Contro la falsa democrazia dell’editoria digitale

13 giugno 2014
Pubblicato da

di Jan Reister

Come quei villaggi dove la compagnia mineraria è l’unico datore di lavoro e gestisce anche l’unico spaccio alimentare e l’unico bar, Amazon sta costruendo anche in Italia un efficiente monopolio/monopsonio1: è uno dei posti migliori per acquistare libri e soprattutto ebook, ma sta anche diventando il posto principale dove pubblicare direttamente i propri scritti saltando le figure tradizionali dell’editoria. Prezzi bassi e un servizio impeccabile (è l’unica piattaforma ebook realmente integrata), una clientela prigioniera di DRM e di formati proprietari inferiori (mobi e azw sono funzionalmente limitati rispetto a epub), e una bassa considerazione del lavoro, sia quello intellettuale degli autori, che quello materiale dei suoi dipendenti2.

Come siamo finiti così? Da una parte grazie alla strategia scelta dagli editori italiani, che hanno sperato di sfruttare la barriera linguistica, l’infrastruttura commerciale e i modelli consolidati del libro stampato per resistere alla crisi e ritardare l’offerta digitale per quanto possibile, tenendola accuratamente fuori dai settori editoriali di profitto. DRM, edizioni digitali scadenti e amatoriali, tempi differenziati di uscita e ostacoli legali (sul prezzo del libro e sull’IVA degli ebook).

D’altro canto abbiamo continuato a pensare gli ebook solo come una conveniente tecnica di realizzazione del libro, senza cambiare niente del libro stesso e del modo in cui autori, editori, lettori creano il mercato editoriale. In realtà è dalla diffusione della rete in Italia all’inizio degli anni duemila che cambiano il modo di esprimersi nella scrittura, i meccanismo di selezione e definizione del valore, i formati ed i loro confini. Persino Topolino pubblica storie a bivi, mentre solo pochi3 fanno davvero interactive fiction, poesia digitale e giornalismo d’inchiesta in ebook.

cover-gazoia-200Dal 2010 ad oggi ogni anno è stato “l’anno dell’ebook” e della liberazione del mondo editoriale dalle storture della stampa su carta. Alessandro Gazoia (jumpinshark) fa un bilancio di queste promesse nel suo Come finisce il libro, restituendo una cartografia delle attuali macerie librarie che è una ottima guida adatta a tutti per capire la lettura e la scrittura oggi.

Nell’edizione ebook che ho letto (e pagato) io l’indice è incompleto, lo riporto qui:

  1. Introduzione
    • La carta, l’ebook e la distrazione
    • La copia
    • Editoria e futuro
    • Scrivere e leggere
  2. Pubblicare
    • «Anche Proust e Joyce hanno dovuto piegarsi alla dura necessità»
    • La vita letteraria e l’autore autoautorizzato
    • L’autopubblicazione e la scopribilità
    • Il libro che i lettori vogliono
    • Scritture contabili
    • «Nel silenzio e nella permanenza della carta stampata»
  3. Digitale
    • Chiusi dentro
    • Cavalli per andare in ufficio
    • Tra libro ed ebook
    • Costo marginale zero
    • Pirati nella tempesta perfetta
    • Ebook, formati e «rivoluzione della lettura»
    • Biblioteca digitale
  4. Miti / Social
    • Sherlock Holmes è vivo
    • «L’immaginario è parte della nostra storia, delle nostre vite»
    • Fan fiction
    • Mondi Kindle
    • Il 53% ha scritto una storia con lo smartphone
    • Conclusione

Gazoia non è un nostalgico della carta né un guru digitale, bensì un osservatore acuto capace di raccontare come nei nuovi modi dell’incontro tra scrittore e lettore in rete, nell’autopubblicazione e nelle comunità di fanfiction ritroviamo dinamiche antiche come la costruzione sociale della senso e la trasmissione dei miti. Il suo amore per la lettura, nato da bambino con uno scatolone di tascabili BUR in una lunga estate, lo rende fiducioso nel futuro anche quando prefigura che i libri non saranno più, che le forme dello sfruttamento saranno sempre nuove, ma che lettura e scrittura avranno sempre la forza di renderci liberi e umani.

Un libro consigliabile, anche agli addetti ai lavori.

Alessandro Gazoia (jumpinshark)
Come finisce il libro.
Contro la falsa democrazia dell’editoria digitale
minimum fax, 2014
Amazon, Ultimabooks, Minimum Fax

Un’anteprima del capitolo 1 del libro (pdf)

  1. cioé: monopolio nella vendita e nell’acquisto []
  2. vedi per esempio Carole Cadwalladr, My week as an Amazon insider []
  3. per esempio Quintadicopertina []

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13 Responses to Contro la falsa democrazia dell’editoria digitale

  1. francesco forlani il 13 giugno 2014 alle 19:42

    Jan bel pezzo. L’attacco poi è memorabile
    effeffe

  2. virginialess il 13 giugno 2014 alle 23:36

    “… abbiamo continuato a pensare gli ebook solo come una conveniente tecnica di realizzazione del libro, senza cambiare niente del libro stesso e del modo in cui autori, editori, lettori creano il mercato editoriale.” Sottoscrivo.
    Gli enhanced book, si davano per (quasi) pronti almeno tre anni fa. Ma di questi prodotti digitali “sincretici” e innovativi non si è riusciti a valutare l’efficacia. In rete trovo solo qualche proposta per l’infanzia. Non sono validi, non mette conto investirvi? Magari Gazoia ne parla…

    • jan reister il 14 giugno 2014 alle 09:20

      Più che gli enhanced book lui pensa credo a testi digitali che non siano la trasposizione di libri stampati. Quindi HTML5, non carrozze a motore (per usare una metafora automobilistica).

      • virginialess il 15 giugno 2014 alle 16:11

        Per il pochissimo che ne mastico si tratta di una nuova versione dei linguaggi in uso per (meglio) organizzare pagine web, integrandone i contenuti con altre fonti finora scollegate.
        La scrittura andrebbe quindi a connettersi con immmagini, video, audio ecc. rimanendo nel “flusso” web, senza salire in “carrozza”(=ebook)?

  3. Angelo il 15 giugno 2014 alle 22:37

    Perché scrivi che Amazon è “l’unica piattaforma ebook realmente integrata”? E Kobo, iBooks e Google Play? Grazie per il chiarimento ;)

    • jan reister il 16 giugno 2014 alle 14:50

      Per la vastità dell’offerta Amazon, per l’accessibilità delle informazioni sui titoli atraverso più canali (web, store in-device), per la fruibilità dei titoli su più mezzi (device Kindle, app Kindle per android, ios, pc).

      IBooks è relegato al mondo Apple, se cerchi un titolo iBooks via web devi usare una query google perché dal sito iTunes non è possibile cercare:

      site:itunes.apple.com/it/book/ “Dante Alighieri”

  4. Angelo il 15 giugno 2014 alle 23:03

    (forse escludi iBooks e Google Play perché non hanno un eReader strettamente collegato, ma soltanto dei tablet. Kobo però propone 3 modelli di eReader)

  5. Gianluca il 17 giugno 2014 alle 14:16

    Come le compagnie minerarie cui Reister si riferisce – esempio assolutamente calzante – Amazon potrebbe pagare chi pubblica direttamente in buoni acquisto, da spendere esclusivamente su Amazon per beni e servizi, così il cerchio sarebbe chiuso. Pensavamo ingenuamente che Mcdonald’s fosse il simbolo della globalizzazione e standardizzazione dei gusti, nonchè del lavaggio del cervello collettivo e trasversale di dirigenti/dipendenti/consumatori, ma a quanto pare esistono nuove frontiere e territori inesplorati, che Amazon sta colonizzando rapidamente e sistematicamente. Gazoia ne descrive lucidamente la politca predatoria, ma è prudente nel formulare un giudizio definitivo, a mio modesto pare per almeno due motivi. Il primo è una forma di riguardo cortese nei confronti del lettore, ed è comprensibile. Il secondo è legato ai contenuti. Sappiamo tutti che dentro ad un bigmac c’è un pezzo di carne tritata, sulla cui provenienza e qualità è un nostro diritto nutrire qualche dubbio, così come sappiamo che dentro ad un libro c’è letteratura, e questa è tutta un’altra storia. E’ anche vero che rimuovendo qualsiasi filtro possiamo trovare di tutto, da Presa dal T-Rex alle Ultime lettere di Jacopo Mortis – giuro, è in vendita – oltre alle recensioni spesso esilaranti , ma credo sarebbe presuntuoso oltrechè rischioso, per il mondo dell’editoria tradizionale, ritenere i lettori/consumatori totalmente privi di capacità di giudizio e discernimento.

  6. Il fu GiusCo il 17 giugno 2014 alle 16:38

    Credo si debba rimanere al pratico, soprattutto se si parla di poesia.

    L’iter regolare per una pubblicazione poetica cartacea con ISBN presso piccolissime case editrici è pagare 500-1000-2000 euro (o lavorarci 3-5 anni sottopagati) per avere 50-100-200 copie a casa più una ventina girate ad amici dell’editore per possibili letture e minima pubblicità. Si fa un giretto sui blog, si raccatta qualche complimento e pace. Le vendite sono poi generalmente quasi nulle, a volte si rientra delle spese e bene così. I tempi sono di qualche mese, l’editore è oberato e dispone secondo la rapidità di incasso del cotnributo. Molti vivono questo stato di cose come reciproco “dono” e pace.

    L’altro iter è farsi l’e-book su Amazon (o altre piattaforme) controllando il processo ed il prodotto dall’inizio alla fine, by-passando la filiera. Viene sicuramente meno il filtro editoriale ma chi è il filtro oggi? Psicolabili a vario titolo, disoccupati ciarlieri ed imprenditori della vanità. E’ un settore, quello editoriale della poesia, da non toccare con una barge pole. A che pro mettercisi dentro? Al contrario, si spendono due ore e ci si fa l’ebook su Amazon, lo si vende al prezzo di una colazione al bar e si incassa il 70% delle royalty. Vendi zero? Hai perso due ore, non sei mesi e qualche migliaio di euro.

    Ma poi. Sarà mica meglio il mattone antologico dell’autore consolidato e venduto a 29 euro? O l’Oscar venduto a 20 euro? O l’editore piccolo che pensa di essere Zeus nel Parnaso? Credo debba farsi chiaro che non esiste alcunché di solido in poesia: solo bande, amatori ed occupazione militare dei pochi spazi ancora accessibili per reciproco sostegno (editore – premietto – editore, autore emergente – autori emergenti, bookjockey – editore – festivalini).

    Ben venga Re Amazon a fare piazza pulita di questa palude: si evita l’umiliazione di pagare, quella delle letturine do ut des, quella di farsi mendicare 10-20-50 copie da amici, parenti, colleghi autori e compaesani vari. Al Salone del Libro di Maggio a Torino, Mauro Bersani di Einaudi ha detto che la loro collana Bianca va bene, vende bene, ecc. ecc. Al netto del valore letterario, Einaudi Bianca rimane l’unica collana sul mercato. Per il resto, Amazon batte tutti.

    • jan reister il 1 luglio 2014 alle 22:17

      Sono pragmatico anche io, anche se rispondo ora dopo una lunga assenza. Sull’editoria di poesia mi piacerebbe sentire l’opinione dei poeti, che in NI non mancano. Ce ne sono che non hanno pagato, ed hanno comunque una diffusione semiclandestina. E’ un genere che non deve “vendere”, o almeno che deve vendere su tempi molto lunghi.



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