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	Commenti a: Fine di una storia a Berlino	</title>
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		<title>
		Di: Marco Mantello		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/06/30/fine-di-una-storia-a-berlino/#comment-251771</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Mantello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jul 2014 06:10:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Volentieri Davide, é un tema a me caro (magomant@gmail.com)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Volentieri Davide, é un tema a me caro (magomant@gmail.com)</p>
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		<title>
		Di: davide orecchio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/06/30/fine-di-una-storia-a-berlino/#comment-251766</link>

		<dc:creator><![CDATA[davide orecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jul 2014 00:05:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2014/06/30/fine-di-una-storia-a-berlino/#comment-251712&quot;&gt;Marco Mantello&lt;/a&gt;.

Sarebbe molto interessante leggere un tuo punto di vista su e da Berlino, qui su NI. Ciao, Davide]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/06/30/fine-di-una-storia-a-berlino/#comment-251712">Marco Mantello</a>.</p>
<p>Sarebbe molto interessante leggere un tuo punto di vista su e da Berlino, qui su NI. Ciao, Davide</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Marco Mantello		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/06/30/fine-di-una-storia-a-berlino/#comment-251712</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Mantello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2014 19:27:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Interessante il brano di Mazzoni. Ma credo che Berlino sia un posto dove si consumano anche le &quot;tragedie del XX secolo&quot;, sotto forma di resti di muro, segrete della gestapo, giri in skoda, topografie del terrore e east side gallery. Quelle stesse visioni sono diventate oggetti di consumo per turisti abbastanza indistinguibili dai pupazzi fosforescenti, o dal macdonald sotto casa mia a Kreuzberg. Bel post, complimenti. Marco Mantello]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Interessante il brano di Mazzoni. Ma credo che Berlino sia un posto dove si consumano anche le &#8220;tragedie del XX secolo&#8221;, sotto forma di resti di muro, segrete della gestapo, giri in skoda, topografie del terrore e east side gallery. Quelle stesse visioni sono diventate oggetti di consumo per turisti abbastanza indistinguibili dai pupazzi fosforescenti, o dal macdonald sotto casa mia a Kreuzberg. Bel post, complimenti. Marco Mantello</p>
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		<title>
		Di: anna		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/06/30/fine-di-una-storia-a-berlino/#comment-251463</link>

		<dc:creator><![CDATA[anna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2014 09:55:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ecco. Decido consapevolmente, irresponsabilmente, di cannibalizzare NI. Effeffe, mi senti? Ho un problema, FFhuston...

Ho ritrovato un articolo di un anno fa esatto. Rileggendolo a distanza di 367 dì,
mi sono scompisciata. Ovvio, lo dedico a Maria Nicola che era con me il quella serata ... teribbile.

FAR FINTA DI ESSERE SERI (OVVERO, PARAFRASANDO IL SIGNOR G)

Ecco, stasera mi trovavo con Maria in quel dell’isola taurinense sansalvariense. Siamo andate ad un reading letterario. O almeno, dovevamo andarci. Maria, in preda ad un potentissimo raffreddore, tesseva l’elogium dello starnuto quasi ad ogni passo.
L’endroit letterario era un luogo molto in voga. Non avevo ancora ben capito se ci facessero, lì dentro, o ci fossero. 
Atmosfera scarna e scabra da minimalismo indotto, stile osso di seppia montaliano. Poche foto alle pareti, alcune belle in verità. Un tavolo con qualche bottiglia di vino. Silenzio religiosissimo, da tempio della Bellezza e del Profondo. Di profondo, c&#039;erano gli starnuti di Maria, bassi, baritonali.

Nell’aria un odore misto di incenso e borotalco, dovuto al profumo di una poetessa che deambulava creando una sua propria troposfera. Io e Maria, appena arrivate, ci siamo guardate in faccia, senza parlare. C’era qualcosa, lì dentro, che non ci convinceva. – Sembra di essere negli anni settanta. Massimo ottanta. – ha commentato Maria. – Sembra di essere nelle vacanze intelligenti di alberto sordi. – ho detto io di rimando. 

Infatti, mi aspettavo di sentire qualcuno russare in coma etilico, e qualcun altro commentare i suoi russamenti credendo si trattasse di Stockhausen. 
– Guarda che se qui ridi, ti gambizzano. – ho detto a Maria seria.

In effetti, ci sarà stata anche poesia. Ci sarà stata anche letteratura. Ma la musa inorridisce, quando non c’è leggerezza. E lì, non c’era per niente. Parlo della leggerezza di Calvino, tanto per capirci. Quando il grande Italo teorizzava una letteratura per il nuovo millennio, che sarebbe poi questo nostro sfigatissimo, sosteneva proprio la necessità della leggerezza. 
Maria, guardandosi intorno un po’ sbalestrata, vuoi per il potentissimo raffreddore, vuoi per la birra bevuta in una piola con annessa bisca lì vicino, ha dichiarato -  Nono. Nonono. Cazzo, noi si fa una fatica bestia per cercare di essere normali, e questi, che normalissimi lo sono, fanno di tutto per sembrare diversi. -

Sarà stato forse per il poeta newyorkese ed il suo look: vestiva una giacca in lino beige, ed un cappello da romantica donna inglese (stile “bellobello Salvatore che mi piace a tutte l’ore mmmmhhh... slinguatina”) con annesse decorazioni floreali di rose rosa. Portava infradito di gomma verde ai piedi di colore dubbio, e perdipiù era beatamente sbronzo. Tanto sbronzo, che si è abbandonato al suono dolce del violoncello in una sorta di nirvana casereccio, made in Lambrusco.

Non mancava neppure la poetessa borderline, con basco rosso alla bersagliera. Costei, che aveva un cerotto sulla fronte (non ho capito, forse era per coprire il terzo occhio), aveva tenuto la prima lettura brainstorming sulla poesia. Adesso scalpitava e ravanava nell’aria asettica contestando i musicisti. – Voglio Euridice! Voglio Gluck! Ah, dove sei o mia Euridice? – 
- Veramente, ho corretto, il brano recita testualmente, che farò senza Euridice, dove andrò senza il mio bene? - Manco le citazioni, cazzo, manco quelle.

Insomma, miei cari. Girovagando e piroettando tra le mille stelle di San Salvario, si capiscono le cose in negativo. Capiamo meglio ciò che non dobbiamo fare, piuttosto che quello che dobbiamo. Solo questo possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo. Eugenio e Mosca, smarriti nel blabla dell’alta società, avevano capito bene come smascherare certa ciurmaglia con il loro radar di pipistrello. Stasera, io e Maria abbiamo assistito all’apoteosi dello snobismo asettico. O meglio, dello snottismo ascetico. Pure ascessico. Che poi, son quasi sinonimi.

Ho vissuto di libri, e per i libri, così tanto tempo, ma così tanto, che quando rutto mi escono fuori aforismi. Nono, non scherzo, è proprio così. 
Ma la cultura, cari miei, è un’altra cosa. Prendetevi la briga di andare ad una delle presentazioni di un certo effeffe. Lui coinvolge il pubblico con eclettismo, non da guitto o da istrione, ma da uomo di teatro: la parola vive e si espande. 
Stasera, a San Salvario, poca luce. Qualche lucciola di neon a rischiarare la notte di giugno. La musa si era stancata ed era andata a dormire. 
O forse a farsi un bicchiere di bianco frizzantino alla piola scrausa con annessa bisca, poco lontano. 
Io e Maria non potevamo certo darle torto.

 

Anna Giuba 28 giugno 2013]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ecco. Decido consapevolmente, irresponsabilmente, di cannibalizzare NI. Effeffe, mi senti? Ho un problema, FFhuston&#8230;</p>
<p>Ho ritrovato un articolo di un anno fa esatto. Rileggendolo a distanza di 367 dì,<br />
mi sono scompisciata. Ovvio, lo dedico a Maria Nicola che era con me il quella serata &#8230; teribbile.</p>
<p>FAR FINTA DI ESSERE SERI (OVVERO, PARAFRASANDO IL SIGNOR G)</p>
<p>Ecco, stasera mi trovavo con Maria in quel dell’isola taurinense sansalvariense. Siamo andate ad un reading letterario. O almeno, dovevamo andarci. Maria, in preda ad un potentissimo raffreddore, tesseva l’elogium dello starnuto quasi ad ogni passo.<br />
L’endroit letterario era un luogo molto in voga. Non avevo ancora ben capito se ci facessero, lì dentro, o ci fossero.<br />
Atmosfera scarna e scabra da minimalismo indotto, stile osso di seppia montaliano. Poche foto alle pareti, alcune belle in verità. Un tavolo con qualche bottiglia di vino. Silenzio religiosissimo, da tempio della Bellezza e del Profondo. Di profondo, c&#8217;erano gli starnuti di Maria, bassi, baritonali.</p>
<p>Nell’aria un odore misto di incenso e borotalco, dovuto al profumo di una poetessa che deambulava creando una sua propria troposfera. Io e Maria, appena arrivate, ci siamo guardate in faccia, senza parlare. C’era qualcosa, lì dentro, che non ci convinceva. – Sembra di essere negli anni settanta. Massimo ottanta. – ha commentato Maria. – Sembra di essere nelle vacanze intelligenti di alberto sordi. – ho detto io di rimando. </p>
<p>Infatti, mi aspettavo di sentire qualcuno russare in coma etilico, e qualcun altro commentare i suoi russamenti credendo si trattasse di Stockhausen.<br />
– Guarda che se qui ridi, ti gambizzano. – ho detto a Maria seria.</p>
<p>In effetti, ci sarà stata anche poesia. Ci sarà stata anche letteratura. Ma la musa inorridisce, quando non c’è leggerezza. E lì, non c’era per niente. Parlo della leggerezza di Calvino, tanto per capirci. Quando il grande Italo teorizzava una letteratura per il nuovo millennio, che sarebbe poi questo nostro sfigatissimo, sosteneva proprio la necessità della leggerezza.<br />
Maria, guardandosi intorno un po’ sbalestrata, vuoi per il potentissimo raffreddore, vuoi per la birra bevuta in una piola con annessa bisca lì vicino, ha dichiarato &#8211;  Nono. Nonono. Cazzo, noi si fa una fatica bestia per cercare di essere normali, e questi, che normalissimi lo sono, fanno di tutto per sembrare diversi. &#8211;</p>
<p>Sarà stato forse per il poeta newyorkese ed il suo look: vestiva una giacca in lino beige, ed un cappello da romantica donna inglese (stile “bellobello Salvatore che mi piace a tutte l’ore mmmmhhh&#8230; slinguatina”) con annesse decorazioni floreali di rose rosa. Portava infradito di gomma verde ai piedi di colore dubbio, e perdipiù era beatamente sbronzo. Tanto sbronzo, che si è abbandonato al suono dolce del violoncello in una sorta di nirvana casereccio, made in Lambrusco.</p>
<p>Non mancava neppure la poetessa borderline, con basco rosso alla bersagliera. Costei, che aveva un cerotto sulla fronte (non ho capito, forse era per coprire il terzo occhio), aveva tenuto la prima lettura brainstorming sulla poesia. Adesso scalpitava e ravanava nell’aria asettica contestando i musicisti. – Voglio Euridice! Voglio Gluck! Ah, dove sei o mia Euridice? –<br />
&#8211; Veramente, ho corretto, il brano recita testualmente, che farò senza Euridice, dove andrò senza il mio bene? &#8211; Manco le citazioni, cazzo, manco quelle.</p>
<p>Insomma, miei cari. Girovagando e piroettando tra le mille stelle di San Salvario, si capiscono le cose in negativo. Capiamo meglio ciò che non dobbiamo fare, piuttosto che quello che dobbiamo. Solo questo possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo. Eugenio e Mosca, smarriti nel blabla dell’alta società, avevano capito bene come smascherare certa ciurmaglia con il loro radar di pipistrello. Stasera, io e Maria abbiamo assistito all’apoteosi dello snobismo asettico. O meglio, dello snottismo ascetico. Pure ascessico. Che poi, son quasi sinonimi.</p>
<p>Ho vissuto di libri, e per i libri, così tanto tempo, ma così tanto, che quando rutto mi escono fuori aforismi. Nono, non scherzo, è proprio così.<br />
Ma la cultura, cari miei, è un’altra cosa. Prendetevi la briga di andare ad una delle presentazioni di un certo effeffe. Lui coinvolge il pubblico con eclettismo, non da guitto o da istrione, ma da uomo di teatro: la parola vive e si espande.<br />
Stasera, a San Salvario, poca luce. Qualche lucciola di neon a rischiarare la notte di giugno. La musa si era stancata ed era andata a dormire.<br />
O forse a farsi un bicchiere di bianco frizzantino alla piola scrausa con annessa bisca, poco lontano.<br />
Io e Maria non potevamo certo darle torto.</p>
<p>Anna Giuba 28 giugno 2013</p>
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		<title>
		Di: anna		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/06/30/fine-di-una-storia-a-berlino/#comment-251459</link>

		<dc:creator><![CDATA[anna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2014 09:22:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[chiedo venia, sono la solita casinista caninista bordellista. 

Leonard Cohen, &quot;Take this waltz&quot;. (Lyrics)

“Now in Vienna there’s ten pretty women
there’s a shoulder where death comes to cry
there’s a lobby with nine hundred windows
there’s a tree where the doves go to die
there’s a piece that was torn from the morning
and it hangs in the Gallery of Frost
Ay, ay, ay, ay
take this waltz, take this waltz
take this waltz with the clamp on its jaws

Oh, I want you, I want you, I want you
on a chair with a dead magazine
in the cave at the tip of the lily
in some hallway where love’s never been
On a bed where the moon has been sweating
in a cry filled with footsteps and sand
ay, ay, ay, ay
take this waltz, take this waltz
take its broken waist in your hand.


This waltz, this waltz
this waltz, this waltz
with its very own breath
of brandy and death
dragging its tail in the sea.


There’s a concert hall in Vienna
where your mouth had a thousand reviews
there’s a bar where the boys have stopped talking
they’ve been sentenced to death by the blues
ah, but who is it climbs to your picture
with a garland of freshly cut tears?
Ay, ay, ay, ay
take this waltz, take this waltz
take this waltz, it’s been dying for years.


There’s an attic where children are playing
where I’ve got to lie down with you soon
in a dream of Hungarian lanterns
in the mist of some sweet afternoon
and I’ll see what you’ve chained to your sorrow
all your sheep and your lilies of snow
Ay, ay, ay, ay
take this waltz, take this waltz
with its “I’ll never forget you, you know!”

This waltz, this waltz
this waltz, this waltz
with its very own breath
of brandy and death
dragging its tail in the sea.


And I’ll dance with you in Vienna
I’ll be wearing a river’s disguise
the hyacinth wild on my shoulder
my mouth on the dew of your thighs
And I’ll bury my soul in a scrapbook
with the photographs there, and the moss
and I’ll yield to the flood of your beauty
my cheap violin and my cross
And you’ll carry me down on your dancing
to the pools that you lift on your wrist

oh my love, o my love

take this waltz, take this waltz
it’s yours now, it’s all that there is”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>chiedo venia, sono la solita casinista caninista bordellista. </p>
<p>Leonard Cohen, &#8220;Take this waltz&#8221;. (Lyrics)</p>
<p>“Now in Vienna there’s ten pretty women<br />
there’s a shoulder where death comes to cry<br />
there’s a lobby with nine hundred windows<br />
there’s a tree where the doves go to die<br />
there’s a piece that was torn from the morning<br />
and it hangs in the Gallery of Frost<br />
Ay, ay, ay, ay<br />
take this waltz, take this waltz<br />
take this waltz with the clamp on its jaws</p>
<p>Oh, I want you, I want you, I want you<br />
on a chair with a dead magazine<br />
in the cave at the tip of the lily<br />
in some hallway where love’s never been<br />
On a bed where the moon has been sweating<br />
in a cry filled with footsteps and sand<br />
ay, ay, ay, ay<br />
take this waltz, take this waltz<br />
take its broken waist in your hand.</p>
<p>This waltz, this waltz<br />
this waltz, this waltz<br />
with its very own breath<br />
of brandy and death<br />
dragging its tail in the sea.</p>
<p>There’s a concert hall in Vienna<br />
where your mouth had a thousand reviews<br />
there’s a bar where the boys have stopped talking<br />
they’ve been sentenced to death by the blues<br />
ah, but who is it climbs to your picture<br />
with a garland of freshly cut tears?<br />
Ay, ay, ay, ay<br />
take this waltz, take this waltz<br />
take this waltz, it’s been dying for years.</p>
<p>There’s an attic where children are playing<br />
where I’ve got to lie down with you soon<br />
in a dream of Hungarian lanterns<br />
in the mist of some sweet afternoon<br />
and I’ll see what you’ve chained to your sorrow<br />
all your sheep and your lilies of snow<br />
Ay, ay, ay, ay<br />
take this waltz, take this waltz<br />
with its “I’ll never forget you, you know!”</p>
<p>This waltz, this waltz<br />
this waltz, this waltz<br />
with its very own breath<br />
of brandy and death<br />
dragging its tail in the sea.</p>
<p>And I’ll dance with you in Vienna<br />
I’ll be wearing a river’s disguise<br />
the hyacinth wild on my shoulder<br />
my mouth on the dew of your thighs<br />
And I’ll bury my soul in a scrapbook<br />
with the photographs there, and the moss<br />
and I’ll yield to the flood of your beauty<br />
my cheap violin and my cross<br />
And you’ll carry me down on your dancing<br />
to the pools that you lift on your wrist</p>
<p>oh my love, o my love</p>
<p>take this waltz, take this waltz<br />
it’s yours now, it’s all that there is”.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: anna		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/06/30/fine-di-una-storia-a-berlino/#comment-251457</link>

		<dc:creator><![CDATA[anna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2014 09:11:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=48384#comment-251457</guid>

					<description><![CDATA[quoi dire? Mi è venuta in mente una cosa. 
Avevo vent&#039;anni e l&#039;incarnazione della mia utopia giovanile, fatta di chiodo (nel senso di giubbotto, ehm...), di Clash, e altri valzer ribelli, si condensava nell&#039;immagine di un impossibile ... biplano a vapore. Tsk!

ecco per voi uno dei miei valzer veri, tratto dal &quot;Pequinho valse viennes&quot; di F.G. Lorca, musicato da L. Cohen.

http://it.yhs4.search.yahoo.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>quoi dire? Mi è venuta in mente una cosa.<br />
Avevo vent&#8217;anni e l&#8217;incarnazione della mia utopia giovanile, fatta di chiodo (nel senso di giubbotto, ehm&#8230;), di Clash, e altri valzer ribelli, si condensava nell&#8217;immagine di un impossibile &#8230; biplano a vapore. Tsk!</p>
<p>ecco per voi uno dei miei valzer veri, tratto dal &#8220;Pequinho valse viennes&#8221; di F.G. Lorca, musicato da L. Cohen.</p>
<p><a href="http://it.yhs4.search.yahoo.com" rel="nofollow ugc">http://it.yhs4.search.yahoo.com</a></p>
]]></content:encoded>
		
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