Miti Moderni/7: l’uscita di scena

13 febbraio 2015
Pubblicato da

di: Francesca Fiorletta

Francesca Woodman

Francesca Woodman

Una vera specialità, nei film: la scelta, sublime, dei tempi.

Smettere di parlare, spiegare, giustificarsi, indagare, approfondire, sviscerare tematiche e situazioni, estrapolare sentimenti e paure, speranze e delusioni, preconizzare e verbalizzare e dissimulare e arrivare persino alle mani, troppi lividi bui, le borse sotto gli occhi, lo spigolo dell’armadio, e poi chiedersi scusa, ancora mi dispiace, e piangere e gridare e mordersi le orecchie e fare l’amore e perdonarsi e straziarsi, più forte ancora, ancora più in alto il braccio, ogni volta è peggio, ogni giorno è più lontana, la fine del film, i titoli di coda che ancora mancano, l’assistente alla regia è un soggetto clinicamente depresso, di stazza bipolare, riscontrati evidenti disturbi della personalità.

Restiamo tutti qui, allora, una platea comoda, rimandiamo un’altra falsa partenza, giocherelliamo con le dita, tiriamoci i capelli, prendiamo l’ultima parola, attenti ai divieti, un altro piatto è stato rotto, nella colluttazione, riempiamolo di aria fritta, per favore, a portar via.

Ma l’uscita di scena, no. È pura calma, l’estasi idiota.

Non un minuto prima del necessario, non un attimo dopo, sogni l’uscita perfetta, a prima mattina, quella che scurrile ti abbaglia, e poi ti lascia senza fiato, delicata; è un monito serissimo, memento mori, l’istinto alla vita, l’unico reale insegnamento che valga davvero la pena di seguire, i ricordi dell’infanzia, una musica di sottofondo, il compromesso accettabile:

“but with you my dear /
I’m safe and we’re a million miles away.”

Tanto più facile, irrompere di straforo nelle vite altre, altre esistenze da rivoltare, palesarsi di netto, non voluti, indesiderati perfino, piuttosto che fuggire, abbandonare il campo, dissolversi nella nebbia, schiantarsi contro un albero, allontanarsi furtivamente, disertare la battaglia, mancare di proposito la meta, sciogliersi alla fine da tutti i grumi di quel biancore nostalgico; resta un residuo organico e opalino sul letto di cartone, quando ormai s’è ossidato, insieme ai cuscini antichi che viaggiano controcorrente.

E così semplice approdare, prendere piede, trovare posto, acclimatarsi in una situazione familiare, già saputa, per quanto scomoda, eppure amata, languida, infinitamente naturale, come un gesto complice, l’invito segreto a visitare un attico dorato di città, fai risuonare tante volte il campanello, recita un gemito sudato, e poi rispondi allo squillo di un telefono, la cara madre, ascolta le raccomandazioni infinitesimali, trova la voglia di fare quattro chiacchiere, metti la biancheria in valigia, sai perdere tempo con la cornetta fra i denti, ma all’improvviso il tono cambia, resta un sussurro a stento: tuo padre ha fatto la visita dall’oncologo.

E zitta la ventola, zitti i piccioni, zitte le scale a pioli e le buste da lettere a cottimo, brucia il risotto ai funghi porcini sui fornelli dell’artista, si spande un odore acerbo di minestrina sfatta, dal sofà; si sente solo la bocca dello stomaco che preme acida, niente da dichiarare, il ritorno a casa in mezzo a tutti quei cerotti, nemmeno restano più dritte le gambe. Purché non sia vero.

Le uscite di scena non sono (mai state) un problema.

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Notable Replies

  1. sta sempre li a due passi

  2. Lila says:

    Uno stato d'animo, che quello se ne sta quieto se non lo tocchi con lo sguardo, dalla lettura
    d'un fiato poi solo poche parole cadute - Miti Moderni/7: l'uscita di scena -
    Finalmente si esce di scena, finalmente siamo ciò che siamo senza tutti quei gli orpelli
    Finalmente sento lei Francesca Forletta - la pensa come me, ed è riuscita a scriverlo.
    Grazie Silvia Lila

  3. grazie mille, @Lila, davvero!
    son contenta, quando usciamo di scena blush
    un abbraccio forte

  4. Lila says:

    Ecco, adesso che sono uscita di scena dovrò, per forza di cose dirlo a chi mi conosce, gruppi teatro canto..........ma uscire di scena è oltrepassare la quinta, ascoltare per un attimo: It's a kind of magic Con Freddy Mercury, sostare a cercare chi è con me, spero te, e con leggerezza o no, andare.
    Come ti posso inviare una poesia di quando ero dilà?
    Lila@

  5. Puoi mandarle qui, in questi giorni sono fuori, ti leggo quando torno.

    Inviato da iPhone

  6. Lila says:

    @f_fiorletta
    Scusa l'assenza di scritto, vedo solo adesso che mi avevi risposto, dandomi questa opportunità.
    Quando ero là, sul palcoscenico della piazza - vita - circolo scrivo:
    Dimenticata
    Ti guardo mentre con la tua foto in mano
    preservi il tuo dolore senza darlo a vedere
    e mi par strano tu parli di tanto dolore.
    Gli angeli parlano traverso le bocche
    di pensieri infami, proprio per per mostrare
    essere instabile, dell'essere umano.
    Poca la parola permane nel vuoto
    mentre una stella muore e un dolore cessa
    ti guardo, un segnale di vita
    la nostalgia di un'occasione perduta
    mi lascia ai bordi della vita.

    Scivolo nella palude umana
    come un serpente nella lana.
    Riesco sempre a vedere un amore intero
    mentre s'abbraccia nella vita.
    Se stai andando perché tiri il freno a mano
    senza curarti dello spazio infinito
    scivolare davanti a una visione
    che è bella, che è semplice che è alba.

    Ferro e gamete
    battono le persone che sono
    Ferro e gamete
    dal duro giudizio.

    Mi scuso se non riesco a inviarla solo proprio a te.

  7. grazie @Lila, molto intensa la tua poesia.
    (ti ricordo che, se vuoi mandare messaggi privati, a me o a qualche altro redattore, puoi farlo cliccando sul nome. di fianco ti si aprirà una finestra con varie icone, tra cui una bustina da lettera) blush
    buon fine settimana

  8. Lila says:

    Buongiorno Fi_Fiorletta, per tirarmi su di morale stamani ho visitato Nazione Indiana. Ho letto qualcosa su Noha Chomsky, e sono così bradipada da stupirmi della diffusione sui media di un vero e proprio terrorismo psicologico, che banalmente sempre essere l'abito di ogni giornale per tere buoni gli amanti della adrelanina - i mancanti di serotonina e i ciechi al neurone specchio. Penso lei sappia dell'articolo di M. Bracco - Empatia e neuroni specchio. Una riflessione fenomenologica ed Etica O forse no Comunque sia è importanete sapere che una inter connessioni fra gli esseri c'è, e soprattutto nell'umano è da tenerne conto, o si fa la strage della mente annodata. Mi scusi se scrivo così, sono secoli che vivo dentro la cosìdetta - salute mentale - con un percorso psichiatrico dal 1980 a ancora oggi. Comunque questo destino non è stato vano, e tenermi ai margini è un modo per tenere un piede oltre -la linea gialla- Così come in Miti Moderni/7: l'uscita di scena e magari essere legata con filo lieve alle parole alle sceneggiature che la Realtà sempre conviene. Mi arrendo...temo di non sàpère più di nulla. Vivo per il sapore delle parole degli stati d'animo delle emozioni, come quando si assaggia per la prima volta una zolletta di zucchero, così sempre ne saprmo il sapore ma difficilmente o mai sapremo descrivere la dolcezza dello zucchero. Forse per questo hano scoperta oggi i neuroni specchio, per empaticamente passarci la bellezza e la natura delle cose. La ringrazio di avermi seguito fino a qui. Sono un po' pedissequa...forse, ma lei mi sta tanto simpatica, e Miti Moderni/7 mi è davvero entrato nel cuore. Ciao Silvia Guasti Lila

    Il giorno 21 febbraio 2015 15:43, francescafiorletta < eulalia@nazioneindiana.it> ha scritto:

  9. Lila says:

    Scusi sono veramente dura di comprendonio, non ho ancora capito come posso inviare un messaggio privato. Fino a che non ne sarò capace non contatterò EULALIA Lila

    Il giorno 23 febbraio 2015 13:12, Silvia Guasti guastisilvia@gmail.com ha scritto:

  10. cara Silvia, non si preoccupi di nulla blush
    il discorso sui neuroni specchio è molto complesso, affascina anche me, così come l'inter connessione fra gli esseri umani, le relazioni, che è quanto cerco personalmente di mettere al centro della mia scrittura, attualmente, così come il rapporto fra parole e realtà.
    Mi piace molto quanto dice:

    e la sfida è esattamente quella, per come la vedo io: riuscire a restituire il sapore della prima zolletta di zucchero.
    non so se le ho risposto, comunque le mando un abbraccio, da qui.
    f

  11. Lila says:

    Grazie di cuore e la abbraccio col colore della prima cosa che lei vedrà quando guarderà fuori dal vetro della sua finestra. Restituire il sapore della zolletta di zucchero, forse fa parte dei piccoli misteri nella vita. Con gioia Lila

    Il giorno 23 febbraio 2015 15:45, f_fiorletta eulalia@nazioneindiana.it ha scritto:

Continue the discussion eulalia.nazioneindiana.it

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