Passate parola: Simon Lane

3 ottobre 2014
Pubblicato da

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Le Parole alle Cose

di

Francesco Forlani

«Mi piacciono i libri di Eva, le edizioni illustrate di grandi re e strane usanze. A volte madame Gregory invita Eva a casa sua e in queste occasioni, se madame è impegnata e io ho finito di lavorare e ho sistemato tutto, mi siedo con Eva e sfoglio i libri con lei. Siamo stati in molti posti insieme, sulla Grande muraglia cinese, sulle Ande e sul Machu Picchu, nelle steppe russe, in Australia e oltreoceano, a Tahiti. Una volta ho detto a Eva che le Filippine sono fatte di oltre settemila isole. Non mi credeva, naturalmente, dice sempre Nooo! quando le racconto qualcosa, non è che non sia d’accordo, è solo il suo modo di mostrare stupore davanti a cose che non ha mai sentito prima. Suppongo che sia come me sotto questo aspetto, perché anch’io sento che il mondo è un luogo di dimensioni e ricchezza impossibili, così grande e splendido che nessuna quantità di libri potrà mai descriverlo». ( da Passaparola di Simon Lane )

Non è vero che la vita sia un ostacolo alla letteratura. Mentono quelli che dicono che uno scrittore, per essere tale, debba soltanto scriverle, le storie, e andare in giro per librerie a presentarle con una premiata corte dei miracoli al seguito. Vi prendono per il culo, sfrontatamente, quando sostengono, tra la citazione di un formalista russo e le accorate dichiarazioni di un autore acclamato dalla critica, che l’aneddoto uccida la frase, l’esperienza zittisca l’immaginazione; vi raccontano balle quando affermano che vivere le cose significhi annullare di colpo le distanze, e dunque non poterle osservare, né tantomeno descriverle come si deve in modo da poterci vivere, di scrittura.

Mentono, spudoratamente, ma soprattutto non conoscono nulla della letteratura come arte della macelleria, del fatto che uno stile incida solo quando ci vada di mezzo la vita. Non è vero. Mentono o semplicemente non vivono.

Quando le parole stanno alle cose come una seconda pelle, quando vibrano, sentono cattivo, sanno di alcol, vestono le esperienze seppure per pochi attimi è solo per riempire il vuoto che la vita ti lascia ogni volta che se ne va; scrivere è dare un senso a quelle assenze, alla ripetizione generale che non prove richiede a chi si avventuri fin lì ma solo un’autentica consapevolezza del mistero che è dietro ad ogni cosa, dentro ogni parola. Passaparola, Word of mouth, Boca a Boca, è un processo di ricognizione nello spazio e nel tempo di questo unico e insormontabile mistero; è la confessione di un ferito a morte dai terribili ingranaggi di un’epoca talmente assorta nella sua nuova identità festiva, da non intendere il lavoro di filatura che il protagonista cartografo cerca di tessere tra le strade di St. Germain, nel cuore della capitale; è una tecnica di respirazione e di sopravvivenza; è la deriva di un bidone della spazzatura che si trascina con un corpo senza vita attraverso la falsa vita di chi sembra totalmente incapace di cogliere il desiderio di verità di un clandestino, portavoce e capro espiatorio, nel frastuono dei rave metropolitani.

Simon Lane traccia in questo romanzo, con l’eleganza dei Flâneurs, il viaggio da Odissea tutta moderna di chi vuole a tutti i costi restituire un senso alla morte, come soltanto può chi della propria vita decide di farne un’opera. Ecco perché non riesco a parlare di un libro di Simon Lane senza avere la sensazione di toccare la pelle insieme alla carta, di sentire la sua voce nasale, osservare la mimica memorabile delle sue espressioni in quelle dei suoi personaggi e prendere in mano la parola “bicchiere” mentre lo ascolto. Uno dei suoi primi libri, Le veilleur, la sentinella, fu pubblicato da una delle migliori case editrici francesi, Christian Bourgois. L’editore di Jorge Louis Borges e Gabriel García Márquez, Antonio Tabucchi e Roberto Bolaño. Il traduttore Brice Matthieussent, lo stesso di John Fante, Paul Bowles and Charles Bukowski. Simon Lane avrebbe retto la sfida all’ultimo bicchiere con gli americani ma a differenza di loro era un Gentleman.

«Capisce, il mio viaggio era giunto alla fine, un viaggio tra tanti, perché tutte le nostre vite sono fatte di viaggi di un tipo o di un altro, che siano viaggi veri o immaginari, la vita è un viaggio, l’amore è un viaggio, il nostro destino è un viaggio, e questo è ciò che tutti finiamo per accettare, anche se è difficile accettare l’idea di un viaggio che comprenda un bidone con un cadavere dentro. Ebbene, il viaggio di monsieur Charles era giunto al termine e adesso stava per intraprenderne uno nuovo, l’avrei spinto delicatamente nella Senna e gli avrei lanciato un fiore, se fossi riuscito a trovarne uno, cioè, perché ricordavo benissimo di aver visto dei fiori nel libro di Eva, e almeno un fiore che galleggiava sul Gange».

ps

Questa nota è stata pubblicata come prefazione al romanzo di Simon Lane, Passaparola, A murder mystery ( Traduzione di Cristina Ingiardi) Edizioni 8libri. Ringrazio l’editrice Eva Clesis e la sua traduttrice per aver compiuto questo piccolo miracolo. A lei e a voi dedico questa pagina di Paso Doble con uno degli esercizi di stile di un autore che di stile ne aveva.  effeffe

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2 Responses to Passate parola: Simon Lane

  1. francesco forlani il 5 ottobre 2014 alle 09:41

    e la parola passa, da sé
    effeffe

  2. daniele ventre il 5 ottobre 2014 alle 18:46

    Accade sempre più spesso e nel caso specifico è un peccato.



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