“Coniugare un luogo, un tempo e due persone”

di Diego Bertelli

Mi dico: non temere questi fogli,
togli da sopra i risvolti
di polvere e memoria:
di quello che hai scritto per lei
non svelano niente.

Del resto d’inchiostro sulla carta,
dalla tua penna a una frase
di distanza, non fanno parola:

fanno che passi il momento
di ogni altra tua storia.

***

Tentando un inventario
di noi stessi tra le cose
spogliamo con lo sguardo
il superfluo di cui siamo
le parti meno necessarie –

nelle forme di un’incolmabile
scadenza ne tiriamo le somme
e l’eccedenza tra i rifiuti
da non differenziare.

***

Ridire ad alta voce
nomi comuni di cose ancora mie

pronunciarli con la lettera maiuscola
e un’inflessione disattenta
di piacere

dicendo ci sono
coniugare un luogo un tempo e due persone.

***

Le cose restano quiete,
soprammobili di fronte alle prese
del vuoto:

una disattenzione ai movimenti
le circonda, solide e ferme
per troppa mancanza di assenza.

Non tutte a pelle
sopportano il contatto:
di colpo reagiscono, di scatto

si lasciano cadere.

***

Constatazione di un oggetto
che non sia nuovamente
anomalia della memoria

la sola cosa che resista
al pensiero e non si muova
per finire dubbiosa
in un punto della mente
così interrogativo.

Mi chiedo chi resti senza me
di questa cosa, per quanto
debba ancora servire –

se anche una cosa senza vita
possa infine morire.

francesca matteoni

Sono nata a Pistoia il 25 gennaio 1975. Ho pubblicato questi libri di poesia Artico (Crocetti, 2005), la plaquette Appunti dal parco (Wizarts, 2008) e la silloge Higgiugiuk la lappone nel Decimo Quaderno Italiano di Poesia Contemporanea (Marcos y Marcos, 2010). Mi interesso di varie cose tra cui storia dei processi per stregoneria, storia del corpo e della medicina moderna, le fiabe popolari, sciamanesimo artico-siberiano, tradizioni sugli animali e tutto quello che è nord. 

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Commenti interessanti

  1. Gohonzon….
    Questo coniugare luogo, tempo e vita fino a concretizzarla in oggetti che sembrano avere vita propria, capaci di inficiare per una sorta di volontà loro intrinseca la permanenza, sia pure dell’umana assenza - e nel suo contrario, cifr. “per troppa mancanza di assenza” -, mi fa pensare al Gohonzon, l’“oggetto di culto” della tradizione buddista, laddove chi scrive sembra determinato più o meno consapevolmente a spostare l’attenzione intima e vitale dal fulcro umano all’apparente inanimato, dando luogo a una sorta di religio ed esistenza alternativa, nell’“anomalia della memoria”, ma anche in quell’anarchica reazione che genera “resistenza / al pensiero” fino a seminare i germi del dubbio, che dalla materia vita si sposta alla morte, ovvero a quello stadio di non-vita che nel suo essere negazione e contraria compresenza, giustifica simbioticamente, … lasciandosi (ac)- cadere, la coniugazione di una, apparentemente, inintelligibile coesistenza.

  2. abbandonarsi senza piu’ timori
    senza fede nei falliti amori
    e non studiarsi
    ubriacarsi di fiducia
    per uscirne finalmente fuori…

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