Una scuola di poesia

7 settembre 2014
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[Mi ha coinvolto per un atelier di scrittura su ‘La poesia post-industriale. Rappresentazione del sublime nel postmoderno’, tema per me accattivante e non banale. Gli ho chiesto di spiegare il suo progetto, che si presenta come una “scuola di poesia”.]

Tre domande a Michelangelo Zizzi

1) S’insegna a scrivere sceneggiature, s’insegna a dipingere, s’insegna a scrivere romanzi, a fare fotografia, ecc., ma la poesia, soprattutto in Italia, pare essere incompatibile con ogni forma di insegnamento, che non sia quello storico-letterario o critico letterario, del liceo e dell’università. Come è nata, allora, l’idea di una scuola di poesia?

Nasce per svariati motivi. L’Italia è davvero un paese di Santi, navigatori e poeti. Ma soprattutto di poeti; il che è positivo, ma anche negativo. Intendo dire che c’è caos, confusione, talvolta effettiva ignoranza da parte dei poeti stessi sulla poesia medesima: molti di questi non solo non conoscono Bodini, Calogero, Cattafi, Sbarbaro (per fare qualche nome), ma persino Luzi o Zanzotto. Questi non son mai venuti in Nazione Indiana, che è il miglior sito di Letteratura in Italia, perché non ne ignorano l’esistenza.

Quindi un primo motivo consiste nel dare un servizio di conoscenza diretta della nostra tradizione poetica, con l’opportunità di conoscere ‘de visu’ e per un tempo congruo i poeti, che sono anche i docenti.

Altro motivo è incentrato sul desiderio di individuare talenti, che possano usufruire di una Scuola specializzata e di primo livello; dei curricula che devono contenere già poesie, giunti in fase di preiscrizione (le iscrizioni si chiudono il 15 settembre) ce ne sono sì di ordinari, ma anche, e lo dico con certezza, di autori che emergeranno e si faranno sentire. Forse ci troverò anche il genio. Alcuni di essi sono completamente inediti, altri hanno compiuto self-publishing. E poi ci sono anche quelli che sono già abbastanza noti.

Un ultimo motivo, forse egoico, è costituito dal mio desiderio di trasmissione; dovrei dire che amo le scuole, purché siano orientate, efficaci, calibrate; qualcosa che assomigli ad un’accademia classica: così penso la Scuola Pound; vengo da una famiglia di insegnanti, almeno per una sua buona parte e ho questa cosa nel sangue. Ho lavorato in una scuola per anni e poi fatto ricerca in Università, prima di fuggirne (o di non esserne entrato), e sono state esperienze belle, ma anche sfinenti, deludenti, talvolta quasi depressive. Fare Corsi di Scrittura Creativa, quanti ne faccio ordinariamente, è invece bellissimo per le atmosfere che si creano, le empatie, le effettive conquiste letterarie degli amici che seguono i corsi. Vorrei che Scuola Pound sia l’apoteosi del concetto stesso di Accademia.

2) Che cosa può verosimilmente trasmettere o insegnare una scuola di poesia? Quali saranno i principali soggetti di studio e come saranno affrontati?

Può trasmettere tutto. Credo in questa cosa. Da anni utilizzo un metodo di mio copyright :) che consiste nel blocco psicoproiettivo e nell’incantamento immaginativo. Credo d’esser stato vago e mi spiego: si tratta di frenare ogni pulsione autoindotta sulla facile poesia, sbloccare le condizioni di immaginazione e fonetica, fuori da ogni facile induzione; qualcosa che non è lontana dagli haiku e dall’imagismo poundiano. Dico che si può trasmettere poesia, questo è certo, se si aboliscono le normali condizioni di espressione e lingua; il problema della poesia è che non è lingua se non alla fine. Spiego meglio: per scrivere poesia, sempre che si abbiano talento potenziale e propensione, basta far comprendere che è nell’autoinduzione e nella comprensione di sé che esiste grandezza poietica. Sembra una boutade, un trucco di Pulcinella, ma funziona. davvero. Si tratta di bloccare la normale e facile condizione egolalica eteroproiettata per trovarne una introproiettata che produrrà un effetto di conoscenza di sé e secondariamente una condensazione finale e linguistica. La poesia.

La scuola dura 108 ore, più 3 di eventuale premiazione (con pubblicazione gratuita) degli allievi/poeti migliori. Considera che tra i docenti ci sono i massimi poeti italiani; i maestri di poesia: Loi, Magrelli, De Angelis, Cucchi, Buffoni, etc. E alcuni tra i migliori più giovani ed emergenti. Ci sei anche tu. Per ogni info pregherei di consultare fucineletterarie.it

Per le successive edizioni mi piacerebbe coinvolgere Tiziana Cerarosco, Maria Grazia Calandrone, Alfonso Guida, Umberto Fiori, Franco Arminio, Daniele Ventre, etc: ognuno con competenze specifiche riguardanti il raggio d’emittenza semantica della loro opera, della loro frequenza.

La Scuola si articola per monografie che i vari docenti daranno in base alle loro competenze: per esempio Loi per la poesia in lingua italiana e in dialetto, Buffoni per la traduzione, etc. A queste si associa un percorso che terrò io su geografia e storia della poesia italiana ed europea; con in più dei laboratori di prassi, detti ‘ La stanza degli specchi’ e ‘l’antro degli angeli’. Sarà gran Scuola!
3) Perché il riferimento a Pound e l’emblema dallo stile vagamente massonico? Volevi irritare i tuoi amici di sinistra?

Ahahahahahahahahaha, (rido davvero). L’ultima cosa che vorrei è irritare qualcuno; detesto il concetto di irritazione; se poi qualcuno si irrita questo non è che un effetto indiretto e non voluto. Ho amici di sinistra e di destra indifferentemente; sempre che queste categorie abbiano ancora un loro senso. Preferisco leggerle sempre in ambito metapolitico, ed è in questo luogo che si dissolvono come forme antagoniste e forse cooperano in critica al mondo. C’è una destra non precipitata in politica che è anticapitalistica quanto e più della sinistra; e con in più una posizione antimoderna che mi appartiene molto; ma la sinistra ha semiotica e analisi insuperabili, accurate e vigilanti. Voglio dire che Splengler, Evola e Guenon mi hanno formato, quanto la Scuola di Francoforte, Derrida o Baudrillard.

Il riferimento a Pound, anzi la dedica a Pound della Scuola deve leggersi in questa ottica: epos, grandezza quasi sovrumana di azione poetica, riferimento a ambiti tradizionali di conoscenza (mistica cristiana, taoismo, misteri greci, etc), anticapitalismo e critica al mondo consumato da automatismi di comportamenti, spesso vili, degenerescenti e senza stile.

Ma così credo sia la Poesia medesima, disincarnata finanche da chi la pratica e la produce. La Poesia è uno Stato/Forma che resta nella sua essenza, invisibile, almeno allo sguardo di chi si gira a vederla come un oggetto da centrare: è la Diana al bagno, l’Euridice/Opera che, tratta dagli inferi, Orfeo non può più guardare in volto (Blanchot).

Per quel che concerne la grafica, mi assumo la responsabilità dell’idea. Ma è che sono attratto da correnti neoplatoniche e in generale dalle figure a sfondo pitagorico, come anche dai grafemi ermetici. Ovviamente la mia è solo curiosità intellettuale che ho cercato di immettere nel logo della Scuola.

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16 Responses to Una scuola di poesia

  1. véronique vergé il 7 settembre 2014 alle 18:47

    L’Italia un paese di poeti e di navigatori; è la ragione che mi fa amare l’Italia.

    Una scuola di poesia è una bellissima avventura.
    Anche se penso che la poesia è quasi una pratica filosofica della vita.
    La poesia chiede riflessione sulla vita e sulla lingua.
    Porta alla luce l’esplorazione della lingua come uno specchio di sé.

    La lettura dei poeti nel quotidiano è essenziale.
    Maestri che mostrano una strada maritima da percorrere.

    Leggo e rileggo tutta la poesia di Franco Buffoni, Milo de Angelis (soprattuto Tema dell’addio), Andrea Raos (Le api migratori), Antonella Anedda, Andrea Inglese ( La distrazione), Chandra Livia Candiani…

    Ho imparato/ assorto la lingua italiana in questo corpo poetico.

    Non è la mia madrelingua, ma è diventata lingua mia con la pratica quotidiana della poesia.

    Una scuola è un’idea ottima per trovare la sua propria strada.

  2. diamonds il 7 settembre 2014 alle 19:06

    Non sono sicuro che la poesia sia uno di quei campi in cui sia utile forzare la mano con una scuola. Trovo che sia piu` utile continuare a scrivere e a parlarne portando l`esempio. Ma, come sempre, posso sbagliarmi

  3. Lalo Cura il 7 settembre 2014 alle 22:11
  4. daniele ventre il 8 settembre 2014 alle 22:11

    Be’ forse si può imparare un poeta come una lingua. Poi leggendo si possono imparare molti poeti-lingue. Col tempo si può cercare di lavorare in proprio. Ma quale strada verrà imboccata è difficile predeterminare.

  5. Michele il 9 settembre 2014 alle 12:22

    Da una scuola si può sempre imparare tanto, ma esistono cose che non potranno mai essere insegnate. Ho capito abbastanza la tecnica adottata in questa scuola, almeno in base a ciò che è scritto in questa intervista, ma alla fine penso che ognuno adotti un proprio metodo di sintesi, una propria strada poietica… Partire da un’immagine che si coagula nella mente sotto forma di parole e intorno a questo primordiale “nucleo di condensazione” creare la restante struttura.

  6. Angela il 9 settembre 2014 alle 18:15

    Bellissima novità. In Italia mancava un progetto di Scuola così illustre. Il fatto poi che nasca nel magnifico Sud è indice di lungimiranza e vita.

  7. dario il 9 settembre 2014 alle 18:45

    piccolo refuso: Derrida.

  8. Enrica il 11 settembre 2014 alle 14:49

    Piccolo refuso, sì. Ma grande pezzo.
    Resto sempre perplessa di fronte alla pignoleria da bravo bambino del primo banco col ditino perennemente alzato per dimostrare alla maestra che ha studiato, da professoressa acida di liceo che barra interi compiti in blu perché non li ha capiti, da chi non sa che dire e allora dice quello che può, che sa.

    La poesia non si insegna, è vero. Si può però insegnare a stare nella poesia, nella lingua del nostro tempo, ad affinare il talento, sgrossando ingenuità e provincialismi.
    Scuola Pound è una fucina di talenti, e lo si vedrà negli anni.

  9. Enrica il 12 settembre 2014 alle 20:26

    Piccolo refuso, sì. Ma grande pezzo.
    Resto sempre perplessa di fronte alla pignoleria da bravo bambino del primo banco col ditino perennemente alzato per dimostrare alla maestra che ha studiato, da professoressa acida di liceo che barra interi compiti in blu perché non li ha capiti, da chi non sa che dire e allora dice quello che può, che sa.

    La poesia non si insegna, è vero. Si può però insegnare a stare nella poesia, nella lingua del nostro tempo, ad affinare il talento, sgrossando ingenuità e provincialismi.
    Scuola Pound è una fucina di talenti, e lo si vedrà negli anni.

  10. giacomo salvemini il 16 settembre 2014 alle 12:55

    quante cazzate….la poesia è solo ILLUMINAZIONE…..il poeta è l’opposto dello scrittore…il poeta non ha SCRIVANIA su cui poggiare il foglio né l’ora della
    SCRITTURA….non è un tecnico..questo lo si lascia al narratore-scrittore-giornalista…etc..etc….il poeta è un selvaggio…( il vero poeta )….

  11. Enrica il 16 settembre 2014 alle 15:55

    Certamente la poesia è un fatto di illuminazione.
    Il problema è che in Italia tutti sono poeti e tutti si sentono illuminati.
    Il problema è che i poeti illuminati non ritengono necessario leggere o conoscere altri poeti, perché leggono solo se stessi.
    Il problema è che buona parte dell’italia che scrive poesia non conosce Cucchi, De Angelis, Buffoni, Loi e Magrelli, ma neanche Zanzotto.

    Forse in alcuni casi, in molti casi, la vera illuminazione sarebbe riconoscersi poeti minori.

    • giacomo salvemini il 16 settembre 2014 alle 16:58

      mi ritengo un poeta minore..ci mancherebbe….ci tengo a precisare che i poeti da te citati >( ti posso dare del tu ) io li conosco a menadito…zanzotto è olostato il mio maestro….l’ho conosciuto solo a mezzo tel.ha letito le mie cazzate..mi ha molto ammirato….quindi….seonsiglio di incappata in una persona che
      presuntuosamente(?) la poesia la conosce un pochino….ti ondi leggere
      l’antologia da te pubblicata….( peraltro senza la mia autorizzazione)….se vuoi ..ti posso inviare un mio SPROLOQUIO e ne potremmo discutere….adoro buffoni……magrelli detc.etc.etc. ciaoooooooooooooooooooo

  12. giacomo salvemini il 16 settembre 2014 alle 17:15

    mi ritengo un poeta minore..ci mancherebbe….ci tengo a precisare che i poeti da te citati >( ti posso dare del tu ) io li conosco a menadito…zanzotto è stato il mio maestro….l’ho conosciuto solo a mezzo tel.ha letto le mie cazzate..mi ha molto ammirato….quindi….sei incappata in una persona che
    presuntuosamente(?) la poesia la conosce un pochino….cercami nell’antologia da te pubblicata….( peraltro senza la mia autorizzazione)….se vuoi ..ti posso inviare un mio SPROLOQUIO e ne potremmo discutere….adoro buffoni……magrelli etc.etc.etc. ciaoooooooooooooooooooo…ho appena terminato di leggere hopkins…fondatore del verso libero e seamus heaney ( morte di un naturalista)….
    annulla e sostituisce quello che ho scritto prima..ero al tel….

    • Enrica il 16 settembre 2014 alle 20:40

      Al di là del fatto che non ho pubblicato nessuna antologia e che, al limite, ho collaborato con altri nove alla stesura del volume A Sud del Sud dei Santi, curato da Michelangelo Zizzi ed edito (dunque pubblicato) da LietoColle Libri; al di là del fatto che non si tratta di un’antologia ma di un testo storico-letterario sulla poesia pugliese degli ultimi cent’anni, che, in quanto lavoro a carattere storico, ha incluso tutti coloro che hanno pubblicato qualcosa in versi in Puglia, dal sottobosco poetico alla magnificenza della poesia; al di là del fatto che non occorreva nessuna autorizzazione, dato che lei (e, a proposito: no, non può darmi del tu) è stato semplicemente citato all’interno di un elenco; al di là del fatto che è lei ad affermare di essere un poeta minore; al di là del fatto che la sola idea di poeta selvaggio mi fa stare male; e al di là anche di questa mia lunga e inutile ma necessaria premessa, torno all’origine e dunque alla possibilità di una scuola di poesia: non si intenda al pari delle nostre scuole o delle nostre università decadenti e invecchiate, interessate alla burocrazia del voto più che alla trasmissione di conoscenze; non si pensi neppure a un corso pratico tipo ‘come diventare poeti in nove mesi’; s’intenda invece alla maniera classica, greca: s’intenda un luogo consacrato al dio della poesia, nel quale il talento ha la possibilità di acquistare la sua forma, di trovare la sua essenza; nel quale si lavora la materia per farne un capolavoro.
      Riassumendo, se mai non dovessi essere stata chiara: è naturale che senza talento non c’è poesia, ma è pur vero che esistono poeti molto talentuosi ma assolutamente inconsistenti perché non hanno forma.

  13. Mike il 16 settembre 2014 alle 17:17

    Evviva la definizione di poesia che diede Arthur Koestler! ;)
    p.s.: comunque in medio stat virtus, conoscere e leggere sempre, e saper catturare le “illuminazioni”… Buona poesia a tutti-e

  14. giacomo salvemini il 16 settembre 2014 alle 21:33

    si tenga pure il Lei…….mi dispiace che Ella abbia frainteso..sono una persona educata….e mi fermo qui non perché non abbia nulla da dire..anzi….
    buon lavoro….io ho le mie idee…e Lei si tenga le SUE…



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