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	Commenti a: Le responsabilità del precario (nell&#8217;epoca del &#8220;cognitariato&#8221;)	</title>
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		<title>
		Di: MBANDA' LUWA		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/09/22/le-responsabilita-del-precario-nellepoca-del-cognitariato/#comment-285430</link>

		<dc:creator><![CDATA[MBANDA' LUWA]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2015 14:00:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Andrea INGLESE,

             Lo scritto è bellissimo e verissimo. Sono della sua stessa generazione, e ho 
  vissuto le sue stesse deludenti esperienze, a roma prima ove mi sono laureato in Medicina   nel 1989 alla sapienza(con il 110/110 e lode, e con le congratulazioni della commissione,  ciò dopo la volontaria e coraggiosa fatica delle quindici ore giornaliere di studio per lunghi anni), poi a milano ove risiedo tutt&#039;ora.E ho maturato nel tempo le stesse convinzioni che descrive qui sopra.
             Oltre ai doverosi approfondimenti tecnici disciplinari del campo, il personale percorso filosofico-umanistico dal sottoscritto intrapreso in questi  quarant&#039;anni di vita in italia mi permette di farLe i sinceri complimenti, per
la variegata complessità dei temi che tratta nei suoi scritti, i quali non sono poi cosi&#039;
facilmente abbordabili per chi non ha una certa levigatezza con i temi profondi ed 
inter-connessi.
             Mi è venuto naturale, tuttavia, reagire a questo scritto, scrivendoLe il
presente commento perché: nel titolo, ha usato una bellissima espressione &quot; era  del 
cognitariato&quot;(che corrisponde al vero, che non avevo fin&#039;ora mai sentito usare da nessuno 
altro nelle mie sicuramente limitate letture degli scritti multimediali che ci bombardano
oggi, ma che mi interessa ), di cui non ha fatto cenno nel corpo dello scritto.
             Essendo Lei un filosofo, e come ho già detto prima molto realista, mi chiedevo (e Lei mi ha lasciato con il dubbio)se Lei ha usato l&#039;espressione &quot;COGNITARIATO&quot;  ( anziché &quot; COGNITIVO &quot; ) : a) dal punto di vista linguistico generale : semplicemente come una semplice  sostantivazione ed interscambiabile a &quot;cognitivo&quot;; b) oppure che l&#039; ha usata dal punto di vista della filosofia della mente , della psicologia o della neuro*-scienza, con particolare cognizione di causa, magari come particolare concetto fenomenistico,descritto mediante un neologismo  onomaturgicamente da Lei o da qualcuno inventato ???!!!.
                      Con tutto quello che Lei ha da fare, senza pretendere che Lei perda  del tempo prezioso  dietro alle curiosità e  limitatezze conoscenziali  del sottoscritto, mi basterà poter ricevere una semplice risposta, anche più in là e quando avrà tempo da perdere, che  mi disambigui se ermeneuticamente parlando, la sua intenzionalità comunicativa era nella posizione a) oppure in quella b).
 
                                UN CARO SALUTO! &#038; TANTI AUGURI !

                                                      MBANDA&#039; LUWA
Milano, il 12/10/2015]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Andrea INGLESE,</p>
<p>             Lo scritto è bellissimo e verissimo. Sono della sua stessa generazione, e ho<br />
  vissuto le sue stesse deludenti esperienze, a roma prima ove mi sono laureato in Medicina   nel 1989 alla sapienza(con il 110/110 e lode, e con le congratulazioni della commissione,  ciò dopo la volontaria e coraggiosa fatica delle quindici ore giornaliere di studio per lunghi anni), poi a milano ove risiedo tutt&#8217;ora.E ho maturato nel tempo le stesse convinzioni che descrive qui sopra.<br />
             Oltre ai doverosi approfondimenti tecnici disciplinari del campo, il personale percorso filosofico-umanistico dal sottoscritto intrapreso in questi  quarant&#8217;anni di vita in italia mi permette di farLe i sinceri complimenti, per<br />
la variegata complessità dei temi che tratta nei suoi scritti, i quali non sono poi cosi&#8217;<br />
facilmente abbordabili per chi non ha una certa levigatezza con i temi profondi ed<br />
inter-connessi.<br />
             Mi è venuto naturale, tuttavia, reagire a questo scritto, scrivendoLe il<br />
presente commento perché: nel titolo, ha usato una bellissima espressione &#8221; era  del<br />
cognitariato&#8221;(che corrisponde al vero, che non avevo fin&#8217;ora mai sentito usare da nessuno<br />
altro nelle mie sicuramente limitate letture degli scritti multimediali che ci bombardano<br />
oggi, ma che mi interessa ), di cui non ha fatto cenno nel corpo dello scritto.<br />
             Essendo Lei un filosofo, e come ho già detto prima molto realista, mi chiedevo (e Lei mi ha lasciato con il dubbio)se Lei ha usato l&#8217;espressione &#8220;COGNITARIATO&#8221;  ( anziché &#8221; COGNITIVO &#8221; ) : a) dal punto di vista linguistico generale : semplicemente come una semplice  sostantivazione ed interscambiabile a &#8220;cognitivo&#8221;; b) oppure che l&#8217; ha usata dal punto di vista della filosofia della mente , della psicologia o della neuro*-scienza, con particolare cognizione di causa, magari come particolare concetto fenomenistico,descritto mediante un neologismo  onomaturgicamente da Lei o da qualcuno inventato ???!!!.<br />
                      Con tutto quello che Lei ha da fare, senza pretendere che Lei perda  del tempo prezioso  dietro alle curiosità e  limitatezze conoscenziali  del sottoscritto, mi basterà poter ricevere una semplice risposta, anche più in là e quando avrà tempo da perdere, che  mi disambigui se ermeneuticamente parlando, la sua intenzionalità comunicativa era nella posizione a) oppure in quella b).</p>
<p>                                UN CARO SALUTO! &amp; TANTI AUGURI !</p>
<p>                                                      MBANDA&#8217; LUWA<br />
Milano, il 12/10/2015</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: carlo carlucci		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/09/22/le-responsabilita-del-precario-nellepoca-del-cognitariato/#comment-285285</link>

		<dc:creator><![CDATA[carlo carlucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2015 05:39:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[con i miei 74, laureato a 23, ho subito trovato lavoro salvo dover ricominciare a 40 gettandomi sul manuale, niente di che... poi a 60 ho assaggiato qualcosa (del precariato)...ma avevo alle spalle una pensione (minima)....ora, malgrado l&#039;età, quello che capita (a voi giovani) mi riguarda eccome (i figli che ho sparsi per il mondo se cavano bene...)...quanto accade in Italia è...abnorme, ma basta guardare un attimo il telegiornale (Renzi, Brunetta, Sgarbi....persino....Crozza...dice cose da piangere e....si ride)...quanto durerà?...prima da giovane e poi da vecchio, il solo sentimento che mi anima è la vergogna, vergogna per i teatrini parlamentari (salvi i pentastellati...), vergogna per la nostra scuola etc. Oltre a ciò? Sperare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>con i miei 74, laureato a 23, ho subito trovato lavoro salvo dover ricominciare a 40 gettandomi sul manuale, niente di che&#8230; poi a 60 ho assaggiato qualcosa (del precariato)&#8230;ma avevo alle spalle una pensione (minima)&#8230;.ora, malgrado l&#8217;età, quello che capita (a voi giovani) mi riguarda eccome (i figli che ho sparsi per il mondo se cavano bene&#8230;)&#8230;quanto accade in Italia è&#8230;abnorme, ma basta guardare un attimo il telegiornale (Renzi, Brunetta, Sgarbi&#8230;.persino&#8230;.Crozza&#8230;dice cose da piangere e&#8230;.si ride)&#8230;quanto durerà?&#8230;prima da giovane e poi da vecchio, il solo sentimento che mi anima è la vergogna, vergogna per i teatrini parlamentari (salvi i pentastellati&#8230;), vergogna per la nostra scuola etc. Oltre a ciò? Sperare.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Guido Tedoldi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/09/22/le-responsabilita-del-precario-nellepoca-del-cognitariato/#comment-285271</link>

		<dc:creator><![CDATA[Guido Tedoldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2015 00:33:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Aggiungo anche io un aneddoto personale, che mi pare possa approfondire il dibattito.
Anni fa collaboravo con un giornale (ovvero venivo pagato soltanto sulla base degli articoli che effettivamente mi venivano pubblicati). Chiesi un incontro con il capo dell’amministrazione per verificare la possibilità di un rapporto di lavoro più strutturato, come potenzialmente previsto dal contratto nazionale dei giornalisti. Mi disse che lui gestiva circa 300 collaboratori, e che però alla porta ne aveva circa il doppio che chiedevano di poter lavorare. E quindi, da un giorno all’altro, lui poteva far smettere tutti i collaboratori storici e rinnovare totalmente la squadra – a costi individuali magari inferiori a quelli che stavo chiedendo io. Secondo lui (me lo diceva in confidenza) ciò non avrebbe influito poi molto sulla qualità del giornale in edicola. I lettori non si sarebbero in pratica accorti di niente.
I lettori, invece, mi pare si accorgano benissimo che la qualità dei mass media è in diminuzione. Ma forse questo è un altro piano del discorso.
Guido Tedoldi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aggiungo anche io un aneddoto personale, che mi pare possa approfondire il dibattito.<br />
Anni fa collaboravo con un giornale (ovvero venivo pagato soltanto sulla base degli articoli che effettivamente mi venivano pubblicati). Chiesi un incontro con il capo dell’amministrazione per verificare la possibilità di un rapporto di lavoro più strutturato, come potenzialmente previsto dal contratto nazionale dei giornalisti. Mi disse che lui gestiva circa 300 collaboratori, e che però alla porta ne aveva circa il doppio che chiedevano di poter lavorare. E quindi, da un giorno all’altro, lui poteva far smettere tutti i collaboratori storici e rinnovare totalmente la squadra – a costi individuali magari inferiori a quelli che stavo chiedendo io. Secondo lui (me lo diceva in confidenza) ciò non avrebbe influito poi molto sulla qualità del giornale in edicola. I lettori non si sarebbero in pratica accorti di niente.<br />
I lettori, invece, mi pare si accorgano benissimo che la qualità dei mass media è in diminuzione. Ma forse questo è un altro piano del discorso.<br />
Guido Tedoldi</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/09/22/le-responsabilita-del-precario-nellepoca-del-cognitariato/#comment-285270</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2015 21:31:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Be&#039; un episodio di cui avrei voluto davvero essere testimone. In ogni caso, quando si lavora con certi &quot;compagni&quot;, okkio al cranio, casco e parapalle.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Be&#8217; un episodio di cui avrei voluto davvero essere testimone. In ogni caso, quando si lavora con certi &#8220;compagni&#8221;, okkio al cranio, casco e parapalle.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: jan reister		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/09/22/le-responsabilita-del-precario-nellepoca-del-cognitariato/#comment-285267</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2015 15:33:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi viene in mente un aneddoto personale: a un incontro pubblico sul precariato e sullo sfruttamento del lavoro cognitivo, e sulle sue sorti magnifiche e progressive, si fece avanti una persona che civilmente fece notare a uno dei relatori di essere un ipocrita, poiché non gli aveva pagato i contributi nel corso di un precedente rapporto di lavoro. Nessuno dei relatori volle cogliere la pertinenza della situazione, e anzi si cercò di dissuadere privatamente la persona, compito in cui si mostrò molto zelante un noto giornalista culturale presente. 

Un conto è essere un precario della conoscenza, altro conto è essere lo sfigato che lavora in nero.

Il libro è acquistabile su Amazon: &lt;a href=&quot;http://www.amazon.it/gp/product/8897522971/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8897522971&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21&quot; target=&quot;blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Le culture del precariato&lt;/a&gt;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi viene in mente un aneddoto personale: a un incontro pubblico sul precariato e sullo sfruttamento del lavoro cognitivo, e sulle sue sorti magnifiche e progressive, si fece avanti una persona che civilmente fece notare a uno dei relatori di essere un ipocrita, poiché non gli aveva pagato i contributi nel corso di un precedente rapporto di lavoro. Nessuno dei relatori volle cogliere la pertinenza della situazione, e anzi si cercò di dissuadere privatamente la persona, compito in cui si mostrò molto zelante un noto giornalista culturale presente. </p>
<p>Un conto è essere un precario della conoscenza, altro conto è essere lo sfigato che lavora in nero.</p>
<p>Il libro è acquistabile su Amazon: <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8897522971/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&#038;camp=3370&#038;creative=24114&#038;creativeASIN=8897522971&#038;linkCode=as2&#038;tag=bamaulion-21" target="blank" rel="nofollow">Le culture del precariato</a></p>
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