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	Commenti a: Profugo / richiedente asilo / diniegato / clandestino: sequenze dell&#8217;identità migrante	</title>
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		<title>
		Di: davide biffi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/10/20/profugo-richiedente-asilo-diniegato-clandestino-sequenze-dellidentita-migrante/#comment-270397</link>

		<dc:creator><![CDATA[davide biffi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2014 08:03:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[la questione richiedenti asilo esiste da ben prima di ena 2011, chi ha ottenuto un documento con ena è una parte del fenomeno. è vero, chi è passato per ENA ha ottenuto un permesso. però questo permesso scadrà, hanno rilasciato permessi di 2-3 anni. e poi, che ne sarà di queste persone? lo stesso sta accadendo con gli sbarcati dal 2013 ad oggi. i dinieghi stanno arrivando alla grande.
nella mia analisi ho inserito il termine e l&#039;idealtipo del ricorrente, quindi è ben presente questo aspetto. ciò detto non è scontato che il ricorso porti automaticamente ad un permesso, anzi è molto difficile.
quello che mi premeva sottolineare è la circolarità, se così si può dire, di questo sistema che non ti permette di sentirti tranquillo, &quot;tirare il fiato&quot;, perchè la condizione amministrativa che si vive non è mai irreversibile. con l&#039;ovvio portato esistenziale che questa situazione di precarietà causa nei soggetti coinvolti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>la questione richiedenti asilo esiste da ben prima di ena 2011, chi ha ottenuto un documento con ena è una parte del fenomeno. è vero, chi è passato per ENA ha ottenuto un permesso. però questo permesso scadrà, hanno rilasciato permessi di 2-3 anni. e poi, che ne sarà di queste persone? lo stesso sta accadendo con gli sbarcati dal 2013 ad oggi. i dinieghi stanno arrivando alla grande.<br />
nella mia analisi ho inserito il termine e l&#8217;idealtipo del ricorrente, quindi è ben presente questo aspetto. ciò detto non è scontato che il ricorso porti automaticamente ad un permesso, anzi è molto difficile.<br />
quello che mi premeva sottolineare è la circolarità, se così si può dire, di questo sistema che non ti permette di sentirti tranquillo, &#8220;tirare il fiato&#8221;, perchè la condizione amministrativa che si vive non è mai irreversibile. con l&#8217;ovvio portato esistenziale che questa situazione di precarietà causa nei soggetti coinvolti.</p>
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		<title>
		Di: Barbara		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/10/20/profugo-richiedente-asilo-diniegato-clandestino-sequenze-dellidentita-migrante/#comment-269793</link>

		<dc:creator><![CDATA[Barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2014 18:17:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Però chi è denegato non diventa clandestino, perché può ricorrere e tutti ricorrono, vincendo molto spesso il ricorso. Inoltre per l&#039;ENA del 2011 è stata studiata di fatto una sanatoria, nel dicembre 2012 tutti i denegati hanno avuto modo di presentare una revisione della domanda a cui è seguito il permesso umanitario, la cosiddetta procedura Vestanet.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Però chi è denegato non diventa clandestino, perché può ricorrere e tutti ricorrono, vincendo molto spesso il ricorso. Inoltre per l&#8217;ENA del 2011 è stata studiata di fatto una sanatoria, nel dicembre 2012 tutti i denegati hanno avuto modo di presentare una revisione della domanda a cui è seguito il permesso umanitario, la cosiddetta procedura Vestanet.</p>
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		<title>
		Di: davide biffi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/10/20/profugo-richiedente-asilo-diniegato-clandestino-sequenze-dellidentita-migrante/#comment-266701</link>

		<dc:creator><![CDATA[davide biffi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Nov 2014 09:36:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2014/10/20/profugo-richiedente-asilo-diniegato-clandestino-sequenze-dellidentita-migrante/#comment-265033&quot;&gt;Gloria&lt;/a&gt;.

grazie gloria per il tuo contributo.
quello che dici è la realtà dei fatti. vedo nel mio lavoro con i richiedenti asilo che noi operatori siamo &quot;spinti&quot; dalla continua ricerca verso la produzione di prove, documenti, perizie che legittimino davanti alle commissioni territoriali le richieste di protezione. tra la&#039;ltro in alcune città, come milano per esempio, queste prove documentarie che i migranti presentano, sono scarsamente tenute in considerazione. 
è evidente che si fondano sulla pelle dei migranti la tensione di chi, da operatore ed attivista sa che l&#039;unico modo per restare legalmente in Ue sia provare una particolare situazione di disagio e la tensione politica di stringere le maglie degli ingressi e &quot;difendere&quot; i confini.
è interessante quello che dici sul richiedente che si rende oggetto della sua narrazione, è un concetto azzeccatissimo a parer mio.
sul tema della salute mentale connessa alla migrazione per fortuna ci sono persone ed enti che lavorano bene e portano avanti una riflessione importante. mi sento di citare il Centro Fanon di torino ed il Naga Har di milano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/10/20/profugo-richiedente-asilo-diniegato-clandestino-sequenze-dellidentita-migrante/#comment-265033">Gloria</a>.</p>
<p>grazie gloria per il tuo contributo.<br />
quello che dici è la realtà dei fatti. vedo nel mio lavoro con i richiedenti asilo che noi operatori siamo &#8220;spinti&#8221; dalla continua ricerca verso la produzione di prove, documenti, perizie che legittimino davanti alle commissioni territoriali le richieste di protezione. tra la&#8217;ltro in alcune città, come milano per esempio, queste prove documentarie che i migranti presentano, sono scarsamente tenute in considerazione.<br />
è evidente che si fondano sulla pelle dei migranti la tensione di chi, da operatore ed attivista sa che l&#8217;unico modo per restare legalmente in Ue sia provare una particolare situazione di disagio e la tensione politica di stringere le maglie degli ingressi e &#8220;difendere&#8221; i confini.<br />
è interessante quello che dici sul richiedente che si rende oggetto della sua narrazione, è un concetto azzeccatissimo a parer mio.<br />
sul tema della salute mentale connessa alla migrazione per fortuna ci sono persone ed enti che lavorano bene e portano avanti una riflessione importante. mi sento di citare il Centro Fanon di torino ed il Naga Har di milano.</p>
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		<title>
		Di: Gloria		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/10/20/profugo-richiedente-asilo-diniegato-clandestino-sequenze-dellidentita-migrante/#comment-265033</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gloria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2014 18:50:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie a Davide Biffi per il suo lavoro e per lo sforzo di renderlo pubblico e fruibile. Sulla questione dell&#039;azzeramento delle biografie si aprono molte questioni irrisolte che ho a cuore da tempo. In particolare i tecnicismi lessicali sulla migrazione sono categorie standardizzate a livello internazionale per mettere un po&#039; d&#039;ordine nella congerie di casi che si presentano alle autorità giuridiche. Il fatto è che, come giustamente si dice qui, queste provocano un livellamento delle narrazioni e un annullamento delle biografie, provocando il disfacimento totale dei narratori di quelle storie di vita. Coloro che hanno riflettuto sulla costruzione dell&#039;identità e sull&#039;auto percezione del sé sanno bene quanto sia importante il processo di messa in narrazione della propria esperienza individuale. Per una persona che scappa da una situazione di conflitto, o che sfugge da una persecuzione politica, o ancora che ha subito violenze e torture l&#039;autobiografia diventa un&#039;ancora fondamentale contro la disgregazione del sé. Purtroppo queste etichette giuridiche con le quali i migranti si trovano a confrontarsi incasellano le loro storie in un quadro oggettivo. L&#039;individuo perde lo statuto di soggetto legittimo della propria narrazione. Diventa cioè un oggetto narrato da se stesso. Credo che questo processo si palesi più chiaramente quando si tratta di medicalizzare l&#039;autobiografia per far emergere un evento traumatico, che solo un tecnico della salute, in questo caso psichiatrica, può avallare. Ed è così che alle già molteplici categorie oggettivante della persona e dell&#039;identità di migrante - profugo, richiedente asilo, rifugiato, clandestino - si aggiunge la nozione psichiatrica del trauma. Questa diagnosi è diventata silenziosamente ma progressivamente una condizione dell&#039;accesso al diritto di asilo, consegnando nelle mani dei professionisti della salute il potere di definire una nuova nozione di cittadinanza. Ora, nel rispetto del ruolo fondamentale che i medici, gli psicologi e gli psichiatri svolgono nella nostra società, credo che questo possa essere un ulteriore tema - qui mal abbozzato - di riflessione e di ricerca.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a Davide Biffi per il suo lavoro e per lo sforzo di renderlo pubblico e fruibile. Sulla questione dell&#8217;azzeramento delle biografie si aprono molte questioni irrisolte che ho a cuore da tempo. In particolare i tecnicismi lessicali sulla migrazione sono categorie standardizzate a livello internazionale per mettere un po&#8217; d&#8217;ordine nella congerie di casi che si presentano alle autorità giuridiche. Il fatto è che, come giustamente si dice qui, queste provocano un livellamento delle narrazioni e un annullamento delle biografie, provocando il disfacimento totale dei narratori di quelle storie di vita. Coloro che hanno riflettuto sulla costruzione dell&#8217;identità e sull&#8217;auto percezione del sé sanno bene quanto sia importante il processo di messa in narrazione della propria esperienza individuale. Per una persona che scappa da una situazione di conflitto, o che sfugge da una persecuzione politica, o ancora che ha subito violenze e torture l&#8217;autobiografia diventa un&#8217;ancora fondamentale contro la disgregazione del sé. Purtroppo queste etichette giuridiche con le quali i migranti si trovano a confrontarsi incasellano le loro storie in un quadro oggettivo. L&#8217;individuo perde lo statuto di soggetto legittimo della propria narrazione. Diventa cioè un oggetto narrato da se stesso. Credo che questo processo si palesi più chiaramente quando si tratta di medicalizzare l&#8217;autobiografia per far emergere un evento traumatico, che solo un tecnico della salute, in questo caso psichiatrica, può avallare. Ed è così che alle già molteplici categorie oggettivante della persona e dell&#8217;identità di migrante &#8211; profugo, richiedente asilo, rifugiato, clandestino &#8211; si aggiunge la nozione psichiatrica del trauma. Questa diagnosi è diventata silenziosamente ma progressivamente una condizione dell&#8217;accesso al diritto di asilo, consegnando nelle mani dei professionisti della salute il potere di definire una nuova nozione di cittadinanza. Ora, nel rispetto del ruolo fondamentale che i medici, gli psicologi e gli psichiatri svolgono nella nostra società, credo che questo possa essere un ulteriore tema &#8211; qui mal abbozzato &#8211; di riflessione e di ricerca.</p>
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		<title>
		Di: diamonds		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/10/20/profugo-richiedente-asilo-diniegato-clandestino-sequenze-dellidentita-migrante/#comment-262724</link>

		<dc:creator><![CDATA[diamonds]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Oct 2014 09:47:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[il cielo sopra i cpt

https://www.youtube.com/watch?v=so5M8Mgf50c]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il cielo sopra i cpt</p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=so5M8Mgf50c" rel="nofollow ugc">https://www.youtube.com/watch?v=so5M8Mgf50c</a></p>
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		<title>
		Di: jan		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/10/20/profugo-richiedente-asilo-diniegato-clandestino-sequenze-dellidentita-migrante/#comment-262618</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2014 07:27:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie a Davide Biffi per questo testo lungo, ma meritevole. E&#039; un bene leggere di immigrazione in modo così preciso, senza ricorrere a generiche categorie retoriche, sia positive quali accoglienza integrazione umanità, sia negative come autodifesa, respingimento e sicurezza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a Davide Biffi per questo testo lungo, ma meritevole. E&#8217; un bene leggere di immigrazione in modo così preciso, senza ricorrere a generiche categorie retoriche, sia positive quali accoglienza integrazione umanità, sia negative come autodifesa, respingimento e sicurezza.</p>
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