“i più forti esigono quanto più è possibile, e i più deboli acconsentono” (Tucidide)

30 giugno 2015
Pubblicato da

testo e fotografie di Danilo De Marco

016 Katina Sifakaki copy

 

 

 

 

 

 

 

Scelgo un passo terribile da La guerra del Peloponneso di Tucidide. Nel 416 gli abitanti dell’isola di Melo, alleati di Sparta, si ribellarono agli ateniesi:

” … e per noi il cedere immediatamente ci priva di ogni speranza, mentre con l’agire c’è ancora qualche speranza di restare ritti in piedi… e insomma una nostra audacia  non ci sembra del tutto infondata”.

 

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La risposta fu dura: tutti gli uomini uccisi, le donne e i bambini ridotti in schiavitù. Prima della strage, agli abitanti di Melo che invocavano le ragioni della giustizia, gli ateniesi opposero le ragioni del potere: «La valutazione del diritto si pratica, nel ragionare umano, solo quando si è su una base di parità, mentre se vi è disparità di forze, i più forti esigono quanto più è possibile e i più deboli acconsentono». Uomini e dei devono dunque sottostare alla legge di natura che spinge chi ha il potere ad esercitarlo: «Questa legge non l’abbiamo stabilita noi né siamo stati noi i primi a valercene: l’abbiamo ricevuta che già c’era e a nostra volta la consegneremo a chi verrà dopo, e avrà valore eterno».

 

Manolis Glezos copy

 

Un passo terribile e modernissimo: perché a richiamare il presunto “diritto di natura” dei forti a mangiarsi i deboli non sono i militaristi spartani, ma i democratici ateniesi; sono gli inventori e gli esportatori della democrazia. Ieri come oggi a ricordarci che invece servono nodi al fazzoletto, serve la capacità di individuare i fili portanti, come nelle ragnatele, e serve preservarli.

 

 …

è la coda di un esercito in fuga

o la fronte dell’altro che

incalza

qui resistere significa esistere

Pierluigi Cappello

[le tre fotografie di De Marco ritraggono tre ex-resistenti greci, vale a dire, in ordine di apparizione, Katina Sifakaki, Vagelio Skevofilaka Rammou (“Amazzone”), e Manolis Glezos]

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Notable Replies

  1. Mi sembra che questo richiamo al significato della democrazia sia doveroso soprattutto alla luce di quanto stiamo vedendo in Europa negli ultimi vent'anni. Era tutt'altro che perfetta ai tempi di Pericle, ma era un 'altra epoca, era una nuova idea che stava nascendo. E' a maggior ragione doveroso riflettere oggi, a distanza di 2400 anni, su dove sta andando la democrazia. Credo che davvero ci vogliono dei nodi ai fazzoletti e delle regole . La democrazia è libertà e partecipazione, ma sembra che oggi l'eccessiva libertà di qualcuno pregiudichi la partecipazione di tutti gli altri. E dove non è più la spada a sancire la legge del più forte si manifestano strategie ben più subdole, non più vestite di elmo e armatura ma in giacca e cravatta. Il mio è solo un accenno, il dibattito è aperto.

  2. ... e rilancio.. e dove è finita oggi la socialdemocrazia , quella in cui in tanti abbiamo creduto e che potevamo contrapporre con orgoglio ai totalitarismi vari e alle dittature del resto del mondo? Quella in cui c'erano comunque diseguaglianze , ma contemplava tuttavia una possibilità di riscatto o comunque una vita dignitosa per tutti ? Dove è finita visto che oggi anche il lavoro non è più un diritto?

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