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	Commenti a: Migrant mother (Dorothea Lange): un&#8217;icona americana	</title>
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		Di: Paolo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/06/18/migrant-mother-dorothea-lange-unicona-americana/#comment-250945</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jun 2014 09:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In molte parti del mondo le multinazionali, con la complicità di governi corrotti e conniventi, rapinano la terra dei piccoli agricoltori, espulsi dai loro campi e costretti a migrare verso squallide periferie urbane. 
Come ha scritto Tom Wolfe, a proposito di &quot;The Grapes of Wrath&quot; (Furore), John Steinbeck ha avuto il coraggio di &quot;raccontare una storia sporcandosi le mani con la realtà&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In molte parti del mondo le multinazionali, con la complicità di governi corrotti e conniventi, rapinano la terra dei piccoli agricoltori, espulsi dai loro campi e costretti a migrare verso squallide periferie urbane.<br />
Come ha scritto Tom Wolfe, a proposito di &#8220;The Grapes of Wrath&#8221; (Furore), John Steinbeck ha avuto il coraggio di &#8220;raccontare una storia sporcandosi le mani con la realtà&#8221;.</p>
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		Di: Alessandro		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2014 12:58:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono storie che per molti versi si sono ripetute sotto ogni cielo. E a pagare sono sempre gli stessi. Non ci rendiamo conto che il danno più grande e&#039; la distruzione di un modello di vita, una dignità, una cultura, le quali una volta distrutte non si possono più recuperare. Ci vuole ben altro che un triste museo etnografico, che una sagra nostalgica, per &quot;non perdere le nostre radici&quot;...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono storie che per molti versi si sono ripetute sotto ogni cielo. E a pagare sono sempre gli stessi. Non ci rendiamo conto che il danno più grande e&#8217; la distruzione di un modello di vita, una dignità, una cultura, le quali una volta distrutte non si possono più recuperare. Ci vuole ben altro che un triste museo etnografico, che una sagra nostalgica, per &#8220;non perdere le nostre radici&#8221;&#8230;</p>
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		Di: Maria Pia		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/06/18/migrant-mother-dorothea-lange-unicona-americana/#comment-250896</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maria Pia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2014 08:25:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La vita per i contadini nel mondo globale non è migliorata. Espropriati nei paesi in cui non hanno ricorso alla legge; disincentivati in quelli ove non è possibile espropriarli; il futuro dei contadini è di divenire migranti per lavoro stagionale o abitanti delle favelas metropolitane. Usa e Ue prevedono una popolazione rurale del 3% per il 2030....Gli Usa sono ora al 17%  (dato 2012) dal 23% nel 1995. (http://data.worldbank.org/indicator/SP.RUR.TOTL.ZS/countries/1W?display=default). Una vera e propria guerra alla sussistenza, come direbbe Jean Robert. Intanto la Fao segnala che il 70% della popolazione mondiale è alimentata dai piccoli contadini....non dall&#039;agribusiness!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vita per i contadini nel mondo globale non è migliorata. Espropriati nei paesi in cui non hanno ricorso alla legge; disincentivati in quelli ove non è possibile espropriarli; il futuro dei contadini è di divenire migranti per lavoro stagionale o abitanti delle favelas metropolitane. Usa e Ue prevedono una popolazione rurale del 3% per il 2030&#8230;.Gli Usa sono ora al 17%  (dato 2012) dal 23% nel 1995. (<a href="http://data.worldbank.org/indicator/SP.RUR.TOTL.ZS/countries/1W?display=default" rel="nofollow ugc">http://data.worldbank.org/indicator/SP.RUR.TOTL.ZS/countries/1W?display=default</a>). Una vera e propria guerra alla sussistenza, come direbbe Jean Robert. Intanto la Fao segnala che il 70% della popolazione mondiale è alimentata dai piccoli contadini&#8230;.non dall&#8217;agribusiness!</p>
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		Di: Massimo Angelini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/06/18/migrant-mother-dorothea-lange-unicona-americana/#comment-250830</link>

		<dc:creator><![CDATA[Massimo Angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jun 2014 14:44:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nell&#039;immensa guerra scatenata dalla modernità contro il mondo contadino, gli anni 1930 ai quali guarda Steinbeck ne &#039;Il loro sangue è forte&#039; (proprio da questo lungo servizio giornalistico prenderà spunto &#039;Furore&#039;) sono particolari per intensità e ferocia. Pressappoco in quegli stessi anni a oriente della nostra indifferenza germina una parola che oggi pochi ricordano: &#039;holodomor&#039; (sterminio per fame), coniata per dire la condanna a morte di un numero imprecisato di contadini (soprattutto ucraini - milioni, ma bene non si può sapere) sotto il terrore sovietico. Ne ha parlato Vasilij Grossman (&#039;Tutto scorre&#039;), poco, ma in capitoli che non permettono di essere dimenticati, ne ha scritto a tratti Vasilj Belov (&#039;Il mestiere dell&#039;estraniazione&#039;), in un mare di dolore ne ha dato cenno Solgenitzjn. Se la morte per fame dei contadini americani ha trovato eco in Steinbeck, quella dei &#039;kulakì&#039; ucraini attende. Da mesi sto scandagliando - ancora senza fortuna - la letteratura di questo paese per sapere se di holodomor, tra loro, ha scritto chi abbia la potenza narrativa di un Primo Levi o di un Varlam Salamov.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;immensa guerra scatenata dalla modernità contro il mondo contadino, gli anni 1930 ai quali guarda Steinbeck ne &#8216;Il loro sangue è forte&#8217; (proprio da questo lungo servizio giornalistico prenderà spunto &#8216;Furore&#8217;) sono particolari per intensità e ferocia. Pressappoco in quegli stessi anni a oriente della nostra indifferenza germina una parola che oggi pochi ricordano: &#8216;holodomor&#8217; (sterminio per fame), coniata per dire la condanna a morte di un numero imprecisato di contadini (soprattutto ucraini &#8211; milioni, ma bene non si può sapere) sotto il terrore sovietico. Ne ha parlato Vasilij Grossman (&#8216;Tutto scorre&#8217;), poco, ma in capitoli che non permettono di essere dimenticati, ne ha scritto a tratti Vasilj Belov (&#8216;Il mestiere dell&#8217;estraniazione&#8217;), in un mare di dolore ne ha dato cenno Solgenitzjn. Se la morte per fame dei contadini americani ha trovato eco in Steinbeck, quella dei &#8216;kulakì&#8217; ucraini attende. Da mesi sto scandagliando &#8211; ancora senza fortuna &#8211; la letteratura di questo paese per sapere se di holodomor, tra loro, ha scritto chi abbia la potenza narrativa di un Primo Levi o di un Varlam Salamov.</p>
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		Di: Madre migrante: un&#8217;icona americana &#124; Estro-Verso		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/06/18/migrant-mother-dorothea-lange-unicona-americana/#comment-250824</link>

		<dc:creator><![CDATA[Madre migrante: un&#8217;icona americana &#124; Estro-Verso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jun 2014 10:51:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[&#8230;] Dunque non discende da eroici pionieri, ma da pellerossa deportati in Oklahoma dal governo americano nel 1838 lungo un cammino di sofferenza che verrà ricordato col nome di Sentiero delle Lacrime, costato ai Cherokee 4000 morti,  segue [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Dunque non discende da eroici pionieri, ma da pellerossa deportati in Oklahoma dal governo americano nel 1838 lungo un cammino di sofferenza che verrà ricordato col nome di Sentiero delle Lacrime, costato ai Cherokee 4000 morti,  segue [&#8230;]</p>
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