I poeti appartati: Andrea Leonessa

16 settembre 2014
Pubblicato da

 

EricJanssen001

Poesie

di

Andrea Leonessa

 

Tassidermia verbale

Non avendo che un tempo di curarsi, della bocca

aperta si fece spazio ad estrazione, a cassetto, vano

per Lego, d’un costrutto verbale la sede annacquata,

l’asporto delle braccia che non stanno all’incastro

del dire lo spazio, la fessura occupata dalla dicenza

d’un bosco aspirato e farcito, dopo, da muscolature,

tessuto cartilagineo a colmare lo strappo, la distanza

che corre tra le betulle, eccetto delle pozze piovane

la sommersione prevista parziale: un discorso a parte

dove si va a periodi, se non occorre la calza asciutta

al processo d’imbalsamazione, se fa buona presenza

ugualmente, attraverso l’arco a cui s’accede al testo

quando condensa di traverso, facendo leva sull’epoca

per accorpare un secolo nelle due (i)stanze multiple

di due, aventi un mancamento sul tetto delle palazzine

nella manovra di avvicinamento, mettendosi in bocca

parole, come si dice, quando un tempo non permette,

attraverso un rovescio, la precipitazione sulla terra

nello stesso decennio, ed occorre cadersi manualmente

tra le braccia, estraendo un verbo declinato dal cavo

orale per grondare un temporale, fonema per fonema

 

Panoramica sotto al livello del mare

 

[…] ha emesso un successore “ma cosa

succede” senz’altro, una praxis collabora

con se stessa, senza – luce comunale G

a votare lo stato. Quest’anno, al parco,

della luce RGB, sopratutto Green, e Pan

che voleva blu ed andare a balneare

 

oh Pan, eternamente giù ma coccolone!

“…” nel tuo caso, va bene

la terra sotto al naso, col nome omesso

 

Fleshware, Eauthanatoproxy, facevano presente

una cromatura espressa a percentuale, terrestre

che su cento, cento avevano voluto, per potere

“averne, del colore” com’era dato, al passato

un valore, per tanto, un calcolo dal fegato

che, dalla camera ardente, processava lo stato.

 

 

Arto secondo, schema piramidale

 

Qua vanno contraendosi gli eventi, sulla soglia

delle conseguenze da cento o più zampe, cento

cose armate sul fronte nervoso che brulicano

nella sostanza, e non sanno che la pace astratta

naturalmente avversa alla loro corporazione terrestre;

alla seconda ipotesi vanno a puttane, contraggono

ancora la speranza e pertanto si dice <<Ho le formiche>>

ma è alla terza ipostasi che nulla emana un errore reale

concedendo alla regina di potere (all’infinito) sopprimere

un arto od anche un addome teso all’orizzonte +

(più delle altre cose, s’intende, perchè è strano

che un addome sostenga a stento se stesso)

 

Triforza motrice

 

Nell’omertà della carne accade

brandello per brandello che una sequenza

organica tenda al mondo, allo stato reale;

settembre causa soffocamento, è# di effetto

sul polmone, sul corpo accordato.

Non cede il cordone terrestre e muove

raccolto lo spazio preservando misure

affinché dall’ossigeno non si possa distare:

qui accade soltanto un silenzio, sempre

il medesimo, da tempo ritratto

al di là di esso un tabernacolo

sul dorso della carne integrato

al neurone e nella fede soltanto;

mamma, è reale la gravità

della carne a te dovuta³?

# è un nulla, questo richiamo

nel/la carne/cappella/chiesa/cattedrale/macello

non vige alcun arbitrio, e tutto avviene

congiunto senza flessione, motoseghe;

sono un baco da nylon, sintetizzando

ne consegue che è un richiamo, questo nulla.

La morte blu scherma un corpo, assegna

un errore, una carne al vapore#.

Allora è una notte causale, un dolo

del sole, ed altrettanto ridiamo

come refusi in processione.

#errata corrige[valore]

<Ciao sono mamma, al limite

la carne è uno strapiombo

approssimato, nel suo adempimento

apparecchiato a decedere; posata,

messa a terra, la carne è una sosta

nel concorso del nulla>

<Grazie, non accetterò un ignoto

né la sua ecstasy, nondimeno questa carne

la vertigine>

 

 

NdR a questo link è possibile leggere l’intera serie dei poeti appartati

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