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	Commenti a: La resistenza e la rivoluzione a Kobane (e dintorni)	</title>
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		<title>
		Di: Edoardo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Edoardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2014 23:40:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[posso ipotizzare qualche motivo per cui Kobane ha suscitato tanto interesse:

-tradizionale legame tra questione curda e ambienti di sinistra europei, in particolare attraverso le reti di solidarietà del PKK
-presenza di forti comunità curde, generalmente politicizzate, in europa
-effetto Peshmerga, dopo la conquista di Mosul da parte dell&#039;ISIS e il dissolvimento dell&#039;esercito iracheno, quando i Peshmerga hanno occupato Kirkuk, è iniziata ad emergere l&#039;immagine dei combattenti curdi, di una società più secolarizzata e meno sessista della media del medio oriente, cosa che ha attirato notevolmente i media
-effetto Sinjar, il salvataggio degli Yezidi in Agosto ad opera dell&#039;YPG e dell&#039;HPG ha improvvisamente catalizzato l&#039;attenzione sulle milizie curdo siriane gli &quot;altri curdi&quot;, come ha scritto qualcuno, fino ad allora totalmente ignorate dai media occidentali
-durante l&#039;estate i curdi si sono fatti la fama di unica forza di terra in grado di contenere l&#039;ISIS (fama non meritata, in verità, visto che anche l&#039;Esercito Siriano, quantomeno, ha avuto i suoi avanzamenti, dopo la disfatta di Raqqa, ma anche i turcomanni di Amerli, che hanno retto due mesi di assedio in condizioni disperate più o meno quanto Kobane, tanto per fare qualche esempio)
-facilità nell&#039;identificare &quot;i nostri&quot;, il ruolo delle donne dell&#039;YPJ ha contribuito sicuramente tantissimo in questo, offrendo immediatamente l&#039;immagine di una forza laica, in contrapposizione alle barbe dell&#039;ISIS o di Jahbat Al Nusra
-la propaganda dell&#039;YPG/YPJ, attraverso l&#039;enfasi sul ruolo delle sue donne combattenti, ha offerto un contraltare positivo alla propaganda mortifera dell&#039;ISIS
-peraltro, l&#039;evidente immagine laica delle milizie curde ha prodotto curiosi testacoda, come la solidarietà della destra europea, in funzione anti islamica, alla resistenza formalmente anarco-comunista di Kobane.
-l&#039;enorme esplosione di solidarietà tra le comunità curde disperse tra Iran, Iraq, Siria e Turchia è comunque un fatto politico rilevantissimo nei precari equilibri del medio oriente, che si mantenga entro una prospettiva autonomista, come nelle posizioni ufficiali di PKK e PYD, o tenti di costruire un&#039;entità statuale indipendente, come è nella prospettiva del KDP e del PDK
-in Siria la percezione diffusa dai media occidentali è che oramai tra le file dei ribelli esistano soltanto forze islamiste, perlopiù ultraradicali, non c&#039;è conoscenza di esperienze differenti (peraltro anche la conoscenza delle milizie islamiste, o delle milizie aderenti all&#039;ISIS è scarsissima, e quella delle milizie che sostengono Assad ancora di più, tolta Hezbollah, in questo è interessante, per esempio, il lavoro di Aymenn J Al-Tamimi https://twitter.com/ajaltamimi)
-è anche vero che la gran parte delle esperienze di autogoverno laico in Siria, per forza militare e consistenza territoriale, non sono generalmente paragonabili ai cantoni del Rojava
-in generale l&#039;idea diffusa era che in Siria ci sia un inferno ove non c&#039;è più niente da difendere, Kobane ha quantomeno ribaltato questa percezione, in prospettiva ciò potrebbe essere utile anche per altre aree della Siria
-tutto sommato Kobane ha offerto una narrazione semplice e lineare, bene vs male, di quelle che piacciono ai media occidentali, che nel resto della Siria è progressivamente venuta a mancare con l&#039;emergere sempre più preponderante di Jabhat Al Nustra, del Fronte Islamico e dell&#039;ISIS.
-infine, se è vero che ultimamente le notizie dalla Siria si sono concentrate su Kobane, ignorando gli altri numerosi teatri di guerra, è anche vero che per più di due anni le aree controllate dai curdi sono state completamente ignorate nella narrazione giornalistica, così come è stata notevolmente ignorata la narrazione del campo pro-Assad, assai più composito di quanto non si voglia credere (chessò: http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2014/10/syria-tartous-alawites-pro-regime-protests.html#), focalizzando l&#039;attenzione su ribelli interpretati, secondo gli schemi semplicistici della stampa, prima come &quot;forza del bene&quot; e poi, con disagio crescente, come &quot;altra forza del male&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>posso ipotizzare qualche motivo per cui Kobane ha suscitato tanto interesse:</p>
<p>-tradizionale legame tra questione curda e ambienti di sinistra europei, in particolare attraverso le reti di solidarietà del PKK<br />
-presenza di forti comunità curde, generalmente politicizzate, in europa<br />
-effetto Peshmerga, dopo la conquista di Mosul da parte dell&#8217;ISIS e il dissolvimento dell&#8217;esercito iracheno, quando i Peshmerga hanno occupato Kirkuk, è iniziata ad emergere l&#8217;immagine dei combattenti curdi, di una società più secolarizzata e meno sessista della media del medio oriente, cosa che ha attirato notevolmente i media<br />
-effetto Sinjar, il salvataggio degli Yezidi in Agosto ad opera dell&#8217;YPG e dell&#8217;HPG ha improvvisamente catalizzato l&#8217;attenzione sulle milizie curdo siriane gli &#8220;altri curdi&#8221;, come ha scritto qualcuno, fino ad allora totalmente ignorate dai media occidentali<br />
-durante l&#8217;estate i curdi si sono fatti la fama di unica forza di terra in grado di contenere l&#8217;ISIS (fama non meritata, in verità, visto che anche l&#8217;Esercito Siriano, quantomeno, ha avuto i suoi avanzamenti, dopo la disfatta di Raqqa, ma anche i turcomanni di Amerli, che hanno retto due mesi di assedio in condizioni disperate più o meno quanto Kobane, tanto per fare qualche esempio)<br />
-facilità nell&#8217;identificare &#8220;i nostri&#8221;, il ruolo delle donne dell&#8217;YPJ ha contribuito sicuramente tantissimo in questo, offrendo immediatamente l&#8217;immagine di una forza laica, in contrapposizione alle barbe dell&#8217;ISIS o di Jahbat Al Nusra<br />
-la propaganda dell&#8217;YPG/YPJ, attraverso l&#8217;enfasi sul ruolo delle sue donne combattenti, ha offerto un contraltare positivo alla propaganda mortifera dell&#8217;ISIS<br />
-peraltro, l&#8217;evidente immagine laica delle milizie curde ha prodotto curiosi testacoda, come la solidarietà della destra europea, in funzione anti islamica, alla resistenza formalmente anarco-comunista di Kobane.<br />
-l&#8217;enorme esplosione di solidarietà tra le comunità curde disperse tra Iran, Iraq, Siria e Turchia è comunque un fatto politico rilevantissimo nei precari equilibri del medio oriente, che si mantenga entro una prospettiva autonomista, come nelle posizioni ufficiali di PKK e PYD, o tenti di costruire un&#8217;entità statuale indipendente, come è nella prospettiva del KDP e del PDK<br />
-in Siria la percezione diffusa dai media occidentali è che oramai tra le file dei ribelli esistano soltanto forze islamiste, perlopiù ultraradicali, non c&#8217;è conoscenza di esperienze differenti (peraltro anche la conoscenza delle milizie islamiste, o delle milizie aderenti all&#8217;ISIS è scarsissima, e quella delle milizie che sostengono Assad ancora di più, tolta Hezbollah, in questo è interessante, per esempio, il lavoro di Aymenn J Al-Tamimi <a href="https://twitter.com/ajaltamimi" rel="nofollow ugc">https://twitter.com/ajaltamimi</a>)<br />
-è anche vero che la gran parte delle esperienze di autogoverno laico in Siria, per forza militare e consistenza territoriale, non sono generalmente paragonabili ai cantoni del Rojava<br />
-in generale l&#8217;idea diffusa era che in Siria ci sia un inferno ove non c&#8217;è più niente da difendere, Kobane ha quantomeno ribaltato questa percezione, in prospettiva ciò potrebbe essere utile anche per altre aree della Siria<br />
-tutto sommato Kobane ha offerto una narrazione semplice e lineare, bene vs male, di quelle che piacciono ai media occidentali, che nel resto della Siria è progressivamente venuta a mancare con l&#8217;emergere sempre più preponderante di Jabhat Al Nustra, del Fronte Islamico e dell&#8217;ISIS.<br />
-infine, se è vero che ultimamente le notizie dalla Siria si sono concentrate su Kobane, ignorando gli altri numerosi teatri di guerra, è anche vero che per più di due anni le aree controllate dai curdi sono state completamente ignorate nella narrazione giornalistica, così come è stata notevolmente ignorata la narrazione del campo pro-Assad, assai più composito di quanto non si voglia credere (chessò: <a href="http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2014/10/syria-tartous-alawites-pro-regime-protests.html#" rel="nofollow ugc">http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2014/10/syria-tartous-alawites-pro-regime-protests.html#</a>), focalizzando l&#8217;attenzione su ribelli interpretati, secondo gli schemi semplicistici della stampa, prima come &#8220;forza del bene&#8221; e poi, con disagio crescente, come &#8220;altra forza del male&#8221;.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Lorenzo Declich		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/10/21/la-resistenza-e-la-rivoluzione-a-kobane/#comment-263620</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Declich]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2014 09:04:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un giornalista entra a Kobane

http://www.al-monitor.com/pulse/politics/2014/10/turkey-syria-kobani-24-hours.html

cito:

Are you in contact with Turkey? Her reply: “We met with Turkey before. Kobani canton had asked for Turkey’s assistance. We want Turkey to assist Kobani’s resistance. IS is major threat to Turkey’s people. The Turkish president is making contradictory statements. He meets with us as a party and then says, ‘The PYD is the same as the PKK.’ His equating the PYD and the PKK is not a correct policy because the PYD and the PKK are not the same. The PYD is fighting for its identity in Syria. The PYD is a Syrian party. Today we are fighting in Syria to prevent disintegration of the country and to prevent sectarian strife. It is not appropriate to attack our party by citing the PKK. We want this attitude to change.”

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un giornalista entra a Kobane</p>
<p><a href="http://www.al-monitor.com/pulse/politics/2014/10/turkey-syria-kobani-24-hours.html" rel="nofollow ugc">http://www.al-monitor.com/pulse/politics/2014/10/turkey-syria-kobani-24-hours.html</a></p>
<p>cito:</p>
<p>Are you in contact with Turkey? Her reply: “We met with Turkey before. Kobani canton had asked for Turkey’s assistance. We want Turkey to assist Kobani’s resistance. IS is major threat to Turkey’s people. The Turkish president is making contradictory statements. He meets with us as a party and then says, ‘The PYD is the same as the PKK.’ His equating the PYD and the PKK is not a correct policy because the PYD and the PKK are not the same. The PYD is fighting for its identity in Syria. The PYD is a Syrian party. Today we are fighting in Syria to prevent disintegration of the country and to prevent sectarian strife. It is not appropriate to attack our party by citing the PKK. We want this attitude to change.”</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lorenzo Declich		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/10/21/la-resistenza-e-la-rivoluzione-a-kobane/#comment-263284</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Declich]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Oct 2014 17:38:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le esperienze di autoorganizzazione, come ho accennato nel pezzo, sono parzialmente diverse. In particolare quelle arabo-siriane non sono partite da basi ideologiche univoche, si sono andate formando nel &quot;processo rivoluzionario&quot;. Citavo Omar Aziz (del quale come scrivevo altrove sto facendo uno studio insieme ad altri) proprio perché, nonostante l&#039;etichetta di &quot;anarchico&quot;, questi mostra di non avere dalla sua altro che un buon numero di letture e il desiderio di non lasciare nulla di intentato per dare libertà al suo paese. Proprio per questa non circostanziata appartenenza ideologica le esperienze arabo-siriane risultano più variegate e spesso più fragili. Nel Curdistan siriano gli esperimenti potrebbero fallire invece per un eccesso di &quot;dirigismo&quot;: il PYD e il PKK hanno una storia e un organigramma, potrebbbero prevalere interessi particolari e accordi sotto banco. Inoltre, nonostante il luogo comune che lo vede come unica forza politica in campo, il PYD ha incontrato un&#039;opposizione anche a sinistra e ha agito repressivamente contro di essa in diverse occasioni. Le dinamiche politiche in tempo di guerra sono ovviamente diverse da quelle cui assistiamo in tempo di pace. Ritengo che sia ancora presto per capire se all&#039;interno di un&#039;organizzazione così strutturata e così &quot;in mutamento&quot; vincerà il pensiero, la teoria, o l&#039;interesse. Quanto alla parte siriana la cosa è per molti versi decisamente più drammatica. Il Curdistan non è stato quasi raso al suolo da Asad, le aree della ribellione nella parte araba sì. Ciò che rimane delle esperienze di autogoverno e autoorganizzazione (non poche, comunque) rappresenta in effetti più che altro un lume acceso di speranza per il futuro e una testimonianza di ciò che la Siria potrebbe essere. Lì, davvero, ci sarebbe bisogno del sostegno dell&#039;opinione pubblica mondiale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le esperienze di autoorganizzazione, come ho accennato nel pezzo, sono parzialmente diverse. In particolare quelle arabo-siriane non sono partite da basi ideologiche univoche, si sono andate formando nel &#8220;processo rivoluzionario&#8221;. Citavo Omar Aziz (del quale come scrivevo altrove sto facendo uno studio insieme ad altri) proprio perché, nonostante l&#8217;etichetta di &#8220;anarchico&#8221;, questi mostra di non avere dalla sua altro che un buon numero di letture e il desiderio di non lasciare nulla di intentato per dare libertà al suo paese. Proprio per questa non circostanziata appartenenza ideologica le esperienze arabo-siriane risultano più variegate e spesso più fragili. Nel Curdistan siriano gli esperimenti potrebbero fallire invece per un eccesso di &#8220;dirigismo&#8221;: il PYD e il PKK hanno una storia e un organigramma, potrebbbero prevalere interessi particolari e accordi sotto banco. Inoltre, nonostante il luogo comune che lo vede come unica forza politica in campo, il PYD ha incontrato un&#8217;opposizione anche a sinistra e ha agito repressivamente contro di essa in diverse occasioni. Le dinamiche politiche in tempo di guerra sono ovviamente diverse da quelle cui assistiamo in tempo di pace. Ritengo che sia ancora presto per capire se all&#8217;interno di un&#8217;organizzazione così strutturata e così &#8220;in mutamento&#8221; vincerà il pensiero, la teoria, o l&#8217;interesse. Quanto alla parte siriana la cosa è per molti versi decisamente più drammatica. Il Curdistan non è stato quasi raso al suolo da Asad, le aree della ribellione nella parte araba sì. Ciò che rimane delle esperienze di autogoverno e autoorganizzazione (non poche, comunque) rappresenta in effetti più che altro un lume acceso di speranza per il futuro e una testimonianza di ciò che la Siria potrebbe essere. Lì, davvero, ci sarebbe bisogno del sostegno dell&#8217;opinione pubblica mondiale.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giuseppe		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/10/21/la-resistenza-e-la-rivoluzione-a-kobane/#comment-263182</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Oct 2014 19:41:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gentile Lorenzo,
   è davvero notevole che si consigli la lettura di Omar Aziz per meglio comprendere i fondamenti delle organizzazioni di base che hanno animato da un punto di vista laico la ribellione siriana. A tal proposito, e partendo da queste tue frasi:

&quot;Vorrei far riflettere sul fatto che tutti i nazionalismi sono escludenti e non si vede il motivo per cui un nazionalismo possa essere più valido e meno potenzialmente genocida di un altro. [...] E, contestualmente, voglio ricordare che non tutti i curdi sono nazionalisti, anzi: come in un qualsiasi altro contesto linguistico-culturale vi è chi non ha la minima voglia o il minimo interesse a promuovere l’idea di uno Stato indipendente.&quot;

Vorrei provare a bypassare la questione nazionale, e chiederti cosa ne pensi del progetto, se ho ben capito leggendo fonti altre avviato nel periodo della rivoluzione siriana, delle comunità autogestite in territorio siriano (ne parli già in quest&#039;articolo, ma ti chiedo un approfondimento) e del progetto confederalista-democratico, rivendicato dal PKK e fondato sulle teorie di un altro pensatore libertario quale Bookchin.

Leggendo più fonti (report di persone che sono tornate da Kobane, stampa dei movimenti sociali) mi pare di capire che il PKK e le organizzazioni che in qualche modo afferiscono a questa entità politica hanno rifiutato la prospettiva nazionalista, pur dopo un periodo in cui la prospettiva politica era quella del più duro nazionalismo etnico [cfr. un documento degli anarco-sindacalisti americani], per adottarne una autogestionaria. 

Tu credi che quello che resta pur sempre un partito, peraltro connotato in passato dall&#039;ideologia tipica di molte forze di liberazione (nazionalismo + marx-leninismo terzomondista), possa condurre una rivoluzione sociale i cui fondamenti si dicono essere quelli dell&#039;autogestione e dell&#039;autonomia comunitaria? Ed è possibile che una forza politica simile riesca a superare definitivamente una prospettiva nazionale in nome di un&#039;apertura territoriale (che si può poi leggere in una particolarizzazione del territorio nelle varie comunità autogestite) che potrebbe anche sfuggire al suo diretto controllo?

Grazie per l&#039;articolo e per le tue eventuali considerazioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Lorenzo,<br />
   è davvero notevole che si consigli la lettura di Omar Aziz per meglio comprendere i fondamenti delle organizzazioni di base che hanno animato da un punto di vista laico la ribellione siriana. A tal proposito, e partendo da queste tue frasi:</p>
<p>&#8220;Vorrei far riflettere sul fatto che tutti i nazionalismi sono escludenti e non si vede il motivo per cui un nazionalismo possa essere più valido e meno potenzialmente genocida di un altro. [&#8230;] E, contestualmente, voglio ricordare che non tutti i curdi sono nazionalisti, anzi: come in un qualsiasi altro contesto linguistico-culturale vi è chi non ha la minima voglia o il minimo interesse a promuovere l’idea di uno Stato indipendente.&#8221;</p>
<p>Vorrei provare a bypassare la questione nazionale, e chiederti cosa ne pensi del progetto, se ho ben capito leggendo fonti altre avviato nel periodo della rivoluzione siriana, delle comunità autogestite in territorio siriano (ne parli già in quest&#8217;articolo, ma ti chiedo un approfondimento) e del progetto confederalista-democratico, rivendicato dal PKK e fondato sulle teorie di un altro pensatore libertario quale Bookchin.</p>
<p>Leggendo più fonti (report di persone che sono tornate da Kobane, stampa dei movimenti sociali) mi pare di capire che il PKK e le organizzazioni che in qualche modo afferiscono a questa entità politica hanno rifiutato la prospettiva nazionalista, pur dopo un periodo in cui la prospettiva politica era quella del più duro nazionalismo etnico [cfr. un documento degli anarco-sindacalisti americani], per adottarne una autogestionaria. </p>
<p>Tu credi che quello che resta pur sempre un partito, peraltro connotato in passato dall&#8217;ideologia tipica di molte forze di liberazione (nazionalismo + marx-leninismo terzomondista), possa condurre una rivoluzione sociale i cui fondamenti si dicono essere quelli dell&#8217;autogestione e dell&#8217;autonomia comunitaria? Ed è possibile che una forza politica simile riesca a superare definitivamente una prospettiva nazionale in nome di un&#8217;apertura territoriale (che si può poi leggere in una particolarizzazione del territorio nelle varie comunità autogestite) che potrebbe anche sfuggire al suo diretto controllo?</p>
<p>Grazie per l&#8217;articolo e per le tue eventuali considerazioni.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Francesco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/10/21/la-resistenza-e-la-rivoluzione-a-kobane/#comment-263018</link>

		<dc:creator><![CDATA[Francesco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Oct 2014 15:38:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non ti conoscevo. Complimenti, non so se sei un giornalista, ma se non lo fossi dovresti esserlo. E saresti uno dei più puliti.  Le troie che scrivono sugli stracci di carta che in questo paese chiamano giornali dovrebbero venire qui a prendere lezioni. Non di scrittura. Di onestà intellettuale. 
Grazie del tuo scrivere e continua a fare l&#039;ottimo lavoro che stai facendo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ti conoscevo. Complimenti, non so se sei un giornalista, ma se non lo fossi dovresti esserlo. E saresti uno dei più puliti.  Le troie che scrivono sugli stracci di carta che in questo paese chiamano giornali dovrebbero venire qui a prendere lezioni. Non di scrittura. Di onestà intellettuale.<br />
Grazie del tuo scrivere e continua a fare l&#8217;ottimo lavoro che stai facendo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lorenzo Declich		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/10/21/la-resistenza-e-la-rivoluzione-a-kobane/#comment-263017</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Declich]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Oct 2014 15:02:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì Andrea, la penso proprio così. Qui c&#039;è una lettura interessante sul tema:

The Destruction of Syria: In Memory of Edward Said
http://therepublicgs.net/en/26144

Rana Issa, l&#039;autrice, utilizza un &quot;interruttore concettuale&quot; usato da Edward Said in letteratura: filiazione/affiliazione.

Ci sarebbe molto altro da aggiungere, sto lavorando insieme ad altri su questi argomenti, secondo me cruciali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì Andrea, la penso proprio così. Qui c&#8217;è una lettura interessante sul tema:</p>
<p>The Destruction of Syria: In Memory of Edward Said<br />
<a href="http://therepublicgs.net/en/26144" rel="nofollow ugc">http://therepublicgs.net/en/26144</a></p>
<p>Rana Issa, l&#8217;autrice, utilizza un &#8220;interruttore concettuale&#8221; usato da Edward Said in letteratura: filiazione/affiliazione.</p>
<p>Ci sarebbe molto altro da aggiungere, sto lavorando insieme ad altri su questi argomenti, secondo me cruciali.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/10/21/la-resistenza-e-la-rivoluzione-a-kobane/#comment-262950</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2014 22:05:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a Lorenzo,
mi sono alla fine immerso nella lettura di Georges Corm, e sto cominciando ad avanzare in una nebbia meno fitta.
Premessa minima per riprendere questo tuo passo:

&quot;In queste due frasi troviamo una rivoluzione, un’idea di futuro e un paese, la Siria, in cui questa rivoluzione e questa idea di futuro si proiettano.

Troviamo un piano di solidarietà interetnico, interlinguistico, interreligioso che sfugge ai reticoli nei quali sono stati imprigionati molti dei dispacci provenienti da Kobane.&quot;

E&#039; questa probabilmente l&#039;unica via d&#039;uscita che non solo quella situazione specifica ha, ma l&#039;intera regione (oggi dissestata) ha. Una via d&#039;uscita che mi sembra di capire da tempo tenta di affermarsi, ma è sempre schiacciata da logiche più familiari, radicate, cronicizzate. Da logiche che lo stesso Occidente favorisce, perché è lui il primo a non credere che sia possibile in quella regione una solidarietà che scavalchi le frontiere nazionali, quelle tra arabi e non arabi, quelle tra musulmani e non, tra sunniti e sciiti, ecc.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a Lorenzo,<br />
mi sono alla fine immerso nella lettura di Georges Corm, e sto cominciando ad avanzare in una nebbia meno fitta.<br />
Premessa minima per riprendere questo tuo passo:</p>
<p>&#8220;In queste due frasi troviamo una rivoluzione, un’idea di futuro e un paese, la Siria, in cui questa rivoluzione e questa idea di futuro si proiettano.</p>
<p>Troviamo un piano di solidarietà interetnico, interlinguistico, interreligioso che sfugge ai reticoli nei quali sono stati imprigionati molti dei dispacci provenienti da Kobane.&#8221;</p>
<p>E&#8217; questa probabilmente l&#8217;unica via d&#8217;uscita che non solo quella situazione specifica ha, ma l&#8217;intera regione (oggi dissestata) ha. Una via d&#8217;uscita che mi sembra di capire da tempo tenta di affermarsi, ma è sempre schiacciata da logiche più familiari, radicate, cronicizzate. Da logiche che lo stesso Occidente favorisce, perché è lui il primo a non credere che sia possibile in quella regione una solidarietà che scavalchi le frontiere nazionali, quelle tra arabi e non arabi, quelle tra musulmani e non, tra sunniti e sciiti, ecc.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: capirci qualcosa sui curdi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/10/21/la-resistenza-e-la-rivoluzione-a-kobane/#comment-262896</link>

		<dc:creator><![CDATA[capirci qualcosa sui curdi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2014 11:35:19 +0000</pubDate>
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		Di: carlo carlucci		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/10/21/la-resistenza-e-la-rivoluzione-a-kobane/#comment-262889</link>

		<dc:creator><![CDATA[carlo carlucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2014 09:27:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un&#039;attenzione quasi &#039;impossibile&#039; cionondimeno mirata...Nei tempi sempre più rapidi non c&#039;è più tempo probabilmente per progettare uno stato curdo. Ma che ne emerge dalla complessa ricostruzione? Le cose di dovunque...i già oppressi pronti a trasformarsi in oppressori, tel quel gli israeliani....Oggi le diverse etnie del mosaico mediorientale, le differenze e i torti delle fazioni tribali, cessati i massacri, le autobombe dovranno per forza approdare a un superiore equilibrio?....una coesistenza più pacifica?....altra forma di relazionarsi?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;attenzione quasi &#8216;impossibile&#8217; cionondimeno mirata&#8230;Nei tempi sempre più rapidi non c&#8217;è più tempo probabilmente per progettare uno stato curdo. Ma che ne emerge dalla complessa ricostruzione? Le cose di dovunque&#8230;i già oppressi pronti a trasformarsi in oppressori, tel quel gli israeliani&#8230;.Oggi le diverse etnie del mosaico mediorientale, le differenze e i torti delle fazioni tribali, cessati i massacri, le autobombe dovranno per forza approdare a un superiore equilibrio?&#8230;.una coesistenza più pacifica?&#8230;.altra forma di relazionarsi?</p>
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		Di: Lorenzo Declich		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Declich]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2014 07:09:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì... alzare il &quot;volume&quot; non significa sempre &quot;sentire meglio&quot;]]></description>
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