Notizie dalla Descrizione del mondo ° 8/9/2015

8 settembre 2015
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Descrizione del mondo presenta nuovi contributi in mostra (materiali audio e video dell’installazione collettiva di Torino). In copertina una foto di Andrea Inglese (Châteaudun, Francia, 2015), due contributi al sito, un inedito di Vincenzo Frungillo sull’isola greca di Spinalonga e 36 candele, un testo integrale della scrittrice e fotografa francese Suzanne Doppelt, di cui pubblichiamo su NI un estratto. (Ma anche, in repertori, una riflessione di Mariangela Guatteri sul progetto Descrizione del mondo & un brano di letteratura infravanguardistica di Ugo Cornia) ⇐

di Suzanne Doppelt

da 36 candele* – traduzione di Antonella Moscati

Ubi est ?

Il cardinale Robert Pullus si chiede: è in cielo o in terra? A questa domanda riesce a rispondere solo con imbarazzo, come molti, del resto. Il purgatorio ha cercato a lungo il suo luogo; falso intermediario fra l’alto e il basso, più o meno decentrato, tende verso il cielo e il paradiso o verso le profondità sotterranee dell’inferno. O forse sta in una parte della geenna, superiore o inferiore, in una vallata o ai piedi di una montagna? È aero, in una zona torrida, al sud o al nord-est?

Agostino parla di buchi neri, di nascondigli esigui, di bugigattoli. Ma dove situarli? Resta un mistero. Invece che di piccole aree, altri parleranno più tardi di grandi spazi, quasi di regni.

Gregorio Magno pensa, come Guglielmo d’Auvergne, che il purgatorio non abbia alcun posto predeterminato: esso si trova sui luoghi stessi del peccato, ciascuno purga le proprie colpe là dove le ha commesse, sulla terra. Bonaventura si ricongiunge a questa concezione quando dichiara che il purgatorio è un luogo individuale, appartato, atomizzato; ma nello stesso tempo egli sostiene che è sotto terra, in un luogo intermedio, equidistante dagli angeli e dai demoni.

Alberto Magno pone il purgatorio nella parte superiore dell’inferno: si tratta di un luogo tenebroso, miserabile, ma pur sempre con lo sguardo rivolto verso l’alto.

Anche Ugo di Strasburgo lo situa in un compartimento dell’inferno, ma ad alcuni può anche succedere di espiare proprio nei luoghi in cui i delitti sono stati commessi.

Secondo Tommaso il purgatorio è un luogo sotterraneo e prossimo all’inferno. Contrario ai fantasmi, egli nega che le anime in pena possano espiare i loro peccati sulla terra.

Per Dante è una montagna a gradini, che sorge nell’emisfero australe – “Tu se’ ormai al purgatorio giunto: vedi là il balzo che ‘l chiude dintorno; vedi l’entrata là ‘ve par digiunto” – con una sala d’aspetto nella parte inferiore e il paradiso terrestre in cima.

Ma dal purgatorio, ovunque esso sia, e nonostante la forte volontà di assegnargli un luogo preciso, alle anime accade spesso di fuggire per venire a errare sulla terra.

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Visita

Se il giorno appartiene ai vivi, la notte viene lasciata ai morti. Si dice che alcuni di loro siano apparsi, in sogno o altrimenti, a persone viventi e che fossero per lo più anime che soggiornavano in purgatorio. Ebbene, ci sono forse chimere che non precipitano nelle menti degli uomini mentre essi dormono? Tuttavia l’infermità umana è così grande che, se vediamo un morto durante il sonno, crediamo di vedere la sua anima, mentre se ci capita di sognare un vivo, siamo perfettamente convinti di non vedere né il suo corpo, né la sua anima, bensì la sua immagine. Si dice anche che i fantasmi, che di tanto in tanto vengono a turbare il dormiente, provengano tutti dalle stesse reminiscenze infantili. Sono i visitatori notturni che hanno svegliato il bambino per metterlo sul vaso da notte e impedirgli di bagnare il letto o che hanno alzato le coperte per vedere come teneva le mani dormendo. I fantasmi erano le donne in camicia da notte bianca. Se nella camera ci sono degli spiriti, c’è da temere che essi siano ridotti in minuscoli frammenti. Ma la camera da letto non è l’unico luogo propizio alle apparizioni. Si raccomanda di non addormentarsi agli incroci: questi sono, infatti, luoghi inquinati dall’eccessiva frequentazione degli esseri umani e può succedere pertanto d’imbattersi in illusioni diaboliche e fantasmi di cavalieri volteggianti. È quindi preferibile appisolarsi in un prato o in campagna. Se ogni notte sognassimo di essere agitati da fantasmi angosciosi – deliri insensati! fantasmi mostruosi! e d’un cervello insano sogni tumultuosi! – ci risveglieremmo sfiniti. Va comunque tenuto presente che i defunti non hanno né la volontà né la coscienza di apparire nei sogni dei vivi, ma che vi sono convocati dai demoni.

Per fortuna la credenza che gli spettri fuggano al sorgere del sole è immemorabile; l’origine di questa idea viene unicamente dai sogni che si fanno durante la notte e che cessano quando ci si sveglia al mattino.

[Suzanne Doppelt, 36 chandelles / 36 candele, Cronopio, Napoli, 1998 e AFAA. Il libro è un’attraversamento della Smorfia napoletana, scritto a Napoli nel corso di una residenza d’artista. La foto è dell’autrice.]

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“Noi che siamo soltanto radiazione solare implicata nella materia, cioè nella scoria depositata dalla miriade di raggi di sole morti nel corso del tempo, sulla Terra, la grande scoria di vecchie luci morte per miliardi d’anni, posta in mezzo a un niente…” → leggi qui

☼ Così inizia l’ultima frase, la frase di chiusura, del romanzo (?!), Le pratiche del disgusto di Ugo Cornia (Sellerio, 2007) ☼

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