La borsa di Shaima El Sabbagh

27 gennaio 2015
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Una lettera in borsa

di Shaima El Sabbagh, attivista e poetessa egiziana, uccisa dal regime il 24 gennaio mentre portava fiori rossi a piazza Tahrir, per ricordare l’anniversario delle rivolte del 2011

Non sono sicura

Davvero, non era altro che una borsa

Ma da quando l’ho persa, sono guai

Come affrontare il mondo senza di lei

Specialmente

Perché le strade ci ricordano insieme

I negozi conoscono più lei che me

Perché era lei a pagare

Riconosce l’odore del mio sudore e le piace

Conosce tutti gli autobus

E ha un rapporto diverso con ogni autista

Ricorda il prezzo del biglietto

Ed ha sempre gli spiccioli giusti

Una volta ho comprato un profumo che non le piaceva

Me l’ha fatto versare tutto così non potevo mettermelo

A proposito

Ama anche la mia famiglia

E si porta sempre dentro una fotografia

Di tutti i suoi cari

Chissà cosa prova ora

Forse è piena di paura?

O disgustata dalla puzza di sudore di un’estranea,

Infastidita dalle nuove strade?

Fermandosi in uno dei negozi dove entravamo insieme

Sceglie ancora gli stessi articoli?

Comunque le chiavi di casa le ha lei

E allora sto qui ad aspettarla.

Tradotta in inglese dall’arabo da Maged Zaher e in italiano dall’inglese da Pina Piccolo

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Pina Piccolo, poetessa e traduttrice, risponde idealmente a Shaimaa e alla sua dolce poesia.

 

Messaggio della borsa a Shaimaa

Ti chiedo perdono, Shaimaa, habibi

ché vorrei essere stata più dura dell’acciaio

ma non sono che debole pelle di vacca

poca cosa contro metallo impuro

Cosa darei per aver potuto fare da scudo

al tuo tenero corpo

gemma di primavera

Sarei stata la tua corazza

contro la scheggia schizzata da epoche lontane

che prepotente osa fermare

il cammino umano

serva di Faraoni

che si cibano di linfa vitale.

In mano fiori rossi, li portavi alla Memoria

perché nel grande cuore del mondo

non si spengano le primavere.

Insieme a te non potrò più percorrere strade

non potrò più portare dentro le tue cose care

Le foto di tua figlia

Le tue chiavi

I nostri acquisti mondani

Ma per sempre sentirò

quel tuo profumo di calicanto

intenso che il cuore riscalda

nel dilagare dell’inverno

Pina Piccolo, per Shaimaa, 26 gennaio 2013

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6 Responses to La borsa di Shaima El Sabbagh

  1. carlo carlucci il 27 gennaio 2015 alle 07:48

    Anche questo è l’Islam. La cosiddetta primavera araba. Noi italiani (in parte – quanto?- decaduti…) siamo intessuti con i popoli del Mediterraneo, con le loro sorti…Le speranze (della primavera araba) erano anche (sopratutto?) le nostre. Shaima il tuo futuro negato continuerà, oh come continuerà….Oggi, giorno della Memoria tu ci sei, il giorno della Memoria è oramai anche giorno della speranza e pure speranza per noi popoli del Mediterraneo, turchi, siriani, curdi, palestinesi, ebrei, italiani,tunisini…. Popoli, milioni di poveri io mossi Shaima da uno stesso, stessimo Dio, Shaima….

  2. Biagio Cepollaro il 27 gennaio 2015 alle 10:00

    Sono commosso. E anche incazzato. Ormai sono rare le parole che oltrepassano il muro di attonita nausea che negli anni si è levato…
    Sono grato a tutti coloro che danno vita a queste parole, a tutti coloro che danno vita. Biagio Cepollaro

  3. Gemma Jeva il 27 gennaio 2015 alle 15:17

    Hanno avuto paura dei fiori rossi che Shaima portava, hanno avuto paura della Memoria! Oggi, Giornata della Memoria, non siamo ancora consci di cosa questo significhi? Semplicemente che qui e ora è il tempo per alzarsi a riconoscere l’assurdità e l’infamia della guerra e dell’oppressione e sapere da che parte stare: Restiamo Umani!(Vic Arrigoni)

  4. daniele ventre il 27 gennaio 2015 alle 16:38

    Credo che un mondo che uccide poetesse e nutre grassi balordi in divisa sia un mondo da far saltare in aria, con tutte le sue polizie e tutti i suoi terroristi.

  5. […] ultimi giorni diversi siti si sono occupati della sua tragica morte: Nazione Indiana, e prima ancora Arabic Literature (in English), hanno pubblicato la traduzione di una sua poesia […]

  6. […] Tradotta in inglese dall’arabo da Maged Zaher e in italiano dall’inglese da Pina Piccolo (fonte originaria nazioneindiana.com). […]



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