Il colpo di biliardo

30 agosto 2014
Pubblicato da

di Michelangelo Zizzi

Poesia per il Padre

Quando s'incagliò il treno di sud-est
nel letame
tu del sud
all'insegna di bar intermittente
sapesti che la vita allotria invecchia
come nella resistenza di fanghiglia
una chiglia d'antiquario
mentre tu la trama disfatta ricuci
e non da sarto di contrada
perché davvero possiedi congruo filame di carne
nella tessitura d'occhio di rosone d'iride
di donna che ami
mentre i rami i rami
nella palude la fossa stigia 
sbruga
e il Novecento tutto
sfiaccola sulle candele scivolanti
verso il buio democratico e vano
per questo risali la china la corrente 
e di te l'origine trova
l'ascendente delle tue nascite celesti
e stai nel vestito pure cucito
alla domenica mattina
il suolo strusciando con cuoio di suole
su stradoni di paese.

Così io del grave inno d'imperio cartesiano
delle metropoli canto la fine
perché della lima che il cuore corrode
fui supremo fabbro
e un'urgente ferita slaccio.

Ama pertanto nella vita che bruciacchia
e alla resistenza di ristoppia di campi andati
resta
nel magistero di occulta fiamma che ti arde
come il mistero di essere venuto fuori
al mondo in vagito in sala d'ostetricia
alla luce cimmeria d'ogni nascita
in grido cesario
e sfiacca della monotona allegria
ogni inutile scusa
ma riposa in cuore
ma torna alla cura della rosa
che spinge cinabrina risalita di petali
torna risalendo nel vincolo di sangue di un paese antico 
il vicolo 
e ricuci pure il tempo perfetto del '39
e se pure fosse un tugurio il mondo
un incrocio mercatale
alla fine della fiera
anche accendi ogni tanto la sigaretta al crocicchio
o alla contrada
al bar dirotto dove vecchi a biliardo stanno
sfiaccando le buche
o con le scope in mano restano
sbalorditi dei punti
ricordando la neve del '56.

Insomma ritorna in alcove sempiterne
che il fulvo pelo
d'amante di volpe adorna
e svia la via imperfetta
e della palude il brago stura
e all'angolo ben vestito di sola carne resta
e alla sera ferina resta
come creatura mortale
resisti sul Novecento tutto
e soffia ora sulle candele sfiaccolanti
perché smodelli la cera
in formula vana
non vera
e torna pertanto all'angolo
all'albore
all'evento
alla stanza di giochi
e la corrente risali destrorso
sversa della sinistra riva ogni opificio 
e rimani come l'esule non allagato
scorna sul duro cozzo della morte 
che a questa latitudine è una bara
riuscita nel pomeriggio
col lucore di tintinnanti campane
e come Giuliano fece ritirati
in rara via.

Ora ritira ogni dado
mentre la questione meridionale naviga
per icone futili fino al mare del caso
e ricompare nella pigna lasciata 
nell'atrio dei basiliani presso al cortile molti anni fa
con mio padre che disse riprendila
la riprendo padre
nell'orto inconcluso che naviga per rotte di monaci benedettini
dove siedo
all'allotria vita lasciando gli episodi di cose morte.
Qui per ventura devono ancora passare garibaldini
e giubbe rosse ben bardate
e forse non passeranno
e io riposo per troppo amore
nel letto d'aghi di pino
al caldo governo di sole d'aprile
e chiedo che la resistenza che arranca
sia più lieve della carezza di nonna
tornata a casa dopo le compere
e stanca
più grave dello sguardo di nonno maestro nel '50
in contrada di rossa mora.

Per questo sto nel retro del retrò
nel bistrò
dove fiaccheggio sfiascando vino
e saccheggio parole inutili e vane
del radical chic
e vi vedo che passa  
il fantasma del moderno
ma con un cartografia immateriale
utopia di città silenziose
e vi vedo la mappatura della terra incognita
del giornale che uscirà domani
e che ha il confine delle ferraglie al silicio
e un bituminoso ottimismo
di cose socratiche e ridette.

Per il resto rimango nella resistenza dell'Impero
nella desinenza
nella risulta
come fosse un cesto senza fasto
o cado nella paglia fratta d'alcova
fino ai baci che le giovani attrici dei boschi
mi davano nel pelo non lavato

Fino a te padre
quando la questione meridionale è lo squalo
che con trafile d'uguale dentiera azzanna
per bere invece le risulte d'olio
consunto della storia.


Ma tu padre il fato azzardasti come Cesare
nel dado ben tratto e gettato all'azzardo
di verde panno di tavolo
ed io che nella pozzanghera condominiale sosto
che insomma sto nel trionfo
medicale della teoria della salvezza
dell'evoluzione occidentale
nella retta cartesiana
io lo raccolgo e lo cifro col mio sangue
ben lavato e marchiato
nel fato dell'essere nato
e per quanto l'Impero stia sfatto
quanto la talpa che in terriccio rincula 
in franata tana
oh padre io per l'amore di Plato
tutto a te consacro
e nel tempo delle cose che se ne vanno
nel rosone rivedo come in iride
il colore che in infanzia mi davi:
la giulia azzurra nei campi verdi
la nera 1750
truccata quanto alla sera la puttana 
nei tratturi di murgia affranta. 

*
(da La resistenza dell’Impero)

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15 Responses to Il colpo di biliardo

  1. francesco forlani il 30 agosto 2014 alle 14:38

    ottima parola non a cottimo
    effeffe

  2. véronique vergé il 30 agosto 2014 alle 15:15

    Mi piace questa poesia per la generosità della lingua
    la presenza lavica e filosofica del sud
    si svela un paesaggio mentale dentro la lingua.

    Bellissima.

  3. sparz il 30 agosto 2014 alle 16:16

    Andres, giura che la prima volta che vieni in Italia mi registri mentre te la recito tutta tutta, questa meraviglia!

  4. Anna il 30 agosto 2014 alle 22:13

    Commossa, superlativo Michelangelo. E’ una poesia che in questo momento mi denuda!!

  5. Andrea Leone il 30 agosto 2014 alle 22:14

    Eccellente…e ora aspettiamo il libro.

  6. […] Segnalo la Scuola di Alta Formazione Poetica del vulcanico Michelangelo Zizzi (http://www.fucineletterarie.it/scuola-pound), che vedrà passare per Taranto a far lezione nei weekend di fine mese, da Settembre a Maggio, alcuni dei nomi più affermati della poesia italiana: Franco Buffoni, Maurizio Cucchi, Milo De Angelis, Antonio Riccardi, Valerio Magrelli. Il target di Zizzi sono i poeti già bravini in cerca di specializzazione; io mirerei a gente più o meno facoltosa che scrive per diletto, magari interessata a passare 1-2 weekend di relax e contatto con chi altrimenti non incontrerebbe mai. Gli ho quindi suggerito di inviare comunicazione agli ordini professionali di Puglia e regioni limitrofe. La scadenza per candidarsi è il 30 Agosto, guardate il sito per i dettagli. In bocca al lupo! EDIT: Di Zizzi è apparsa una succosa anticipazione poetica su Nazione Indiana qui: https://www.nazioneindiana.com/2014/08/30/il-colpo-di-biliardo/ […]

  7. pvitagliano il 31 agosto 2014 alle 17:38

    Da leggere più volte. E sì da rileggere ad altri. Solida, una poesia scultura o architettura.

  8. FRA il 1 settembre 2014 alle 09:26

    Geniale la propensione naturale che emerge dall’intreccio di presente, passato e di un futuro che guarda sempre dall’alto con la pretesa di risucchiare tutto a sé vorace. Dimestichezza naturale di slalom tra cicli e stagioni che pare un ricamo delizioso di note nostalgiche guidate da crune sottili che infilano l’ampia veste di una storia che non può non dettare i suoi ritmi. Inesorabili. Caducità di foglie volanti pronte a rinascere nell’eterno gioco uguale e sempre nuovo. La vita. Raccontata nelle sue sfumature allegoriche, tinteggiate di dolori e gioie che sono i binari inamovibili e invalicabili su cui viaggia il grande treno del mondo. Il volo tra universi di emozioni prosegue, Michelangelo. Buona percorrenza… O forse soltanto buona poesia!

  9. I. il 2 settembre 2014 alle 09:28

    dalle contrade del vivo che non muore

  10. Cristina il 2 settembre 2014 alle 16:15

    Non basterebbero mille Garibaldi per rimuovere la poesia dal sud dell’anima, sua sede naturale.
    Apoteosi per il Maestro Michelangelo Zizzi.

  11. renata morresi il 3 settembre 2014 alle 13:38

    chicca

  12. Carla Saracino il 3 settembre 2014 alle 17:41

    Una poesia che nutre la complessità segreta del sud, i suoi banchetti appena smessi, le sue anfore vuote, naufragate come fossili silenzi. Michelangelo Zizzi è poi una persona straordinaria. Anni fa, cambiò la mia vita. Per questo gli sarò per sempre grata.
    Carla

  13. Carlo il 13 settembre 2014 alle 17:43

    Molto bella, ma da leggere più volte perché di non facile comprensione nell’immediato, almeno secondo me. Ci scorgo un inno alla lotta, come lottare e resistere a una tigre talvolta cavalcandola, ma sempre contro l’incenerire dei valori, contro il buio democratico e tecnologico nella palude stigia. Ricucire con congruo filame di carne dall’occhio della donna amata e quindi dall’Amore come filo di sutura forte e introflettente. Ripercorrere strade e vicoli di tempi migliori, di lucore, anche seppur segnati da rivoli di sangue sprizzato dal mistero come il percorso di un parto con il suo dolore che porta alla luce dopo un grido e come la rosa che spinge la risalita dei petali. Ricuciamo il 39 e facciamo luce, anche con una sigaretta, al crocicchio o alla contrada o al bar di vecchi genuini(anche se il mondo risulta un tugurio) che ricordano la neve del 56. Alcove sempiterne, psoriche, ciclotimiche e resistenza sul novecento sturando il brago della palude, restando nudo all’angolo e nella sera, resistendo all’inoltrarsi del buio con le sue sfiaccolanti candele. Torna indietro ai tuoi giochi, risali la corrente sulla destra, esule, ma non allagato. In poche parole non invischiarti nel fiume dell’omologato scadimento. Rimanere nelle retrovie e resistere guardando passare il fantasma del moderno col suo falso ottimismo e catramoso e retorico. Padre come Cesare ed io che sto nella pozzanghera di un condominio, ma in disparte sosto come il Dottore con la sua teoria di salvezza stante nel percorso a ritroso e nell’infanzia che tu mi davi. RESISTERE. Ciao Carlo.

  14. Carlo il 13 settembre 2014 alle 18:34

    Scusatemi per il mio prolisso commento, ma è troppo bella e non so essere più sintetico.

    Carlo Murzi

  15. franco buffoni il 15 settembre 2014 alle 22:41

    Caro Michele, grazie per avermi segnalato questa tua uscita, che in agosto mi era sfuggita. Leggo anche gli altri molto confortanti commenti e sono molto fiero di essere stato tra i primi a pubblicarti in Italia, vent’anni fa. Non farci più aspettare così tanto… Un abbraccio franco



indiani