La favola del contadino di Pian di Venola

5 ottobre 2015
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[Sono un incolto, ma per sbaglio ogni tanto leggo. In una libreria di Milano “normale”, ho intravisto su di uno scaffale Quasi amore (Sellerio, 2001). Ho letto una frase. Era una di quelle frasi vietate nei romanzi, con diciannove incisi e subordinate a piede libero. Comprato. Poi ho letto Le pratiche del disgusto (Sellerio, 2007). Poi gli ho rotto le scatole, e lui gentilmente mi ha mandato questo testo inedito, tratto da una serie intitolata Favole per badanti e vecchi disgraziati. a. i]

di Ugo Cornia

 

C’era un contadino che era riuscito a andare in pensione e aveva smesso di coltivare i suoi campi. L’unica cosa che faceva era segare l’erba tre volte all’anno perché non diventasse troppo alta. Però non gli piaceva che i suoi campi fossero vuoti. Quindi in un campo che stava di fianco alla Porrettana ci aveva messo dei nanetti di quelli da giardino di gesso colorato, così la gente che passava in macchina poteva guardare i nanetti e annoiarsi meno mentre guidava. Però, visto che era uno di campagna, i nanetti non gli piacevano. Preferiva gli animali. Allora ha tolto i nanetti e ha messo nel suo campo degli animali di gesso colorato, e ci aveva messo un contadino di gesso, una mucca di gesso, un maiale, un cinghiale, un capriolo, una volpe, un cervo, una gallina, un tasso, un fagiano, una cornacchia tutti di gesso. E quindi il campo era diventato pieno di animali di gesso. Soltanto che un giorno mentre passeggiava ha visto un cinghiale e gli è venuta un’idea, allora è andato dal cinghiale e gli ha detto: ciao cinghiale, e il cinghiale gli ha detto: ciao contadino.

lavori in questo periodo?

no, sono rimasto disoccupato;

hai voglia di venire in un mio campo a far finta di essere un cinghiale di gesso?

Quanto si prende?

200 euro al mese più vitto e alloggio gratis. Però devi fare un corso per imparare a stare fermissimo e a fare la statua

va bene, vengo

lo conosci un cervo?

Si

Mi porti dal cervo che vorrei assumere anche un cervo?

Va bene

Allora vanno dal cervo, gli spiegano, e anche il cervo stava per finirgli la cassa integrazione e accetta, così vanno anche da un capriolo, che accetta anche lui, poi trovano un serpente, una mucca, un maiale, un tasso, una volpe, eccetera. Poi il contadino gli ha detto: adesso venite tutti a casa mia che io vado a Bologna, in strada maggiore, a trovare uno di quei tipi che fanno finta di essere delle statue e gli chiedo se viene a insegnarvi. E così aveva fatto. E anche l’uomo statua gli aveva chiesto:

quanto si prende?

400 euro più vitto e alloggio

va bene

Così dopo un mese era tutto pronto, e se passavi in macchina dalla Porrettana e guardavi ti sembrava che nel campo ci fosse un cinghiale di gesso, e una mucca di gesso, e una volpe di gesso e un cervo di gesso e così via, e invece erano tutti animali vivi che stavano fermissimi, respiravano pianissimo e avevano imparato a resistere anche al prurito per ore, si grattavano soltanto di notte, quando andavano a dormire a casa dal contadino, che anche lui stava tutto il giorno nel campo a fare finta di esser di gesso.

Soltanto che un giorno vicino a quel prato è passato un lupo, è arrivato lì vicino e un bel momento ha detto:

siete tutti animali di gesso?

E loro gli hanno detto:

no, siamo tutti animali veri, però abbiamo fatto un corso e facciamo finta di esser di gesso

E allora il contadino, che già da giorni pensava che un lupo ci mancava proprio gli ha detto:

ma tu lavori o sei disoccupato?

No, sono disoccupato

Vuoi venire a fare il lupo di gesso con noi?

Quanto si prende?

200 euro al mese più vitto e alloggio. Però devi fare un corso per imparare

va bene accetto

Allora il lupo ha fatto il corso e ha imparato anche lui a far finta di essere un lupo di gesso e il contadino l’aveva messo tra la mucca e il cinghiale. E il lupo stava fermissimo, respirava pianissimo, teneva sempre la coda ferma nello stesso posto però a star sempre di fianco alla mucca gli veniva una fame bestiale, infatti se uno l’avesse guardato da vicino vedeva che dalla bocca gli scendeva un filino di saliva di continuo perché aveva sempre l’acquolina in bocca; e il lupo si diceva: vacca boia che fame, vacca boia che fame, bisogna che resista. E resisti un giorno, resisti due giorni, resisti tre giorni, però il quarto giorno ha iniziato a tremare per quattro secondi e poi è saltato addosso alla mucca e l’ha sbranata in un minuto. E il contadino di colpo ha smesso di fare il contadino di gesso, è andato lì e gli ha detto: tu sei licenziato, va via. E il lupo diceva: ti prego, è stato un attimo di distrazione, ma non lo faccio più, non licenziarmi, ti prego. Ma il contadino gli ha detto: va via, e non farti più vedere. E allora il lupo, che piangeva fortissimo, se n’è andato.

E nel frattempo la gente che passava in macchina sulla Porrettana aveva visto che si muovevano e si era detta: allora non sono di gesso, son vivi e fan finta di esser di gesso, e qualcuno era uscito di strada e era morto nell’incidente.

Poi però il contadino è andato a cercare una nuova mucca, l’ha assunta, le ha fatto fare il corso e dopo un mese era tutto di nuovo perfetto, con tutti gli animali che facevano finta di esser di gesso. E al contadino era passata la rabbia, era di nuovo contento. E infatti dopo un mese ripassa di lì il lupo, che era diventato molto magro perché non aveva trovato più da lavorare, e va dal contadino e gli dice:

ti prego, riassumimi, ti giuro che non mangio più nessuna mucca

allora il contadino, che era buono e gli era passata la rabbia, decide di riassumere il lupo e stavolta lo mette in mezzo tra la volpe e il cinghiale, il lupo voleva essere bravissimo, e stava fermissimo a fare il lupo di gesso. E il contadino il primo giorno lo teneva d’occhio, e guardava se per caso gli scendeva dalla bocca un filino di bava, ma il lupo era bravissimo. Però, passa due giorni, passa tre giorni, a un certo punto al lupo gli è tornata fame, e diceva che fame che c’ho, devo resistere, devo resistere, e resisti un giorno, resisti un altro giorno, al decimo giorno il lupo ha detto: che fame, non ce la faccio, non ce la faccio, non ce la faccio più, e ha sbranato il cinghiale. E il contadino gli ha detto: ti licenzio, questa volta ti licenzio per sempre.

Poi il giorno dopo ha comprato un lupo di gesso, che era proprio una statua. E il lupo vero, quando ha visto che il contadino aveva comprato un lupo di gesso, si è buttato giù da una rupe e è morto.

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2 Responses to La favola del contadino di Pian di Venola

  1. RobySan il 5 ottobre 2015 alle 10:50

    Ohibò, questo è un colpo di genio (specialmente l’idea del contadino in pensione che paga gli animali tableau vivant!).

  2. Dinamo Seligneri il 5 ottobre 2015 alle 18:39

    Dei libri di Ugo Cornia mi sono piaciuti Sulla felicità ad oltranza e Il professionale – molto meno i due citati da Inglese. Il ritmo narrativo dei romanzi mi ricorda sempre molto Thomas Bernhard.
    In questa favoletta ogni tanto mi sembra che vada troppo di corsa, come uno che avesse fretta di finire. D’altronde fa parte dello stile anche quello. L’unica cosa che mi domando è quanto piglierà di pensione il contadino.



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