AmneZia: il libro e il progetto

4 novembre 2014
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2-Aleksei Shinkarenko [Ho incontrato Oleksandr Mykhed, ventiseienne scrittore ucraino, la primavera scorsa a Berlino, dove presentava il progetto “Amnesia” basato sul suo libro e sulla collaborazione con alcuni artisti, tra cui il fotografo bielorusso Aleksei Shinkarenko. Propongo qui un testo di presentazione del progetto e dei passi del libro tradotti in italiano. a. i.]

Amnesia project: an open platform è un progetto multimediale letterario e artistico che raccoglie numerose interpretazioni di un testo letterario e, soprattutto, elabora una concezione della memoria. Il progetto sviluppa questa concezione attraverso varie dimensioni come la musica, l’arte figurativa e la video art. Il progetto si propone di costituire una piattaforma che crei le condizioni per un dialogo creativo fra arte, musica, letteratura e il più ampio pubblico possibile. La base del progetto è AmneZia, un libro di Oleksandr Mykhed (pubblicato nel 2013) che consiste di 106 capitoli. Si tratta di una costellazione di frammenti, che nel corso della lettura contribuiscono a formare un affresco coerente. Gli elementi chiave del progetto sono la memoria personale e quella collettiva di una generazione. Amnesia è il desiderio consapevole di non dimenticare, di ricordare e di catturare la vita nella moltitudine delle sue manifestazioni. Il gruppo musicale OY Sound System, che è nato recentemente dalla collaborazione di Marko Halanevych (membro del gruppo DakhaBrakha), di Taras Halanevych (DJ Galatar) e del musicista kieviano Zhene Slovyan, ha creato apposta per il progetto Amnesia 10 brani, che accompagnano ogni porzione di testo. Un’altra significativa componente del progetto Amnesia sono le creazioni di 10 giovani artisti che hanno contribuito con proprie opere originali a un dialogo con alcuni frammenti del libro. I lavori degli artisti che hanno partecipato al progetto che sono stati Yaroslav Solop, Pymin Davidov, Oleksiy Say, Gamlet Zinkovskiy, Nikita Shalennyi, Stepan Ryabchenko, Serhii Radkevych, Marko Halanevych (Ucraina), Georgi Makharashvili (Georgia), Alexei Shynkarenko (Bielorussia) e l’artista italiana Claudia Piscitelli.

Chiunque può partecipare al progetto Amnesia: per farlo è sufficiente rispondere alla domanda “Quale evento della tua vita vorresti dimenticare, ma sai di non poterlo fare?”. Le risposte formeranno un archivio aperto di storie personali, una prima selezione delle quali verrà presentata alle mostre del progetto Amnesia. Lo scopo del progetto è di mettere in correlazione la storia personale con la memoria collettiva.

Versione inglese del sito: www.amnezia.in.ua/en/about-project
Il sito in inglese contiene una descrizione del nucleo concettuale del progetto, oltre che a brani del libro combinati con le immagini e i brani musicali. Vi si possono trovare anche le informazioni per contattare gli artisti che hanno contribuito.
La nostra pagina su facebook: www.facebook.com/amnezia.project
OY Sound System band: soundcloud.com/oy-sound-system

2.3-Aleksei Shinkarenko
di Oleksandr Mykhed (curatore del progetto Amnesia e autore del libro AmneZia)

traduzione di Simone Attilio Bellezza

6.

Tutte le lettere, tutte le frasi, tutte le risposte alle domande e ai rimproveri su Varsavia le iniziavo con la frase (della quale in principio ero tanto innamorato): «Non pensavo che questa città mi sarebbe piaciuta COSÌ…». Quando si racconta molte volte la stessa storia o un certo stesso aneddoto divertente, si finisce con l’annoiarsi da soli. Ti vieni a noia e pensi: «Che gesto ho fatto quella volta con la mano? Così o in quell’altro modo?» Ma il corpo ricorda i tuoi movimenti, le tue intonazioni, le tue parole, con i quali irriti te stesso. Soprattutto te stesso.

7.

// … sempre più spesso scrivo la parola «Dio» con la lettera mediuscola…

10.

// A volte il disordine delle tasche e delle borse può essere considerato un intero universo. Rovisti, cerchi qualcosa, tasti degli oggetti, ne estrai uno e poi un altro. Ma non è mai quello di cui hai bisogno. Ti puoi sentire padrone di un piccolo mondo… Un padrone che in realtà non sa cosa stia avvenendo nelle propria borsa, che da tempo è gia divenuta una galassia indipendente.

37.

// Alla fin fine, un giorno, iniziarono a dormire in letti separati. Non si baciarono la mattina, quando la lingua ha ancora il sapore della notte e i denti sono coperti di una pellicola lasciata dalle sigarette e dall’alcool notturni, oppure già di quella del caffé mattutino. Alla fin fine, una certa notte fu l’ultima nella quale si amarono. Che fare allora? Un amore infantile sembrava troppo naif? Avevano iniziato a vergognarsi dei propri corpi, che avevano perso la tonicità della giovinezza? Oppure semplicemente avevano imparato a conoscere i contorni l’uno dell’altra durante questi anni. Lunghi anni di notti brevi, quando si amavano nell’oscurità. Respirando la stessa aria, con gli stessi polmoni. Vivendo una sola vita in due. Alla fin fine venne l’ultima notte.

// Trasformando la vita in letteratura, fondendo il tempo reale per forgiare lettere non meno reali, perdo inevitabilmente molto.
// …

// A volte odio i bambini per le domande alle quali io stesso non so dare una risposta.

38.

// La pelle prende sempre la forma degli oggetti che tocca. Si deforma. Su di essa rimangono le impronte degli oggetti. Similmente ti deformi anche tu, come il viso dopo il sonno, o il corpo col tempo.

48.

// La mia vista è come i versi di qualcuno: “Sempre peggio, sempre peggio”(1)

// …

// I cambiamenti d’umore dei bambini non possono essere previsti, così come la politica del nostro paese o l’alternarsi dei fronti atmosferici, che riescono a sorprendere persino i conduttori del “Meteo” in TV. I bambini sono come dei cuccioli selvaggi. Un sorriso si trasforma in un urlo e in un pianto così amaro da somigliare alla disperazione dell’Anima del mondo. Come se il mondo ne avesse bisogno di una, di anima.
Nel pianto si possono rintracciare la crudeltà e il sentimento di possesso, quando un bambino o una bambina cattivi hanno cercato di rubare un giocattolo. Si tratterebbe di una disperata difesa del territorio. Dopodiché, forse, a est e a sud degli esmisferi del cervello dei bambini il confuso centro meteo prevederebbe una temporanea calma e tranquillità. Di notte come di giorno la temperatura media sarà di 36,6° centigradi, si annuncia una secchezza di pannolini finora inedita, ma la pioggia delle lacrime e il tuono delle urla sono previsti immediatamente dopo gli incubi notturni. Ringraziamo per l’attenzione. Buona notte.

// Spargi i semi di girasole tostati e immagini che ne nascerà qualcosa(2). Riuscirà il viso del fiore di questo girasole di cemento a fare un buco nello strato di asfalto e a crescere? Avrà un’espressione felice o arrabbiata? E avrà tempo di asciugarsi la nuova vernice gialla sulle sue floride basette di alluminio, prima che cominci la prima pioggia primaverile?

2.1-Aleksei Shinkarenko

52.

// Gli angeli più felici al mondo sono quelli senza ali che li conducano in cielo. Non sentono quel peso sulla schiena, quell’ancora che sempre li inabissa verso l’alto e li tira indietro per il loro sottile collo d’angelo, come un cappio. La catena stringe il nodo e trascina in cielo. Talvolta gli uomini sognano di avere le ali o semplicemente di essere degli uccelli, per volare via da qui, volare via dalla trivialità, per scomparire, per sentirsi vicini al cielo e udire il canto degli uccelli del paradiso, che sognano di vivere senz’ali.

69.

// Voglio studiare la lingua dei pesci.

74.

// Il profondo erotismo della lingua. Da dove nasce? Dall’affascinante cavità della parola “profondo”? Dalla modulazione sonora e dall’ampia e soddisfatta apertura della bocca nella pronuncia della “O”? Il profondo erotismo della lingua. Conversazione. Argomentazione. Articolazione. Implorazione. Confessione. Scrivere un libro, nel quale il lettore senta il piacere della padronanza del corpo della parola, nel quale la lingua faccia l’amore con ciascuna lettera e si conceda al lettore. La soddisfazione per il testo. L’amore della lingua. La gelosia del suono. La fallicità della lettera “F”, la solida mascolinità della lettera “М”, l’estrosa sporgenza del corpo oscillante di una spogliarellista che danza col palo nelle lettere “SP”.
Un libro d’arte dell’amore per l’arte.
Un libro d’amore per il profondo erotismo della lingua natale.

80.

// Come si fa a costruire la cattedrale della parola?
Come trasporre il tessuto architettonico di una chiesa barocca in lettere?
Come tradurre la lingua dell’armonia celeste e la sua sacra esperienza in parole? Dov’è il campanile?
Dove le cupole e le icone?
E dove starà il coro?
E cosa canterà?
C’è qualcosa di equivalente, ugualmente fedele, ugualmente uguale, di ugualmente, familiarmente parente alle parti e ai capitoli?
E che dire della trama?
Come descrivere i sentimenti delle persone che contemplano la bellezza del cielo sulla terra?
Possono le parole essere tristi come gli occhi dei santi nelle icone?
Discenderanno gli angeli?
Avverrà il miracolo?
Può una persona assolvere il servizio della Parola non esserdo al servizio di Dio?
Potrà mai una persona sentire entusiasmo leggendo una combinazione casuale di lettere?
Casuale come il destino?
Casuale come la nostra vita e i sogni?
Può un artista costruire dalle parole, parola su parola, mattone su mattone, suono su suono, una cattedrale consacrata alla leggerezza della lingua e della vita, come lascito autentico di una vera fede e della sua propria personale religione?…

90.

// Esiste l’amore fra le macchine? I telefoni e i computer possono trasmettere attraverso i cavi e le fibre impulsi e parole, o dei teneri sussurri? I dischetti della tenerezza, contaminati dal virus dell’amore, manderebbero in rovina gli organi interni e proietterebbero sui monitor soltanto il colore rosa e la scritta: “TI AMO”. Gli squilli dei telefoni, le melodie dei cellulari, le reti di computer, i dischetti e i file, che si diffonderebbero di memoria in memoria come casanova, gli indimenticabili virus dell’amore e i cavi, che fonderebero a causa delle tensioni e degli affetti di cuori elettronici e meccanici.

96.

// La realtà di MTV. Le bianche balene del sogno americano vivono negli acquari dei televisori. I giorni della loro vita sono monotoni e brevi come i clip. Cronache di società. Filmati pubblicitari. Idoli pop, icone della gioventù. Sui muri manifesti dei fan in lacrime, come amuleti. Rivelazioni da star, sanguinose strade verso la fama che passano attraverso il letto. Vita in formato reality. Gli anni della gioventù come decine di canzoni scaricate da internet. Brevi e veloci battiti del cuore, come degli spari, o come il ping pong dell’alfabeto Morse, percosso, come i nostri fegati e la nostra misericordia, inciso in cielo: S.a.l.v.a.t.e.l.e.n.o.s.t.r.e.a.n.i.m.e…

98.

// In uno dei classici della letteratura contemporanea v’è la storia di alcuni ragazzi, che per sfida con degli adulti bevono benzina al posto dell’alcool.
“Era pagano” dicono i suoi amici.
Diremo noi.
Chiudo gli occhi per il dolore, quando mi immagino come la benzina coli untuosamete, goccia a goccia, nel tuo corpo, corrodendo tutto all’interno. Come il pus o una malattia del sangue. La benzina fa stillare un sudore colorato sulla tua fronte e sulle mani. Fai una pipì colorata come l’arcobaleno e scherzi sul fatto che non ci potrai mai più spegnere un fuoco per davvero, come fanno gli uomini, come possono fare gli altri. Come possiamo fare noi. La benzina si diffonde pigramente per le vene, riempiendoti di una forza nuova e sconosciuta. Ci hai bevuto sopra della vodka e sei diventato come un cocktail esplosivo. I tuoi gioielli di famiglia erano ubriachi di lacrime di benzina. Il tuo sperma petrolifero. Le tue ceneri. Tu sei il nostro sogno, perché non potremo mai fare ciò che hai fatto tu… Mi ricordo il tuo funerale. Il giorno in cui ti hanno seppellito. Il cimitero ghiacciato e la terra pietrosa. “Era pagano” dice uno di noi e dà fuoco al tuo feretro. Hai preso fuoco come se nelle tue vene scorresse il gas. E assieme a te abbiamo preso fuoco anche noi, i nostri ricordi, come se fossero fotografie. Cenere alle ceneri. Il fumo saliva da te. Noi senza di te. Bruciavi come bruciano le code delle comete o come le case natie. Casette distrutte. Là da qualche parte (c e n e r e a l l e c e n e r i f u m o d a t e n o i c o n t e), prima o poi, qualcuno ti porterà un nostro saluto. Abbi cura di te. A presto.

100.

// Quando il serpiciattolo di mercurio del termometro scende sotto -10, è come se superasse un confine, come un lunghissimo tir o un treno merci,
quando i primi aghi cadono dall’albero di Natale,
quando immagini come sarebbe stato, per esempio, nascere in questo o in quell’altro posto, in questo o in quell’altro paese,
quado il pesce mezzo morto e mezzo vivo, che viene venduto nei sottopassaggi pedonali si ricopre di una crosta di ghiaccio e si addormenta profondamente nella fangosa e petrolifera acqua territoriale del secchio,
quando un té caldo e la stagione della scrittura sembrano le cose migliori al mondo,
ti ricordi dell’estate. Assai probabilmente di un’estate dell’infanzia. Quella, proprio di quella chissà perché ti ricordi meglio. Poi ricordi l’estate scorsa, chiaramente, perché è stata l’ultima. Allora ti stupisci di dove siano finite le altre estati e i loro caldi giorni. Perché non le ricordi? Alla fine, quando hai già bevuto il tè e messo da parte la tazza di latta, improvvisamente ti ricordi dei cinesi.
Li trovarono mentre pulivano il lago vicino a un centro abitato dell’Ucraina occidentale, la cittadina della Transcarpazia ungherese Vinohradiv. Erano stipati in un container metallico con dei buchi per fare entrare l’aria, attraverso i quali era poi confluita l’acqua. Erano alcune decine, è impossibile stabilire quanti: li avevano trovati troppo tardi. Un trafficante sconosciuto, un mercante di schiavi, un truffatore che aveva promesso una vita libera e felice in Ucraina o in Ungheria, sulle montagne o nella stellata zona Schengen, non aveva mantenuto la propria parola. Aveva semplicemente gettato il container con dentro loro, che cercavano lavoro e una nuova vita, li aveva gettati nell’acqua, come dei rifiuti o delle scorie pericolose che di tanto in tanto alcuni stati sono sotterrati lungo le rive dei fiumi e nelle spiagge.
Li trovarono quando stavano ripulendo il lago dal fango. Un container con persone morte, che ricordava un secchio con pesci mezzimorti, che si sono addormentati, ma solo per un instante, e in un secondo, assorbita dell’aria fresca nelle secche e affumicate lamelle delle branchie, riaprono gli occhi socchiusi e spalancano la bocca, come per chiedere dell’acqua.

101.

// Ogni autunno
calde regioni,
paesi lontani,
luoghi natii,
richiedono e pretendono gli uccelli.
Gli uccelli volano e fanno sogni colorati. Sognano gli amati luoghi, innondati dal sole, le cascate appena visibili di ruscelli primaverili, gli stretti lineamenti delle vie sulle facce delle città, le piazze delle capitali europee, sulle quali hanno volato, le luci dei grattacieli accese nell’oscurità, come fari con i quali orientarsi. Gli uccelli volano e fanno sogni colorati, sbattendo con soddisfazione le ali e sorridendo coi becchi, che si scaldano sotto i raggi del sole, che da qui è un po’ più vicino.
Il caldo dei paesi caldi
sono le anime degli uccelli morti e di quelli ancora vivi,
che ogni hanno volano qui,
a quest’ora, per una vecchia abitudine.

102.

// Nelle miniere le persone muoiono. A centinaia. Asfissiate dal gas e dalla polvere nera. Accecate dalle ocure e sporche nubi, che si posano nei polmoni. Gnomi sotterranei cercano di salvarle, di portarle all’aria fresca. Con le loro piccole mani aprono una strada e tirano i pesanti corpi. Nelle miniere le persone si arricchiscono. Scavano e dissotterrano, come dalla sabbia con cui giocano i bambini nei parchi, con decine di palette e strumenti, ed estraggono diamanti neri. Gli gnomi sotterranei li confondono, manomettono le mappe e fanno la pipì sul loro cibo. E cercano di salvare gli uomini, avvertendoli dei pericoli. Queste piccole figure sorridenti si imbattono nei corpi dei minatori, puliscono con la barba i loro volti e tirano in superficie i cadaveri. Assemblano attentamente i vagoni delle ferrovie sotterranee, costruite nelle catacombe abbandonate dei campi di lavoro e dei depositi di bombe della città di Stalino(3). Gli gnomi conducono i loro corpi lungo le rive di piscine e mari sotterranei fino al fiume. Depongono monete d’argento da cinque copeche sugli occhi dei morti con le parole «Questo deve bastare», e conducono le chiatte con i corpi a quel fiume. E in qualche modo le lucide copeche cominciano a risplendere di lacrime sulle nere guance morte, ricordando che il sole, come la liberazione, è già vicino.

103.

// Le pagine gialle(4) della stampa scandalistica si nutrono della nostra tristezza. Cercano le disgrazie e ce le vendono. Omicidi, rapine di banche (preferibilmente con uccisione della sorveglianza e di sventurati clienti), stupri, aborti spontanei e artificiali, sodomia, gomorra e io, amoralità delle nuove spietate leggi, tradimenti, abbandono di animali domestici, polmonite e influenze aviarie atipiche, rabbia suina e bovina, falsificazioni delle elezioni, calamità naturali, andropausa del primo ministro, giocattoli tossici, sofisticazioni alimentari, guerra, ritrovamenti di ordigni della Prima guerra mondiale, attacchi degli hacker, avvento delle sette e di profeti auto-nominatisi, forza dei cambiamenti, inflazione del post-rivoluzione, tagli, statistiche di suicidi e incendi, scosse valutarie, default degli stati e valanghe di neve sulle Alpi e sui Carpazi, disobbedienza civile e passato sovietico del KGB, ricette di piatti per i funerali, calendari delle feste popolari e dei santi locali, crimini dei tiranni e delle dittature, reportage dal luogo dei fatti, titoli rosso sangue, fotografie delle prostitute dello show-business, prezzi delle case e il più vicino servizio di accompagnatrici-escort (“Tutto o nulla!”), eccitate cronache dei fatti, scuri volti delle vittime e identikit dei criminali, piantagioni di papaveri, di manna e di canapa domestica, ettari di denti di leone, dai quali, alla fine, si è imparato come fare il vino e un liquore(5), vecchine licantropi, extraterrestri casanova, lolite di cinque anni nei bordelli di Grecia e Turchia, giochi e fantasie notturne delle Baby Miss Ucraina, elenchi e indirizzi degli spacciatori e dei luoghi di spaccio (c’hai uno spicciolo?), articoli di fondo degli scrittori ucraini, programmi delle trasmissioni TV, previsioni del tempo per domani e l’ultima profezia di Nostradamus: “Non aspettateti nulla di buono, l’inverno sarà lungo”.

106.

// alla fine non ci sarà il punto

*
Note
1) L’autore cita il celeberrimo poema Berestečko di Lina Kostenko, contraddistinto dall’uso intensivo dell’anafora. Kostenko fu una delle voci principali della rinascita culturale ucraina negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso e fu costretta al silenzio dalla repressione sovietica. Questo poema, scritto negli anni ’60 e diffuso illegalmente (ma pubblicato solo nel 1999), è ispirato alla battaglia combattuta vicino all’omonimo paese, che vide i cosacchi ucraini e i tatari della Crimea, guidati da Bohdan Chmel’nyc’kyj, opporsi ai loro oppressori stranieri, i nobili polacchi. La battaglia costituì una sonora sconfitta per le forze che insorgevano contro il dominio polacco ed è stata forse la più grande del XVII secolo.
2) L’autore si riferisce all’abitudine, in Ucraina assai popolare, di mangiare semi di girasole tostati per strada. I gusci vengono solitamente buttati per terra, e rimangono sull’asfalto, come una semina su un terreno arido.
3) Oggi Donec’k, nell’Ucraina orientale, è capoluogo di importante distretto minerario.
4) In Ucraina e in inglese i giornali scandalistici sono anche chiamati “stampa gialla” secondo un’espressione divenuta comune a partire dalla fine del XIX secolo.
5) L’autore allude qui al romanzo, di grande successo in Ucraina, di Ray Bradbury Dandelion Wine (Vino di denti di leone, tradotto in italiano col titolo L’estate incantata).

2.2-Aleksei Shinkarenko

*
Note sugli autori

Oleksandr Mykhed was born in 1988. Ukrainian literary scholar, curator of art projects, and writer. He is a research fellow at the Taras Shevchenko Institute of Literature, National Academy of Sciences of Ukraine. He lives in Kyiv, Ukraine. He is the author of two books of prose and the curator of the Amnesia project: an open platform a literary and artistic multimedia project which was shortlisted for 7 best world projects at SOUNDOUT! New Ways of Presenting Literature festival (May, 2014, Berlin, Germany). His essays have been translated into English, Polish, Serbian, and Russian. The chapters from the AmneZia book have been translated into English, Polish, German, and Italian.

Simone Attilio Bellezza vive tra Torino e Kiev, è un esperto di storia dell’Europa orientale. Svolge attività di ricerca presso il dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento ed è tra i soci della Associazione italiana di studi ucraini. Ha recentemente pubblicato: Il tridente e la svastica. L’occupazione nazista nell’Ucraina centro-orientale (Franco Angeli, 2010) e Ucraina. Insorgere per la democrazia (Editrice La Scuola, 2014).

Claudia Piscitelli was born in Naples in 1965. She studied drawing and painting at the New York Studio School, the International Academy of Art (RUFA) Rome, the International Summer School Saltzburg and the Slade University London. Formerly a biologist she also holds a PhD in Genetics and a Specialty in Microbiology from University Federico II of Naples. She has exhibited in Naples, Rome, Umbria and New York.

Aleksei Shinkarenko was born in 1978. Artist, curator, founder and director the Minsk Centre of Photography. He lives and works in Minsk, Belarus. Since 2010 he has been professor at the Institute of Journalism at the Belarus State University. He has published a number of articles about photo art. He has participated in group and solo projects in Poland, Lithuania and Ukraine. He has curated exhibitions Belarus during First World War, Olympic Belarus and The Archive of War Evident.

Ringraziamenti
Per me è un grande onore vedere dei capitoli del mio libro AmneZia tradotti in italiano. Voglio esprimere la mia gratitudine al piccolo gruppo che ha contribuito a questo risultato: Simone Attilio Bellezza ha fatto un ottimo lavoro nella traduzione in italiano, per la quale ha trovato dei magnifici equivalenti delle espressioni ucraine. L’artista italiana Claudia Piscitelli ha creato delle immagini originali in relazione con il libro e ha fatto l’encomiabile sforzo di scrivere un testo con l’alfabeto cirillico. Le opere di Aleksei Shinkarenko, un artista bielorusso, riflettono lo spirito del progetto Amnesia nella sua dimensione multidisciplinare. Voglio infine ringraziare Andrea Inglese per l’interesse mostrato nei confronti di questo progetto.

Claudia Piscitelli

Immagini
Foto di Aleksei Shinkarenko
Carta di Claudia Piscitelli

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2 Responses to AmneZia: il libro e il progetto

  1. Eugenio Lucrezi il 4 novembre 2014 alle 22:09

    alla fine non ci sarà il punto, Oleksandr?
    il mondo finirà con una vocale? con una consonante?
    complimenti

  2. rmorresi il 6 novembre 2014 alle 11:40

    awesome project, I’m enthralled – grazie!



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