Amiche mie

28 maggio 2015
Pubblicato da

ballestra di Gianni Biondillo

Silvia Ballestra, Amiche mie, Mondadori, 2014, 272 pagine

La vita sociale ci mette a disposizione per ogni età luoghi di aggregazione. I bambini hanno la scuola, i loro genitori il bar di fronte. Aggregazione informale, ma centrale per la vita di molti, perciò scenario ideale per raccontare storie. Il tempo di un caffè e di una chiacchiera al Bar Golden Palomino e le storie di quattro donne diventano, nel romanzo Amiche mie di Silvia Ballestra, materia di narrazione.

Ci sono Sofia, Carla, Norma, Vera, e tutti gli altri comprimari a fare da coro greco ai monologhi interiori delle protagoniste. Un anno di tormenti metropolitani: ossessioni igieniste, nevrosi, ironie, sarcasmi, tragedie incombenti, esistenze cupe, spesso disfatte. Quattro racconti all’apparenza legate appena dall’unità di luogo (il bar) che però retrospettivamente diventano, finita la lettura, un’unica storia.

La scrittura sa cambiare modulazione in funzione di come lo sguardo indugi su una o l’altra protagonista. Sa far ridere e coinvolgere, sa essere caustica e compassionevole. Attenzione però: non ostante la presenza di quattro protagoniste non si creda che questo sia un romanzo “al femminile”. L’autentico personaggio principale di questa narrazione è la generazione, di donne e uomini, che oggi veleggia spossata fra i quaranta e i cinquant’anni. Generazione tenuta compressa, quand’era adolescente negli anni Ottanta, in un edonismo smodato, inchiodata ad una gioventù obbligatoria, nell’attesa beckettiana di poter trovare finalmente il tempo e lo spazio per potersi esprimere, e che ora si ritrova, dopo il crollo delle illusioni, senza punti di riferimento. Alle spalle una giovinezza infinita, di fronte la vecchiaia fin troppo vicina, senza aver mai trovato il modo e lo spazio di sentirsi per davvero adulta e necessaria alla società stessa.

Silvia Ballestra diventa così l’eminenza grigia, la quinta amica, la anonima testimone di queste vite affaticate e sconfitte da una città, Milano, che ormai non sa neppure più illudere, o persino ingannare, i suoi abitanti.

(pubblicato su Cooperazione n° 17 del 22 aprile 2014)

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