La giornata del backup

31 marzo 2015
Pubblicato da

Jan Reister

Oggi è la giornata mondiale del backup, nota anche come la giornata del senno di poi. È dedicata alle persone che hanno perso per sempre i loro dati, non hanno mai fatto un backup e per soprammercato vengono redarguiti dai loro amici supponenti che hanno sempre un backup (due, tre) delle loro cose.

Ho visto capitare di tutto: il nonno a cui è stato rubato il laptop con tutte le foto dei nipotini, lo scrittore con una consegna tra un mese e l’hard disk rotto, la ricercatrice a cui un virus ha cancellato i documenti di due anni di lavoro, l’architetto che perde tutti i progetti, fatture e foto dei figli, e nessuno di loro aveva pensato a mettere al sicuro una copia dei dati.

Questo articolo è dedicato alle persone normali e ottimiste, che usano un computer senza essere esperte di informatica. A loro dico: fai un backup ora!

Pensa

Chiudi gli occhi e immagina che il computer che usi scompaia nel nulla: rotto, rubato, cancellato per sbaglio da tuo figlio. Ne hai bisogno, ne compri un altro: di cosa hai bisogno per ricominciare una vita normale? Ti servono ad esempio i documenti di lavoro, le fatture, l’archivio della tua posta, i dati dei clienti, le password che usi in rete, le foto dei figli, la musica, i film introvabili che hai scaricato. Questi sono i dati che vuoi salvare perché siano sempre disponibili in caso di bisogno. Pensa a dove si trovano.

Compra un disco ora

Vai in un negozio di informatica e compra un disco esterno USB. Ce ne sono di vari modelli e dimensioni, ma tu compra il più economico che trovi. Ignora le funzioni aggiuntive, prendi il più economico.

Meglio ancora: prendine due.

Salva i dati

Collega il disco al pc e copia tutti i dati. Copiali ogni giorno, ogni settimana, ogni mese.

Noterai  che è molto lento e noioso ricopiare tutto ogni volta, per questo esistono dei programmi specializzati che rendono la cosa facilissima:

  • Windows 7: vai alla funzione Backup and restore e configura le opzioni.
  • Windows 8: vai alla funzione File history e configurala.
  • Mac: collega il disco e configuralo per Time machine.
  • Ubuntu Linux: configura il Backup.

Per ciascun sistema operativo, segui le istruzioni dettagliate sul sito del wordl backup day. O fatti aiutare da un amico.

Bonus: salvali ancora

Salva i dati anche sul secondo disco, ma con tempi diversi (una volta al mese per esempio) e conserva il disco in un luogo separato. Avrai una copia di emergenza anche nel caso che i dati vengano alterati sul primo backup (ad esempio da un virus come cryptolocker).

Per esperti

Se sei una persona esperta, puoi come configurare un backup remoto via rete. L’idea generale consiste nel salvare i tuoi dati su un server esterno, tramite Amazon S3, Dropbox, Tahoe LAFS, Crashplan, BTsync, Syncthing eccetera. La parte esperta della cosa è che dovrai cifrare i tuoi dati prima di trasferirli, pensare a un meccanismo di recupero della chiave di cifratura separato dal recupero dati, e molte altre cose. Se ti interessa, discutiamone nei commenti.

bruce

L’immagine ritrae Bruce Schneier, scettico, esperto di sicurezza, crittografo e divulgatore.

 

 

 

 

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Notable Replies

  1. Grazie, Jan. Saggio consiglio. Anche se io faccio salvataggi da quando si usavano i dischetti da tre pollici e mezzo.
    Certo, se si riuscisse a fare un backup anche dei dati contenuti nella propria memoria, intendo proprio nella propria scatola cranica, sarebbe meraviglioso.

  2. sono una di quelle che perde sempre tutto. dovrei iniziare a fare dei bei backup, ma dal cervello.

  3. "Questo articolo è dedicato alle persone normali e ottimiste, che usano un computer senza essere esperte di informatica. A loro dico: fai un backup ora!"

    @jan io rientro in una sottocategoria : anormale e pessimista che ha bisogna che le si urli "fai subito un backup o morirai!". Poi mi dico che lo farò. E invece non lo faccio mai. @nataliacastaldi nat, so che tu mi capisci...

  4. jan says:

    È una questione culturale, noi capiamo prontamente il problema dell'incendio di una biblioteca, o dei roghi di libri, o dell'incendio di casa nostra, fatti abbastanza remoti contro cui la società si premunisce da molto tempo (compreso un corpo specializzato di pompieri), ma reagiamo con fatalismo ai disastri informatici, forse perché pensiamo di essere anzitutto incompetenti.

    Ma è ora di smetterla di posare da svagati (l'informatica, che volgarità!) o da duri (le uniche lezioni che apprendo, sono quelle pagate a caro prezzo), è il momento di comprare un di hard disk e di fare subito un backup!

  5. Agli ordini, comandante!!

    Scherzi a parte, condivido su tutto. Rifletto però su quel "pensarsi incompetenti". Credo piuttosto che (là dove non ci sia una posizione nevrotizzata che si comporta col pc come si comporterebbe con un incendio in casa) vi sia una sorta di totale affidamento/appiattimento su chi detiene le chiavi dello strumento : un divario che si è aperto e continua ad aprirsi. Scriveva Giuseppe Mantovani citando Suchmann in Comunicazione e Identità

    " Assistiamo così al paradosso di una tecnologia di complessità crescente detsinata a persone con un livello di preparazione decrescente in quella particolare tecnologia" ,e dunque alla presenza di progettisti isolati, sempre più specializzati, e utilizzatori in crescita ma sempre meno specialisti.

    Detta altrimenti, se un tempo, per lavorare con un IBM 286 dovevo masticare un minimo di informatica (e i vari passaggi richiedevano una certa conoscenza del mezzo o del DOS), ora posso tranquillamente "non saperne niente" e con pochi passaggi ottenere cose prima impensabili. Posso non sapere nemmeno "cosa sia internet" ma lo uso. Idem per il mezzo informatico : ho un computer, lo accendo, lo uso, ma nella maggior parte dei casi non so davvero cosa sto facendo.

    E' - mi chiedo allora - un pensarsi incompetenti o non piuttosto un esserlo davvero (quanto meno in parte)? Conosciamo i libri, conosciamo il fuoco, conosciamo, vagamente, anche le tecniche rudimentali per tentare di spegnere un incendio - e dunque ce ne occupiamo, ce ne preoccupiamo, non deleghiamo se non in casi estremi.
    Al contrario, non conoscere a fondo lo strumento informatico che usiamo ci porta ad una passività che non è solo immaginaria ma che produce effetti concreti nel reale. E rispetto a questo si potrebbe ragionare anche sulle conseguenze sociali di questa distanza, di questa asimmetria che si è venuta a creare tra chi detiene un sapere sulla macchina e chi la utilizza ma non lo detiene : una questione di potere.

    Per questo, bene che ci siano post come questo tuo, @jan, che partono da una questione di base ma che possono aprire anche ad altre riflessioni. (anche se forse, con le mie, ho un po' divagato).

  6. jan says:

    Affascinante riflessione sull'incompetenza (credersi o esserlo). Quando una tecnologia diventa di massa, la soglia di accesso si abbassa e viene usata da persone interessate ad usarla e basta, che non la conoscono come i primi utilizzatori, i pionieri. Ma questo è un bene e occorre pensare cosa, di una tecnologia, è davvero rilevante (continuità, disponibilità, privacy, controllo...) e cosa invece è vero, ma di nicchia. È unabattaglia continua in opposizione a forze che, aiutando la diffucione di una tecnologia, (Facebook, Google, Samsung...) hanno interessi divergenti.

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