Sulla statua “Violata”. La lettera di Francesca Baleani al sindaco di Ancona

24 novembre 2014
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27141_381662451949639_789925839_n Il 23 marzo 2013 viene inaugurata ad Ancona la statua Violata, monumento in ricordo “di tutte le donne vittime di violenza”, voluto e finanziato – senza alcun bando di concorso, ma accettando la proposta di una statua già realizzata in gesso dallo scultore Floriano Ippoliti – dalla Commissione Pari Opportunità della Regione Marche in accordo con alcuni altri enti e associazioni femminili locali. La statua, che rappresenta una donna con borsetta di ideale bellezza dalle vesti succinte e stracciate in modo da scoprirne, mettendoli in tutta evidenza, il seno e il sedere, suscita immediatamente incredulità e sdegno. Una rappresentazione che viene giudicata da troppi semplicistica e inopportuna, se non offensiva della dignità delle donne vittime di violenza. Ne derivano diverse lettere di protesta (consultabili qui: https://www.facebook.com/notes/c%C3%A8-da-spostare-una-statua/violata-le-lettere/418153478300536 ) inviate alle autorità locali in cui si spiegano puntualmente le ragioni culturali e simboliche profonde della mobilitazione e una petizione per richiedere la ricollocazione dell’opera e la sua sostituzione con un’altra scelta attraverso un concorso di idee trasparente e aperto al coinvolgimento della cittadinanza. La petizione raccoglie oltre 2600 firme, e viene sottoscritta inoltre da 64 centri e associazioni antiviolenza in tutta Italia, numerosi rappresentanti di organismi di parità e pari opportunità (tra cui intere commissioni PO regionali), centri studi di genere universitari, moltissimi intellettuali ed esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo e dell’arte (qui l’elenco completo: https://www.facebook.com/notes/c%C3%A8-da-spostare-una-statua/istituzioni-associazioni-centri-antiviolenza-che-aderiscono-alla-petizione/418166531632564 ). E, soprattutto, da molte donne vittime di violenza e familiari di donne uccise per mano violenta.

A oltre un anno e mezzo dall’inizio della protesta, nessuna risposta concreta di merito è stata data dalle istituzioni locali alle obiezioni sollevate, se non l’immediato, fermo rifiuto a ricollocare l’opera da parte della Commissione PO delle Marche e una dichiarazione di due rappresentanti dell’attuale giunta di Ancona in cui si esprime una posizione per molti versi in linea con le istanze della mobilitazione, ma a cui non segue nessuna azione né si inizia, come sarebbe auspicabile e necessario, alcun percorso di dialogo e confronto sulla questione. Segue invece – mentre la protesta continua – un lungo, incomprensibile silenzio, soprattutto verso le donne vittime di violenza unite nella mobilitazione, alle quali non viene indirizzata, in oltre un anno e mezzo, una sola parola di vicinanza da parte delle istituzioni coinvolte.

Francesca Baleani è una di loro. Sopravvissuta a una terribile violenza nel 2006, da allora si batte con coraggio e dignità contro gli abusi sulle donne. Stanca del silenzio e dell’indifferenza, il 18 novembre ha inviato un’accorata lettera alla Sindaca di Ancona che Nazione Indiana accoglie, sostiene e pubblica di seguito integralmente. Grazie Francesca!

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Alla cortese attenzione della Sindaca di Ancona, Signora Valeria Mancinelli

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e p.c.

Presidente Commissione Pari Opportunità della Regione Marche, Signora Adriana Celestini

Assessore alla Cultura Comune di Ancona, Signor Paolo Marasca

Assessora ai Servizi Sociali del Comune di Ancona, Signora Emma Capogrossi

 

Oggetto: La statua Violata e la protesta ignorata

 

Gentile Signora Mancinelli,

 

Dall’inizio, nell’aprile 2013, della protesta per richiedere la ricollocazione della statua Violata, a fronte della sostanziale indifferenza che la politica locale ha mostrato riguardo alla questione, mi trovo purtroppo a dover ancora manifestare il mio più profondo dissenso per la scelta di questa opera come omaggio “in onore di tutte le donne vittime di violenza”. E questo, incredibilmente, malgrado una mobilitazione che ha coinvolto in tutta Italia un numero enorme di associazioni e centri antiviolenza, organismi e rappresentanti di parità e pari opportunità, centri studi di genere universitari, intellettuali e cittadini – tra cui molte donne vittime di abusi e familiari di donne uccise.

Da donna abusata, consapevole purtroppo in prima persona delle enormi problematiche interiori e sociali che questa dolorosa condizione comporta, voglio esprimerLe ancora il fortissimo disagio che provo nel vedere rappresentato un tale dramma in una maniera così superficiale, fuorviante e inopportuna.

Le ragioni culturali profonde dell’inadeguatezza di questo monumento come simbolo della lotta contro la violenza sulle donne sono state ampiamente e più volte illustrate nelle tante lettere e manifestazioni di protesta, e sono talmente evidenti a chiunque che eviterò di ripeterle. Mi limito a ribadire che questa raffigurazione di donna violata è fra le immagini più umilianti che si potessero scegliere per rappresentare certi squarci del corpo e dell’anima e sembra più adatta a sollevare morbosità erotica che qualsiasi riflessione su un tema che oggi nel nostro Paese è una vera e propria piaga sociale. 

Questa leggerezza nella scelta dell’opera, la superficialità nell’affrontare l’argomento, unite alla scarsissima o nulla considerazione che ha trovato la voce dei tanti che si sono uniti in questa protesta nazionale sono l’ennesima offesa nei confronti della sensibilità di chi, vittime o familiari, ha vissuto o vive dinamiche di violenza.

Mi rifiuto di venire rappresentata dalle scelte di persone che troppo spesso ignorano ciò di cui stanno parlando, e che non di rado cavalcano l’onda mediatica del femminicidio, senza avere evidentemente la minima sensibilità o disposizione all’ascolto nel comprendere almeno in parte ciò che accade nella vita di chi subisce violenza, o di chi la conosce tramite l’esperienza di una familiare.

Mi rifiuto di essere “onorata” da un simile monumento se poi la mia voce, nel momento in cui si alza, non riceve la minima considerazione. Mi chiedo che politica sia quella che pretende di omaggiare le donne vittime di violenza quando poi le ignora completamente se prendono la parola su qualcosa che le riguarda in prima persona. Sicuramente non è la politica da cui voglio essere omaggiata, né interpretata.

A coloro che hanno liquidato la questione simbolica relativa alla statua Violata come marginale, tutto sommato ininfluente sull’impegno nel contrasto della violenza di genere, privilegiando le “azioni concrete” a sostegno delle vittime, rispondo, da donna abusata, che qualsiasi azione concreta, per quanto apprezzabile, importante e necessaria, sarà sempre e solo un tamponare l’emergenza, se non si affronta il problema della violenza di genere per quello che è: una questione in primo luogo profondamente culturale, nella quale l’educazione e la comunicazione, simbolica e non simbolica, verbale e non verbale, giocano un ruolo decisivo e fondamentale.

Per tutti questi motivi, mi rivolgo oggi a Lei per avere finalmente una risposta puntuale in merito alla protesta.

Spero che il prossimo 25 novembre non sia più soltanto una data da spot promozionale, come già troppo spesso accade l’8 marzo, ma diventi l’occasione per avviare un percorso di ascolto e confronto, al fine di trovare una soluzione condivisa a un problema che non può e non deve essere nascosto sotto il tappeto dell’indifferenza e del benaltrismo. Io aspetto.

 

Cordialmente, Francesca Baleani

 

18/11/2014

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13 Responses to Sulla statua “Violata”. La lettera di Francesca Baleani al sindaco di Ancona

  1. francesca matteoni il 24 novembre 2014 alle 11:12

    Voglio proprio vedere se prima di domani qualcuno dalle istituzioni, qualcuna delle donne – HO SCRITTO DONNE – a cui è indirizzata questa lettera lucida e coraggiosa (con tutto il coraggio che ci vuole a esporsi quando si è stati feriti e si ha la forza di non restare vittime) riuscirà almeno pubblicamente a sillabare la parola: SCUSATECI.

  2. natàlia castaldi il 24 novembre 2014 alle 12:38

    è brutta, una statua brutta e di pessimo gusto, com’è di pessimo gusto il solo pensare di rappresentare le vittime, e onorarle, esibendo un corpo verde a culo e seno nudo, laddove lo strappo è chiaro segno di violenza e nuovo abuso per lo sguardo malato di una società fatta di stereotipi sessuali esposti come carne fresca in macelleria che, un simbolo come questo, dovrebbe – al contrario – rinnegare, rifiutare, sia come messaggio che come veicolo e mezzo dello stesso.

    • francesca matteoni il 24 novembre 2014 alle 13:40

      ecco. Eppure non ci arrivano.

  3. diamonds il 24 novembre 2014 alle 12:45

    anche considerando questo

    http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2014/11/24/imbecilli/

    viene da dire che aveva ragione Leo Longanesi :”Buoni a nulla ma capaci di tutto”

    https://www.youtube.com/watch?v=9xonJ-d-qYk

    • francesca matteoni il 24 novembre 2014 alle 13:39

      @diamonds – come darti torto? e come darne a Longanesi?

  4. mariasole ariot il 24 novembre 2014 alle 13:03

    Grazie, Francesca.

    Sottoscrivo ogni parola di questo post. E sul punto da te evidenziato
    Mi rifiuto di venire rappresentata dalle scelte di persone che troppo spesso ignorano ciò di cui stanno parlando, e che non di rado cavalcano l’onda mediatica del femminicidio
    credo davvero ci sia molto ancora da fare e da dire (forse tutto?).
    Troppo spesso – appunto – chi sceglie ( e più volte anche chi ne dice o ne scrive) non ha né la percezione della questione né la sensibilità per affrontarla. Il punto non è : solo chi ha subito può capire. Affermare questo (per quanto, e lo dico in prima persona : sì, chi ha subito può capire meglio) rischia di portare il discorso su un terreno che porta poi a far ripiegare la questione sul “noi vittime vs voi non-vittime”, e che chiude la questione anziché aprirla : no, non è questo.
    La realtà è che con uno sforzo (minimo) intellettivo e con la volontà di aprire gli occhi di fronte all’altro, disposti a riconoscere l’altro, è possibilissimo comprenderne le ferite anche quando la propria vita non ne è stata squarciata, anche senza portarle sul proprio corpo o nelle zone d’ombra del proprio vissuto.
    Questa statua sembra dire esattamente quello che dice chi causa violenza : “non sono io : sei tu che te la sei cercata. Non sono io violento : sei tu che mi provochi”. Questa distorsione pietosa si muove anche bel oltre il confine della violenza sessuale: è l’incarnazione della logica della violenza tutta (fisica, psicologica, verbale, simbolica – e radicata nell’immaginario). Non mette a nudo niente, non smaschera niente, non dice niente.
    Anzi : copre. E quello che temo – e che porterebbe ad urlare – è che sempre più la direzione è esattamente quella di coprire, stendere un velo sopra (o una pietra, o una statua) con modalità paradossali di rovesciamento: riempirsi la bocca di parole per poi, in realtà, svignarsela quando si tratta di affrontare davvero, seriamente, a nudo, ciò di cui si sta trattando.

  5. Francesca il 24 novembre 2014 alle 15:51

    Grazie.

    • Andrea Raos il 24 novembre 2014 alle 16:21

      Penso di poter parlare a nome di tutti per dire grazie a lei, Francesca.

  6. francesco forlani il 25 novembre 2014 alle 00:09

    dice bene Andrea, grazie Francesca. Violare l’immaginario è oltre che crudele una cosa da vigliacchi. effeffe

  7. eugenio il 25 novembre 2014 alle 10:31

    Anche io ringrazio Francesca.
    La statua ha l’oscenità sventatella e greve di certo pornosoft d’accatto, morboso e ammiccante.
    La testa rivolta al cielo, poi……

  8. mb- il 25 novembre 2014 alle 14:46

    Che errore orrore.

  9. Rina Accardo il 26 novembre 2014 alle 22:25

    Ho un quadro in casa che mi ricorda ‘Violata’. Regalo di un pittore (che pare si sia fatto strada anche all’estero) …un modo di ringraziare per aver avuto donato Kim, un setter che il cambio casa costringeva a trasferire in una sede più idonea.
    Quando lo vidi rimasi stravolta, non lo rifiutai per educazione, è ancora lì a coprire una parete (perché poi è sfacciatamente grande), e vi è rimasto perché ho avuto cose più urgenti che badare agli addobbi.
    L’unica mia difesa è non guardarlo, lo rifilo a chiunque lo voglia, a prezzo zero.
    Come ti capisco, Francesca! Un bacio*

  10. linnio il 30 novembre 2014 alle 06:38

    C’è Flaubert che, nel suo epistolario, scrive. “Perché una cosa sia interessante, basta guardarla a lungo”. Ecco: la ‘violata’ dimostra che, ogni tanto, anche Flaubert sbaglia.



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