Miti Moderni/1: che non sa fare niente

1 ottobre 2014
Pubblicato da

Infinito, Luigi Ghirri

di: Francesca Fiorletta

Tu non vuoi fare mai niente, tu, glielo ripete piano, un’altra volta, tu non vuoi mai fare niente, stai sempre ferma e zitta e stai, ti rallenti, sei ferma e zitta, e non vuoi fare mai niente, tu, perché non fai mai niente? sei zitta e mosca, come i delitti popolari, tu che abiti vicino all’ospedale, lo dice la mappa, che non vuoi fare mai niente, di niente, tu che non sai niente di niente, ascolta quello che ti dicono gli altri, tu non sai dire mai di no, glielo ripete un’altra volta, segui le mappe sbagliate, i percorsi ragionevoli, al limite, con tutte queste idee inutili nella testa, ma dove vuoi andare a finire? sai finire, hai finito? di ripetere sempre: tu.

che non sei in grado di spiegare mai niente, di niente, adesso forse l’hai capito, e invece te lo faccio vedere io, glielo ripete sottovoce, questa volta, te lo faccio vedere io, perché tu, invece, sai rimanere solo ferma e zitta, sempre così, zitta di mosca, sei una cornice di cemento, sei un ferro vecchio tu, come me, che adesso mi si chiudono gli occhi, ancora, e intanto tu sei troppo attiva, ti agiti troppo, non hai motivi, sei così cattiva, e non lo sai nemmeno più quello che vuoi, ormai, che quando ti lamenti sembri una bambola di cera, mioddio, che tutto quello che racconti è sempre assurdo, mon dieu, con le tue stanze ancora grigie da riempire, tu, senza i capelli che ti cascano sul cuscino, tu che non rimani mai da sola, coi comodini rotti, lo vuoi capire? che non riguarda nessun altro : sei tu.

mi sono persa per la strada, dici, non riuscivo ad arrivare, tu che non ti senti mai all’altezza, che non hai mai niente da dire, davvero, che non riesci a pronunciare le parole vive, tu, prima di farle morire, che ti diverti mentre dormi, che sei capace soltanto a pensare, a riprovare, un’idea, a proposito, ché forse usciamo domani, sì, ma domani, adesso no; che non sai dire mai di no, che non stai ferma neanche un giorno, e non sai fare proprio niente, tu, che non sai fare – assolutamente – niente, a che cosa pensi, adesso? che cosa ti piacerebbe fare, allora? tu, senza un chiavistello, non hai più scelte davanti agli occhi, solo serrande di mare, solo scatole di detersivi, e flaconi di gin.

forse domani ti deciderai, farai qualcosa, qualsiasi cosa, ma forse, ti muoverai, aprirai la finestra, attraverserai la strada, on y va, prenderai un autobus, una lamiera di conchiglie, una visiera di specchi, sei un corallo tu, come una bambola di plastica, ma come mai ci sei finita, in questo stato-città? da dov’è che sei arrivata, dove pensi di continuare a stare, ad andare, non te ne andare, ti vuoi allontanare, pure tu, tagliare i ponti, guarda che non sai fare niente, ehi, non sarai in grado di resistere, tu, che non sai fare – proprio – niente, da sola, perché non resti un altro giorno, almeno: allungati un po’ qui, senza di me.

stenditi qua, vicino a me, che non so fare proprio niente, che non sono in grado di pensare, e non servo più a niente, io, che non lo posso più negare, che non so mai dire le cose giuste, non applico mai le giuste proporzioni, io, che non riesco a pronunciare le parole nuove, neanche una, vorrei ammetterlo, finalmente, cerco un modo, disperato, lo vorrei dire, io, che non so fare proprio niente, io, che non ho voglia di fare – assolutamente – niente, che voglio solo riposare, adesso, stiamo fermi, state tutti fermi, ancora un po’, senza passaggio d’aria, senza risvolto di corrente, soltanto fermi, tu e io, che non sappiamo fare niente, che non vogliamo fare un passo, non oggi, né tantomeno domani.

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