno scrittore troppo &quot;poeta&quot; dovrebbe essere escluso come uno troppo &quot;pittore&quot;, dove il &quot;troppo&quot; sta per quanto ho spiegato sopra: una dimensione che non si integra con l&#039;insieme testuale, uno sbilanciamento locale al di fuori dell&#039;equilibrio complessivo. In questo sbilanciamento, indubitabilmente, si nasconde l&#039;autore e la sua soggettività e l&#039;autobiografismo implicito cui facevo riferimento nel precedente commento. Lo sbilanciamento non c&#039;è in Maus né ne L&#039;Eternauta; ma in RanXerox magari un po&#039; sì, con tutte le sue qualità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/05/27/o-strega-unastoria-coconino-press-fandango-di-gipi/#comment-249640">francesco forlani</a>.</p>
<p>Caro Francesco<br />
capisco e rispetto la tua posizione. Ma dal mio punto di vista, nella straordinaria capacità narrativa di Gipi ci sta anche il fatto che il suo segno grafico (a differenza di quello di altri ottimi disegnatori) è straordinariamente funzionale al racconto. Non lo è del tutto, è vero; ma questo potrebbe essere detto anche dello stile di scrittura di straordinari romanzieri, come Proust, o persino Cesare Pavese, del cui &#8220;Il compagno&#8221;, anni fa mi divertivo a leggere le pagine seguendo il ritmo delle parole come se fossero versi (i versi grossomodo tredecasillabi di &#8220;Lavorare stanca&#8221;), e funzionava. Ora, io non credo che Pavese abbia nascosto intenzionalmente quel ritmo nelle sue frasi; e in questa autonomia dello stile sento un qualcosa in più, non in meno; perché resta sempre possibile al lettore non accorgersene affatto, e leggere quelle parole in maniera unicamente funzionale al racconto.<br />
Io credo che ci sia sempre dell'&#8221;in più&#8221;, nei romanzi di fatto; ma è quando quell'&#8221;in più&#8221; diventa invadente e non si spiega nella logica complessiva, che il romanzo ha dei falli.<br />
Non trovo che questo accada in Unastoria, anche se certe immagini sono autonomamente suggestive. Se accettiamo il principio di fondo che un romanzo possa essere anche &#8220;per immagini&#8221; (e il punto è tutto lì &#8211; però ammettendo Gipi tra i dodici finalisti, la giuria ha già accettato il principio) allora il principio di coerenza complessiva funziona allo stesso modo: e uno scrittore troppo &#8220;poeta&#8221; dovrebbe essere escluso come uno troppo &#8220;pittore&#8221;, dove il &#8220;troppo&#8221; sta per quanto ho spiegato sopra: una dimensione che non si integra con l&#8217;insieme testuale, uno sbilanciamento locale al di fuori dell&#8217;equilibrio complessivo. In questo sbilanciamento, indubitabilmente, si nasconde l&#8217;autore e la sua soggettività e l&#8217;autobiografismo implicito cui facevo riferimento nel precedente commento. Lo sbilanciamento non c&#8217;è in Maus né ne L&#8217;Eternauta; ma in RanXerox magari un po&#8217; sì, con tutte le sue qualità.</p>
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		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/05/27/o-strega-unastoria-coconino-press-fandango-di-gipi/#comment-249640</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 May 2014 16:01:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Daniele,
provo a risponderti nel merito.
L&#039;autobiografismo tout court, non costituisce affatto la linea di demarcazione tra romanzo e non romanzo, ma come scrivi anche tu, nell&#039;uso che se ne fa nella narrazione di certi dispositivi, in quel che accade veramente nella storia sempre che qualcosa accada. Facciamo un passo indietro.  La domanda originaria era: può un\a graphic novel partecipare a un premio letterario dedicato a opere in prosa? Risposta: sì a condizione che questo\a abbia una tale e forte matrice romanesque da giustificarne la presenza. Seconda domanda: Unastoria ha queste caratteristiche? Scondo me no e mi pare di aver capito che invece per te, è il caso. Secondo me la forza del segno di Gipi è ben al di là o al di qua, della dimensione narrativa. Uno solo dei suoi cieli varrebbe centinaia di pagine senza che nemmeno sia scontato il successo di questa eventuale traducibilità. Unastoria, converrai, è spesso pittura alla stato puro e la sua messa in relazione a opere di narrativa non può che sortire lo stesso effetto della presenza di un romanzo di Moresco al Grand Prix de la ville d&#039;Angoulême. A meno che, a meno che Gipi non si prendesse la briga di tradurre I canti del caos in BD e allora ci augureremmo perfino che vincesse. Quando dico che Maus o l&#039;eternauta avrebbero potuto partecipare non è per neutralizzare l&#039;enorme carica eversiva del segno, il loro essere anche pittura, ma sentire l&#039;extra autorialità  della storia, il romanzo, come predominante, solida la sua tessitura linguistica al punto che se alle due opere citate venisse come per un sortilegio eliminato il lettering risulterebbero molto più incomprensibili del lavoro di Gipì, che, a mio parere, come per un quadro, delle parole potrebbe farne a meno. In questa autonomia del segno io sento l&#039;ingombrante presenza dell&#039;autore. Non so se mi sono spiegato, ma è una cosa così. effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Daniele,<br />
provo a risponderti nel merito.<br />
L&#8217;autobiografismo tout court, non costituisce affatto la linea di demarcazione tra romanzo e non romanzo, ma come scrivi anche tu, nell&#8217;uso che se ne fa nella narrazione di certi dispositivi, in quel che accade veramente nella storia sempre che qualcosa accada. Facciamo un passo indietro.  La domanda originaria era: può un\a graphic novel partecipare a un premio letterario dedicato a opere in prosa? Risposta: sì a condizione che questo\a abbia una tale e forte matrice romanesque da giustificarne la presenza. Seconda domanda: Unastoria ha queste caratteristiche? Scondo me no e mi pare di aver capito che invece per te, è il caso. Secondo me la forza del segno di Gipi è ben al di là o al di qua, della dimensione narrativa. Uno solo dei suoi cieli varrebbe centinaia di pagine senza che nemmeno sia scontato il successo di questa eventuale traducibilità. Unastoria, converrai, è spesso pittura alla stato puro e la sua messa in relazione a opere di narrativa non può che sortire lo stesso effetto della presenza di un romanzo di Moresco al Grand Prix de la ville d&#8217;Angoulême. A meno che, a meno che Gipi non si prendesse la briga di tradurre I canti del caos in BD e allora ci augureremmo perfino che vincesse. Quando dico che Maus o l&#8217;eternauta avrebbero potuto partecipare non è per neutralizzare l&#8217;enorme carica eversiva del segno, il loro essere anche pittura, ma sentire l&#8217;extra autorialità  della storia, il romanzo, come predominante, solida la sua tessitura linguistica al punto che se alle due opere citate venisse come per un sortilegio eliminato il lettering risulterebbero molto più incomprensibili del lavoro di Gipì, che, a mio parere, come per un quadro, delle parole potrebbe farne a meno. In questa autonomia del segno io sento l&#8217;ingombrante presenza dell&#8217;autore. Non so se mi sono spiegato, ma è una cosa così. effeffe</p>
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		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/05/27/o-strega-unastoria-coconino-press-fandango-di-gipi/#comment-249639</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 May 2014 15:10:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[thanx, in fondo anche quello è un dono. effeffe ps cerco di risponderti sul resto quanto prima]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>thanx, in fondo anche quello è un dono. effeffe ps cerco di risponderti sul resto quanto prima</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Daniele Barbieri		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/05/27/o-strega-unastoria-coconino-press-fandango-di-gipi/#comment-249634</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniele Barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 May 2014 13:54:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mah. A me sembra che il piccolo brano di Kundera alluda più alla scomparsa dell&#039;autobiografismo (soprattutto quello implicito) che a quella dell&#039;autore. Si può persino raccontare di sé, cioè facendo coincidere un narratore/personaggio con l&#039;autore, senza esprimere le certezze di tale autobiografismo.
A me pare che Gipi non cada in questa trappola, né qui, né nelle opere precedenti (molto spesso esplicitamente autobiografiche - ma sempre incerte quanto ai giudizi sul mondo che se ne dovrebbero trarre). La cosa buffa è che ieri ero sul punto di scrivere un articolo in cui si sostiene esattamente la tesi opposta a quella che si sostiene qui, cioè quella della scomparsa (o perlomeno del nascondersi) dell&#039;io come principio unificante del testo, nel romanzo di Gipi.
Quanto al paragone con &quot;Maus&quot; (occhio al refuso, che lo fa sembrare Marcel), &quot;L&#039;Eternauta&quot; e &quot;RanXerox&quot;, a me sembra che solo il primo regga alle condizioni di Kundera - e siccome anche gli altri non sono niente male, forse queste condizioni non colgono davvero nel segno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mah. A me sembra che il piccolo brano di Kundera alluda più alla scomparsa dell&#8217;autobiografismo (soprattutto quello implicito) che a quella dell&#8217;autore. Si può persino raccontare di sé, cioè facendo coincidere un narratore/personaggio con l&#8217;autore, senza esprimere le certezze di tale autobiografismo.<br />
A me pare che Gipi non cada in questa trappola, né qui, né nelle opere precedenti (molto spesso esplicitamente autobiografiche &#8211; ma sempre incerte quanto ai giudizi sul mondo che se ne dovrebbero trarre). La cosa buffa è che ieri ero sul punto di scrivere un articolo in cui si sostiene esattamente la tesi opposta a quella che si sostiene qui, cioè quella della scomparsa (o perlomeno del nascondersi) dell&#8217;io come principio unificante del testo, nel romanzo di Gipi.<br />
Quanto al paragone con &#8220;Maus&#8221; (occhio al refuso, che lo fa sembrare Marcel), &#8220;L&#8217;Eternauta&#8221; e &#8220;RanXerox&#8221;, a me sembra che solo il primo regga alle condizioni di Kundera &#8211; e siccome anche gli altri non sono niente male, forse queste condizioni non colgono davvero nel segno.</p>
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