Nella ragnatela del Calamaro

di Areta Gambaro

Bello avere la necessità di tornare in sala per vedere il secondo atto di un lungo spettacolo. Dote questa di grandi drammaturghi. Non è tanto seguire una storia, perché una storia di fatto non c’è. Almeno in questa prima parte di “Diario del Tempo: l’epopea quotidiana” di Lucia Calamaro.

Il mondo letterario che si mescola perfettamente al mondo teatrale, dove la parola sulle spalle di bravissimi attori, Federica Santoro, Lucia Calamaro e Roberto Rustioni, è in giusto equilibrio.

La poesia di Lucia Calamaro, la quale parla continuamente del mondo sopra di noi, quello che ci circonda quotidianamente, impalpabile, riesce a dire fra le parole, esprimere e scrivere pensieri inafferrabili.

Nella Calamaro è sempre presente un aspetto estremo: evadere sia il testo, di cui è maestra, sia il teatro stesso. Riesce a creare un’atmosfera sospesa amalgamando l’estetica dello spettacolo con il testo, lo spazio, la recitazione, il ritmo, la parola, coinvolgendo arti e sensi.
Quadri di stampo hopperiano, luci minimali, contrasti nei costumi, scenografia pittorica.

Il contesto teatrale-letterario sembra essere un pretesto per quello cinematografico: una possibile evoluzione.