se muoio prima io

24 febbraio 2015
Pubblicato da

di Giacomo Sartori

se muoio prima io

solo pettegolezzi

e niente fiori recisi

e cazzatine da sgranocchiare

unte e un po’ letali

(per restare in tema)

poi pasta e fagioli

e vini laziali sinceri

in bottiglioni e fiaschi

con una fanfara da circo

che metta allegria

e faccia piangere anche i cani

(sai che viro al sentimentale)

se muori prima tu

solo cosine vegane

(figuriamoci fiori uccisi!)

insalate di alghe

e muggiti tibetani

superbi tè affumicati

e pasticcini allo zenzero

con estenuanti suoni di gong

poi anche sakè caldo

dell’alcol non si può fare a meno

qui almeno siamo d’accordo

 

se muoio prima io

pensa a spegnere i radiatori la sera

e a rimettere lo scaldabagno

sai che ti dimentichi sempre

e incolla una mia fotina sullo specchio

dimmi che sono proprio in forma

quando passi davanti

o anche che sono stato un portento

i morti adorano i convenevoli

ma per pietà non piagnucolare

sai che non mi piace quando piagnucoli

ricordati piuttosto di farmi i complimenti

i morti sono vanitosetti

ma poi occupati di te mi raccomando

non perdere le prove del giovedì

e lo yoga il sabato

solo pulisci ogni tanto le pentole con la paglietta

sai che diventano nere

e quando internet non funziona

togli il filo e rimettilo

non è difficile

 

se nessuno di noi muore

diventeremo molto vecchi

davvero molto vecchi

e poi ancora più vecchi

e certo anche molto saggi

verranno a trovarci

e a farci domande

con mascherine sul viso

per preservare le fibre rinsecchite

saremo mummie che parlano lente

con tremori di àuspici e alito cattivo

estranei ormai a noi stessi

e poi ancora pietre mute

perché avremo detto ogni cosa

tutti verranno a toccare

le statue che non sono morte

che ogni tanto battono un ciglio

o mollano un peto minerale

(a quel che si dice)

e noi faremo gli obelischi vivi

con pensieri di dei in terra

è così che si diventa divini

 

se moriamo assieme

cerchiamo di non bisticciare

spesso le cose che facciamo assieme

finiscono proprio male

non vorrei che ci mettessimo a questionare

su chi di noi è più morto

o è morto meglio

o più in fretta

i morti non polemizzano

e tanto meno bisticciano

non sarebbe in linea

ci guarderebbero subito male

sai che non amo le tensioni

 

se muoio prima io

insegnami a vivere

intendo a nuotare nel presente

(esercizio esiziale anche da defunti)

sai che non ci sono tanto riuscito

tienimi compagnia i primi tempi

e poi lasciami per conto mio

i morti hanno bisogno di fare i morti

e i vivi i vivi

ma se davvero non moriamo

pensiamo a renderci utili

battiamoci per la pace

e l’agroecologia

e se davvero moriamo assieme

chiudiamo prima casa

svuotando gli armadi

e saldiamo tutti i conti

perdoniamo le teste di cazzo

abbracciamo i parenti stronzi

 

se muoio prima io muori anche tu

così un po’ per finta

per farmi morir dal ridere

se muori prima tu morirò anch’io

per farti schiattare di paura

sai che ci caschi sempre

come quando faccio l’annegato

con la testa sott’acqua

se muoio prima io

aspetta un po’ a morire

convoca una gran festa

(sai che non sopporto le feste)

e fuma in camera

telefona mentre si mangia

fai tutto quello mi dava noia

poi passa dieci anni nella baietta che sai

appesa sopra il mare

e dieci sull’Himalaya

diventa una santa laica

se muori prima tu

dimmi poi che non è difficile

sai che sono un po’ ansioso

non è tanto la fifa

 

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Notable Replies

  1. Posso tentare una definizione della lirica? Un elettrocardiogramma poetico, con un tracciato che non appena tocca i toni alti della poesia viene fatto precipitare da una battuta sarcastica, da un “testa di cazzo”, da un “parente stronzo”, da un “peto minerale”. Del resto è nello stile di Sartori. Molto bella.

  2. Una serie di linee programmatiche funerarie assolutamente ironiche e che fanno riflettere con leggerezza: un'escatologia laica intrisa di amore per l'altro, un amore terreno fatto di piccole cose ma importanti e che segnano un vissuto insieme... perché è solo quando si è in procinto di lasciare questo mondo che quelle differenze, quelle diversità acquisiscono la valenza di segnalibri esistenziali che vanno oltre il tempo, per riconoscersi in eterno... dividersi i compiti anche dopo la morte, in un certo modo ingannandola. Prendersi cura delle cose di chi "parte" per primo: un'eredità di gesti e di abitudini, non per tutti, solo per chi è stato testimone oculare delle piccole manie e delle intimità. Non si tratta di un testamento fatto di "cose" ma di esistenza pura. Nessuna combinazione o ipotesi è scartata: ci vuole ordine nell'andarsene. Il linguaggio "quotidiano" della poesia nasconde bene antiche questioni filosofiche. Bravo Sartori!

  3. Ares says:

    La parte sui vecchi ammuffiti è abbastanza irritante, parlare devi vecchi così la dice lunga sull'indole vera di questa società di merda. Il resto della poesia è meravigliosa, intelligente, commovente, ironica alla Sartori.

  4. sarebbe interessante percepirlo come canto notturno di un pastore errante dell'asia 2.0 in fuga da se stesso(e non solo)

  5. Magnifica. Incredibile Sartori, lirica magnifica.

  6. vi ringrazio davvero per i complimenti (e nessuno che inveisce!, deve essere scattato un qualche filtro informatico ...), e anche per i tentativi di definizione e le definizioni stesse (che sono sempre più precisi di quelli che potrei fare io stesso, e mi fanno sempre pensare)

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