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	Commenti a: Perchè nessuno stronca i libri brutti?	</title>
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		Di: Il Club del Libro di Bari: una risposta dal basso al bisogno di cultura - BARIAMO &#8211; BARIAMO		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/#comment-283078</link>

		<dc:creator><![CDATA[Il Club del Libro di Bari: una risposta dal basso al bisogno di cultura - BARIAMO &#8211; BARIAMO]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2015 14:35:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[&#8230;] Vita da editor, in un post intitolato Perché nessuna stronca i libri brutti?, poi ripreso anche da Nazione Indiana. Attorno a quell’intervento si è creato un bel dibattito che consiglio di [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Vita da editor, in un post intitolato Perché nessuna stronca i libri brutti?, poi ripreso anche da Nazione Indiana. Attorno a quell’intervento si è creato un bel dibattito che consiglio di [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: Giulo Mozzi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/#comment-281489</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giulo Mozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Dec 2014 18:36:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/#comment-281461&quot;&gt;Giovanni Turi&lt;/a&gt;.

Giovanni: se sei disponibile ad ammettere
- che la permanenza di un&#039;opera nella memoria del pubblico (dei diversi gruppi che compongono il pubblico), nelle biblioteche, nel commercio, eccetera, a distanza di - diciamo - una cinquantina d&#039;anni sia un indizio accettabile (non una prova) della sua bellezza;
- e che il contrario - il perimento - sia un indizio (non una prova) accettabile della sua bruttezza (o almeno della sua scarsità):
- allora credo che potesti anche ammettere che la stragrande, probabilmente non quantificabile quantità delle opere pubblicate è fortemente indiziata di non valere nulla.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/#comment-281461">Giovanni Turi</a>.</p>
<p>Giovanni: se sei disponibile ad ammettere<br />
&#8211; che la permanenza di un&#8217;opera nella memoria del pubblico (dei diversi gruppi che compongono il pubblico), nelle biblioteche, nel commercio, eccetera, a distanza di &#8211; diciamo &#8211; una cinquantina d&#8217;anni sia un indizio accettabile (non una prova) della sua bellezza;<br />
&#8211; e che il contrario &#8211; il perimento &#8211; sia un indizio (non una prova) accettabile della sua bruttezza (o almeno della sua scarsità):<br />
&#8211; allora credo che potesti anche ammettere che la stragrande, probabilmente non quantificabile quantità delle opere pubblicate è fortemente indiziata di non valere nulla.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Lorenzo Marchese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/#comment-281482</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Marchese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Dec 2014 17:40:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ps: il termine &quot;stroncature&quot; è orrendo, giornalistico e superficiale, tratta i libri (anche brutti) come quello che non sono, come malattie e vacche al macello. Usarlo, a mio parere, inficia qualunque discorso sull&#039;argomento, in partenza, e predispone al luogo comune.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ps: il termine &#8220;stroncature&#8221; è orrendo, giornalistico e superficiale, tratta i libri (anche brutti) come quello che non sono, come malattie e vacche al macello. Usarlo, a mio parere, inficia qualunque discorso sull&#8217;argomento, in partenza, e predispone al luogo comune.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lorenzo Marchese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/#comment-281481</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Marchese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Dec 2014 17:38:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@stefano trucco, che scrive su Pippo Russo:

Di recente è stato l’unico, mi pare, a stroncare ‘La ferocia’ di Nicola Lagioia ed è stato quindi accusato di invidia e malanimo.


le consiglio di dare un&#039;occhiata anche all&#039;Indice dei libri del mese di dicembre 2014, per completezza d&#039;informazione.
Sul resto, condivido qui Mozzi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@stefano trucco, che scrive su Pippo Russo:</p>
<p>Di recente è stato l’unico, mi pare, a stroncare ‘La ferocia’ di Nicola Lagioia ed è stato quindi accusato di invidia e malanimo.</p>
<p>le consiglio di dare un&#8217;occhiata anche all&#8217;Indice dei libri del mese di dicembre 2014, per completezza d&#8217;informazione.<br />
Sul resto, condivido qui Mozzi</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Stefano Trucco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/#comment-281465</link>

		<dc:creator><![CDATA[Stefano Trucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Dec 2014 10:51:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/#comment-281460&quot;&gt;Stefano Trucco&lt;/a&gt;.

Una cosa da aggiungere: per me la stroncatura di figura molto rispettata nell&#039;ambiente editoriale è stata decisiva. Credo mi abbia fatto un monte di bene. Si è trattato di una stroncatura privata e non pubblica: in quel caso le dinamiche psicologiche sarebbero certo state differenti. Importante per me fu anche il fatto che la stroncatura veniva da una persona che sostanzialmente non mi conosceva (a parte un colloquio telefonico, sia pure cordiale) e che poteva tranquillamente essere definita &#039;autorevole&#039;, rendendo così il suo giudizio differente da precedenti critiche che mi erano venute da amici, più o meno competenti: anche quelle critiche utili ma necessariamente colorate dalla conoscenza personale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/#comment-281460">Stefano Trucco</a>.</p>
<p>Una cosa da aggiungere: per me la stroncatura di figura molto rispettata nell&#8217;ambiente editoriale è stata decisiva. Credo mi abbia fatto un monte di bene. Si è trattato di una stroncatura privata e non pubblica: in quel caso le dinamiche psicologiche sarebbero certo state differenti. Importante per me fu anche il fatto che la stroncatura veniva da una persona che sostanzialmente non mi conosceva (a parte un colloquio telefonico, sia pure cordiale) e che poteva tranquillamente essere definita &#8216;autorevole&#8217;, rendendo così il suo giudizio differente da precedenti critiche che mi erano venute da amici, più o meno competenti: anche quelle critiche utili ma necessariamente colorate dalla conoscenza personale.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giovanni Turi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/#comment-281461</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Turi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Dec 2014 09:40:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/#comment-281431&quot;&gt;Giulo Mozzi&lt;/a&gt;.

Le frasi di senso comune (o che appaiono tali) risultano talvolta utili a mostrare la realtà, seppur privata delle sue sfumature, così come affermare in generale “la maggior parte delle opere che si pubblicano è orrenda” (mah!?).
Mi spiace poi che molti si lascino condizionare dalla domanda posta come titolo, che sarebbe anche potuta essere: “perché si spacciano per capolavori libri che tali non sono?”.
Resto comunque dell’opinione che ci si dedichi ai libri che meritano anche confrontandoli con gli altri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/#comment-281431">Giulo Mozzi</a>.</p>
<p>Le frasi di senso comune (o che appaiono tali) risultano talvolta utili a mostrare la realtà, seppur privata delle sue sfumature, così come affermare in generale “la maggior parte delle opere che si pubblicano è orrenda” (mah!?).<br />
Mi spiace poi che molti si lascino condizionare dalla domanda posta come titolo, che sarebbe anche potuta essere: “perché si spacciano per capolavori libri che tali non sono?”.<br />
Resto comunque dell’opinione che ci si dedichi ai libri che meritano anche confrontandoli con gli altri.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Stefano Trucco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/#comment-281460</link>

		<dc:creator><![CDATA[Stefano Trucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Dec 2014 09:39:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi pare che thread come questi siano parte del problema. Quasi tutti gli intervenuti paiono concordare, senza nemmeno il bisogno di fare dei nomi, su quali siano i libri &#039;belli&#039;, &#039;brutti&#039; o &#039;ni&#039;. Prima ancora del chiedersi se i si debbano o meno stroncare i libri &#039;brutti&#039; sembra che questi siano stati individuati senza sforzo e probabilmente senza lettura. Siamo nel campo del &#039;man sagt&#039;, mi sa.
Personalmente, come scrittore che probabilmente non sarà mai recensito seriamente (grazie anche a un percorso editoriali non convenzionale), penso che le stroncature facciano bene a chi scrive, se ha il carattere necessario a prenderne in considerazioni gli argomenti senza farne una questione di dignità offesa.
In Italia c&#039;è un critico specializzato in stroncature, Pippo Russo. Non mi pare che venga preso molto sul serio nei principali siti di letteratura &#039;seri&#039; online, anzi. Di recente è stato l&#039;unico, mi pare, a stroncare &#039;La ferocia&#039; di Nicola Lagioia ed è stato quindi accusato di invidia e malanimo. In precedenza aveva pubblicato un libro, &#039;L&#039;importo della ferita&#039;, in cui dissezionava Volo, Moccia, Faletti, Piperno e Scurati: la reazione più comune era quella della perdita di tempo, dato che &#039;tutti&#039; sanno che questi scrittori, specie i primi tre, non valgono nulla e quindi non è il caso di perderci tempo. Dal mio punto di vista, invece, queste lunghissime stroncature estremamente minuziose sono utili, indicando un gran numero di possibili errori da evitare o problemi da considerare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi pare che thread come questi siano parte del problema. Quasi tutti gli intervenuti paiono concordare, senza nemmeno il bisogno di fare dei nomi, su quali siano i libri &#8216;belli&#8217;, &#8216;brutti&#8217; o &#8216;ni&#8217;. Prima ancora del chiedersi se i si debbano o meno stroncare i libri &#8216;brutti&#8217; sembra che questi siano stati individuati senza sforzo e probabilmente senza lettura. Siamo nel campo del &#8216;man sagt&#8217;, mi sa.<br />
Personalmente, come scrittore che probabilmente non sarà mai recensito seriamente (grazie anche a un percorso editoriali non convenzionale), penso che le stroncature facciano bene a chi scrive, se ha il carattere necessario a prenderne in considerazioni gli argomenti senza farne una questione di dignità offesa.<br />
In Italia c&#8217;è un critico specializzato in stroncature, Pippo Russo. Non mi pare che venga preso molto sul serio nei principali siti di letteratura &#8216;seri&#8217; online, anzi. Di recente è stato l&#8217;unico, mi pare, a stroncare &#8216;La ferocia&#8217; di Nicola Lagioia ed è stato quindi accusato di invidia e malanimo. In precedenza aveva pubblicato un libro, &#8216;L&#8217;importo della ferita&#8217;, in cui dissezionava Volo, Moccia, Faletti, Piperno e Scurati: la reazione più comune era quella della perdita di tempo, dato che &#8216;tutti&#8217; sanno che questi scrittori, specie i primi tre, non valgono nulla e quindi non è il caso di perderci tempo. Dal mio punto di vista, invece, queste lunghissime stroncature estremamente minuziose sono utili, indicando un gran numero di possibili errori da evitare o problemi da considerare.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lucio Angelini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/#comment-281448</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lucio Angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Dec 2014 07:18:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per dire: Fazi editore ha chiuso ogni possibile collaborazione con me dopo la mia &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2013/10/30/editor-e-autori-non-il-solito-pippone/&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;recensione&lt;/a&gt; di &quot;Publisher&quot; scritto dalla moglie di Elido e pubblicato da Nazione Indiana...*-°]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per dire: Fazi editore ha chiuso ogni possibile collaborazione con me dopo la mia <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/10/30/editor-e-autori-non-il-solito-pippone/" rel="nofollow">recensione</a> di &#8220;Publisher&#8221; scritto dalla moglie di Elido e pubblicato da Nazione Indiana&#8230;*-°</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giulo Mozzi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/#comment-281431</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giulo Mozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Dec 2014 03:55:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mah. Mi permetto di dire che almeno due affermazioni di Turi, e cioè

&lt;blockquote&gt;Qualsiasi blogger ha tra i suoi obbiettivi primari quello di raggiungere un numero di lettori sempre più ampio&lt;/blockquote&gt;

e

&lt;blockquote&gt;Tutti gli scrittori hanno le proprie conventicole, pronte a screditare-bannare-spammare chiunque osi mettere in discussione il valore assoluto della produzione del loro protetto &lt;/blockquote&gt;

mi sembrano due affermazioni di senso comune, dello stesso tipo di: &quot;I panini del McDonald&#039;s fanno male&quot;, &quot;I postini buttano via la posta&quot;, &quot;Ogni siciliano ha in tasca un coltello a scatto&quot;, eccetera. Mi pare ovvio che un&#039;affermazione di senso comune non può essere &quot;ragione&quot; di nulla.

Un&#039;altra affermazione,

&lt;blockquote&gt;In molti casi, anche loro [i blogger] hanno un qualche rapporto con un editore (o ambiscono ad averlo),&lt;/blockquote&gt;

è di qualità argomentativa ancora peggiore: non conta che X abbia una certa relazioen con Y, ma che potrebbe averla; o, peggio ancora, che (come ci rivelano le nostre sonde psichiche), ambisce ad averla. Non solo è un&#039;altra affermazione si senso comune, ma si avvicina alle affermazioni del tipo &quot;Se nega, allora è colpevole&quot;.

Infine: la maggior parte delle opere che si pubblicano è orrenda, e non viene recensita neanche dal bollettino condominiale. A me questo pare solo un bene, o almeno un risparmio di male.

La domanda sensata, secondo me, non è &quot;Perché nessuno stronca i libri brutti?&quot; (la risposta è ovvia: perché sono tantissimi, e preferiamo dedicarci ai libri che ci paiono belli), ma: &quot;Come mai esistono nella produzione editoriale e letteraria ambiti diversi e separati, in ciascuno dei quali i criteri di valore sono completamente diversi?&quot;. Così diversi che in alcuni di questi ambiti, a es., &quot;la critica&quot; è tutto; in altri &quot;la critica&quot; non ha luogo; in alcuni di questi ambiti &quot;l&#039;originalità&quot; è importante, in altri è negativa; in alcuni di questi ambiti &quot;la letterarietà&quot; è tutto o quasi, in altri è il male assoluto; e così via.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mah. Mi permetto di dire che almeno due affermazioni di Turi, e cioè</p>
<blockquote><p>Qualsiasi blogger ha tra i suoi obbiettivi primari quello di raggiungere un numero di lettori sempre più ampio</p></blockquote>
<p>e</p>
<blockquote><p>Tutti gli scrittori hanno le proprie conventicole, pronte a screditare-bannare-spammare chiunque osi mettere in discussione il valore assoluto della produzione del loro protetto </p></blockquote>
<p>mi sembrano due affermazioni di senso comune, dello stesso tipo di: &#8220;I panini del McDonald&#8217;s fanno male&#8221;, &#8220;I postini buttano via la posta&#8221;, &#8220;Ogni siciliano ha in tasca un coltello a scatto&#8221;, eccetera. Mi pare ovvio che un&#8217;affermazione di senso comune non può essere &#8220;ragione&#8221; di nulla.</p>
<p>Un&#8217;altra affermazione,</p>
<blockquote><p>In molti casi, anche loro [i blogger] hanno un qualche rapporto con un editore (o ambiscono ad averlo),</p></blockquote>
<p>è di qualità argomentativa ancora peggiore: non conta che X abbia una certa relazioen con Y, ma che potrebbe averla; o, peggio ancora, che (come ci rivelano le nostre sonde psichiche), ambisce ad averla. Non solo è un&#8217;altra affermazione si senso comune, ma si avvicina alle affermazioni del tipo &#8220;Se nega, allora è colpevole&#8221;.</p>
<p>Infine: la maggior parte delle opere che si pubblicano è orrenda, e non viene recensita neanche dal bollettino condominiale. A me questo pare solo un bene, o almeno un risparmio di male.</p>
<p>La domanda sensata, secondo me, non è &#8220;Perché nessuno stronca i libri brutti?&#8221; (la risposta è ovvia: perché sono tantissimi, e preferiamo dedicarci ai libri che ci paiono belli), ma: &#8220;Come mai esistono nella produzione editoriale e letteraria ambiti diversi e separati, in ciascuno dei quali i criteri di valore sono completamente diversi?&#8221;. Così diversi che in alcuni di questi ambiti, a es., &#8220;la critica&#8221; è tutto; in altri &#8220;la critica&#8221; non ha luogo; in alcuni di questi ambiti &#8220;l&#8217;originalità&#8221; è importante, in altri è negativa; in alcuni di questi ambiti &#8220;la letterarietà&#8221; è tutto o quasi, in altri è il male assoluto; e così via.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: pierfranco		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/#comment-281401</link>

		<dc:creator><![CDATA[pierfranco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2014 20:47:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=50264#comment-281401</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/#comment-281241&quot;&gt;giacomo sartori&lt;/a&gt;.

concordo su tutto con Giacomo Sartori. Aggiungerei che la letteratura moderna si è formata in dialogo diretto, esplicito con il lettore e il recensore, con la consapevolezza precisa che esiste un mondo, quello della critica letteraria pubblicata sulle riviste che &quot;attende&quot; l&#039;autore e il &quot;gioco&quot; dell&#039;autore moderno è quello di prevenire i critici. Lo vediamo nel &quot;Tristram Shandy&quot; di Sterne che più volte si rivolge direttamente al lettore. Ma non solo: è un testo che è stato oggetto di una strategia promozionale precisa da parte di Sterne per sollecitare le reazioni delle riviste letterarie e non a caso ha ispirato altri lavori e parodie, ha fatto nascere una &quot;shandymania&quot; in tutta Europa. Ritroviamo questa stessa consapevolezza inserita direttamente nel testo in classici del secolo successivo: per es. nell&#039;&quot;Evgenij Onegin&quot; di Puskin che in certi passi fa parlare direttamemte l&#039;autore che si rivolge direttamente ai critici, li nomina, ci fa sopra dell&#039;ironia, li previene nelle loro possibili critiche. La letteratura è dibattito: si rivolge a una collettività, a volte in maniera diretta ed esplicita, più spesso in maniera indiretta. Per questo una cosa è il comportamento individuale di chi per gestire il proprio tempo decide di ignorare volutamente certi libri, un&#039;altra cosa, molto diversa, è affermare che per principio il dibattito riguarda solo una parte del mondo letterario, i presunti &quot;meritevoli&quot;. Se parliamo di blogger che scrivono di letteratura nel loro tempo libero e per questo preferiscono dedicarsi a ciò che hanno apprezzato di più è una cosa. Ma se parliamo dell&#039;intero sistema letterario, della funzione che hanno la critica e le riviste nel documentare e discutere l&#039;intero panorama letterario, allora non si può sostenere che anche a livello di sistema esista il problema dell&#039;ottimizzazione dei tempi. Vorrebbe dire vedere le cose da un punto di vista che più che strettamente individuale diventerebbe solipsistico, quello proprio del critico letterario dilettante. Ma sarebbe ingenuo trasferire alle stampa periodica che si occupa di letteratura questo punto di vista.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/#comment-281241">giacomo sartori</a>.</p>
<p>concordo su tutto con Giacomo Sartori. Aggiungerei che la letteratura moderna si è formata in dialogo diretto, esplicito con il lettore e il recensore, con la consapevolezza precisa che esiste un mondo, quello della critica letteraria pubblicata sulle riviste che &#8220;attende&#8221; l&#8217;autore e il &#8220;gioco&#8221; dell&#8217;autore moderno è quello di prevenire i critici. Lo vediamo nel &#8220;Tristram Shandy&#8221; di Sterne che più volte si rivolge direttamente al lettore. Ma non solo: è un testo che è stato oggetto di una strategia promozionale precisa da parte di Sterne per sollecitare le reazioni delle riviste letterarie e non a caso ha ispirato altri lavori e parodie, ha fatto nascere una &#8220;shandymania&#8221; in tutta Europa. Ritroviamo questa stessa consapevolezza inserita direttamente nel testo in classici del secolo successivo: per es. nell'&#8221;Evgenij Onegin&#8221; di Puskin che in certi passi fa parlare direttamemte l&#8217;autore che si rivolge direttamente ai critici, li nomina, ci fa sopra dell&#8217;ironia, li previene nelle loro possibili critiche. La letteratura è dibattito: si rivolge a una collettività, a volte in maniera diretta ed esplicita, più spesso in maniera indiretta. Per questo una cosa è il comportamento individuale di chi per gestire il proprio tempo decide di ignorare volutamente certi libri, un&#8217;altra cosa, molto diversa, è affermare che per principio il dibattito riguarda solo una parte del mondo letterario, i presunti &#8220;meritevoli&#8221;. Se parliamo di blogger che scrivono di letteratura nel loro tempo libero e per questo preferiscono dedicarsi a ciò che hanno apprezzato di più è una cosa. Ma se parliamo dell&#8217;intero sistema letterario, della funzione che hanno la critica e le riviste nel documentare e discutere l&#8217;intero panorama letterario, allora non si può sostenere che anche a livello di sistema esista il problema dell&#8217;ottimizzazione dei tempi. Vorrebbe dire vedere le cose da un punto di vista che più che strettamente individuale diventerebbe solipsistico, quello proprio del critico letterario dilettante. Ma sarebbe ingenuo trasferire alle stampa periodica che si occupa di letteratura questo punto di vista.</p>
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