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	Commenti a: Il &#8220;mio&#8221; Perturbamento di Thomas Bernhard. Un racconto	</title>
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		Di: Paolo Steffan		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Steffan]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jan 2015 18:35:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Luca, in te e nelle tue intime scritture trovo sempre una presenza profondamente amica. Quei tuoi nervi pulsano di pulsazioni vespertine che sento tanto vicine a quelle dei miei, di tante sere anche troppo vicine. 

Su questo piano c&#039;è la vicinanza, il riconoscimento di qualcosa di confitto in me e in quanto scrivo dentro qualcosa di confitto in te e in quanto tu scrivi. Poi c&#039;è una forma di distanziamento, l&#039;intraprendere una scelta differente dalla tua e da cui scaturisce l&#039;interesse per l&#039;alterità; tu dici: &quot;Dopo il mio cedimento nervoso, scelsi di assecondare uno solo dei loro desideri: conoscere la letteratura europea&quot;; io tra le tue quattro opzioni avrei scelto quella che incallisce materialmente le mani, avrei scelto di &quot;intassare&quot; la legna, per il bisogno materiale che ho di appagare di fatica la natura &quot;gropolòsa e ligadìzha&quot; che compone la mia psiche e i suoi martoriati ideali. Ma in fondo anche questa scelta sarebbe stata in qualche misura speculare alla tua, proprio sul piano della materia, della vita: legna e libro sono fatte della stessa pasta, quella degli alberi che popolano la scrittura e gli sguardi di tutti noi.


Infine, a me che ho scritto da critico ma della critica (la mia compresa) non sono un estimatore né un gran fruitore, l&#039;unico valido avvio a certa letteratura, a certe letture è quello che scrivi tu, raccontandolo, confitto come &quot;ris-ce&quot; (le schegge dolorose dei ciocchi) nella tua vita che - nel suo stesso ricordarsi e subito dimenticarsi - si fa racconto e dono.

Paolo S.

Castello Rog. 5.1.2015, con tanti auguri di lieto anno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Luca, in te e nelle tue intime scritture trovo sempre una presenza profondamente amica. Quei tuoi nervi pulsano di pulsazioni vespertine che sento tanto vicine a quelle dei miei, di tante sere anche troppo vicine. </p>
<p>Su questo piano c&#8217;è la vicinanza, il riconoscimento di qualcosa di confitto in me e in quanto scrivo dentro qualcosa di confitto in te e in quanto tu scrivi. Poi c&#8217;è una forma di distanziamento, l&#8217;intraprendere una scelta differente dalla tua e da cui scaturisce l&#8217;interesse per l&#8217;alterità; tu dici: &#8220;Dopo il mio cedimento nervoso, scelsi di assecondare uno solo dei loro desideri: conoscere la letteratura europea&#8221;; io tra le tue quattro opzioni avrei scelto quella che incallisce materialmente le mani, avrei scelto di &#8220;intassare&#8221; la legna, per il bisogno materiale che ho di appagare di fatica la natura &#8220;gropolòsa e ligadìzha&#8221; che compone la mia psiche e i suoi martoriati ideali. Ma in fondo anche questa scelta sarebbe stata in qualche misura speculare alla tua, proprio sul piano della materia, della vita: legna e libro sono fatte della stessa pasta, quella degli alberi che popolano la scrittura e gli sguardi di tutti noi.</p>
<p>Infine, a me che ho scritto da critico ma della critica (la mia compresa) non sono un estimatore né un gran fruitore, l&#8217;unico valido avvio a certa letteratura, a certe letture è quello che scrivi tu, raccontandolo, confitto come &#8220;ris-ce&#8221; (le schegge dolorose dei ciocchi) nella tua vita che &#8211; nel suo stesso ricordarsi e subito dimenticarsi &#8211; si fa racconto e dono.</p>
<p>Paolo S.</p>
<p>Castello Rog. 5.1.2015, con tanti auguri di lieto anno.</p>
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